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giovedì 26 settembre 2013

COMUNICATO STAMPA FIOM SUGLI INTERINALI


La Fiom Cgil considera ingiusta e sbagliata la scelta di Fiat Cnh Jesi di lasciare senza lavoro 32 interinali che da anni lavorano all’interno dello stabilimento.

Nel momento più drammatico della crisi che sta colpendo il nostro territorio, non possiamo accettare che dal prossimo mese 32 famiglie rimarranno senza uno stipendio. Richiamiamo invece Fiat a mostrare la responsabilità sociale che un’azienda come questa dovrebbe avere, rispetto alle persone che vivono e lavorano nella terra che la ospita da anni.

Sulle motivazioni fornite dall’azienda e spiegateci dalla RSA di Fim e Uilm in assemblea secondo cui sarebbe il calo del lavoro a motivare tale scelta; vogliamo far notare che se è vero che la produzione giornaliera di trattori subirà un abbassamento è altrettanto vero che in reparti importanti, l’azienda comanderà per i prossimi sabati lo straordinario produttivo. Per non dire di tutte quello ore di straordinario che vengono costantemente utilizzate per le attività di revisione e collaudo.

Rispetto a tutto questo crediamo che un’azienda come questa possa permettersi di non lasciare a casa nessun lavoratore.

Jesi, 26 settembre 2013 FIOM CGIL Ancona

mercoledì 18 settembre 2013

LA VIA MAESTRA



1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?
Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo  della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.
La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.
2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.
Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.
In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.
3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.


martedì 3 settembre 2013

RIENTRIAMO


I cancelli principali saranno aperti dalla Direzione aziendale del gruppo Fiat ai delegati della Fiom-Cgil. Il management lo ha deciso sapendo che dopo la sentenza della Corte Costituzionale i tribunali avrebbero sentenziato uno dopo l’altro in favore della libertà dei lavoratori a potersi scegliere il proprio sindacato ed i propri delegati.

La Fiom rientra a testa alta dopo anni di discriminazioni. Ci aspettiamo che la Direzione Aziendale garantisca uguali diritti a tutte le organizzazioni sindacali e metta fine all’applicazione di un doppio regime di diritti. Resta da vedere se oltre a rispettare la sentenza della Corte Costituzionale il gruppo Fiat rispetterà le sentenze degli altri tribunali italiani a partire dal reintegro al lavoro dei 3 operai di Melfi.

Ora spetta alla Fiom e ai lavoratori tutti ottenere la convocazione di un tavolo negoziale con il gruppo Fiat e le altre organizzazioni sindacali per affrontare il problema del futuro industriale, occupazionale e le condizioni di lavoro negli stabilimenti a partire da Mirafiori e Cassino ad oggi senza missione produttiva.

La Direzione Aziendale nella lettera che ha inoltrato alla Fiom-Cgil lega il futuro degli investimenti alla legge sulla rappresentanza: si tratta di una cortina fumogena utile solo a prendere tempo mentre si perdono mercato e produzioni. La Fiom-Cgil ha già depositato in Parlamento una legge sulla rappresentanza grazie alle firme di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il vero problema è che ad oggi non ci sia ancora una soluzione industriale per gli stabilimenti di Termini Imerese ed Irisbus, mentre peggiora l’andamento della Cassa integrazione negli stabilimenti Iveco. La Fiom ritorna a varcare i cancelli della Fiat grazie alla resistenza di dei delegati e degli iscritti.

Ora tutti i lavoratori potranno tornare a battersi per il lavoro ed i diritti perché il sindacato in fabbrica c’è e lo decidono gli operai e gli impiegati. A 3 anni di distanza dall'applicazione del Contratto Collettivo specifico di lavoro sono stati cancellati diritti, ridotto il salario, aumentati i ritmi e ridotta la sicurezza e comunque l’azienda non ha fatto gli investimenti che aveva dichiarato.

