domenica 29 aprile 2012
giovedì 26 aprile 2012
COMUNICATO RSU FIOM
La Fiom Cgil informa le lavoratrici e i lavoratori che nei giorni 30 Aprile, 2 e 3 Maggio dalle 12:00 alle 14:00; dalle 16:00 alle 17:30; dalle 21:00 alle 22:00, presidieremo con un Camper i cancelli dello stabilimento per dare la possibilità a iscritti e simpatizzanti di eleggere i delegati della Fiom che saranno poi nominati a rappresentarVi all'interno della fabbrica.
Questo in attesa che il Tribunale di Ancona si pronunci sul ricorso da noi presentato in merito al comportamento antisindacale di Fiat, che nega ai suoi dipendenti il diritto a scegliere liberamente l'organizzazione sindacale alla quale appartenere, e a eleggere democraticamente i propri rappresentanti sindacali in fabbrica.
Nella stessa mattinata di Lunedì 30 Aprile dalle ore 12:00 alle 12:30 per chi fa il 1° turno e dopo le 13:00 per chi esce, al seggio Fiom sarà presente il segretario regionale Giuseppe Ciarrocchi che assieme ai delegati terrà una mini-assemblea fuori dei cancelli per spiegare ancora una volta le nostre ragioni e del perchè abbiamo intenzione su questa battaglia di andare sino in fondo.
Vi comunichiamo inoltre che la mattina di Sabato 28 Aprile siete tutti invitati a partecipare a Jesi in Piazza della Repubblica alle ore 10:00 al Presidio che organizzeremo per denunciare alla città e al territorio quando accade dentro le fabbriche della Fiat! E del perchè reprimere i diritti e le libertà di chi lavora, non centri nulla con ciò che facciamo bene da oltre 40 anni: costruire trattori.
Come potete vedere e come spesso è accaduto, non abbiamo intenzione di stare con le mani in mano. Ma di batterci per quel diritto sacrosanto che è la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici dentro ai luoghi di lavoro. Anche chi come la Fiom non è d'accordo deve avere ragione di esistere, se così non è, non neghi solo la democrazia dentro al posto di lavoro, la neghi nel Paese e trasformi la fabbrica in una caserma.
La libertà di chi lavora e del sindacato, diventa allora il presupposto fondamentale per difenderti poi in fabbrica sui ritmi, sugli orari, sulle pause, sul salario e sulla difesa del posto di lavoro. Sul fatto di poter vedere rispettata la tua dignità di persona che lavora!
NON PARTECIPARE AD UNA VOTAZIONE “FARSA” DOVE E' LA FIAT CHE SCEGLIE CHI IN FABBRICA RAPPRESENTA I LAVORATORI! SOSTIENI I CANDIDATI DELLA FIOM CGIL!
Jesi, 26 Aprile 2012 La Rsu della Fiom Cgil
lunedì 23 aprile 2012
ECCO PERCHE' NON DOBBIAMO VOTARLI
Se non può considerarsi democratica una votazione che esclude il sindacato maggiomente rappresentativo della Fiom Cgil, meno che mai il vero scopo della “farsa” è eleggere nuovi rappresentanti sindacali in fabbrica. Ciò che più sta a cuore alla “combriccola aziendalista”, ma in particolar modo alla Fiat, è il consenso dei lavoratori rispetto al nuovo CCSL che cancella il contratto nazionale, nega i diritti, e dove senza ritegno è stato impedito ai lavoratori di poterlo votare, nonostante in 20.000 ne avessero chiesto il Referendum.
Vi diranno così di andare a votare (magari per il Capo!), pensando in questa maniera di legittimare le loro politiche antisindacali e antidemocratiche, per poter poi dire che in fabbrica va tutto bene, e che il dissenso della Fiom e dei lavoratori sul CCSL è stato debellato.
A condire il tutto c'è poi un'altra straordinaria novità del Contratto Fiat! Il fatto che l'Azienda voglia sedere lei stessa dentro la saletta sindacale, facendosi lei stessa “sindacato”, candidando così gli obbedienti e sempre devoti Capi e Quadri Fiat! E se a tutto ciò aggiungiamo lo spettacolo indegno che le tre “pecorelle” di Fim Uilm e Fismic hanno offerto in questi primi 4 mesi dell'anno, è chiaro a tutti che quello che oggi viene messo inequivocabilmente in discussione, è l'esistenza o meno in fabbrica di un sindacato che autonomamente e democraticamente difenda veramente i lavoratori ed il lavoro a Jesi. Anche rispetto a questo, ai lavoratori va detto chiaramente che non è con le logiche filo-aziendali che ci propongono questi signori, che si difendono i trattori a Jesi! Al massimo si difende qualche “orticello”!!
