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lunedì 31 marzo 2014

COMUNICATO RSA FIOM CNH JESI


Nell'incontro di Venerdì 28 Marzo scorso tra Fiat Cnh Jesi e la Rsa della Fiom Cgil, sono stati discussi i seguenti argomenti.
Fiat ci ha informato che nelle prossime settimane lo stabilimento vedrà un aumento e un cambio del mix produttivo, che porterà la produzione giornaliera a 110 trattori (contro i 102 attuali); la variazione è causata dall'aumento di richieste della APL Tier 3 (che nel mese di Settembre prossimo, salvo ulteriori proroghe sulle emissioni, uscirà di produzione), e delle gamme degli “specialty” (vigneti e frutteti).

In merito all'occupazione del sito produttivo, ci è stato comunicato che i 14 lavoratori in distacco da Valle Ufita, resteranno in forza nello stabilimento fino a tutto il mese di Aprile, e che nelle prossime settimane Fiat inizierà i colloqui per l'assunzione di lavoratori appartenenti a categorie protette.

Sull'organizzazione del lavoro, l'Azienda ci ha fornito soluzione tecniche, che valuteremo più approfonditamente, in merito a singole postazioni del reparto Cabine, che avevamo precedentemente segnalato come potenzialmente pericolose per la salute fisica di chi ci lavora.

La Rsa della Fiom Cgil ha inoltre fatto le seguenti richieste:

-Investimenti e risposte in merito al tetto dell'officina 1, perché contenente eternit (seppur bonificato oltre 10 anni fa), oltreché vecchio tanto da non trattenere più l'acqua durante le piogge: in troppi punti piove sopra la testa dei lavoratori, o quando va meglio si formano gigantesche pozze d'acqua vicino le postazioni di lavoro così da mettere a rischio la sicurezza degli addetti.

-rimettere in vita al reparto trasmissioni la linea meccanizzata di montaggio chiusa anni fa, che potrebbe benissimo contenere sia la nuova macchina che i TK. Oggi i volumi e le aspettative sulla nuova trasmissione della Utility Medium (fondamentale anche per i reparti delle Cabine e dei Trattori) richiedono un impegno vero da parte di questa Azienda. La soluzione odierna di ammassare persone e trasmissioni tutte su una linea che non riesce a contenere più nulla, sta peggiorando sia la condizione di lavoro che ciò che produciamo.

-abbiamo inoltre ribadito il diritto dei lavoratori di conoscere con anticipo il piano ferie estive, così come è ora di sapere se il 2 Maggio si lavora o meno. Similmente, è stato anche fatto presente che non è accettabile che in Officina 2, i capi non diano le ferie ai lavoratori.

In ultimo, vorremmo fare una considerazione sui delegati della Fim e della Uilm. Rai 3 da anni trasmette una nota trasmissione che parla di persone scomparse dal titolo “Chi l'ha visto”. Premesso che questi è meglio perderli che trovarli, il problema è che sono scomparsi con le ore di assemblea dei lavoratori, verso cui viene negato questo diritto. Che qualche volenteroso contatti la redazione di “Chi l'ha visto”...

Jesi, 31 Marzo 2014 La Rsa della Fiom Cgil

venerdì 28 marzo 2014

ASSENTEISTI?


Nell'incontro dell'11 Marzo scorso tenutosi all'Unione Industriali di Torino tra Fiat Industrial e Fiom-Cgil, l'Azienda in merito allo stabilimento di Jesi ha sottolineato in particolar modo due cose. Il calo della produzione previsto per il 2014 (dalle 25000 macchine del 2013 alle 22000 di quest'anno) seppur escludendo quest'anno il ricorso alla cassa integrazione, e l'aggravio negli ultimi anni del costo del trattore dovuto sempre secondo Fiat, all'alto tasso di assenteismo dei lavoratori dello stabilimento di Jesi.