E’ giunta l’ora di una svolta: aprire subito un negoziato per il futuro occupazionale in tutti gli stabilimenti a partite dalla missione produttiva di Mirafiori e Cassino. Questa è la priorità che chiediamo sia assunta dalla Direzione aziendale e dal Governo, come normalmente accade in tutti gli altri Paesi europei.

mercoledì 24 luglio 2013

WCM ALLA CNH DI JESI


4 punti in meno sul Wcm non sono un audit andato male, ma un tracollo. E' il disastro annunciato di una Direzione e di Enti preposti, che da tempo gestiscono la fabbrica malissimo; ed è il peggior riconoscimento possibile alle lavoratrici e ai lavoratori di Jesi per tutto quello che negli anni, hanno dato a questo stabilimento.

E' l'esito scontato di quel numero esorbitante di trattori incompleti costantemente sui piazzali, delle delibere finte, dei materiali che non arrivano o non si trovano, dei tanti e troppi soldi che questa direzione ha buttato via per recuperare i mancanti o per espedienti wcm (tabelle, tabelline, fogli, fogliettini, totem, gigantografie fotografiche, campionato infortuni, carrelli, carrellini, pavimenti belli e scivolosi...) del tutto insignificanti.

E' anche il risultato di chi in questi anni ha scelto di dividere i lavoratori tra buoni e cattivi, sia sul salario che sui riconoscimenti. Dalla famosa cena Wcm di qualche anno fa dove fu chiamata a partecipare solo un terzo della maestranza lavorativa, alle strategie messe in atto da questa azienda a livello nazionale; la selezione aziendale basata sulla fedeltà o sulla parentela non ha prodotto altro che incapacità: tante persone sbagliate nei posti sbagliati, e sempre le stesse. Basta pensare al modo in cui è stato affrontato il tema della sicurezza (campionato a chi fa meno infortuni) o il peggioramento progressivo dell' organizzazione del lavoro sulle linee di montaggio, che quando va bene si lavora in tre dentro ad una cabina.

Non meno responsabile è la Rsa di stabilmento che in questi due anni è stata del tutto inesistente. Incapace di qualsiasi iniziativa sindacale ha solo taciuto su tutto. A Luglio, non si sono degnati nemmeno di fare un' assemblea per informare i lavoratori dei volumi produttivi, o che parlasse degli interinali, o degli scioperi spontanei che i lavoratori delle linee hanno fatto per le pessime condizioni lavorative.

La Fiom Cgil ritiene che le lavoratrici e i lavoratori di Jesi non possono pagare per responsabilità che non hanno, per questo chiediamo che vengano rimossi dirigenti e preposti responsabili di tale scempio, e che grazie al loro cattivo operato possono mettere in discussione il futuro produttivo e occupazionale alla Cnh di Jesi.

A Settembre dovremo riparlare di tutto questo, partendo dal presupposto che per difendere il nostro futuro, è necessario potersi organizzare liberamente in un sindacato vero e che democraticamente decide assieme ai lavoratori, come la sentenza della Corte Costituzionale depositata proprio ieri, afferma in maniera inequivocabile. La Fiom Cgil considera centrale la difesa delle produzioni e dell'occupazione del sito jesino.



Jesi, 24 Luglio 2013     La Rsu della Fiom Cgil

martedì 23 luglio 2013

Fiom, Griseri: "Consulta chiede una nuova legge"

Consulta su Fiat, Landini: ''Ora intervenga il governo'

lunedì 15 luglio 2013

L'ORGANIZZAZIONE SINDACALE E' LIBERA, ART.39 DELLA COSTITUZIONE


I Costituenti che nel 1948 scrissero queste parole sulla Costituzione, intesero ripristinare dopo il fascismo, il diritto di chi lavora a organizzarsi liberamente in un sindacato dentro ai luoghi di lavoro. Libertà che era stata soppressa dal regime che aveva considerato lo sciopero un reato. Con l'Art.39, qualsiasi comportamento lesivo a impedire tale facoltà, dello Stato come del datore di lavoro, sarebbe stato considerato contro la Costituzione, contro la democrazia, e contro i lavoratori.