Se non credi alla “favola” che a difendere i tuoi diritti possa essere il tuo capo o un qualsiasi altro responsabile aziendale; o chi come la Fim, la Uilm o il Fismic che hanno spudoratamente mentito raccontandoci che Pomigliano era un'eccezione!
SOSTIENI E VOTA UN SINDACATO DEI LAVORATORI
E NON DELL'AZIENDA
vota ai cancelli i candidati della Fiom Cgil
P.s. Care lavoratrici e cari lavoratori, questa sera alle ore 21.15 ci ritroveremo tutti alla Camera del Lavoro di Jesi per discutere di tutto questo e per difendere la nostra dignità e i nostri diritti. Raccomandiamo la massima partecipazione di voi tutti.
Jesi, 23 Aprile 2012 La Rsu della Fiom Cgil
domenica 22 aprile 2012
“Il furto della democrazia nelle fabbriche
della Fiat”
Il furto è quello relativo ai diritti dei lavoratori il nuovo accordo per il settore
Fiat Auto e Fiat Industrial dopo la fuoriuscita della Fiat da Confindustria ha
di fatto annullato l’istituto del contratto nazionale, rendendo i dipendenti
del gruppo Fiat ‘diversi’, con diritti e doveri differenti da qualunque altro
lavoratore metalmeccanico. I 18 turni, le 120 ore di straordinario obbligatorio
che portano a 200 le ore annue di straordinario possibili, il taglio di 10
minuti di pausa, la pausa mensa spostata a fine turno, il mancato pagamento di
almeno due giorni di malattia in caso di assenze superiori al 3,5% sullo
stabilimento, sono ora tutti possibili senza alcuna contrattazione. Un accordo
che limita il diritto di sciopero e trasforma i delegati sindacali in
‘controllori’ delle regole per conto dell’azienda”. Una
contrazione dei diritti e dell'agibilità sindacale, che si
ripercuote sui ritmi di lavoro dentro gli stabilimenti e che, soprattutto,
limita l’informazione dei lavoratori e la libera azione sindacale sancita dalla
nostra Costituzione. “Perché l’altro furto è proprio quello delle libertà
sindacali. Al sindacato non firmatario si impedisce di presentare propri
candidati alle elezioni delle Rsa, come accadrà nei prossimi giorni alla CNH di
Jesi. Ma come Fiom troveremo il modo per far sentire la nostra voce.
Jesi,23 aprile 2012 La RSU FIOM CNH
«Si ritorna a prima degli scioperi del '44»
«Guarda che io sono giovane, non avevo l'età per partecipare direttamente alla lotta partigiana anche se lassù in Friuli ne ho visti mica pochi di combattimenti». Così si racconta Antonio Pizzinato per spiegare non è "presidente" ma "presidente onorario" dell'Anpi in Lombardia. In effetti è giovanissimo, ha uno sguardo da ragazzino con quegli occhi chiari che sprizzano intelligenza e catturano l'interlocutore. Classe 1932, primogenito di sette figli in una famiglia contadina, Antonio ha cominciato a lavorare come garzone. A Milano si è trasferito nel '47 per fare l'operaio alla Borletti ed è del '47 la sua prima tessera Fiom, a cui seguì dopo un po' di tempo quella al Pci. Tra qualche giorno festeggerà la sua sessantacinquesima tessera Cgil. A fine anni Cinquanta fu inviato a Mosca per frequentare corsi universitari di economia e sociologia prima di far ritorno nella sua patria adottiva, Sesto San Giovanni dove ancora vive, per dirigere prima la sezione della Fiom, quindi la Fiom di Milano e la Camera del lavoro. Nel 1986 è stato eletto segretario generale della Cgil. La sua carriera politica inizia - ammesso e non concesso che fare sindacato, come ha l'ha fatto lui, non fosse far politica - nel '92 come deputato Pds e poi senatore per altre due legislature. Sottosegretario, naturalmente al lavoro, nel primo governo Prodi e nel 2005 vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro. L'ultimo congresso dei Ds l'ha vissuto all'opposizione: Pizzinato si è schierato contro lo scioglimento che avrebbe dato vita al Pd.
