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mercoledì 8 maggio 2013

CHE CI STATE A FARE?


Fiat in meno di due giorni prima ha tolto 2 giorni di salario sulla busta paga a chi ha avuto la sventura di ammalarsi, poi in maniera unilaterale e dall'oggi al domani, ha utilizzato altri 2 PAR dei lavoratori per sospendere l'attività lavorativa nei giorni del 2 e del 3 Maggio.

Tragicomico lo spettacolo offerto dalla Fim, dalla Uilm e dai Capi, che negli stessi giorni dopo ore e ore di riunioni nella saletta sindacale e in palazzina, non sono stati capaci né di informare i lavoratori su quanto comunicato loro dall'Azienda, né di condizionare in alcun modo la decisione aziendale, né di farci capire cosa pensano in merito a quanto accaduto. La conclusione è stata che per l'ennesima volta i lavoratori sono stati fatti restare a casa, senza che nessuno avesse spiegato loro il perchè. Le stesse cose si potrebbero dire della commissione assenteismo, che oltre a fare il notaio aziendale, non è capace di spiegare nulla ai lavoratori.

Il CCSL prevede che dei 13 Par previsti, 7 sono utilizzabili per la fruizione collettiva e 6 sono a disposizione del singolo lavoratore. Avendone già nel 2013 utilizzati 6 collettivamente, ci chiediamo come Fiat e sindacati copriranno le giornate necessarie per la chiusura di Natale.

La commisione assenteismo e l'utilizzo dei Par dimostrano per l'ennesima volta, come il contratto Fiat sottoscritto da Fim e Uilm oltre al salario, abbassi i diritti e le tutele dei lavoratori. In aggiunta al fatto che il sindacato in azienda è ridotto ad un ectoplasma senza voce in capitolo su nulla.

E' normale quanto sta accadendo? Noi crediamo di no. Per questo chiediamo che sulle questioni della Malattia e dei Par la RSA venga a render conto in assemblea. La riunione dovrebbe servire anche a fare il punto sui problemi che la Cnh di Jesi ha nell'organizzare il lavoro, problemi che puntualmente scarica su chi lavora.

P.s. Informiamo i lavoratori e le lavoratrici che in merito al mancato pagamento dei primi 3 giorni di malattia, la Fiom nazionale in aggiunta alle iniziative sindacali, sta valutando la possibilità di procedere legalmente contro Fiat.

Jesi, 9 Maggio 2013     La Rsu della Fiom Cgil

lunedì 6 maggio 2013

venerdì 26 aprile 2013

Lavoro e Welfare


Partecipano: Fabrizio Barca, Giovanna Cavallo, Sergio Cofferati, Carlotta Cossutta, Marica Di Pierri, Franco Focareta, Alice Graziano, Maurizio Landini, Marina Molinari, Grazia Naletto, Mimmo Pantaleo, Marco Revelli, Stefano Rodotà, Lorenzo Sansonetti, Claudio Treves.
Watch live streaming video from fiomnet at livestream.com

mercoledì 24 aprile 2013

INTERVISTA A MAURIZIO LANDINI


«Il 18 maggio daremo voce al Paese che vuole cambiare» – Intervista a Maurizio Landini (Il Manifesto)