Quello stesso principio, trovò poi piena applicazione nello Statuto dei Lavoratori del 1970, che riconobbe al lavoratore diritti quali quello di costituire una rappresentanza, dell'assemblea, di dotare i rappresentanti dei lavoratori di permessi sindacali, di poter indire il referendum, di utilizzare apposite salette sindacali, di affiggere in bacheca i comunicati, di poter sostenere mediante l'iscrizione il proprio sindacato; in ultimo, di poter svolgere attività di proselitismo sindacale.

Tali diritti furono l'esito di lotte durissime - l'autunno caldo del 1969 - condotte dal movimento operaio assieme a quello sindacale. Sancirono il passaggio di ogni lavoratore da una condizione di suddito a quella di cittadino. Grazie allo Statuto dei Lavoratori, la Costituzione entrava così, dentro ai cancelli della fabbrica.

Per quasi due anni, i lavoratori della Fiat sono stati espropriati di tutto questo.

Pochi giorni fa, una sentenza importantissima della Corte Costituzionale ha giudicato illegittima l'esclusione della Fiom dalle fabbriche Fiat. L'accordo separato sulla rappresentanza sindacale siglato da Fiat Fim Uilm Fismic Ugl e Associazione Quadri e Capi Fiat, è contro la Costituzione.

Quella sentenza, è l'esito inappellabile di una lotta condotta da uomini e donne che lavorano anche dentro il nostro stabilimento, che hanno avuto la forza e il coraggio di dire che non erano d'accordo. Persone che hanno capito che non si trattava di difendere semplicemente la Fiom-Cgil, ma la loro dignità di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici.

Senza di loro quella sentenza non ci sarebbe mai stata. Non ci sarebbe mai stata se in tanti non avessero scelto liberamente di partecipare alle nostre iniziative di sciopero o a quelle pubbliche. Non ci sarebbe mai stata se la gran parte dei lavoratori iscritti alla Fiom, non avesse deciso di continuare ad esserlo, nonostante Fiat le abbia provate tutte per impedirglielo. Non ci sarebbe mai stata se un anno e mezzo fa, più del 50% dei lavoratori non avesse scelto i nostri delegati.

Grazie a loro, oggi possiamo ancora dire che ci sono diritti e libertà sindacali che non possono essere scambiati. Possiamo ancora dire che dentro ai luoghi di lavoro, il sindacato deve essere democraticamente deciso dai lavoratori, e non dai padroni.

La Rsu della Fiom Cgil considera questa e solo questa, la precondizione per difendere a Jesi e in tutto il Gruppo Fiat, il lavoro, i diritti, il salario, e la vostra condizione di lavoro e di vita.
A tutti voi, un abbraccio fraterno.

Jesi, 16 luglio 2013 La Rsu della Fiom Cgil

giovedì 4 luglio 2013

Fiat, Boldrini declina invito di Marchionne: “No alla gara al ribasso dei diritti”

Il presidente della Camera, invitata dall'ad Fiat a visitare l'impianto in Val di Sangro, declina l'offerta e in una lettera attacca la politica del Lingotto: "Non sarà certo una gara a ribasso su diritti e costo del lavoro ad avviare la ripresa". 

Il presidente della Camera, invitata dall'ad Fiat a visitare l'impianto in Val di Sangro, declina l'offerta e in una lettera attacca la politica del Lingotto: "Non sarà certo una gara a ribasso su diritti e costo del lavoro ad avviare la ripresa".