Tra i tanti impegni che ha come presidente "onorario" dell'Anpi Lombardia, Pizzinato trova anche il tempo per partecipare alle riunioni degli "Amici e amiche della Fiom", un'associazione che ha contribuito a costruire. Come sempre è attento ai cambiamenti della struttura del lavoro, delle soggettività e del rapporto con la politica. In questa conversazione parliamo dell'oggi in relazione al passato, agli anni Cinquanta e alle successive conquiste del movimento operaio che oggi vengono progressivamente cancellate da un padronato arrogante e da una politica distratta, quando non complice.
Antonio, si sta tornando indietro?
C'è un aspetto centrale non chiarito fino in fondo: è in atto una strategia pericolosa per la democrazia. Si comincia con i contratti separati, si prosegue con il cosiddetto accordo di Pomigliano, la disdetta del contratto unitario dei meccanici del 2008, la cancellazione del contratto nazionale sostituito alla Fiat ormai fuori da Confindustria con un contratto aziendale, poi Federmeccanica che lancia i suoi editti contro la Fiom. Il fine è la cancellazione del contratto nazionale e della rappresentanza sindacale democratica. La Fiat, come sempre, fa scuola e intanto lavora per estendere il suo modello contrattuale aziendale a tutta la componentistica, cosicché cominciano a saltare altri contratti di categoria, nella gomma come nella plastica. Il culmine si tocca con la cancellazione della Fiom a cui vengono negati i rappresentanti, l'agibilità nelle fabbriche, le salette sindacali e le bacheche, le trattenute delle quote degli iscritti da parte dell'azienda.
È un film che hai già visto. Senti puzza di anni Cinquanta?
Negli anni Cinquanta c'erano i reparti confino, certo, alla Falk come a Mirafiori; c'erano discriminazioni nei nostri confronti, avevamo una vita grama, ma non si era al punto a cui si è giunti oggi. Io ero in commissione interna alla Borletti, avevamo la nostra saletta e le bacheche anche se non ci facevano partecipare alle trattative. C'erano aziende che pagavano lo stipendio ai lavoratori licenziati per rappresaglia ma non li facevano lavorare. Ci vollero sette mesi di lotta per farli rientrare al lavoro. A fare sindacato nelle fabbriche spesso erano proprio lavoratori licenziati per rappresaglia. Dalle lotte di quegli anni nacque la legge del '66 sulla giusta causa nei licenziamenti, nel '70 arrivò lo Statuto dei lavoratori e nel '74 un'altra legge ricostruì la carriera dei licenziati per rappresaglia nel settore privato. Erano centomila i licenziati per rappresaglia, di cui quarantamila nel pubblico: si trattava di partigiani cacciati dalla polizia, dall'esercito, dalle ferrovie. Pensa che solo nel 2001 siamo riusciti a mettere in regola anche loro, cioè ad applicare la Costituzione con trent'anni di ritardo.
Come affrontavate i disagi in cui eravate costretti a operare?
Intanto c'era una grande solidarietà umana esterna alla fabbrica, quella solidarietà che non sempre trovavi nei reparti per il ricatto continuo a cui erano sottoposti gli operai. Noi alla Borletti facevamo anche produzione militare, per esempio le spolette per la Nato. Allora il padrone, che era anche vicepresidente della Confindustria, lanciò un appello a non votare per la Fiom: se vincono quelli lì, diceva, perdiamo le commesse e i seicento lavoratori a termine - c'erano anche allora - non avranno il rinnovo del contratto. C'era la lettera dell'ambasciatrice americana Clare Boothe Luce che chiedeva di ripulire le fabbriche dai comunisti e militanti della Cgil e c'era Valletta che alla Fiat faceva il lavoro sporco. Noi giravamo i quartieri e i paesi e trovavamo la solidarietà dei lavoratori, delle famiglie, dei cittadini. Tra il '56 e il '57 cominciammo a riconquistare i nostri diritti, con fatica, pazienza e tante lotte, ma grazie anche alla coscienza delle grandi masse sulle condizioni dei lavoratori. La svolta vera arrivò con la lotta degli elettromeccanici nel biennio '59-'60.
Come è cambiato il lavoro negli anni Cinquanta?
