domenica 18 settembre 2011
giovedì 15 settembre 2011
LETTERA ALLE LAVORATRICI E AI
LAVORATORI DELLA CNH JESI
Care compagne cari compagni, care lavoratrici e cari lavoratori.
Nell'ultimo incontro l'Azienda ci ha comunicato che non darà nessun euro ai suoi lavoratori,
sia in relazione al mancato saldo PdR di Luglio che ai sabati di straordinario. Insomma i
soldi ci sono e anche tanti, ma non per gli operai.
La RSU della Fiom Cgil appena due giorni fa ha proposto a CNH una via d'uscita
temporanea rispetto alla difficile situazione creatasi sulla questione del salario aziendale, e
che la riuscita degli scioperi dei giorni scorsi ha ampiamente messo in luce:
una richiesta di 100 Euro aggiuntivi a Sabato per ogni lavoratore, capace di rispondere sia
alle esigenze produttive di Fiat (4 o 5 i sabati di straordinario fino a Dicembre) che a quelle
dei lavoratori che avrebbero ricevuto un maggior salario.
Soldi comunque staccati dal mancato saldo PdR, vertenza che rimane dal nostro punto di
vista aperta e che intendiamo portare avanti.
Con l'ennesimo NO e senza nemmeno una contro-proposta si è passato davvero il limite
della decenza, essenzialmente per due motivi di fondo:
– se tu Azienda dai 7000 euro ai Capi per i risultati raggiunti e agli operai dici che c'è
la crisi, a noi pare che il discorso non fili per niente, troviamo infatti tutto ciò
ingiusto oltre che provocatorio. La crisi non può esserci solo per qualcuno, o c'è per
tutti o non c'è per nessuno!
Tra l'altro se la matematica non è una opinione, con i 7000 euro dati ad un solo capo,
si sarebbe potuto tranquillamente riconoscere il corrispettivo da noi richiesto in
cambio per un sabato straordinario a 70 operai!
– I 5000 euro persi in busta paga dai lavoratori negli ultimi 2 anni hanno pesantemente
abbassato il nostro potere d'acquisto e peggiorato la qualità delle nostre vite.
Nel momento in cui finisce la Cassa Integrazione e si comanda lo Straordinario,
troviamo giusto che una parte di quei soldi rientrino nelle nostre tasche.
Noi la nostra crisi l'abbiamo già pagata, è ora che paghi qualcun altro!
In conclusione Fiat non ascolta ciò che dicono i suoi lavoratori ed è per questo che ci
dobbiamo far sentire tutti e con più forza Sabato mattina davanti ai cancelli della fabbrica a
bloccare uno straordinario che porta soldi solo agli azionisti, ai manager, a capi e capetti,
e a qualche servo sciocco!
DOMANI MATTINA, SABATO 17 SETTEMBRE,
TUTTI DAVANTI AI CANCELLI DELLA FABBRICA
PER DIFENDERE IL SALARIO E LA NOSTRA DIGNITA'!
Alla manifestazione sara' presente il Segretario della FIOM-CGIL Marche
GIUSEPPE CIARROCCHI
Jesi, 16 Settembre 2011 La Rsu della Fiom-Cgil
martedì 13 settembre 2011
COMUNICATO STAMPA
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Finanziaria. Landini (Fiom): “Ci appelliamo a tutte le forze politiche per lo stralcio dell’Art. 8. Chiediamo al Presidente Napolitano di non firmare la legge”
Il Segretario generale della Fiom-Cgil Maurizio Landini, ha rilasciato in serata la seguente dichiarazione.
“L’Art. 8 della Finanziaria è un attentato ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori perché consente ai contratti aziendali o territoriali di derogare ai Ccnl e alle leggi.”
“E’ un tentativo eversivo di sconvolgimento del diritto del lavoro e della nostra Costituzione.”
“Si arriva al paradosso che alla Fiat, condannata per comportamento antisindacale dal tribunale di Torino, il Governo regala una legge su misura che sancisce la validità retroattiva di tali comportamenti e di tali accordi.”
“L’Art. 8 presenta anche diversi aspetti di incostituzionalità e per questo è necessario che venga stralciato e non sia convertito in legge.”
“Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché sostengano in Parlamento e nel Paese tale posizione.”
“Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in quanto garante della nostra Carta Costituzionale, non firmi una legge in contrasto con i principi costituzionali.”
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Roma, 13 settembre 2011 |
lunedì 12 settembre 2011
SALARIO E' DIGNITA' - SCIOPERO ALLA CNH JESI
Oggi
12 Settembre 2011, la RSU FIOM-CGIL e FIM-CISL della CNH Jesi ha
proclamato e domani ripeterà, 1 ora di Sciopero in Assemblea per
ogni turno lavorativo per chiedere a Fiat la riapertura a livello di
Gruppo della trattativa sul Saldo del Premio di Risultato 2011,
relativo ai guadagni del 2010, non elargito alle maestranze per il
secondo anno consecutivo dall’ Azienda sulle buste paga di Luglio.
Lo
sciopero (in concomitanza con l’Audit WCM) manifesta
l’insostenibile condizione venutasi a creare nelle buste paga delle
lavoratrici e dei lavoratori dove 2 anni di crisi sono costati 5000
euro ognuno tra Cassa Integrazione e mancato Premio.
E’
inoltre inaccettabile e ingiusto che a fronte degli enormi guadagni
di CNH nel 2010, dei dividendi elargiti agli azionisti, dei Premi dai
4000 ai 7000 euro dati a Capi e Preposti in azienda, non ci sia un
solo euro per le lavoratrici e i lavoratori che per primi hanno
permesso col loro impegno e col loro sacrificio l’uscita dalla
crisi, e che da anni tutti i giorni mandano avanti la fabbrica.
Le
lavoratrici e i lavoratori di CNH Jesi ritengono fondamentale per la
loro dignità di donne e di uomini la rimessa al centro della
questione salariale in Fiat.
venerdì 2 settembre 2011
SALARIO
Il 12 e il 13 di Settembre si terrà nello stabilimento jesino uno dei più importanti Audit WCM degli ultimi anni, quello che a detta della stessa Azienda, ci spianerebbe la strada al “Silver”, la tanto osannata medaglia d'argento, tappa fondamentale per le prospettive future dello stabilimento.
Tutto ciò grazie ai sacrifci, al saper fare, e alla dignità dimostrata da operai e operaie che quotidianamente in questi anni nonostante la crisi, hanno mandato avanti la fabbrica e che l'Azienda poi, mal ripaga con bassi salari.
La busta paga di un lavoratore dello stabilimento Fiat CNH di Jesi a Luglio scorso, solitamente la più alta dell'anno, in molti casi non ha superato i 1500 euro: è stata insomma una delle più basse degli ultimi anni. Due anni e mezzo di crisi, tra giornate di Cigo e di mancato pagamento per intero del Premio, sono costate ad ognuno di noi attorno ai 5000 euro.
Allo stesso tempo nel 2011, grazie ai risultati del 2010, l' Azienda ha conseguito utili, distribuito dividendi, e elargito super premi – da 4 mila euro in su – ai Professional; scelta odiosa quanto ingiusta. Insomma, i soldi ci sono, ma non per chi suda.
E' per questo che la RSU della Fiom Cgil, le lavoratrici e i lavoratori della Fiat CNH di Jesi, chiedono a Fiat Industrial la riapertura a livello di Gruppo di una trattativa con le Organizzazioni Sindacali sul mancato pagamento del Saldo del Premio di Risultato 2011 a Luglio di quest'anno, elemento dal nostro punto di vista centrale e irrinunciabile, l'unico capace di rimettere al centro la questione del salario diventata negli anni per i lavoratori insostenibile e motivo di enorme scontento, tra l'altro già manifestato nelle ore di sciopero di Giugno e Luglio che
non abbiamo intenzione di far cadere nel dimenticatoio.
In tutta chiarezza, non escludiamo quindi possibili iniziative sindacali nelle giornate dell'Audit Aziendale del 12 e del 13 Settembre prossimi, se non dovessero venire da parte di Fiat riposte serie e esaustive in merito.
Jesi, 5 Settembre 2011 La Rsu della Fiom Cgil
PRESIDIO DAVANTI AI CANCELLI DELLA FABBRICA
Informiamo le lavoratrici e i lavoratori che il giorno 6 Settembre, in occasione dello Sciopero Generale di tutte le categorie indetto dalla CGIL contro le scellerate scelte del Governo in materia economica, presidieremo fin dal mattino presto i cancelli dello stabilimento Fiat Cnh JESI, per poi recarci in Ancona alla Manifestazione.