ROMA - Laura Boldrini declina l'invito di Sergio Marchionne di visitare lo stabilimento in Val di Sangro. In una lettera all'ad Fiat, la presidente della Camera dice no alla "gara al ribasso sui diritti" e spiega che per "impegni istituzionali già in agenda" non può accogliere l'invito alla cerimonia del 9 Luglio in Val di Sangro.
 "Lei concorderà - scrive la Boldrini - che le vecchie ricette hanno fallito e che ne servono di nuove. Affinché il nostro paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell'innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi. Una via che non è affatto in contraddizione con il dialogo sociale e con costruttive relazioni industriali: non sarà certo nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa".
L'invito al presidente della Camera è stato inviato venerdì scorso, dopo che la terza carica dello Stato ha ricevuto i rappresentanti della Fiom che avevano sfilato a Roma. Nella lettera Marchionne diceva di apprezzare il suo interessamento "ai problemi del lavoro in fabbrica", ma ricordava che la Fiom "ha una rappresentatività molto limitata e non è sottoscrittore di alcun contratto nazionale".
La risposta è arrivata oggi, con un lungo e duro testo: "Per ogni fabbrica che chiude - scrive la Boldrini - e per ogni impresa che trasferisce la produzione all'estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale".
Tra invito e risposta, un altro tassello ha complicato la polemica Fiat-Fiom: ieri la Consulta ha dichiarato illegittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva. La decisione e stata adottata nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat.

Il testo integrale della lettera. "Gentile dott. Marchionne, La ringrazio per la sua cortese lettera del 28 Giugno e per l'invito che mi ha rivolto. Lei ha giustamente notato il mio interessamento ai temi del lavoro, in questa particolare fase di crisi economica.
Non si tratta soltanto di sensibilità personale. Ritengo un dovere per chi rappresenta le istituzioni dedicare il massimo impegno al tema del lavoro in tutte le sue declinazioni: la disoccupazione giovanile, la precarietà, la perdita del posto per persone non più giovani e con famiglia".

"Così come il lavoro da reinventare e ripensare sotto nuove forme e in chiave di innovazione e di produttività. Cerco, per questa ragione, di sollecitare, per quanto è nelle mie facoltà, l'esame di proposte di legge di iniziativa governativa o parlamentare che si propongono di stimolare e incoraggiare nuova occupazione. E cerco quanto più possibile di incontrare sia le delegazioni di lavoratori che vengono a Roma per far sentire la loro voce al Governo e al Parlamento, sia i piccoli e medi imprenditori che tentano una via di uscita dalla crisi. Sarebbe grave se in un momento così difficile per le famiglie italiane i Palazzi della politica si chiudessero in se stessi e non si mostrassero aperti a tali istanze"

"Questi incontri, e i tanti che svolgo nelle città italiane, insieme alle decine di migliaia di lettere e messaggi che ho ricevuto finora, mi danno il senso dello stato di salute della nostra economia e dei suoi numerosi punti di criticità. In particolare emerge la portata del processo di deindustrializzazione che colpisce aree sempre più vaste del nostro Paese. Per ogni fabbrica che chiude e per ogni impresa che trasferisce la produzione all'estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale".
"Siamo consapevoli che bisogna invertire quanto prima questa tendenza e ognuno di noi può fare qualcosa di utile. La politica, certamente, ma anche il mondo sindacale e quello imprenditoriale. Tutti siamo chiamati a sfide nuove".

"La mia esperienza di vita e di lavoro mi ha spinto a guardare tutto questo in un'ottica globale e a rendermi conto che non servono soluzioni di corto respiro. Il livello e l'impatto della crisi sono tali da imporre un progetto del tutto nuovo, una politica industriale che consenta una crescita reale, basata su modelli di sviluppo sostenibile tanto a livello economico, quanto sociale e ambientale. Lei concorderà che le vecchie ricette hanno fallito e che ne servono di nuove".

"Affinché il nostro Paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell'innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi. Una via che non è affatto in contraddizione con il dialogo sociale e con costruttive relazioni industriali: non sarà certo nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa".