24/04/2013 -
di Antonio Sciotto
«La risposta che la politica sta dando alle richieste del Paese è sbagliata: in questa situazione c’è bisogno di un governo di totale cambiamento rispetto a quello di Monti. Un esecutivo che rimetta al centro il lavoro e faccia ripartire l’Italia». Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, boccia senza remore qualsiasi ipotesi di «governissimo», ma si rende conto realisticamente che nell’immediato la sua ipotesi è irrealizzabile: «L’unica alternativa alle larghe intese può essere al momento un governo breve e di scopo, che affronti le emergenze e cambi la legge elettorale, per poi tornare tra qualche mese al voto». La Fiom, dal canto suo, continua a mobilitarsi: il 18 maggio è prevista una grande manifestazione nazionale a Roma.
Perché non vi piace un governo delle larghe intese?
Un esecutivo di quel genere lo abbiamo sperimentato da poco, è quello Monti: non ha dato le risposte ai cittadini, e non a caso è stato bocciato alle ultime elezioni. Al contrario ci serve un governo che ricontratti alcuni vincoli europei, che investa sulla ripresa, con il pubblico, e che insieme ridia tutele al lavoro. Ma per fare questo deve avere un chiaro mandato politico, non può certo nascere mettendo insieme due forze che si sono opposte in campagna elettorale con programmi diversi e alternativi. Tra l’altro vediamo che l’astensionismo cresce, in Friuli il dato è lampante. In Italia c’è una grande crisi di rappresentanza politica, e per dare risposte deve tornare la politica.
Eppure c’è tanta richiesta di partecipazione, lo stesso Pd è in fermento: i militanti bruciano le tessere o occupano le sedi.
Certo, perché il messaggio arrivato al Paese è di un Palazzo che si chiude, che non ascolta e non comunica. Capisco la situazione drammatica in cui siamo, e ci vogliono sicuramente interventi emergenziali per gli esodati e la cassa in deroga, ma proprio per questo si devono avviare cambiamenti di fondo. Un nuovo “governo Monti senza Monti” non può dare le risposte necessarie: facciamo un esecutivo breve e di scopo, poi si rivada al voto, presto, entro pochi mesi.
È per questa emergenza che il 18 maggio della Fiom avrà una connotazione molto politica?
Non abbiamo fatto mistero, lo diciamo esplicitamente, che la nostra manifestazione si basa su una piattaforma sindacale ma si rivolge a tutti i cittadini che vogliono un vero cambiamento. D’altronde è nella tradizione della Fiom partire dai diritti in fabbrica per chiedere diritti nella società. Saranno con noi studenti, precari, giovani, movimenti e associazioni che non vogliono più aspettare e chiedono un nuovo corso: il lavoro al centro, un piano straordinario di investimenti, il reddito di cittadinanza, l’incentivazione alla riduzione di orario, la cancellazione dell’articolo 8. Piani per i trasporti, la mobilità, la banda larga, le energie rinnovabili. Lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e alla criminalità. Una legge per la rappresentanza e la democrazia. Abbiamo invitato a parlare, tra gli altri, anche Stefano Rodotà.
Il 30 aprile avete organizzato un seminario a Bologna dove interverranno anche Cofferati e Barca. Tutti ormai parlano di un nuovo partito della sinistra, con Sel e gli «scissionisti» del Pd.
Queste voci dimostrano la malattia del nostro Paese: dietro ogni iniziativa si vede la nascita di un partito. Dire che la Fiom vuole fare un partito è una enorme sciocchezza. La nostra iniziativa è stata pensata a marzo, insieme alla manifestazione del 18 maggio, e si intitola: “Lavoro e welfare per essere cittadini europei. Le proposte della Fiom su reddito, salario e orario per un diverso modello sociale”. Ovviamente ne parliamo con chi della politica può condividere una idea di cambiamento, restando autonomi e alla pari. Aggiungo che già lo scorso giugno chiedemmo di incontrare tutte le forze politiche, perché da tempo denunciamo la mancanza di rappresentanza del lavoro.
L’ultimo direttivo Cgil dà mandato a cercare nuove regole per la rappresentanza, con Cisl, Uil e Confindustria. La Fiom sostiene questo impulso o è contraria?
Se si sosterrà quel che si è detto, ovvero che alla fine tutti i lavoratori potranno votare piattaforme e accordi, certamente, noi ci siamo. Con l’aggiunta che non si dovrà inibire il diritto allo sciopero: gli accordi devono essere vincolanti per tutti, ma non devono esserci sanzioni, al massimo solo procedure di raffredamento. A chiusura di tutto ci vorrà però una legge. Di recente abbiamo firmato un buon accordo con Finmeccanica, che fa partecipare i lavoratori ai piani dell’impresa.
Cosa proporrete esattamente al seminario del 30 aprile sul salario minimo e il reddito di cittadinanza? Sono temi caldi.
Sul salario minimo dico che contratti e leggi non vanno contrapposti. Oggi ci sono troppi contratti: bisogna ridurli, e arrivare ad esempio a un solo contratto dell’industria. Grazie alla legge sulla rappresentanza, poi, quel contratto sarà valido per tutti: e allora il salario minimo coinciderà con il minimo dei contratti nazionali, ma rafforzato e sancito dalla legge. Sul reddito di cittadinanza, credo vada estesa la cig a tutti i settori, ma nel contempo va assicurato un reddito a disoccupati, inoccupati, precari, e un sostegno per il diritto allo studio. È uno dei temi forti delle nostre proposte, e non a caso il 30 abbiamo invitato tanti precari, giovani, studenti.

mercoledì 10 aprile 2013

FIAT: VA TUTTO BENE!


