martedì 18 maggio 2010
Ddl lavoro: CGIL, cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera
Cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera”, questo il commento del Segretario Confederale Fulvio Fammoni agli emendamenti presentati ieri (17 maggio) dal centro-destra al Senato al ddl lavoro.
Il lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria se affidare ad un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue controversie future, e non già quelle insorte (ad eccezione del licenziamento) con il datore di lavoro. E' questo in sintesi l'emendamento che il relatore di maggioranza, Maurizio Castro, ha presentato al Senato, che di fatto cancella la modifica ottenuta dal PD nel passaggio del provvedimento alla Camera, con l'emendamento Damiano.
Inoltre è stato riproposto il “licenziamento senza la forma scritta” per i lavoratori con contratto a tempo determinato. Per i lavoratori precari con contratti a termine, è prevista infatti la possibilità di licenziamento a voce, allungando da 60 a 90 giorni i tempi per impugnare la decisione.
“E’ confermata la volontà pervicace di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori, pur in presenza di una crisi che continua ad aggravarsi ogni giorno di più - ha ribadito Fammoni - si vogliono cancellare - prosegue - anche i pochi passi in avanti fatti alla Camera ed è del tutto evidente la volontà e la pressione del governo di chiudere nel modo peggiore la partita, anche a costo di un ulteriore passaggio parlamentare”. E conclude “ci opporremo con tutte le forme di mobilitazione possibile, nessuna esclusa, e questo tema sarà al centro di tutte le iniziative di lotta della CGIL”.
Intervista a GIORGIO CREMASCHI
16 maggio 2010 - Fabio Sebastiani.
Il governo italiano, come tutta Europa si appresta a fare una manovra durissima che grava esclusivamente sui redditi da lavoro e da pensione. Come risponde il sindacato? Prima di rispondere a questa domanda una notizia che dà un po' di respiro. All'Ilva di Taranto, lo sciopero contro il salario totalmente variabile, per aumenti salariali veri ha avuto una adesione dell'80%. Un segnale che può essere di disponibilità di ripresa al conflitto sociale sulle questioni di fondo. Quando la richiesta di flessibilità arriva a un punto limite poi si ritorce contro. E questo ci porta nel disastro del congresso della Cgil. (...)
Si è concluso con l'opposto di quello che ci hanno insegnato i nostri nonni. Invece di resistere un minuto di più, il gruppo dirigente della Cgil ha lanciato il segnale di resistere un minuto di meno. Proprio la fine dell'illusione della ripresa facile che da sola risolve i problemi apre la via alla riapertura del conflitto sociale e mostra tutta l'inutilità del sistema di accordi e di relazioni concordate tra Governo, Confindustria Cisl e Uil. Entriamo nel merito della manovra. Se è vero che una delle misure di cui sta discutendo il Governo in queste ore è quella di eliminare le agevolazioni fiscali per il salario variabile, questo vuol dire che la crisi smaschera l'idea di Cisl e Uil Confindustria e Governo, basata su flessibilità, e più salario legato alla produttività. L'accordo separato del 22 gennaio parte dall'idea che ci sarà una ripresa automatica e il sindacato deve adattare la forza lavoro ad essa. Peccato che questa idea si sta rivelando falsa. Il mondo non va così. E quindi Cisl, Uil, Governo e Confindustria sono, con le loro ricette, totalmente fuori mercato. Viene la rabbia però che proprio ora la maggioranza della Cgil aderisca a quelle ricette. In un'altra epoca una manovra così avrebbe provocato la proclamazione dello sciopero generale. La Grecia parla a tutti noi. Solo la stupidità poteva far pensare che le misure infami restassero confinate in quel paese. E' chiaro che la Grecia è una prova generale di cose che si vogliono fare in tutta Europa, a partire da Spagna e Italia. Per cui o a quelle misure ci si oppone sul serio oppure sarà la catastrofe sociale dell'Europa. Per essere chiari, io penso che di fronte alla manovra annunciata dal Governo, la Cgil dovrebbe proclamare immediatamente lo sciopero generale. E se non lo dovesse fare? Sarebbe una responsabilità gravissima di Epifani e della sua maggioranza. Sarebbe la scelta di subire in Italia la pura difesa