"Tutto questo mi porta a guardare con particolare interesse alla condizione e al ruolo della Fiat, sia in Italia sia all'estero, e ascoltare le ragioni di quanti partecipano attivamente a una realtà così importante".

"Impegni istituzionali già in agenda purtroppo non mi consentono di accogliere l'invito alla cerimonia del 9 Luglio in Val di Sangro. Certa che non mancheranno ulteriori occasioni di confronto, Le invio i più cordiali saluti".

mercoledì 3 luglio 2013

lunedì 1 luglio 2013

UN TAVOLO CON IL LINGOTTO (dal Manifesto)



Boldrini riceve le tute blu, Marchionne la bacchetta: «Rappresentatività molto limitata»
«Senza diritti siamo solo schiavi». «Per uccidere un operaio basta togliergli il lavoro». Sono solo due dei tanti cartelli portati ieri dai metalmeccanici Fiom in corteo da piazza Esedra a Montecitorio, il cuore della politica: alla presidente della Camera, Laura Boldrini, il segretario generale Maurizio Landini, che da tempo batte sul rapporto fabbrica-Costituzione, ha chiesto garanzie e ascolto per gli «ultimi» (o quasi) della complessa catena economica del nostro Paese. Ultimi, perché Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della Fiat, li fa sentire così, con il suo pervicace escluderli dalla produzione e dai diritti sindacali. Sull'incontro l'ad ha anche avuto da ridire: «Ho avuto modo di leggere del suo interessamento ai problemi del lavoro in fabbrica - ha scritto Marchionne in una lettera a Boldrini - sia pure nell'ambito di un incontro con un sindacato che in Fiat ha una rappresentatività molto limitata e non è sottoscrittore di alcun contratto nazionale». Subito dopo, l'invito a visitare uno degli stabilimenti Fiat.
Un primo risultato, dopo un successivo incontro con il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, Landini lo ha incassato: «Il ministro ha detto che pensa sia utile lavorare per un tavolo con la Fiat e tutti i sindacati - spiega il leader della Fiom uscendo dal ministero - Capiamo le difficoltà perché l'azienda si è sempre opposta, ma è importante che Zanonato abbia valutato come legittima e utile la nostra richiesta». E intanto - altro importante risultato - per luglio il ministro «si è impegnato a convocare i tavoli su Termini Imerese e sulla Irisbus. E un altro infine sulla componentistica».
Importante è stato anche il colloquio che la delegazione di operai, guidati sempre da Maurizio Landini, ha avuto con Boldrini: il gruppo di tute blu le ha regalato una copia della Costituzione firmata dai lavoratori, chiedendo che la presidente della Camera si faccia garante del rispetto di quel testo in tutte le fabbriche e i luoghi di lavoro.
«Condivido le vostre preoccupazioni e le vostre ansie. Il mio non è un ruolo esecutivo, ma vi assicuro che farò tutto il possibile, nell'ambito delle mie competenze, per portare avanti le istanze dei lavoratori», ha detto Boldrini. «La nostra Carta fondamentale va rispettata sempre - ha proseguito - Non è concepibile che la sua attuazione si arresti ai cancelli delle fabbriche. È ovvio che il lavoratore debba poter scegliere liberamente il suo sindacato. E insieme al rispetto delle regole c'è bisogno, soprattutto in una fase come l'attuale, di una politica industriale, perché è evidente che da solo il mercato non dà risposte adeguate e compatibili coi diritti dei lavoratori. Il governo sta facendo un lavoro importante per creare nuovo lavoro. E intanto bisogna anche saper difendere il lavoro che già c'è».
La delegazione Fiom ha anche ribadito l'urgenza di una legge sulla rappresentanza sindacale. «Alla Camera ci sono tre proposte di legge - ha ricordato Boldrini - e il loro iter verrà seguito con la massima attenzione». Landini ha infine chiesto alla presidente della Camera l'istituzione di una commissione di inchiesta sulle condizioni di vita e di lavoro nelle aziende metalmeccaniche e nella Fiat. Boldrini ha risposto che, se ci saranno proposte al riguardo da parte dei gruppi della Camera, «ne solleciterà l'attuazione».
Tanti gli operai che hanno partecipato allo sciopero e al corteo, ma Fiat ha dichiarato in mattinata che aveva scioperato solo il 2,2% del personale. Eppure in piazza gli operai erano davvero tanti, e provenienti non solo da tutti gli stabilimenti Fiat - investiti dalla cig - ma anche dalle ormai dismesse Termini Imerese e Irisbus, e da tante imprese della componentistica.