RICAVI PER 84 MLD E UTILI PER 1,4 MLD
PER I LAVORATORI MILIONI DI ORE DI CASSA INTEGRAZIONE
Il Presidente e l'amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler nel corso dell'assemblea degli azionisti hanno spiegato che per il gruppo va tutto bene, anzi benissimo. I numeri sono gli stessi dati a febbraio: 84 mld di euro di ricavi e 1,4 mld di utile, tutta liquidità che il management conserva per la “scalata” al tesoretto Chrysler. La proprietà continua ad accelerare sulla strada da Torino a Detroit viaggiando in prima classe: i compensi dell'amministratore delegato e degli alti dirigenti quest'anno ammonterebbero ad oltre 20 milioni di euro escluso il premio riservato all'amministratore delegato.

CHI PAGA?

Pagano i lavoratori degli stabilimenti italiani che hanno visto chiudere i cancelli d'ingresso di Termini Imerese, Imola, Grotta Minarda. Pagano operai e impiegati degli stabilimenti dell'auto dove sono milioni le ore di cassa integrazione all'anno, che aumentano mese dopo mese. Pagano i lavoratori in produzione a cui aumentano i ritmi e i carichi di lavoro. Pagano i lavoratori a cui nei giorni scorsi è arrivata una lettera con cui, in applicazione del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro, viene decurtato il salario per i giorni di malattia. Pagano i circa 86 mila dipendenti di tutti gli stabilimenti a cui, in applicazione dell'accordo sul trattamento economico, viene cancellato il salario fisso. Pagano i lavoratori dell'indotto e della componentistica che vedono le proprie aziende chiudere.

L‘amministratore delegato ha dichiarato che in vista della fusione con Chrysler, non essendoci un piano per aumentare il capitale “possiamo monetizzare asset del gruppo”: tradotto vendere rami per far cassa.
I lavoratori del gruppo Fiat stabilimento per stabilimento in questi giorni durante volantinaggi, assemblee, iniziative di sciopero, hanno manifestato la propria contrarietà alle scelte aziendali sottoscritte da Fim, Uilm, Fismic, Associazione Quadri e Uglm. In tutta Italia il clima di paura per la crisi e per le azioni disciplinari dell'azienda si è incrinato. 

Mentre fuori dai cancelli Governo e istituzioni mettono la testa sotto la sabbia. Aprire un tavolo nazionale dell'automotive che affronti il problema del piano industriale è una urgenza non più rinviabile, non solo per i metalmeccanici ma per l'interesse generale del Paese.