Ammesso e non concesso che la drammatizzazione sull'assenteismo fatta a Torino da parte di Fiat sia fondata, è l'assenteismo il problema principale della fabbrica in cui lavoriamo? L'enorme numero di trattori incompleti, le difficoltà quotidiane a reperire i materiali, i problemi legati all'organizzazione del lavoro e alla qualità, sono riconducibili alle troppe malattie?

O viceversa quel dato (se proprio volessimo prenderlo sul serio...) mette in luce invece un malessere, di una classe operaia jesina che in questi anni si è vista cadere sopra la testa di tutto? Se così fosse, meglio sarebbe se provassimo a ragionare su quelle che sono le cause di questa presunta disaffezione al lavoro.

Se pensiamo all'aumento sulle linee di postazioni che mettono a rischio la salute di chi lavora, al ripetersi sistematico degli incidenti, all'assenza da anni di qualsiasi mobilità interna allo stabilimento capace di offrire opportunità di crescita professionale a tutti indistintamente, o al fatto che questa Azienda da troppi anni nega aumenti reali in busta paga, ci si può aspettare qualcosa di meglio?

Sarebbe anche da chiedersi se la scelta fatta in questi anni da Fiat di dividere i sindacati rendendo di fatto i lavoratori totalmente inermi di fronte allo strapotere aziendale che decide di tutto e per tutti, abbia migliorato o meno la considerazione che ogni lavoratore ha di questa Azienda.

E in ultimo, aver escluso la Fiom dalla contrattazione, ha portato qualche giovamento alla Fiat nel gruppo, come nella gestione ordinaria di una fabbrica come la nostra?

Se Fiat provasse per una volta a rispondere a queste domande, magari quei numeri sull'assenteismo cambierebbero, e forse diminuirebbero i problemi (quelli sì veri!) che questa fabbrica ha tutti i giorni nel produrre i trattori.

Ma per prima cosa dovrebbe provare a cambiare lei, ricomponendo il rapporto con la Fiom e convocandola ad un incontro che noi chiediamo da 4 mesi sulla missione produttiva futura dello stabilimento di Jesi.

Jesi, 28 Marzo 2014 La Rsa della Fiom Cgil

lunedì 24 marzo 2014

SERVI


"Propaganda degna dell'Istituto Luce" 

  COMUNICATO FIOM Fiat. De Palma (Fiom): “A Melfi, mentre il direttore dello stabilimento balla, i lavoratori hanno turni e carichi di lavoro massacranti” Michele De Palma, coordinatore nazionale per la Fiom-Cgil del Gruppo Fiat, ha rilasciato la seguente dichiarazione. “Immaginiamo che l'allarme sulla scarsa produttività e sull'assenteismo negli stabilimenti Fiat – che ha portato la direzione aziendale a pretendere turni massacranti e penali sui primi tre giorni di malattia – sia cessato, almeno per alcuni. Mentre il direttore dello stabilimento di Melfi, insieme ad alcuni dipendenti scelti da lui, ha anche il tempo di ballare durante i turni, tutti gli altri lavoratori sono costretti ad un aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro.” “Invece che mettere in scena l'ennesima sceneggiata, sarebbe meglio che la Fiat affrontasse il problema della condizione di lavoro nei suoi stabilimenti, restituendo ai lavoratori le pause necessarie per evitare infortuni e danni alle articolazioni e facendo rientrare tutti i suoi dipendenti.” “Ricordiamo che proprio a Melfi, dove i turni e i carichi di lavoro sono da sempre più pesanti, quasi la metà dei dipendenti ha mostrato ridotte capacità lavorative.” “La Fiom rivendica la reintroduzione delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro e il pagamento dei primi tre giorni di malattia. Quello sarà finalmente il giorno in cui tutti i dipendenti della Fiat avranno voglia di tornare a ballare.” Fiom-Cgil/Ufficio Stampa Roma, 24 marzo 2014

lunedì 3 marzo 2014

domenica 2 marzo 2014

BASTA INFORTUNI!