mercoledì 26 giugno 2013

SCIOPERO DI 8 ORE



La Fiom Cgil ha deciso in tutto il gruppo Fiat per Venerdì 28 Giugno 8 ore di sciopero con manifestazione a Roma. Lo scopo dell'iniziativa è quello di riaprire con l'azienda e col governo, una vertenza capace di ridare un futuro alla Fiat e ai lavoratori nel nostro Paese.

La mancanza di investimenti (da anni ci si limita agli annunci), le fabbriche chiuse o che non lavorano (50 mln le ore di Cigs nel 2012), i problemi legati al salario e alle tutele come la malattia, assieme al fatto che negli stabilimenti Fiat vengono negati i diritti sindacali più elementari, fanno diventare questa giornata di lotta un passaggio fondamentale per provare a cambiare le cose, anche in attesa della sentenza della Corte Costituzionale che si riunirà il 2 Luglio p.v.

E lo stabilimento di Jesi? Dentro al disimpegno industriale della Fiat nel nostro Paese, c'è qualcuno che sente il suo posto di lavoro più sicuro? Dal nostro punto di vista sarebbe un grave errore considerare le sorti future della Cnh di Jesi estranee a quelle dell'intero Gruppo. Come le drammatiche vicende dell'Indesit dimostrano, non c'è fabbrica che può dormire sonni tranquilli.

Per questo rivendicare il lavoro e i diritti alla Fiat, significa anche difendere le produzioni a Jesi. Soprattutto a seguito dei preoccupanti segnali in materia di sicurezza, di organizzazione del lavoro e di qualità del prodotto (i trattori incompleti sono oltre 1.100) che la cattiva gestione dell’azienda ha messo in luce nella nostra fabbrica in questi giorni e che mette incertezza sulla missione produttiva futura dello stabilimento.

La Fiom-Cgil chiede che:

- il governo convochi urgentemente un tavolo nazionale con la presenza della Fiat per garantire il futuro occupazionale e produttivo, a partire da termini imerese; 

- venga approvata una legge (la nostra proposta è stata depositata presso le due Camere) sulla rappresentanza che garantisca la democrazia e il diritto dei lavoratori a poter decidere col voto sui contratti;

- il ministero del Lavoro promuova l’utilizzo dei contratti di solidarietà e garantisca la corretta procedura di esame congiunto per la cassa integrazione e che controlli il rispetto delle prescrizioni di legge a partire dal criterio di massima rotazione tra i lavoratori a parità di mansione senza discriminazione alcuna;

- l'abolizione dell'articolo 8 che consente la derogabilità delle leggi e dei contratti; 

- il governo, anche attraverso le risorse messe in campo dalla Commissione europea, attivi politiche di incentivazione della produzione di auto ecologicamente compatibili (riduzione delle emissioni di Co2) e sicure per i cittadini; 

- il rispetto delle sentenze dei tribunali italiani per il ritorno al lavoro dei delegati ingiustamente non reintegrati in fabbrica.

Partenza ore 4,15 da Porta Valle 
Alla lotta per il lavoro i diritti e la democrazia!

Jesi, 28 Giugno 2013 La Rsu della Fiom Cgil