Roma, 9 aprile 2013 www.fiom.cgil.it

lunedì 8 aprile 2013

NON POSSIAMO PIU' ASPETTARE, IL 18 MAGGIO MANIFESTIAMO A ROMA


di Michele di Palma, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Fiat
Una settimana fa abbiamo tenuto una assemblea in sciopero, perché è impedito alla Fiom Cgil tenere assemblee dentro gli stabilimenti del gruppo Fiat, alla CNH di Jesi. Dentro la fabbrica le linee ferme, fuori ci siamo trovati con 400 metalmeccaniche e metalmeccanici dei due turni a discutere. Rabbia gridata nel microfono e incredulità raccontata a bassa voce nei capannelli contro il muro di solitudine che la crisi e le politiche di austerità hanno eretto intorno a ciascuno. Per rompere la solitudine quegli operai han fatto sciopero, perché gli è impedita la possibilità di partecipare alla vita democratica dentro e sempre più anche fuori dalla fabbrica.
Stessa regione a pochi giorni di distanza tre suicidi con un parente delle vittime che dichiara che ad averli uccisi è stata la dignità. Può essere la dignità ad uccidere? Oppure è la solitudine, che ti paralizza giorno dopo giorno come in un progressivo assideramento, perché pensi che la tua situazione è colpa tua che non sei stato capace di resistere alla crisi che riempiva giorno dopo giorno la stanza chiusa della porta di casa e continuavi a pensare che ce la potevi fare che dipendeva solo da te, che sarebbe bastato galleggiare per tornare a nuotare. Fuori tutto è troppo più grande ed inafferrabile: le scelte politiche del Governo, il "pilota automatico" della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea, le imprese che chiedono soldi e scappano. La buca della posta che si riempie di lettere di bollette e avvisi di mora mentre le scuole perdono pezzi, gli ospedali chiudono, partiti e sindacati sono sempre più ricordi lontani.
Civitanova è per un giorno la capitale dell'Europa nei tempi della crisi, domani la candela passerà ad un altro quartiere di Atene, Barcellona, Parigi o Londra ed assisteremo ancora al rituale dei volti affranti di membri di Governo che provano dolore. A chi ha la responsabilità di decidere, oltre ai sentimenti, sono chieste scelte, decisioni, provvedimenti conseguenti. Perché mentre in Parlamento ci si alterna al gioco del "gatto col topo" per poi passare a "indovina chi?", mentre le imprese giocano al monopoli globale, fuori non c'è più tempo.
Non hanno più tempo quel'80% di persone che saltano da un contratto precario ad un altro senza reti sotto, non han più tempo i metalmeccanici dell'automotive che in 220 mila rischiano di non avere più un lavoro, non han più tempo i precari della scuola, non han più tempo operai e cittadini di Taranto, non han più tempo il 40% di giovani disoccupati, non ha più tempo i lavoratori delle piccole e medie imprese, non han più tempo nonni e nonne per strada con una pensione che non basta a pagare l'affitto, non han più tempo impiegati, addetti alla ricerca delle imprese dell'informatica e delle energie alternative, non han più tempo gli operai Fiat che pur avendo avuto ragione dalle sentenze sono ancora fuori dal cancello insieme a tutti quelli in cassa integrazione per milioni di ore in un anno, non han più tempo i cittadini che hanno votato un referendum sull'acqua, quelli che difendono la Val Susa: non c'è più tempo di aspettare. La portata della crisi non è arginabile con un po di cassa integrazione in deroga (che pure serve) e il pagamento dei debiti dello Stato (senza aumentare le tasse).
Siccome non possiamo più aspettare nei prossimi giorni la Fiom Cgil terrà assemblee dentro e fuori le fabbriche, con operai e cittadini, movimenti e associazioni al fine chiedere subito cinque azioni contro la crisi. A cominciare dal fatto che debbono cessare le chiusure degli stabilimenti ed investire risorse pubbliche e private nella ricerca. Cancellare la detassazione degli straordinari e della flessibilità ed invece usare risorse pubbliche per aumentare la base occupazionale riducendo l'orario di lavoro coi contratti di solidarietà difensivi per impedire i licenziamenti e espansivi per trasformare i contratti atipici in contratti stabili. Contro il ricatto della inoccupazione e della disoccupazione c'è bisogno di un reddito, il cui finanziamento venga dalla fiscalità generale (come in tutta Europa) e che i minimi contrattuali siano inderogabili per Legge.
Queste proposte si reggono su un punto che riguarda la vita civile e democratica del Paese: la democrazia. L'autonomia e l'indipendenza dei metalmeccanici iscritti alla Fiom Cgil è sotto un attacco violento delle controparti a partire dalla Fiat: le discriminazioni nei confronti del maggiore sindacato si moltiplicano giorno dopo giorno. Assemblee negate, delegati non riconosciuti dalle imprese, licenziamenti discriminatori, tutto accade nell'indifferenza, ma alla democrazia non si può tappare la bocca per troppo tempo. I metalmeccanici, come i cittadini, come i giovani non possono più aspettare per questa ragione a Roma il 18 maggio la manifestazione nazionale sarà solo l'inizio.

martedì 2 aprile 2013

LE MELE CON LE PERE



Molti lavoratori giovedì scorso con lo sciopero hanno detto ancora una volta alla Fiat di non essere d'accordo con chi riduce loro il salario e aumenta poi i bonus, i dividendi e i premi, ai capi e ai quadri di questa Azienda.

Che non è più possibile una situazione in cui il sindacato lo sceglie l'Azienda piuttosto che i lavoratori; e che è indecente che chi come la Fim e la Uilm sottoscrive accordi peggiorativi, nega poi agli operai di votare ciò che viene firmato sulle loro teste.

Che è insopportabile una Rsa che non parla, che non denuncia, che non dice niente nemmeno quando firma una intesa con la Direzione aziendale che toglie alle maestranze il pagamento dei primi 2 giorni di malattia!

Come non è accettabile il comportamento di questa Direzione che discrimina con il ricatto le libertà e i diritti della Costituzione. Se scioperi, ti tolgo la possibilità dello straordinario al sabato. Questa è l'odiosa rappresaglia aziendale che ci viene raccontata dalle persone nei vari reparti dello stabilimento.