                                                                           
La Rsa della Fiom Cgil ritiene gravissimo quanto accaduto venerdì scorso in officina 2 ad un nostro collega di lavoro, lavoratore verso cui tutta la Fiom- Cgil esprime la massima vicinanza e l'augurio di una pronta guarigione.

L'ennesimo incidente avvenuto in questa fabbrica è figlio di politiche aziendali sulla salute e sulla sicurezza, che in questi anni troppo spesso si sono dimostrate solo di facciata, tanto propagandate quanto insignificanti.

La sicurezza dentro ai posti di lavoro non la si fa con lo “scudetto” a chi si infortuna meno sui reparti, non la si fa con le pressioni sui lavoratori affinché non denuncino gli infortuni, non la si fa negando alla Fiom il riconoscimento degli Rls. Non la si fa con quell'enorme mondo di cartapesta fatto di slogan vuoti e di procedure scontate, che è a tutt'oggi il Wcm.

La sicurezza la si fa investendo, intervenendo concretamente nell'organizzazione del lavoro, e soprattutto contrattando con le organizzazioni sindacali la condizione di lavoro di coloro che tutti i giorni mettono anima e corpo per fare i trattori: le lavoratrici e i lavoratori. Tutte cose che questa azienda oramai non fa da tempo.

Dal nostro punto di vista è giunto il momento di cambiare passo, anche per questo abbiamo proposto a Fim e Uilm lo sciopero unitario svoltosi venerdì scorso.

Pertanto ribadiamo alle altre organizzazioni sindacali, come già fatto in precedenza, la necessità di aprire tramite le assemblee una discussione con i lavoratori, capace di rimettere al centro il tema della salute e della condizione di lavoro. In ballo non c'è tanto il destino delle singole sigle sindacali, ma la vita di coloro che diciamo di voler rappresentare.


Jesi, 3 Marzo 2014                                            La Rsa della Fiom Cgil

giovedì 27 febbraio 2014

Rappresentanza: Landini, il 3 marzo decideremo le iniziative da mettere in campo

“E’ davvero grave la crisi democratica e di strategia che coinvolge la Cgil, la mia organizzazione. L’esito del direttivo di ieri (26 febbraio, ndr) l’ha confermato. Come si fa a spiegare a un qualsiasi cittadino del nostro Paese che è democratica una consultazione in cui nelle assemblee possono relazionare ai lavoratori interessati solo quelli che sono d’accordo con il Testo unico”. Così in una nota Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, annunciando che lunedì prossimo, 3 marzo, "la segreteria nazionale della Fiom ha convocato una riunione del Comitato Centrale, a cui è invitata la segretaria della Cgil, per valutare e assumere tutte le decisioni necessarie”.

“Il primo triste effetto dell'accordo - afferma Landini - è che in Cgil viene introdotto il pensiero unico perché, ci è stato spiegato, Cisl e Uil potrebbero irritarsi e non fare più assemblee unitarie se ci si azzarda ad avere diversi giudizi. Le assemblee si possono fare solo se si è tutti d’accordo e solo se hanno un carattere informativo, cioè non possono decidere nulla. Anche perché agli iscritti della Cgil, ai quali in separata sede si chiede di esprimersi, non viene chiesto di votare sì o no ai contenuti del Testo unico, ma di dire se condividono il giudizio espresso dalla maggioranza del Direttivo della Cgil”.
“Per la verità - aggiunge -, nessuno aveva chiesto e né intende farlo ora, di votare sul gruppo dirigente della Cgil, c’è un Congresso in corso, basta ed avanza. Il diritto che abbiamo chiesto è quello di permettere ai lavoratori interessati di conoscere i diversi giudizi, discuterne e infine votare sui contenuti del Testo unico che definisce le loro condizioni di lavoro, di vita e di libertà in tutti i luoghi di lavoro. Del resto - prosegue la nota - la nostra richiesta non è mai stata di respingere in blocco l’accordo, ma di modificarlo su punti precisi: togliere le sanzioni e l’arbitrato, rafforzare il ruolo e l’autonomia delle categorie, garantire sempre il voto dei lavoratori sugli accordi, garantire per tutti la libertà e il pluralismo sindacale, anche nel rispetto pieno della recente sentenza della Corte Costituzionale.  

