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mercoledì 21 luglio 2010

Meno male che c’è la Fiom

Dal fronte sindacale,segnatamente dalla Cgil, vengono notizie preoccupanti. La minoranza Fiom, corrispondente alla maggioranza confederale, sino ad oggi rappresentata nella segreteria dei metalmeccanici da Fausto Durante, ha deciso di uscire dall’organismo esecutivo.
Non serve avventurarsi in astruse elucubrazioni dietrologiche per comprendere significato e gravità di un atto che segna una solenne presa di distanza della confederazione di Epifani dalla sua più forte e combattiva federazione di categoria. Un gesto che avviene mentre la Fiom è sottoposta ad un attacco frontale, a tutti i livelli della propria struttura di rappresentanza, tanto da parte dell’impresa simbolo del capitalismo italiano, la Fiat, quanto da parte di Federmeccanica che già minaccia di sospendere, a partire da settembre, le trattenute sindacali relative alle deleghe sottoscritte dai lavoratori.
La motivazione esibita, vale a dire l’adesione del segretario della Fiom, Maurizio Landini, all’area programmatica confederale “la Cgil che vogliamo”, prerogativa statutariamente riconosciuta ad ogni iscritto alla Cgil, appare un puerile pretesto che dietro un’esile foglia di fico nasconde uno scontro politico di fondo: una visione strategica divaricante maturata durante la segreteria di Epifani ed esplosa, in particolare sui temi della democrazia e dell’autonomia della contrattazione, nel recente congresso.
Ma isolare la Fiom mentre essa è impegnata in una tenacissima resistenza per difendere irrinunciabili diritti individuali e collettivi, e mentre lo stesso potere di coalizione sindacale è messo a repentaglio dalla più pesante offensiva antioperaia che sia stata scatenata da trent’anni a questa parte, è un fatto che dovrebbe allarmare chiunque abbia minimamente a cuore le sorti del sindacalismo e della democrazia <+Cors>tout court<+Tondo>. E rendere avvertiti di quali proporzioni rischia di assumere la deriva normalizzatrice che ha già totalmente inertizzato Cisl e Uil, trasformandole in pallide controfigure, prive di autonomia, perfettamente interfacciate al potere confindustriale.
Ieri la Fiom ha reagito con coraggio e lucidità all’assedio cui è sottoposta, decidendo nel suo comitato centrale tre cose di somma importanza: il rinnovo di tutte le deleghe sindacali; l’impegno più risoluto a sostegno della propria proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale già consegnata al Parlamento con un corredo di oltre centomila firme; la convocazione di una grande manifestazione per la democrazia, i diritti, la riconquista del contratto nazionale di lavoro per il prossimo 16 ottobre.
Per quanto è in noi non lesineremo energie nel sostenere questa battaglia di cruciale importanza per l’intero mondo del lavoro e per le stesse prospettive della sinistra in Italia.
 
FIAT: FIOM CGIL, il 22 luglio sciopero di 2 ore in tutti gli stabilimenti del Gruppo
Coordinamento nazionale FIAT della categoria si mobilita “per denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio nell'azienda”. Il Comitato centrale promuove una manifestazione nazionale a Roma il 16 ottobre per “il lavoro, i diritti, la democrazia e la riconquista di un vero contratto nazionale”
 
Il Coordinamento nazionale della FIOM CGIL Gruppo FIAT, riunitosi a Roma, ha proclamato uno sciopero di due ore per giovedi' 22 luglio e ha organizzato per il mercoledì successivo, 28 luglio un incontro a Piazza Montecitorio (ore 11) con i gruppi parlamentari e con le forze politiche “per denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio in FIAT”, lo annuncia il sindacato dei metalmeccanici in una nota.


“La FIAT ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti - è scritto nella nota del Coordinamento FIAT della FIOM CGIL - alle lavoratrici ed ai lavoratori, con salari già bassi, non vuole dare niente”.


La FIOM CGIL rivendica: “la corresponsione immediata di una cifra non inferiore a quella dell'anno scorso (600-800 euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in Cassa integrazione; il ritiro dei licenziamenti a carattere intimidatorio a Melfi e a Mirafiori; l'apertura di un negoziato sulle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo connesse alla costituzione di due società (Auto e FIAT Industrial), respingendo la strategia perseguita a Pomigliano di contrapporre lavoro e diritti”.