dello status quo a favore delle classi dirigenti che ci hanno portato alla rovina. La crisi economica che è riesplosa dimostra che non ci sono alternative, né per il sindacato né per la sinistra, né per il movimento operaio, a una scelta chiara tra cambiamento e adattamento. Cambiare significa mettere in discussione le politiche di questi anni perché non portano da nessuna parte. Ripeto, qui c'è la rabbia per il congresso della Cgil,dove si è delineato un cedimento culturale e politico proprio quando vedi che quelli che hai contro non sanno più cosa fare. Insomma, non si è sbagliato più di tanto a parlare di mutazione della Cgil. Riparto dal punto iniziale. Dopo venti anni di sacrifici da parte dei lavoratori la crisi economica impone ancora più sacrifici. O il sindacato si oppone a questo e propone un cambiamento al cui primo punto c'è "paghino solo gli altri", oppure il sindacato confederale in Italia così come l'abbiamo concepito ha esaurito la sua funzione. In questo senso diventa semplicemente una appendice delle imprese e dei poteri più ricchi e forti. Ma il congresso della Cgil non si è misurato su questo. Il congresso della Cgil rappresenta purtroppo la conclusione negativa di un percorso. In qualche modo è una svolta come quella che portò allo scioglimento del Pci. Almeno Occhetto fece due congressi per decidere lo scioglimento del Pci, mentre il congresso della Cgil è stato fatto tacendo sulle questioni di fondo, polemizzando sullo Spi o sulle oligarchie, dicendo che non si capiva perché c'erano due mozioni. E poi, a Rimini, nelle conclusioni Epifani ha detto la verità, cioè che la divisione era nel rapporto con la Confindustria, con Cisl e Uil sulla democrazia sindacale e sul giudizio sull'accordo separato. Cioè sulle questioni di fondo. Credo che resterà sempre come macchia politica e morale della maggioranza della Cgil avere negato diversità profonde che poi sono state rivendicate quando si erano già presi i voti dei lavoratori. Ritornare alla ricetta della concertazione non è comunque un passo indietro? E' evidente che dentro la Cgil si è affermato un principio di autodifesa della burocrazia sindacale, che si sente messa in discussione nella crisi e che per questo pensa di salvarsi comunque. Il sindacato degli enti bilaterali, dei servizi, della concertazione a tutti i costi che Cisl e Uil praticano, è vissuto oggi anche in Cgil come una via di salvezza per gli apparati. A me ha colpito profondamente che l'applauso più forte che ha ricevuto Epifani nelle conclusioni è stato quando, in evidente polemica con la Fiom, ha parlato dei conflitti troppo lunghi che non portano da nessuna parte. Sì, c'è stato uno smottamento a destra del corpo della Cgil dovuto alla paura e alla rassegnazione, in un momento in cui le controparti dicono: "se vi arrendete vi salvate". L'opposizione interna cosa fa? Quella parte della Cgil che ha deciso di votare no ha una responsabilità enorme. Deve decidere se si piega oppure resiste e si oppone. E' chiaro che io penso a questa seconda scelta. Cioè, al fatto che la minoranza si metta di traverso esplicitamente, pubblicamente, con iniziative anche di massa per fermare la deriva moderata della Cgil. Se riusciremo a farlo, i lavoratori ce ne renderanno merito perché di fronte alla crisi e al fallimento delle politiche concertative e liberiste ritroveranno uno strumento di lotta. Altrimenti da noi sarà peggio che in Grecia. Sì, va bene, ma tu hai evocato la svolta della Bolognina, che poi portò a una scissione... Credo che dovremmo provare a scrivere un'altra storia. Anche perché non è in gioco solo l'identità della Cgil ma la concretezza del conflitto sociale. Sinceramente, penso che oggi la maggioranza della Cgil sia fondata su basi fragilissime e che una minoranza decisa può fare emergere tutte le contraddizioni e far ritrovare alla Cgil la giusta via. Per questo bisogna organizzare il dissenso e la disubbidienza. Questo è il compito e anche il dovere che io sento di presentare al gruppo dirigente della mozione alternativa. I prossimi giorni saranno decisivi. Tutti siamo chiamati a responsabilità senza precedenti. Occorre convocare rapidamente una assemblea di massa della mozione che decida i contenuti principali e le modalità della battaglia politica in Cgil.