La scelta di Fiat e dei sindacati di ridurre gli spazi di democrazia dentro la fabbrica per trasformarla in una specie di caserma, a noi pare non c'entri nulla con quello che veramente servirebbe. Che è fare bene i trattori, al pari di garantire a chi li fa una condizione di vita e di lavoro libera e dignitosa.

I lavoratori che erano davanti ai cancelli chiedono questo. Vogliono lavorare, e tutti i santi giorni mettono molto di più della semplice presenza. Hanno a cuore questo stabilimento e il fatto che si rafforzi, ma chiedono di essere rispettati nella dignità.

Fino a che punto Fiat e sindacati del sì potranno non tener conto di tutto questo? Tutti sanno che se i lavoratori potessero esprimersi liberamente con il voto, boccerebbero sonoramente la Fim, la Uilm e i contratti che firmano.

Per dirne una, ci dicono che tra poco faranno le assemblee su Fasifiat. Ci chiediamo con che faccia vengono a parlarci di salute, quando hanno firmato accordi che lasciano senza retribuzione chi si ammala.

Non si tratta quindi di scambiare le mele con le pere come sostiene la Fim, ma della dignità dei soggetti che il sindacato dice di voler rappresentare. Del fatto che senza democrazia dentro ai posti di lavoro non c'è futuro, né per il sindacato (anche il loro...) né per le aziende, né tanto meno per i lavoratori. La fabbrica non può essere solo il luogo del profitto per una parte, e dei sacrifici per l'altra. Ma anche quello delle ragioni delle donne e degli uomini che attraverso il lavoro, la solidarietà e le lotte, costruiscono la loro condizione di vita. Insomma, il loro destino. Anche chi non c'era giovedì, dovrebbe riflettere su questo.

Jesi, 3 Aprile 2013                     La Rsu della Fiom Cgil

venerdì 29 marzo 2013

Fiat. Landini( Fiom): “La partecipazione alle assemblee in sciopero di oggi alla Cnh di Jesi dimostra il malcontento dei lavoratori per il Ccsl e la necessità di riaprire un confronto”



Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, ha così commentato lo sciopero di oggi alla Cnh di Jesi, che ha visto adesioni di circa il 60% dei dipendenti.

“La grande partecipazione alle assemblee in sciopero organizzate dalla Fiom-Cgil che si sono tenute oggi alla Cnh di Jesi (Ancona) dimostrano sia la necessità di riaprire un confronto con l'Azienda per cercare un accordo che punti sull'innovazione del prodotto, invece che sulla riduzione dei diritti, sia il malcontento delle lavoratrici e dei lavoratori della Fiat che, oltre a vedersi decurtare dalla loro retribuzione le assenze per malattia, hanno ricevuto un abbassamento del salario a causa del nuovo Ccsl, mentre lo stipendio di Marchionne continua ad aumentare.”
“La buona adesione allo sciopero dimostra anche che la Fiat non è riuscita, come ha provato a fare in tutti i modi, a far fuori la Fiom dalle sue fabbriche.”
“Parlando con i lavoratori e le lavoratrici della Cnh è nuovamente emersa la necessità di un cambio di direzione nelle politiche del Paese: l'assenza da troppo tempo di una politica industriale, infatti, rischia di far saltare l'intero sistema industriale italiano. Per questo, abbiamo ribadito – con il consenso dei lavoratori - la necessità di un confronto con le forze politiche e di una grande manifestazione nazionale a Roma a maggio che rimetta il lavoro al centro degli interventi del prossimo Governo.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 28 marzo 2013

mercoledì 27 marzo 2013

SCIOPERO ALLA FIAT CNH JESI


UN CONTRATTO A PERDERE

Care iscritte, cari iscritti, care lavoratrici e cari lavoratori,
Fim Uilm Fismic Ugl e Capi hanno sottoscritto con Fiat un accordo ponte sul salario dove i lavoratori
per il 2013 complessivamente si troveranno in busta paga meno soldi dell'anno scorso.

In cambio di un aumento di 40 euro medio sulla paga base per 12 mesi, vengono cancellati i 103,31
euro del premio di competitività che i lavoratori prendono da anni, e a Luglio non sarà elergito né
alcun saldo del Premio di Risultato (che in pratica non esiste più) né il Premio Straordinario di 600
euro dello scorso anno.
Da ultimo a partire dal mese di Aprile viene istituito un ”incentivo di produttività” legato alla
presenza che darà mensilmente ad ogni lavoratore 0,82 euro per ogni ora effettivamente lavorata.
Con l'esclusione dal computo dei ricoveri ospedalieri, delle malattie gravi, della maternità e
dell'allattamento, delle 10 ore di assemblea e dei permessi degli Rls. A titolo di esempio un
lavoratore che si assentasse una settimana per ferie o malattia si troverà il mese successivo una
decurtazione in busta paga di quasi 35 euro.