Inoltre il Comitato centrale della FIOM CGIL, riunitosi a Roma il 19 e 20 luglio, “assumendo la discussione e il documento dell'assemblea dei delegati e delle delegate FIAT, grandi gruppi e Mezzogiorno dello scorso 1° luglio a Pomigliano”, ha indetto per sabato 16 ottobre una “manifestazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, a Roma, per il lavoro, i diritti, la democrazia e la riconquista di un vero contratto nazionale” che sarà  aperta alla partecipazione sociale e dell'opinione pubblica. Così è scritto nel Dispositivo finale approvato all'unanimità. Nel documento compaiono inoltre altri due punti, nei quali la FIOM si impegna a “dare mandato alla Segreteria nazionale di convocare, nel mese di settembre, la conferenza per il Mezzogiorno a Bari” e ad “avviare, a partire dal prossimo autunno, una campagna straordinaria di proselitismo e di risottoscrizione della delega alla FIOM CGIL tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici”.
 
Il Comitato centrale della FIOM si dichiara inoltre “impegnato a partecipare alla giornata di mobilitazione europea, proclamata dalla CES per il 29 settembre 2010, per la difesa del lavoro e dei diritti sociali”.

martedì 20 luglio 2010


COMUNICATO SINDACALE FIOM


 Per il salario, per i diritti,
per il lavoro,
contro i licenziamenti

La Fiat ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti.
Alle lavoratrici ed ai lavoratori, con salari già bassi, non vuole dare niente.
 

La Fiom rivendica:
 

● La corresponsione immediata di una cifra non inferiore all’anno scorso (600-800euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in cassa integrazione.
 

● Il ritiro dei licenziamenti a carattere intimidatorio a Melfi e Mirafiori.
 

● L’apertura di un negoziato sulle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo con la costituzione di due società (Auto e Fiat Industrial), respingendo la strategia perseguita a Pomigliano di contrapporre lavoro e diritti

Il Coordinamento nazionale del Gruppo Fiat decide per  GIOVEDI' 22 LUGLIO 2 ORE DI SCIOPERO 

(le ultime di ogni turno lavorativo).

Mercoledì 28 luglio a Roma
in piazza Montecitorio dalle ore 11.00
incontro con Gruppi parlamentari e le forze politiche
per denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio in Fiat
con la partecipazione di tutti gli stabilimenti del Gruppo


Coordinamento nazionale Fiom-Cgil Gruppo Fiat

            Roma, 20 luglio 2010

lettera a marchionne di un lavoratore della cnh jesi consegnata stamane alla fiom

Caro Sergio

Le scrivo così mi distraggo un po'; parafrasando una famosa canzone di un noto cantautore rispondo alla sua lettera, che come operaio appartenente al Gruppo Fiat in Italia, ho appena ricevuto.
Ma questo non è il tempo delle distrazioni, perché in questo periodo bisogna avere gli occhi ben aperti alla luce degli ultimi fatti che stanno avvenendo in casa Fiat.

Secondo il mio modesto parere, conoscerà pure le realtà al di fuori del nostro Paese, ma non conosce abbastanza bene la realtà, il quotidiano delle fabbriche del Gruppo che Ella guida.
Si vogliono far ricadere sull'operaio i problemi che son venuti in seguito alla crisi mondiale e nel nostro specifico con il famoso WCM.

È a conoscenza del mancato coordinamento tra logistica e attività produttive? Non è muda (spreco) forse il fatto che qualche decina di persone fanno finta di cercare un codice o un particolare?
Non è muda il fatto che una linea di montaggio si fermi per il mancato arrivo di un pezzo?
Per non parlare poi di sicurezza. Al WCM lavorano persone senza alcuna qualifica, magari perché solo volenterosi o che non scioperano mai, ma che progettano attrezzature fatiscenti, che a volte mettono a rischio l'incolumità dell'operaio.

La crisi c'è, si sente ed eccome si sente, a dispetto di qualcuno che diceva che l'Italia era fuori dalla crisi. Ma come possiamo competere con certi paesi in cui il salario è meno della metà del nostro?

Ma perché proprio noi, in nome della crisi, dobbiamo ridurre i nostri salari già abbastanza penalizzati e soprattutto rinunciare ai nostri diritti conquistati dai nostri nonni e dai nostri genitori?