Invitiamo tutti alla massima partecipazione sin dalle prime ore dell'alba, per difendere la democrazia, i diritti, la libertà e il lavoro. La RSU è inoltre disponibile a prendere i nomi di coloro che volessero raggiungere Ancona con i pullman messi a disposizione dal nostro sindacato.
Jesi, 2 Settembre 2011 La Rsu della Fiom-Cgil
mercoledì 31 agosto 2011
Non era mai successo che, per decreto legge, un governo provasse a cancellare il Contratto nazionale di lavoro e regalasse alle imprese la libertà di licenziare in deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Non era mai successo che un governo facesse una legge “ad aziendam” e contro un sindacato, “la Fiom” a favore della Fiat violando princìpi costituzionali e la Carta europea dei diritti dell’uomo.
Non era mai successo che un Governo spostasse ad altra data ricorrenze civili (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno) che danno identità al nostro paese, rappresentando tappe fondamentali nella storia per la conquista della democrazia e dei diritti.
Nessun governo aveva mai messo in campo una manovra economica così classista che per decreto colpisce i lavoratori dipendenti – sia privati, sia pubblici – i pensionati, i giovani, attaccando i princìpi democratici del nostro paese e non affrontando i nodi e le ragioni che hanno prodotto il debito pubblico e la crisi del nostro paese.
E' ormai chiaro come questo Governo sia allo sbando e voglia colpire sempre noi! Lo testimonia la drammatica vicenda sulle pensioni: a Ferragosto avevano deciso l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, poi, a fine agosto, quella di non far valere per il raggiungimento della pensione di anzianità (40 anni) gli anni collegati alla prestazione del servizio militare e gli anni collegati alla laurea, riscattati fino ad oggi. Adesso, accortisi dell'incostituzionalità del provvedimento, l'hanno ritirato, ma è certo che stanno studiando il modo di introdurre norme per intervenire sempre sulle pensioni delle lavoratrici e dei lavoratori.
E’ una manovra iniqua e sbagliata che:
• attacca i diritti e il salario dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti,
• taglia i servizi sociali erogati dai Comuni e dalle Regioni,
• riapre la strada alla privatizzazione e alla liberalizzazione dei servizi pubblici in aperto contrasto con il pronunciamento popolare avvenuto nei referendum dello scorso giugno.
E’ una manovra che non colpisce l’evasione fiscale e la corruzione, che non introduce una vera lotta alle speculazioni finanziarie, non introduce alcuna patrimoniale per colpire le grandi ricchezze, che impone sacrifici sempre ai lavoratori e ai pensionati e non a coloro che hanno di più e non pagano mai.
E’ una manovra che non introduce nessuna nuova azione di politica industriale, non affronta il problema della difesa dell’occupazione e della lotta alla precarietà e che non mette in discussione l’attuale modello di sviluppo che ha generato questa crisi e che dimostra la sua totale insostenibilità per la vita delle persone e per l’ambiente.
Diciamo no a questa manovra e alla tragica filosofia che la sostiene e cioè che per uscire dalla crisi non si devono affrontare i nodi che l’hanno prodotta ma colpire ulteriormente chi questa crisi la subisce (giovani lavoratori, pensionati), cancellare i diritti, il contratto nazionale e lo Statuto dei Lavoratori.
- Per cambiare radicalmente la manovra,
- per il ritiro dei provvedimenti che sanciscono la derogabilità delle leggi, del Contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori,
- per riaffermare l’intangibilità del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno,
- per affermare un modo diverso di affrontare la crisi
partecipiamo allo sciopero generale di 8 ore indetto dalla Cgil il 6 settembre
Fin dai prossimi giorni la Fiom metterà in campo una mobilitazione straordinaria in
preparazione dello sciopero generale con presìdi nelle principali città italiane e, in
concomitanza con la discussione della manovra al Senato, un presidio il
6 settembre dalle ore 18 in piazza Navona a Roma al quale sono invitati a partecipare
lavoratrici, lavoratori, associazioni, movimenti, giovani, studenti, precari, cittadine, cittadini.