[intervista pubblicata su "Liberazione" del 16/05/2010]
lunedì 17 maggio 2010
COMUNICATO STAMPA | |
| Crisi. Rinaldini (Fiom): “Inaccettabili le misure della manovra economica preannunciata dal Governo. La Cgil promuova l’avvio di una mobilitazione di massa” Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione. “Le misure della preannunciata manovra economica, di cui parlano i membri del Governo, si presentano come inaccettabili perché volte a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori dipendenti i costi della crisi. Pur da dichiarazioni contraddittorie, si capisce che l’idea è quella di comprimere i consumi interni aumentando le disuguaglianze sociali, col che si aggraverebbe inevitabilmente il quadro recessivo dell’intero Paese.” “In modo spudorato, si è parlato di ripresa e di uscita dalla crisi, mentre era evidente che, senza cambiamenti profondi del modello sociale e del conseguente sistema finanziario, si sarebbe arrivati all’ennesima operazione contro coloro che hanno già duramente pagato la crisi.” “Nello stesso tempo, Governo e Confindustria continuano ad operare per smantellare diritti e tutele attraverso il preannunciato Statuto dei lavori e con il cosiddetto ‘collegato lavoro’ che, probabilmente, sarà varato nel prossimo mese di giugno.” “E’ una enormità quello che sta avvenendo sul piano sociale. E’ quindi necessario che la Cgil non si limiti ad avanzare proposte a Cisl e Uil ma, riunendo i propri organismi dirigenti, promuova l’avvio di una mobilitazione di massa dei lavoratori e dei pensionati nei luoghi di lavoro e nei territori fino ad arrivare allo sciopero generale.” Fiom-Cgil/Ufficio Stampa Roma, 17 maggio 2010 | |
CASSA INTEGRAZIONE ALLA FERRARI
sabato 15 maggio 2010
MALATTIA, LEGGE 104 E PAR IN CIGO
venerdì 14 maggio 2010
Fiat: Wcm e sistema ErgoUas
anche dai risultati di un questionario effettuato tra i lavoratori dalla Fiom di Torino. Di fronte al rifiuto della Fiat di discutere le proposte sindacali e di procedere in modo unilaterale nell’applicazione di ErgoUas, la Fiom ha deciso di coinvolgere lavoratrici e lavoratori per definire collettivamente le iniziative da intraprendere per contrastare un modello di organizzazione del lavoro che, soprattutto se gestito in modo unilaterale, peggiora le condizioni di lavoro.
Prima di esporre le proposte Fiom vogliamo fornire degli elementi sintetitici di conoscenza sia sul Wcm che su ErgoUas.
1. Il World class manufacturing (Wcm)
Cos’è il Wcm?
Il Wcm può essere considerato come una rivisitazione del modello giapponese della Lean production (produzione snella); un modello d’organizzazione, diffuso in particolare nelle grandi aziende del settore auto, che si basa essenzialmente su due fattori: il just in time e l’autoattivazione-coinvolgimento dei lavoratori. In teoria, infatti, in un sistema che si propone di «agganciare» la produzione alle richieste del mercato e ridurre al minimo le scorte di magazzino (just in time), dovrebbe essere fondamentale, per garantire continuità e flessibilità del flusso produttivo, il fatto che i lavoratori si attivino autonomamente (autoattivazione) per risolvere i problemi nelle singole postazioni di lavoro. Ma al di là dell’enfasi sul coinvolgimento dei lavoratori, descritto anche nei manuali distribuiti ai lavoratori («il Wcm è nelle tue mani», «diventa protagonista del Wcm» ecc.), il programma Fiat per l'implementazione del Wcm si focalizza in particolare sulle tecniche per ottenere «un'aggressione sistemica di ogni tipo di perdita e spreco». Si tratta di tecniche per analizzare le operazioni effettuate da un lavoratore ed eliminare quelle considerate «a non valore aggiunto»; quelle, cioè, che possono essere eliminate
senza compromettere la produzione nelle singole postazioni di lavoro. Esempi di attività considerate «a non valore aggiunto» sono: camminare, tentativi di avvitamento-assemblaggio-inserimento-posizionamento, passaggio di mano, posare attrezzo, cercare, contare, scegliere, trasportare, capovolgere, sollevare, tirare, abbassare ecc. Questa «razionalizzazione» delle operazioni di una mansione comporta, a fronte di un eventuale miglioramento della struttura ergonomica delle postazioni di lavoro, un evidente aumento dei ritmi di lavoro. L’adozione, ad esempio, di carrellini collegati alla «scocca» del veicolo che contengono i materiali da utilizzare (viti ecc.), possono ridurre la fatica del «camminare», ma aumentano la fatica dovuta allo «stare in piedi» e quella dei movimenti delle braccia e delle mani. 2. Ergonomia e organizzazione del lavoro: il sistema ErgoUas Nell’ambito del modello organizzativo del World class manufacturing la Fiat sta sperimentando una metodologia, denominata ErgoUas, che definisce i tempi di riposo di una fase lavorativa (ad es. 5 secondi in una fase di 1 minuto) sulla base del calcolo dell’indice di rischio di patologie muscolo-scheletriche (alle braccia, alla colonna vertebrale, alle gambe ecc.).