Lei dice che dobbiamo imparare a confrontarci con il resto del mondo, ma è una battaglia impari: in alcuni paesi si accontentano di un piatto di riso pur di lavorare!
Lei ci vuol far tornare agli anni 50. E non è un caso che è stato paragonato a Vittorio Valletta. La strategia della Fiat è chiara: far fuori quella parte di lavoratori che han detto No al referendum di Pomigliano (36%).

Lei voleva un plebiscito, ma così non è stato e per fortuna esistono ancora operai che non si sono lasciati intimorire o sottostare al ricatto del prendere o lasciare con una pistola puntata alla tempia. Il ricatto di qui si fa la Fiat o si muore non funziona.

Lei vuol fare accordi con le parti sindacali che dicono sempre sì e che sono d'accordo su tutto quel che gli si propone.

Gli va bene la riduzione delle pause, la riduzione della mensa nel caso di recupero della produzione, gli va bene l'aumento di produttività, l'aumento di flessibilità, la nuova turnazione con riduzione del tempo-riposo tra un turno e l'altro.

Gli va bene perfino che quest'anno il premio di produzione è pari a zero, mentre per gli azionisti c'è stato un dividendo.

Vuol abolire il diritto allo sciopero? Lavorare a testa bassa senza alzarla e basta! Chi protesta è licenziato! È questo il clima che Lei vuole?
Lei dice di volere il dialogo con le parti altrimenti non si va da nessuna parte, ma Le sembra giusto che degli operai debbano andare su di una gru o su un tetto per salvaguardare il proprio posto di lavoro? Siamo arrivati a questo punto.

Quando Lei è stato nominato amministratore delegato del Gruppo, si è presentato con un look diverso: con il suo ormai famoso maglione blu e mi son chiesto che forse era una inversione di tendenza, un a.d. dal volto umano.

A distanza di anni mi debbo ricredere e son sempre più convinto di quel modo di dire che recita: l'abito non fa il monaco!
Mi permetto di darle un consiglio: per un giorno o una settimana si tolga il maglione blu ed indossi la divisa aziendale e sotto falso nome (come hanno fatto alcuni esponenti di casa Agnelli), con una parrucca in testa e baffi posticci (altrimenti sarebbe riconoscibile) faccia una visita a sorpresa, una visita non programmata negli stabilimenti.
Come Lei saprà, con una visita programmata sembra che tutto funzioni a meraviglia ed invece in questo modo si potrà rendere conto di persona e delle situazioni fantozziane che avvengono nelle fabbriche del suo Gruppo.
Un ultimo consiglio: non fumi più le 50-60 sigarette al giorno; il fumo annebbia la vista e Le impedirebbe di vedere i problemi reali del suo Gruppo.

Distinti saluti.

COMUNICATO SINDACALE FIOM

IN DATA 19 LUGLIO PRESSO ASSINDUSTRIA ANCONA SI E’ SVOLTO IL CONSUETO INCONTRO PRE-FERIE INERENTE LA SITUAZIONE PRODUTTIVA DELLO STABILIMENTO DI JESI, TRA LE O.O.S.S. FIM-FIOM-UILM E FISMIC ALLA PRESENZA DEI SEGRETARI PROVINCIALI, E FIAT CNH ITALIA ALLA PRESENZA DEL DOTT. RETUS VINCENZO.
NELLA RELAZIONE FIAT PRESENTA PER LO STABILIMENTO DI JESI UN QUADRO SOSTANZIALMENTE STABILE RISPETTO AL 2009, A CUI CORRISPONDE UN MERCATO DEPRESSO CHE FA FATICA A RIPRENDERE I LIVELLI PRODUTTIVI PRE-CRISI. PER IL 2010 E’ PREVISTA INFATTI UNA PRODUZIONE DI CIRCA 22300 MACCHINE, QUASI UN 30% IN MENO RISPETTO AGLI ANNI 2007 E 2008. VIENE PERO’ CONFERMATA LA MISSIONE PRODUTTIVA DELLO STABILIMENTO E SONO DA ESCLUDERE LICENZIAMENTI O MOBILITA’.
A FRONTE DI TUTTO CIO’ LA CIGO CHE NEL 2009 SI ERA ATTESTATA SULLE 58 GIORNATE, PER IL 2010 A FINE ANNO SE NE PREVEDONO COMPLESSIVAMENTE TRA LE 50 E LE 58 ( SONO 29 QUELLE FATTE AL 31 LUGLIO).
SEMPRE IN RELAZIONE ALLA CIGO VIENE COMUNICATO ULTERIORE RICORSO PER I GIORNI 23 AGOSTO E 2-3-10 SETTEMBRE.