Mentre si riduce il salario di chi lavora, Fiat Industrial l'anno scorso ha realizzato guadagni per un
+31%, ha aumentato i dividendi agli azionisti, e proprio in questi giorni nel nostro stabilimento sta
distribuendo premi ai capisquadra per migliaia di euro.
Non bastasse l'Amministratore Delegato del Gruppo Sergio Marchionne quest'anno riceverà da Fiat
compensi pari a 7 milioni di euro. Questo mentre i lavoratori a Luglio andranno in ferie con 1300
euro ad andar bene.
Ricordiamo che chi diversamente come Wolkswagen investe, oltre a non licenziare pagherà
quest'anno ai dipendenti un premio di 7200 euro a testa.

Vergognoso è inoltre il fatto che Fim e Uilm negano ancora una volta alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto a votare le piattaforme e gli accordi che li riguardano. Addirittura ancora non sappiamo se e quando faranno un'assemblea per spiegarci cosa hanno firmato.

Tutto questo avviene in un contesto del gruppo dove la stragrande maggioranza dei lavoratori è fuori
dalle fabbriche, alle prese con le chiusure o con le procedure di Cassa Intergrazione (quanto frmato
non dà un solo euro ai lavoratori in Cig) di cui non si vede la fne. Una situazione voluta e studiata a
tavolino dall'azienda per fare piazza pulita di investimenti, diritti e salari delle lavoratrici e dei
lavoratori. Una condizione che rende molto complicato organizzare una mobilitazione generale di
tutti i lavoratori della Fiat capace di cambiare nell'immediato l'accordo.

Nonostante questo, come delegati della Fiom pensiamo che non possiamo smettere di indignarci.
Pena l'indifferenza e la rassegnazione delle persone che incontriamo tutti i giorni in fabbrica.
Riteniamo così necessario organizzare una risposta che dica ai lavoratori quello che accade sulla loro
pelle, e che allo stesso tempo indichi una via per provare a cambiare la situazione. Le crisi passano,
ma i danni prodotti dagli accordi scritti sotto dettatura dai sindacati complici restano.

E poi in ultimo, come non vedere quello che accade in fabbrica? L'altissimo numero di incompleti è
solo un esempio di un'azienda allo sbando che scarica sui Par dei lavoratori la sua incapacità ad
organizzare il lavoro come si deve. E a questo bisogna aggiungere lo spettacolo indegno di una RSA
di stabilimento che ormai da tempo non sa che pesci pigliare e tiene i lavoratori all'oscuro di tutto.
Venerdì scorso l'azienda ha comandato i lavoratori dell'offcina 2 a rimanere a casa senza che ci
fosse nemmeno un volantino sindacale in bacheca che spiegasse il perchè, quali i reparti interessati,
e come sarebbe stata coperta la giornata.

La Fiom continua a pensare che il lavoro a Jesi si tiene a partire dalla difesa dei diritti, dei salari, delle
libertà sindacali e della dignità di chi lavora. L'estensione del modello Pomigliano a tutto il gruppo
non solo ha cancellato anni di conquiste operaie ma non ha creato nemmeno lavoro. Oggi quello
che serve è riaprire un tavolo con tutte le organizzazoni sindacali che rimetta al centro piano
industriale, occupazione, democrazia, salario, orario e sicurezza.

PERTANTO:    

PER DIRE QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO


Giovedì 28 Marzo 2013

1 ORA E MEZZA
DI ASSEMBLEA IN
SCIOPERO

PER IL  LAVORO,PER IL SALARIO, PER I DIRITTI

saranno presenti il segretario generale della Fiom
Maurizio Landini
il coordinatore Fiom gruppo Fiat
Michele Di Palma
e il segretario regionale Fiom Marche 
Giuseppe Ciarrocchi

ritrovo davanti ai cancelli

lo sciopero si terrà nei seguenti orari:

mattino e centrale  dalle 9,30 alle 11,00
pomeriggio dalle 14,00 alle 15,30
notturno dalle 21,00 alle 22,30

invitiamo le lavoratrici e i lavoratori alla massima partecipazione!


Jesi, 26 Marzo 2013                                                   La Rsu della Fiom Cgil