TUTTE E TUTTI COLORO CHE VOGLIONO DIRE BASTA A QUESTO GOVERNO E CHE
VOGLIONO DIFENDERE LA DEMOCRAZIA, I DIRITTI, LA DIGNITA’, IL LAVORO.
martedì 30 agosto 2011
di Giorgio Cremaschi
Sommano già a ben 131 miliardi di
euro gli interventi complessivi, 2010-2014 decisi dal governo. E per qualcuno i
mercati non sarebbero ancora contenti di questo massacro senza precedenti. In
realtà, con gli ultimi provvedimenti e modifiche, il governo ha ulteriormente
aggravato l’impatto antisociale della manovra. Viene salvata dal contributo di
solidarietà la casta dei supermanager e dei direttori dei grandi giornali, che
può festeggiare. In compenso vengono sostanzialmente cancellate le pensioni di
anzianità, con una vera e propria truffa a danni dei lavoratori che hanno fatto
il servizio militare o che hanno pagato di tasca loro i contributi per
l’università. E con un disastro occupazionale che si preannuncia perché ci
saranno centinaia di migliaia di persone costrette a rimanere a lavoro, con
altrettante persone che non troveranno posto. Inoltre, migliaia di lavoratori e
lavoratrici posti in mobilità rischiano di non arrivare più alla pensione.
Nello stesso tempo la manovra sui contratti distrugge il contratto nazionale,
aumenta gli orari di lavoro per chi ha un posto, incrementa la precarietà e i
licenziamenti selvaggi. Anche per questo la Cgil deve
immediatamente ritirare la firma
dall’accordo del 28 giugno, trasformato dal governo in decreto liberticida.
Tutto il costo della manovra è, alla fine, a carico del lavoro dipendente, dei
pensionati e dei più poveri. I ricchi non pagano, niente, per l’evasione
fiscale si fanno chiacchiere. Questa è una brutale manovra di classe, fatta da
un governo squalificato, che si aggancia all’Europa solo per giustificare la
propria esistenza.
Lo sciopero generale a questo punto è ancora più giustificato, ma deve
dare il via a un movimento che punti a rovesciare il governo e la
manovra. Dobbiamo fermarli. Dobbiamo fermare il disastro provocato da
Berlusconi, ma dobbiamo anche dire basta al governo unico delle banche europeo
che sta portando l’Europa a una recessione drammatica, per difendere la
speculazione e la finanza. Basta con Berlusconi, basta con la Bce e l’Europa
delle banche. Su questo si scende in piazza e ci si resta.
ROMA 30
SETTEMBRE 2011
martedì 23 agosto 2011
di Giorgio Cremaschi
La decisione della Cgil di proclamare 8 ore di sciopero per il 6 settembre è un fatto positivo e necessario, cui deve seguire una svolta in tutti i comportamenti dell’organizzazione. Lo sciopero generale vero, che prova a fermare il paese e a far sentire al Parlamento e alle istituzioni la rabbia di un mondo del lavoro che non ne può più di pagare e che è arcistufo di questo governo, è una rottura sacrosanta con il teatrino delle parti sociali. Occorre costruire una grande opposizione sociale che travolga la manovra e faccia pagare la crisi a chi l’ha provocata, i ricchi,la finanza, la speculazione.
Per questo la Cgil dovrà essere conseguente e questo chiederemo subito dopo lo sciopero. Occorre metter fine alla stagione del degrado della contrattazione e disdettare l’accordo del 28 giugno, che peraltro il governo, con il consenso di Confindustria, Cisl e Uil ha trasformato in un decreto legge liberticida. Occorre prendere atto che Cisl e Uil, hanno scelto la complicità con il governo e con il mondo delle imprese. Occorre invece riferirsi all’indignazione civile e democratica, ai movimenti sociali, civili e ambientali che hanno percorso il paese. E’ chiaro che uno sciopero generale di questa portata e con questa carica politica è una svolta di fatto nelle scelte della Cgil, che deve portare ai necessari cambiamenti di strategia. Non dovrà essere più possibile, in nessun momento, che la signora Emma Marcegaglia sia portavoce degli interessi comuni del lavoro e dell’impresa. E’ finita la stagione della concertazione e del patto sociale, distrutta dalla stessa ferocia della manovra. Ora tocca alla Cgil essere parte fondamentale e costitutiva di un’opposizione sociale che cambi radicalmente le cose.