Se un lavoratore, ad esempio, in una postazione è costretto ad effettuare dei movimenti
dannosi per la salute (piegare la schiena, applicare forza con le mani, sollevare pesi, movimenti ripetitivi delle braccia ecc) il sistema ErgoUas assegna un fattore di riposo più elevato; se, invece, i movimenti a rischio sono poco significativi, ErgoUas riduce il fattore di riposo. Gli effetti negativi di ErgoUas sulle condizioni di lavoro possono derivare prevalentemente da due fattori:
a) la modalità di utilizzo della metodologia. Un'analisi effettuata senza il contributo dei lavoratori e dei delegati può dare dei risultati che non corrispondono alla realtà lavorativa.
b) ErgoUas definisce i tempi e i ritmi di lavoro tenendo conto solo dei movimenti considerati a rischio per la salute, ma non considera la fatica dovuta, ad esempio, al fatto di «stare in piedi fermi» in una postazione di lavoro. Nell'ambito dell'accordo Fiom-Fim-Uilm del 1971 era stata definita una soglia minima di fattori di riposo, per compensare la fatica e lo stress dei lavori ripetitivi, anche in assenza di rischi per la salute. Il sistema ErgoUas, invece, se i rischi per la salute sono poco significativi, elimina questa soglia, riduce i fattori di riposo e aumenta i ritmi di lavoro. Fiat non può utilizzare la situazione di crisi economica per aumentare i ritmi e peggiorare le condizioni di lavoro. Se Fiat vuole veramente migliorare la tutela della salute dei lavoratori, e aumentare la qualità dei prodotti, deve accettare la sfida di un controllo reale da parte dei lavoratori delle metodologie di organizzazione del lavoro che intende utilizzare; in particolare su ErgoUas deve tenere conto dei seguenti aspetti:
a) mantenere la soglia minima di fattore di riposo definita nell'accordo del
1971;
b) rivedere, secondo l'elenco delle modifiche tecniche elaborate dalla Fiom,
tutti punti di ErgoUas che non sono coerenti con le normative di riferimento;
c) garantire a delegati e lavoratori la possibilità di verificare concretamente
l’oggettività delle analisi ErgoUas attraverso:
- la consegna dei dati dettagliati su cui si basano le analisi;
- una formazione per acquisire le competenze adeguate,
- il tempo (i permessi) e gli spazi d'agibilità necessari per effettuare delle verifiche
efficaci sull'oggettività delle valutazioni aziendali dei rischi muscolo-scheletrici.
Fiom-Cgil nazionale
www.fiom.cgil.it
Fiat
Fiat. Rinaldini (Fiom): “L’incontro di oggi ha avuto un carattere interlocutorio. La settimana prossima ci vedremo con gli altri sindacati per definire una posizione comune su Pomigliano”
“L’incontro che abbiamo avuto oggi a Roma con la Fiat, in merito allo stabilimento auto di Pomigliano d’Arco, ha avuto un carattere interlocutorio. Con questo appuntamento, si è chiusa la serie degli incontri a carattere esplorativo promossi dall’Azienda con i sindacati dei metalmeccanici.” Lo ha detto Gianni Rinaldini, Segretario generale della Fiom-Cgil, parlando con i giornalisti presenti al termine dell’incontro svoltosi in mattinata presso la sede romana della Fiat.
“Nella trattativa relativa a Pomigliano – ha spiegato Rinaldini – non c’è nessuna stretta, tant’è vero che non abbiamo ancora la data del prossimo appuntamento. Quello che sappiamo è che il prossimo incontro avrà un carattere unitario, nel senso che tutti i sindacati saranno presenti insieme allo stesso tavolo con l’Azienda.”
“In tale prospettiva – ha proseguito Rinaldini – ci vedremo agli inizi della prossima settimana con gli altri sindacati della categoria allo scopo di mettere a punto, nella speranza che ciò sia possibile, una posizione comune.”
“In ogni caso – ha concluso Rinaldini – per noi rimane fondamentale il rapporto con i lavoratori, sia per ciò che riguarda il loro diritto di essere informati sugli sviluppi del negoziato, sia per ciò che riguarda la sostanza della trattativa.”
Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 14 maggio 2010