Con l'arrivo delle macchine automatiche, le catene e i tappeti di montaggio. I professionali hanno lasciato il posto agli operai di linea che lavoravano a ritmo costante. In Lombardia gli abitanti aumentarono di due milioni, arrivarono immigrati da tutto il paese, cambiò la condizione umana. Io ero al reparto esperienze e prove ma avevo di fronte le operaie alla catena che non potevano lasciare il posto neanche per andare a fare pipì, erano costrette a fingere lo svenimento per poter andare in infermeria e, finalmente, al gabinetto. Così c'inventammo le pause. Poi capimmo che la pipì non si può fare tutti insieme a comando, quando scappa scappa. Allora ci inventammo i sostituti che consentivano agli operai di assentarsi senza dover fermare la linea. Le pause, definite in rapporto alla velocità delle linee e dunque alla cadenza, furono assunte nel contratto del '57. Nel '62 entrarono nel contratto con l'Intersind dopo gli scioperi all'Alfa, contratto che anticipò quello con Confindustria mentre alla Fiat ci vollero altre lotte per strappare il diritto alle pause e ai sostituti. Capisci come posso reagire sentendo che la Fiat impone riduzioni delle pause mentre si intensificano i ritmi di lavoro?
Persino la mensa, nel contratto Fiat, è posticipata a fine turno e può essere negata in caso di straordinari.
Lo sai che il diritto alla mensa fu conquistato con gli scioperi del '44, quando fu emesso un decreto prefettizio per la provincia di Milano? Solo negli anni '60 diventò legge generale e nel '70 divenne un diritto contrattuale, ma anche in questo caso perché venisse accettato dalla Fiat furono necessari altri scioperi. Adesso, con la mensa a fine turno e solo se non ci sono esigenze superiori si è tornati a prima del '44.
Quali arretramenti nel campo dei diritti ti colpiscono di più?
Mi ferisce la messa in discussione del rispetto per la persona umana. La riduzione dei diritti fisiologici degli operai cancella la dignità delle persone, diventi in tutto e per tutto subalterno, persino per la merce c'è un rispetto maggiore che per chi lavora. In una fase in cui il cambiamento è più dirompente che negli anni Cinquanta servirebbe un rapporto completamente diverso, partecipato, rispettoso verso chi presta la sua opera mentre si pretende di umiliare gli operai. I cambiamenti strutturali e nell'organizzazione stanno frantumando il lavoro con l'esplosione di appalti, terziarizzazioni e la moltiplicazione delle forme contrattuali, cosicché non esiste più il contratto unico e a parità di prestazione lavorativa non c'è parità di trattamento, orari, salari, diritti, sicurezza. C'è da rabbrividire se si pensa che il primo contratto nazionale firmato dalla Fiom alla Fiat data 1906, mentre nel 2012 si cancella il contratto nazionale di categoria.
All'attacco ai diritti a chi lavora si affianca l'attacco ai diritti sindacali, con l'organizzazione più rappresentativa che viene espulso dalla Fiat.
Mentre nel pubblico impiego la rappresentanza sindacale è garantita da una legge con regole condivise e c'è la possibilità di promuovere referendum, la stessa cosa non siamo riusciti a garantirla nei settori privati. Ricordo che nel luglio del '99 avevamo portato nelle aule parlamentari una legge, relatore Gasperoni, sulla rappresentanza e avevamo approvato 9 capitoli su 12. Poi D'Alema se ne dimenticò e neanche si presentò, la destra lasciò l'aula e non se ne fece mai più niente. Da qui, da una legge sulla rappresentanza e la democrazia bisogna ripartire subito, perché vengono rimessi in discussione lo Statuto dei lavoratori e la Costituzione.
Di rotture sindacali ne hai già conosciute altre, drammatiche, sessant'anni fa. Come si può ricostruire oggi un rapporto con la Fim e la Uilm che procedono come treni ad alta velocità sulle nuove regole antidemocratiche imposte dal padrone e sostenute dalla politica?
Come negli anni Cinquanta, quando con pazienza costruimmo unitariamente nuove relazioni partendo proprio dalle condizioni materiali dei lavoratori, partendo dai problemi concreti come il diritto a fare la pipì quando ti scappa. Questa è la strada da seguire per ricostruire l'unità dal basso. Non penso solo alla fabbrica o al cantiere navale: prendi un ospedale: prima c'era il contratto unico mentre ora le pulizie, la mensa, il pronto soccorso, persino molti servizi medici sono appaltati. Ci muoviamo nella giungla. Si vogliono far passare i contratti alle condizioni previste nei paesi d'origine dei dipendenti degli appalti, come è stato fatto (dall'allora ministro di centrosinistra Burlando, ndr) nelle navi per il personale viaggiante. Insisto sulla necessità di riconquistare il contratto unico e la rappresentanza unica dei lavoratori.