RIGUARDO AI MODELLI DA PRODURRE NELLO STABILIMENTO JESINO, FIAT OLTRE A CONFERMARE LE PRODUZIONI ATTUALI E IL NUOVO LANCIO DEL FRUTTETO “QUANTUM F” DEL MARCHIO CASE CHE ANDRA’ IN PRODUZIONE DAL MESE DI OTTOBRE, HA FATTO ESPRESSAMENTE RICHIESTA ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DI APRIRE UNA “RIFLESSIONE” – QUESTO IL TERMINE USATO – IN RELAZIONE ALLE DIFFICOLTA’ CHE L’AZIENDA SEMBRA INCONTRARE NEL PRODURRE I MODELLI COSIDDETTI POVERI IN EUROPA, TRATTORI CHE OGGI IL MERCATO CHIEDE A DISCAPITO DEI MODELLI PIU’ RICCHI OGGI IN SOFFERENZA.
L’UTILITY LIGHT ,CHE RIENTRA TRA QUESTI E CHE L’AZIENDA E’ OGGI ORIENTATA A PRODURRE IN TURCHIA PER IL MINOR COSTO, NE E’ L’ESEMPIO. MACCHINA SULLA QUALE NEI MESI SCORSI ERA STATA GARANTITA LA PRODUZIONE A JESI PER IL MERCATO EUROPEO E SU CUI OGGI SI PARLA DI EQUIVOCO.
RITENIAMO L’ARGOMENTO DI VITALE IMPORTANZA PER LO STABILIMENTO E A TAL PROPOSITO E’ STATO FISSATO UN INCONTRO PER LA META’ DI OTTOBRE AL FINE DI CAPIRE CHE COSA L’AZIENDA INTENDA CON LA PAROLA “RIFLESSIONE” E SE VI POSSANO ESSERE REALI ELEMENTI DI PREOCCUPAZIONE SULLA TENUTA PRODUTTIVA DELLO STABILIMENTO JESINO.

INFINE, E’ DA RITENERSI AUSPICABILE ANCHE DA PARTE AZIENDALE UN’ ATTENTA “RIFLESSIONE” IN RELAZIONE ALLE ULTIME VICENDE CHE HANNO CONTRADDISTINTO IL MONDO FIAT, NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI, DEL SINDACATO E DELLE LORO LIBERTA’.