“La risposta data dalla segreteria nazionale della Cgil - osserva il leader della Fiom - è stata che il Direttivo ha già votato e deciso il 17 gennaio 2014 sul Testo unico. La consultazione è una risposta politica alle 'tensioni' che si sono aperte in queste settimane. Inoltre l’accordo non viene sospeso in attesa dell'esito della consultazione. Io penso che i lavoratori meritino il rispetto sempre, mentre la soluzione politica proposta assume in realtà i contorni di un imbroglio politico che le persone che lavorano non meritano. La democrazia e la possibilità di un libero confronto tra diverse opinioni, condizioni necessarie per formare maggioranze e minoranze, sono invece condizioni negate in Cgil”. Così conclude Landini: “Proprio per questo e in coerenza con il mandato ricevuto dal Comitato centrale della Fiom-Cgil e con le lotte e gli scioperi e le mobilitazioni fatte in questi anni dai lavoratori per ristabilire una legalità costituzionale violata, a partire dalla Fiat, ho deciso di non partecipare al voto finale del Direttivo".

lunedì 24 febbraio 2014

RISULTATI DEL CONGRESSO



Informiamo i lavoratori che il Congresso di base della Fiom Cgil tenutosi in fabbrica la scorsa settimana e che ha visto il voto della gran parte degli iscritti, ha espresso i seguenti risultati: al primo documento “Il lavoro decide il futuro” sono andati l'86,5% dei consensi, al secondo documento “Il sindacato è un'altra cosa” il cui primo firmatario è Giorgio Cremaschi l'11,8%, le schede nulle sono state l'1,7%.

Nelle assemblee sono stati approvati all’unanimità gli emendamenti presentati dal segretario generale Maurizio Landini al primo documento la cui prima firmataria è Susanna Camusso, mediante la quale i lavoratori chiedono alla Cgil di cambiare passo in materia di pensioni, contrattazione, welfare e ammortizzatori sociali, democrazia interna, e in ultimo sull'accordo in materia di rappresentanza sindacale sottoscritto dalla Confederazione assieme a Cisl e Uil il 10 Gennaio scorso.

Ricordiamo a tutti che la conclusione del Congresso della Cgil avrà luogo a Rimini nelle giornate del 6-7-8 Maggio 2014.

In ultimo cogliamo l'occasione per ringraziare tutti gli iscritti della partecipazione.


Jesi, 17 Febbraio 2014                                       La Rsa della Fiom Cgil

lunedì 17 febbraio 2014

CABINE


Come si lavora dentro una fabbrica, su una linea di montaggio o su una qualsiasi postazione di lavoro decide della qualità della nostra vita. Più siamo messi in condizione di lavorare male, maggiori sono i rischi che le nostre braccia o le nostre schiene si rompano, o che si verifichino incidenti sul posto di lavoro.

Al reparto cabine l'impressione è che in questi anni abbiamo assistito ad un peggioramento significativo della condizione di lavoro come della qualità di ciò che produciamo.

Sulla linea C2 nonostante nell'ultimo cambio cartelle siano state tolte 4 postazioni, ad oggi si producono all'incirca lo stesso numero di cabine di prima.

Ci sono postazioni che a causa di ripetuti piegamenti sulle gambe o di posture molto scomode per la schiena o le braccia, aumentano di molto i rischi di danni irreparabili al fisico di chi ci lavora. Su tali postazioni è inoltre inesistente qualsiasi meccanismo di rotazione del personale addetto.

Sono anni che i lavoratori lamentano il fatto che soprattutto d'inverno sono costretti a lavorare sulla cabina bagnata dalla pioggia come dall'umidità.

Pericoloso è inoltre il fatto che la cabina viene spostata troppe volte e su percorsi che per i carrelli o le “vespette wcm” aumentano il rischio di incidenti.