Negli anni Cinquanta i lavoratori della Fiom erano discriminati ma avevano un forte sponda, una rappresentanza politica. C'era il Pci di Pugno e Garavini. Oggi il Pd di Torino ha nominato resposabile per il lavoro l'ex segretario del Fismic, che altro non è che il Sida inventato da Valletta e successivamente ribattezzato.
C'è un non rapporto tra le forze politiche e i mondi del lavoro, soprattutto con alcuni di questi mondi. L'assenza di attenzione ai problemi e alle condizioni di chi lavora pesa sul piano politico e istituzionale. La maggior parte dei lavoratori sta in aziende con meno di 10 dipendenti e non trova interlocuzioni con la politica. Sapessi quanti giovani mi fermano sul metrò o alle riunioni dell'Anpi per parlare di quello che non riescono a discutere in alcuna sede: il lavoro. Del resto, la discussione in atto in parlamento per modificare le leggi che regolano il mercato del lavoro è illuminante sulla distanza della politica dalla vita dei lavoratori. C'è da dire che la frantumazione del lavoro contribuisce a cancellare ogni forma di rappresentanza. Urge un salto di qualità politico-culturale all'altezza della situazione che sta cambiando e richiede nuove norme, nuove regole, nel rispetto della dignità del lavoratore.
Per parlare ai lavoratori la Fiom è costretta a mettere le tende o i camper davanti alle aziende in cui le è impedita l'attività sindacale.
Io penso che non siano sufficienti i camper: il sindacato dovrebbe fare i turni per tenere aperte le sedi nei paesi e nei quartieri fino alle dieci di sera, restituendo ai lavoratori e ai cittadini del territorio un luogo aperto in cui incontrarsi, discutere, ricostruire obiettivi unitari. Le sedi sindacali devono essere case comuni.
mercoledì 18 aprile 2012
PER LA DEMOCRAZIA
E' democratica una consultazione che esclude il sindacato maggiormente rappresentativo?
Nei prossimi giorni Fim, Uilm, Fismic e Associazione Capi e Quadri vi chiederanno di votare i loro candidati in un rinnovo della RSA che è contro ogni principio democratico della storia di questo Paese. Hanno infatti deciso assieme alla Fiat l'esclusione dell'organizzazione sindacale che con il 52% vanta il maggior numero di consensi tra i lavoratori all'interno dello stabilimento: la Fiom Cgil.
Per questo nelle stesse giornate organizzeremo una contro-elezione ai cancelli della fabbrica presentando una lista di nostri candidati tale da dare la possibilità agli iscritti e ai simpatizzanti di sostenere la Fiom, di votare i suoi rappresentanti, e di difendere la democrazia e i diritti sindacali dentro ai luoghi di lavoro. Tutto ciò in attesa che il tribunale di Ancona emetta una sentenza sulla antisindacalità o sull'anticostituzionalità del CCSL Fiat.
Dopo che ci hanno impedito di votare con un referendum il Contratto Fiat, dopo che ci impediscono di presentare la nostra lista e di votare i nostri rappresentanti sindacali, cercano adesso la legittimazione dei lavoratori e dell'accordo capestro che hanno siglato con la Fiat. Dopo il danno la beffa!
Per questo diciamo NO a chi nega alle lavoratrici e ai lavoratori il loro diritto a scegliere liberamente
il sindacato e i rappresentanti che vogliono! Non accettiamo di votarli e sosteniamo invece
con il voto i candidati della Fiom Cgil!
Jesi, 19 Marzo 2012 La Fiom Cgil
lunedì 16 aprile 2012
Per la difesa dell'art.18, dei diritti, e della dignità nei posti di lavoro.
Ancona, 16 aprile 2012 - Protesta dei lavoratori contro la riforma del lavoro e con la nuova formulazione dell'art. 18: dopo un sit in davanti al casello di Ancona nord, un migliaio di manifestanti della Fiom-Cgil sono entrati nell'autostrada A14. Chiusi, per circa un'ora, per i tratti tra Senigallia e Ancona nord in direzione di Pescara e tra Ancona sud e Ancona nord in direzione di Bologna.
I manifestanti hanno fatto esplodere petardi e fumogeni e intonando slogan contro il ministro Elsa Fornero e contro la riforma del mercato del lavoro: ''l'art. 18 non si tocca''. La zona e' presidiata da agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza in assetto antisommossa. Il casello era gia' stato chiuso in uscita, cosi' come gli accessi dalla SS 76.