JESI, 20 LUGLIO 2010 LA RSU DELLA FIOM

domenica 18 luglio 2010

venerdì 16 luglio 2010

Il new feudalesimo del Sig. Marchionne

Intervista a Marco Revelli
Torna il licenziamento-rappresaglia.Marchionne ha gettato la maschera. Effettivamente il nuovo corso della Fiat può anche provocare un soprassalto di sorpresa. Questo manager oxfordiano, con il look post sessantottino, mostra un volto da Fiat anni ‘50, da reparto di confino. Un’immagine molto ostentata, che è volontà di vendetta nei confronti della Fiom. Come un terzino dribblato che falcia da dietro, insomma una vera vigliaccata.
Il manager aveva abbagliato anche la sinistra a fari un po’ troppo spenti, recitiamo il mea culpa?Devo fare outing anche io. Un paio d’anni fa avevo pensato che ci fosse una discontinuità rispetto alla tradizione Fiat, avevo detto che per l’attraversamento del territorio si era passati dagli scarponi chiodati alle scarpette tecnologiche da footing. Abbiamo scambiato aspetti di natura estetica con la questione sostanziale: la natura dell’industria ai tempi della globalizzazione. La Fiat ce l’ha ricordato a modo suo, con Pomigliano, Melfi e Torino. Siamo al ritorno in grande stile della persecuzione sindacale, stiamo assistendo a un processo di regressione di tutto il sistema industriale che non è nemmeno paragonabile a ciò che avveniva negli anni ‘50, dove era in atto un scontro epocale e muscolare carico di significati politici. Oggi l’attacco è più subdolo e torbido, è un tentativo di rifeudalizzazione dell’industria, si punta all’affermazione del primato del lavoro servile. Tutto ciò è premoderno.
Difficile che la Fiom da sola possa fare da argine a questa deriva.La Fiom ha compiuto un’impresa ciclopica. Ha rivelato questo volto inconfessabile e ha dato occasione a un pezzo di fabbrica di sottrarsi alla semplice riduzione a puro lavoro servile. Siamo uomini e non servi, questo dice il 40% degli operai di Pomigliano. Non potevano vincere, perché sarebbero scomparsi, però sono rimasti per dire che esistono ancora uomini e donne.
I diritti degli operai sono sacrosanti. Però. Laddove la maggioranza della popolazione attiva, soprattutto giovanile, non conosce diritto di sciopero e di malattia, questa battaglia non rischia di essere persa in partenza perché poco sentita? Se si è gia concretizzato «lo stato di natura» dove prevale il più forte, come dici, che significato si può dare alla breccia aperta dal referendum in Fiat?
Nei giorni successivi a quel voto ho incontrato molte persone, anche precari, e tutti camminavano con la testa un po’ più alta. Il solo fatto che qualcuno abbia dimostrato che si può non abbassare la testa, li faceva sentire più orgogliosi. Gli operai di Pomigliano hanno dimostrato a tutti che la condizione servile non è necessariamente un destino. In una società altamente frammentata la crisi non fa che aumentare la frammentazione, togliamoci dalla testa che ci siano battaglie che possano essere sentite da tutti. Ma ci sono aspetti morali e simbolici che possono esprimere una potenzialità enorme: a Pomigliano è stato dimostrato che c’è chi è disposto a fare il servo, e chi no. Questo riguarda tutti noi, i giornalisti, il mondo intellettuale, i professori universitari. Per questo dire un «no» forte, oggi, è fondamentale. Così facendo la Fiom ha già vinto, si è conquistata il diritto di chiamarsi ancora sindacato.
Ha ancora senso puntare sull’auto, oppure, come scrive Guido Viale, l’unica alternativa è la riconversione ecologica del settore industriale?
Condivido totalmente l’approccio di Viale. Se non si ha il coraggio di guardare oltre la linea d’ombra, in questa palude si affoga. Chi dice che non è ancora il momento di pensare a questa alternativa dimostra tutta la miopia dello pseudorealismo italiano.
Lo pensa anche un pezzo di sinistra.
Lo so. Molti nostri amici la pensano così. Invece dobbiamo alzare lo sguardo: continuare a competere nella produzione di auto in un contesto di deprecabile livello di consumi non più superabile, è solo una forma di dannoso accanimento terapeutico. Dovremmo fare esattamente il contrario, credo che non si possa più fare a meno di esplorare questo orizzonte.
Stiamo male. Perché non si intravvede nemmeno l’ombra di una ribellione, di una forza contraria a questa rifeudalizzazione delle nostre vite?Si è consumato un processo apocalittico di individualizzazione dei processi produttivi. Ognuno affronta in solitudine il proprio presente e il proprio futuro. E dove c’è malessere diffuso non c’è rivolta, le rivolte non nascono dalla pura e semplice sofferenza. La capacità di sopportazione degli uomini è quasi infinita. La rivolta nasce quando si apre un circuito di identificazione collettiva a cui le élites organizzate forniscono simboli e linguaggi. Ma c’è stato uno sterminio delle culture antagoniste… Quelli che osavano una volta potevano dimostrare che era possibile cambiare, oggi non è più così, ma un domani chissà… Credo però che ancora oggi abbiano un valore fondamentale i gesti di coraggio, ecco perché non condivido chi separa la sorte degli operai di Pomigliano da quella degli «altri», uomini e donne meno garantiti.