Colpisce inoltre la messa in atto di “linee di montaggio” a spinta, piuttosto che meccanizzate, rendendo così maggiormente gravoso il lavoro sulle postazioni.

Dal nostro punto di vista è ora di aprire una discussione con i lavoratori capace di affrontare i problemi del reparto, individuarne le problematiche principali e impegnare l'Azienda a mettere in campo soluzioni adeguate. 
Per questo proponiamo a Fim e Uilm di indire assemblee retribuite di reparto che diano la possibilità alle lavoratrici e ai lavoratori di mettere al centro questioni che l'Azienda da anni non affronta, con risultati insufficienti anche dal punto di vista della qualità della cabina.

Jesi, 18 Febbraio 2014 La Rsa della Fiom Cgil

lunedì 10 febbraio 2014

Riflessioni di un lavoratore..



  
anonymous
   
I PEGGIORI CAPI SONO STATI I MIEI MIGLIORI MAESTRI

un’indagine sulla de-culturizzazione aziendale e sulla dittatura dell’ignoranza, sulla generale arretratezza della “cultura manageriale” alla CNH di Jesi.

 una rifondazione metodologica ad uso dei di®ligenti


Prefazione

“ la crescita è un cammino, è un cammino nel divenire…; non si cammina solo per arrivare, ma anche per vivere, mentre si cammina”

Questo non vuole essere un opuscolo su come fare le cose meglio e neppure un manuale per gente che voglia “rattoppare” la propria organizzazione; al contrario, è un appello appassionato a reinventare il management come lo conosciamo, a ripensare le nostre ipotesi sulla vita professionale.

Un’indagine sull’ignoranza aziendale come problema culturale, sulle cause più o meno occulte, sulle sue forme più o meno evidenti e soprattutto sulle conseguenze per il futuro della CNH di Jesi.

Vuole essere un momento di riflessione per una organizzazione adeguata al futuro e adatta ai lavoratori. Ho cercato di sfidarmi sui temi più delicati ripromettendomi ogni volta di essere più onesto che abile, non so se ci sono sempre riuscito. Mi auguro di essere considerato solo uno dei tanti e non un “atipico” o uno “strano” nella migliore delle definizioni. 

E’ mio compito incuriosire chi legge ma anche chiedersi, perché no? Affermare che il nuovo, la proposta “out of the box”, quella che apparentemente porta su strade che non vanno da nessuna parte, è possibile.

E’ ancora compito di queste riflessioni chiarire come per agire in una simile prospettiva la direzione aziendale necessiti di una cassetta degli attrezzi ben diversa da quella sino ad ora utilizzata che brilla per il suo omologante efficientismo. Una cassetta che accolga e valorizzi oltre alla strumentazione tradizionale il pensiero, il benessere e la bellezza. Una cassetta che consenta di fare dell’impresa una “buona impresa”.

Tutto ha inizio da una serie di domande: quali sono le sfide fondamentali, quelle dove si gioca il tutto per tutto, che determineranno il destino della nostra organizzazione nei prossimi anni? 

Come fare ad attivare la collaborazione in azienda? Sicuramente è necessario cominciare a guardare la propria organizzazione più da vicino e più a fondo per capire quanto i processi, le strutture e le persone che vi lavorano siano pronte al cambiamento.

Un’azienda troppo burocratica, troppo lenta, troppo vecchia; noi siamo qui adesso, e vogliamo andare la. Come ci andiamo? Quale direzione deve prendere il mio muovermi verso qualcosa? Quale risultato deve produrre il mio fare? Trovare una risposta significa rimettere al centro la questione del metodo. Trovare i punti di riferimento giusti, sapersi muovere in un contesto con complessità crescente, ampliare la gamma delle strade che impariamo a percorrere: è questo a fare la differenza.

Un’organizzazione può morire per eccesso di leadership. Troppe persone che comandano e poche che eseguono. L’azienda ha bisogno di pochi, bravi e competenti “comandanti” e molte persone che agiscono, che operano, che fanno.