Secondo il segretario regionale della Fiom Cgil Giuseppe Ciarrocchi, ci sono dipendenti dei cantieri navali e delle aziende metalmeccaniche della Vallesina. Uno striscione di una decina di metri con la scritta ''Manifestamente insussistenti'' apre il corteo, che e' scortato dalle forze di polizia.
''La scritta - spiega Ciarrocchi - fa riferimento alla nuova formulazione dell'art. 18 e alle motivazioni per il reintegro, ma soprattutto al ruolo dei lavoratori sempre piu' marginalizzati e 'inesistenti''
venerdì 13 aprile 2012
COMUNICATO RSU FIOM JESI
DOPO IL GRAVE ATTACCO ALLE PENSIONI
A DIFESA DELL' ARTICOLO 18
E PER UNA VERA RIFORMA DEL MERCATO DEL
LAVORO CHE ESTENDA I DIRITTI E LE TUTELE
LA FIOM DI ANCONA PROCLAMA
LUNEDI' 16 APRILE 2012
4 ORE E MEZZO DI SCIOPERO
1' turno: 8.30-13.00
centrale: 8.30-12.30/ultima mezz'ora
pomeriggio: 16.30-21.00
notturno: 00.30-5.00
Assieme ai lavoratori di Ancona, Jesi e
Ancona Sud ci ritroveremo a manifestare al casello autostradale di
Castelferretti. Per arrivarci alle ore 8.30 davanti ai cancelli dello
stabilimento avremo a disposizione un pullman che
ci porterà al punto di ritrovo previsto
per le ore 9 al centro Commerciale Gigolè, poco distante dall'imbocco
autostradale.
Informiamo inoltre i lavoratori e le
lavoratrici che alle ore 17 dello stesso giorno ci ritroveremo con tutti coloro
che vorranno partecipare alla Camera del
Lavoro di Jesi con il segretario regionale Giuseppe Ciarrocchi e i delegati per discutere
insieme la lista di candidati che la Fiom intende presentare al prossimo
rinnovo RSA annunciato dalle altre organizzazioni sindacali.
SOLO SE PARTECIPI DIFENDI LA
DEMOCRAZIA E I TUOI DIRITTI!
Jesi, 13 Aprile 2012 La
Rsu della Fiom Cgil
giovedì 12 aprile 2012
FIAT
Voto “farsa” per le Rsa
Il 12 aprile nella Fiat di Cassino si sono svolte le elezioni delle Rsa,sulla base del regolamento
definito dalle organizzazioni sindacali firmatarie del CCSL con Fiat.
Quel regolamento ha negato la partecipazione della Fiom-Cgil
Quindi i lavoratori non hanno potuto liberamente scegliere il sindacato e i rappresentanti che
volevano.
Per effettuare le elezioni Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno utilizzato tre ore di assemblea retribuite.
Non si è fatto discutere e votare i lavoratori sul contratto, sull’art.18, sulle pensioni, sulle
prospettive di Cassino, sui nuovi modelli, sul futuro dello stabilimento, ma si è utilizzato il diritto
individuale all’assemblea solo per effettuare una farsa e uno scempio della democrazia.
La Fiom ha presentato la sua lista ai lavoratori e alle lavoratrici e ha organizzato il voto
davanti ai cancelli.
Alla Fiat di Cassino
ben 965 lavoratrici e lavoratori, su 3842 dipendenti hanno votato liberamente la
lista della Fiom.
Nelle elezioni Rsu del 2009 la lista della Fiom aveva raccolto 546 consensi
Alla Magneti Marelli Industrie Plastica di Cassino il 50% dei lavoratori hanno
votato la lista della Fiom
La Fiom ringrazia i lavoratori e le lavoratrici per il coraggio dimostrato nel votare
la lista Fiom in barba alle pressioni delle organizzazioni sindacali acquiescenti e
alle intimidazioni messe in atto dalla Fiat .
Questo voto dimostra che la Fiat e le Organizzazioni sindacali firmatarie del CCSL
non hanno il consenso che sbandierano.
La Fiom forte del consenso continua la sua battaglia per riportare la libertà sindacale e la
democrazia nelle fabbriche Fiat.
Cassino, 12 aprile 2012
Fiom Nazionale, Fiom Lazio, Fiom Frosinone
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