mercoledì 17 agosto 2011
Manovra, Giorgio Airaudo
“Sarà la guerra dei deboli”
“Sarà la guerra dei deboli”
Il responsabile auto della Fiom sostiene che il governo abbia approfittato della crisi per inserire la possibilità di licenziare: "Faremo gli 'indignados' italiani. Non credo che la Camusso sapesse, ma gli altri sindacati sì"
Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom
Scusi Airaudo perché parte da questo punto?
Perché le norme che Sacconi ha infilato nella finanziaria, quasi di soppiatto, non portano un solo euro nelle tasche dello Stato. Quindi la prima domanda da farsi è: perché finiscono nella manovra?
Perché?
Io credo che il governo voglia approfittare di un percorso che sul piano parlamentare potrebbe diventare blindato, per infilare un provvedimento a dir poco controverso, che in altro modo non sarebbe passato…
E poi?
E poi c’è il primo trucco: siccome il dibattito è catalizzato sugli aspetti finanziari sperano che l’opinione pubblica sia distratta da questi temi.
E voi che farete?
In primo luogo tutto quello che serve per ottenere l’effetto contrario. È ora che gli indignados italiani, quelli che lavorano e pagano sempre, facciano sentire la propria voce.
E da dove si comincia?
Maurizio Landini, chi parla e tutto il gruppo dirigente della Fiom, siamo convinti che la nostra organizzazione debba diventare il punto di riferimento della protesta, nel modo più antico e democratico che questo Paese conosce.
Ovvero?
Occuperemo in modo permanente, per tutti i giorni del dibattito parlamentare l’agorá. Ovvero le piazze che sono nelle immediate vicinanze del Parlamento…
Vi diranno che avete tentazioni golpiste?
È esattamente il contrario: in un momento grave per la storia del Paese, democrazia vuol dire che deputati e senatori della Repubblica discutano con la voce dei cittadini nelle orecchie.
Qual è la cosa più grave che denunciate?
La crisi, di fatto, viene usata per cambiare i rapporti di forza nella società a sfavore di chi lavora.
Cosa accade in concreto?
Si aggira l’articolo 18 e si scardina il contratto inserendo nella finanziaria la possibilità di derogare le leggi vigenti.
Risultato?
Sarà la guerra ai più deboli. Immaginate un’azienda in crisi che dice ai suoi dipendenti: o chiudiamo, oppure ci date la possibilità di licenziare alcuni vostri colleghi.
L’accordo sindacale del 28 giugno, che la Cgil ha firmato, e che voi state combattendo rende più facile questo scenario?
Io credo che il combinato disposto sia micidiale: se si fa l’accordo a maggioranza semplice non bisogna nemmeno votarlo. E con quell’accordo si scardinano i diritti.
Dicono che la possibilità di licenziare migliorerà il mercato del lavoro.
Purtroppo la possibilità esisteva già e si chiama stato di crisi e mobilità. Adesso si può creare un meccanismo ancora più perverso: si può chiedere ai dipendenti di licenziare i loro compagni di lavoro. Magari dicendo “salviamo solo quelli di Belluno, o solo gli italiani”. Ma questo andrebbe contro il principio anti-discriminatorio che è nella Costituzione… Nessuno ti licenzia perché sei donna o perché sei terrone. Usano sempre “giustificati motivi” ma ti licenziano proprio perché sei donna, perché sei negro, perché sei terrone. Adesso sarà più facile.
Ma i licenziamenti collettivi c’erano anche ora.
Sì, ma non erano discriminatori. La differenza è che grazie ai contratti abbiamo potuto garantire i più deboli, accompagnare con gli ammortizzatori molti che sarebbero rimasti in mezzo a una strada. Adesso resterà solo la strada.
Cambia qualcosa per la Camusso?
Io credo che non lei, ma gli altri sindacati sapessero. Ma adesso che sappiamo tutti, cosa preparavano, la Cgil debba riflettere sulla pericolosità di questa trappola.
da Il Fatto Quotidiano del 17 agosto 2011
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