La collaborazione è una risposta alla domanda sul metodo che punta a rendere più potente la nostra capacità interpretativa e più coerenti le azioni che mettiamo in campo. Un metodo che deriva da una visione e, per portare risultati, richiede fiducia, adesione e una ricerca continua. La direzione da prendere allora non è più solo una questione personale ma diventa collettiva.

In questa dimensione i contributi che ciascuno porta sono essenziali, favorire in noi stessi e negli altri l’attitudine ad un pensiero che include e, non , che elimina e che esclude.

Trasformare in una risorsa ciò che percepiamo come  un limite diventa dunque una condizione necessaria per raggiungere l’eccellenza e mantenerla nel tempo.

Personalmente credo che sia cruciale individuare e sviluppare la talentuosità di ogni singola persona che lavora, perché mai come adesso abbiamo bisogno dello sforzo di tutti e della competenza diffusa, che garantisce continuità di prestazione, piuttosto che eccezionalità momentanea.

I capi che dovrebbero gestire questo cambiamento e coglierne le opportunità, sono persone spesso confuse e disorientate. Persone che faticano talvolta a trovare idee, motivazioni e comportamenti che possano portare benefici e risultati all’azienda. I loro percorsi di maturazione sono diversi in relazione all’età anagrafica, alla cultura scolastica, all’anzianità aziendale. Come diversi sono i comportamenti e gli atteggiamenti che dovrebbero esprimere il più elevato livello di coerenza con i valori dichiarati. Certo su tutto pesano le pressioni della direzione volte a garantire o incrementare l’economicità della gestione di impresa, non tenendo conto che le aree di criticità sono di fatto fisiologiche in quanto legate alla dinamica del vivere in azienda.  

Non è difficile immaginare i problemi e le resistenze all’evoluzione di una relazione che si ancora a elementi psicologici e culturali complessi e a tutto l’armamentario di luoghi comuni. Per i capi si tratta di accettare un confronto che può mettere in discussione ruolo, immagine di se e status, situazione organizzativa in cui ci si trova ad operare. I modelli e gli schemi di una CNH sostanzialmente “vallettiana” che vede la funzione ancorata ad una visione chiusa e autoreferenziale, non reggono l’urto dell’impatto.

In questo settore sociale di “disgraziati” che ricercano una propria identità nel lavoro, permane la vecchia e reazionaria collocazione antioperaia, la dequalificazione e delegittimazione del comando.

L’evoluzione della figura del capo e le nuove responsabilità, richiederebbe una valutazione non solo per le competenze tecniche  -se sono presenti -  ma anche in base alla loro capacità di gestire le persone e farle crescere.  

I capi, quanto più sono insicuri di sé e dei modi della loro carriera, tanto meno tollerano delusioni.

E così, meglio il controllo stretto, senza spazi per inutili divagazioni, disposizioni. Occupare tutto, dei propri collaboratori, il corpo e la mente. Altroché insegnare.

Il vero maestro, invece, vive sapendo che ci sarà un allievo che prima o poi lo sostituirà: e questo dovrebbe essere la misura del suo successo. E’ questo che intendono valorizzazione della professionalità degli operai?

Pur scontrandosi con le difficoltà dell’attuale contesto socio-economico, le maestranze continuano a considerare il lavoro un fattore determinante per la propria realizzazione personale.              

Se il management CNH sapesse quale razza di potenziale potrebbe essere liberato nella nostra azienda solamente permettendo che a condurre le persone finissero i soggetti più adatti a farlo, i costi potrebbero essere radicalmente abbattuti, i prezzi di vendita potrebbero essere abbassati e la competitività così guadagnata solleverebbe le sorti dell’azienda.

La Direzione è ossessionata dal risultato a breve; poco coinvolgente, quasi inaccessibile e satura di attivismo un po’ nevrotico che deriva dalla scarsa attitudine alla delega, per lo più incapace di trasmettere significati e valori, scarsamente o per nulla interessati alle crescita umana dei propri collaboratori, pronti a tradire le persone al minimo sentore di compromissione personale.