GRUPPO FIAT. VENERDÌ 16 LUGLIO 2010 SCIOPERO GENERALE DI 4 ORE CONTRO I LICENZIAMENTI E PER LA DIFESA DEL SALARIO

giovedì 15 luglio 2010

SOGNANDO VALLETTA di Loris Campetti

                                Mirafiori - entrata operai 1956

Dal ricatto alla rappresaglia, la trasformazione di Sergio Marchionne in Vittorio Valletta procede alla velocità della luce. Il suo obiettivo è isolare e colpire la Fiom e piegare ogni resistenza operaia, prima con il ricatto e oggi, appunto, con i licenziamenti per rappresaglia contro l'unico sindacato che non è si piegato al suo cospetto. L'amministratore delegato della Fiat non ha digerito l'esito del referendum di Pomigliano da lui stesso imposto, nell'intento di proclamare la pax taurinensis nella fabbrica campana ribelle. Il ricatto - lavoro in cambio di diritti - era stato rispedito al mittente dal 40% degli operai, e Marchionne, dopo giorni di rabbioso silenzio nella sua residenza americana, aveva dovuto abbassare la testa confermando l'investimento a Pomigliano per la produzione della Panda. Non era riuscito a isolare la Fiom, che anzi aveva raddoppiato i suoi consensi in fabbrica. Addirittura, la pax - presentata con una lettera agli operai in cui il postmarxista «liberal» decretava la fine della lotta di classe - è saltata a Torino, e a Melfi, e via via in tutte le fabbriche del gruppo. A Mirafiori si sciopera per avere quel che gli accordi prevedono, il premio di risultato: visto che si distribuiscono dividendi agli azionisti e optional milionari ai dirigenti, gli operai con uno stipendio falcidiato dalla cassa integrazione non capiscono perché a pagare debbano essere sempre e solo loro. Marchionne non ha fatto attendere la sua risposta: licenziato un delegato della Fiom. A Melfi si sciopera da due settimane contro l'aumento intollerabile dei ritmi, con la pretesa Fiat che la riduzione del lavoro da tre turni a due non comporti riduzione della produzione, imponendo agli operai di un turno la cassa integrazione e a quelli dei due turni restanti di spaccarsi la schiena alla catena di montaggio. Anche a Melfi la risposta è arrivata fulminea: un operaio in sciopero licenziato e due delegati della Fiom sospesi, in attesa di licenziamento. Marchionne tenta di praticare l'obiettivo, estendendo a tutti i dipendenti il divieto di sciopero illusoriamente strappato a Pomigliano con un diktat subìto dal 60% della fabbrica. Contro queste aggressioni la Fiom ha indetto per domani lo sciopero generale di tutto il gruppo Fiat. Forse Marchionne sta sbagliando i conti. Non siamo negli anni Cinquanta, quando Valletta, con i soldi dell'ambasciatrice americana Luce - che consegnava gli «aiuti» del piano Marshall in cambio della liquidazione della Fiom e del licenziamento dei comunisti - e la polizia di Scelba, riuscì a piegare la resistenza operaia. Oggi, è vero, anche Marchionne ha un amico americano, e molto più potente della Luce, ma è escluso che a Obama freghi qualcosa della Fiom, di Pomigliano, Melfi e Mirafiori. Ma soprattutto, la Fiom del 2010 è altra cosa dalla Fiom dei primi anni Cinquanta che scioperava contro l'aggressione americana alla Corea nella guerra che infiammò il 38° parallelo, perdendo così il suo radicamento tra i lavoratori. Oggi la Fiom non sciopera contro l'embargo Usa a Cuba ma in difesa delle condizioni di lavoro, dei contratti, delle leggi e della Costituzione. E così aumenta i consensi nelle fabbriche. Dovrebbe rifletterci, Sergio Marchionne.

Masini (Fiom): “Strumentali e prive di fondamento le motivazioni addotte dalla Fiat per giustificare i licenziamenti di iscritti e delegati del sindacato dei metalmeccanici Cgil”

Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Lo sciopero generale di 4 ore di tutto il Gruppo Fiat proclamato per venerdì 16 luglio dalla Fiom è preceduto, in queste ore, da scioperi e cortei nei diversi stabilimenti del Gruppo stesso. Si tratta di una protesta straordinaria, con grande partecipazione, contro la mancata erogazione del saldo di luglio del Premio di Risultato e contro i licenziamenti di delegati e iscritti Fiom a Mirafiori e a Melfi.”

“Nel caso di Melfi, quanto dichiarato dalla Fiat, ovvero che i tre licenziati avrebbero bloccato i carrelli di rifornimento materiale a lato linea durante uno sciopero, è falso e privo di ogni fondamento. Del resto, quel particolare tipo di carrelli che si muovono in automatico, in occasione di scioperi vengono immediatamente bloccati dai responsabili operativi dell’Azienda anche per evidenti motivi di sicurezza.”

“E’ per ciò evidente che le motivazioni portate dalla Fiat per effettuare i licenziamenti sia a Torino che a Melfi sono strumentali e cercano di nascondere la volontà di soffocare il dissenso e le iniziative di lotta.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 15 luglio 2010