Cattivi manager sono sempre il prodotto di una cattiva imprenditorialità.

Quando un cattivo direttore è insediato al suo posto e può agire indisturbato perché nessuno più alto di lui è in grado di capirne il potenziale nocivo e di correggerne l’azione, egli tenderà a circondarsi di persone simili a lui e a promuovere a posti di responsabilità le persone sbagliate. In questo modo tutta l’azienda rimarrà invischiata in modi di pensare e di agire non funzionali a quello sviluppo che molti attendono.

I vizi sono tutti qui. Clientelismo e affini, familismo amorale e non, ogni forma possibile di nepotismo. E poi cooptazioni, raccomandazioni, segnalazioni più o meno abusive.

La meritocrazia sembra, semplicemente, non pervenuta. In fondo siamo una repubblica fondata sulla spintarella.

Tutto questo processo ha assunto la forma di un individualismo competitivo, cinico e ottuso, nonché quella, ad esso complementare, del gregarismo.

Al di là degli slogan, che tappezzano l’intera azienda, di fatto per fare carriera competenza, merito, valutazione dei risultati non contano.

L’illusione di delegare a processi e metodi il “far accadere le cose” è arrivata al capolinea.

L’articolazione delle cose è aumentata, a tal punto che le risorse impiegate per rispettare gli adempimenti, normativi e processuali, sono di gran lunga maggiori di quelle dedicate a far ciò che serve. Insomma, l’uso di norme, di metodi, processi, standard, ha tradito la sua originaria finalità di contribuire ad affrontare la complessità.

Abbiamo rinunciato a considerare noi stessi come protagonisti della storia aziendale, e al nostro posto abbiamo collocato un solo altro soggetto: la tecnica.

E’ urgente cambiare direzione: da una parte riportarsi al compito primario delle cose, semplificando, tagliando, riportandosi all’essenziale, dall’altra recuperare la centralità della persona, uscendo dalla riduttiva definizione di risorsa e ripristinando il riconoscimento della totalità delle dimensioni umane; attivare quindi risorse ed energie disponibili assumendo tutti i rischi e tutte le opportunità dovute al riconoscimento di emotività e affettività; utilizzare la leva della fiducia mettendo in atto delega, condivisione, insomma responsabilizzazione.

Il vantaggio competitivo deriva dalla competenza di generare intuizioni strategiche in modo sistematico ed applicarle al processo di innovazione.

Si preferisce, invece, un approccio basato su modelli analitici così sofisticati che finiscono o per paralizzare i processi decisionali o per generare inverosimili previsioni su cui la stessa società si impegna senza di fatto generare vera innovazione.  

Sono nati mille progetti, grandi e piccoli, diffusi ovunque. Molti incapaci di sopravvivere a loro stessi, perché manca una struttura reale. Non nel budget, ma nella massa critica che con faciloneria e illusione le aveva proposte.

Gli appelli al cambiamento vengono spesso accolti con un falso entusiasmo, questo diffuso scetticismo è la ragione principale per cui chiunque voglia avviare un processo di cambiamento deve evitare gli slogan vuoti e puntare invece su argomentazioni molto concrete e convincenti.

Per tutti è indispensabile rompere i propri schemi di comportamento, abbandonare le vecchie abitudini per abbracciarne di nuove vincenti.
Spesso però l’impresa si muove con il paraocchi, sia per evitare distrazioni da un percorso predefinito, sia per sottrarsi al fascino discreto del pensiero che porterebbe il management di fronte a se stesso e chiuderebbe le porte delle stanze del dubbio tanto temute dall’efficientismo spinto.

Dov’è la voce di buon senso, che sappia mostrarci la strada per uscire dal marasma? In fondo al tunnel, appare sempre uno spiraglio di luce; con il tempo, anche alla CNH, la logica trionferà !!!
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