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mercoledì 8 settembre 2010

COMITATO CENTRALE FIOM

Federmeccanica ha scelto di avviare un confronto con Fim e Uilm per introdurre la derogabilità del Contratto nazionale, per procedure di sanzionabilità dei lavoratori delle Rsu e delle Organizzazioni sindacali, definire norme specifiche per il comparto dell’Auto che recepiscono i contenuti dell’intesa relativa allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Federmeccanica ha contemporaneamente annunciato che intende comunicare il recesso del Contratto del 20 gennaio 2008.
Il Comitato Centrale considera tale scelta un atto grave e irresponsabile che produce una pericolosa rottura democratica e punta a distruggere l’esistenza del Contratto nazionale che rimane la più importante conquista del movimento dei lavoratori e strumento di giustizia e coesione sociale.

Federmeccanica e Fiat, con il sostegno di Confindustria, hanno deciso con una sommatoria delle  loro posizioni di proseguire nella pratica degli incontri e delle intese separate con sindacati minoritari nella categoria, impedendo alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici di decidere sul loro Contratto.

Il Comitato Centrale considera sbagliata e inaccettabile, inoltre, l’idea regressiva della Federmeccanica e della Fiat secondo la quale le imprese italiane per investire e reggere la competizione internazionale hanno bisogno di cancellare il Contratto nazionale, la contrattazione della prestazione lavorativa e di mettere in discussione l’attuale sistema dei diritti. Questo non avviene in nessun altro paese europeo.

Il Comitato Centrale della Fiom considera non più rinviabile la definizione di una legge sulla rappresentanza, rappresentatività e democrazia che riconosca il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere con il loro voto sulla validazione delle piattaforme e degli accordi sindacali.

Il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di avanzare a Fim e Uilm la proposta di sospendere qualsiasi confronto con Federmeccanica per realizzare una consultazione
delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici che verifichi tramite voto referendario l’esistenza di un mandato ad avviare una trattativa sulle sanzioni e sulla derogabilità del Contratto nazionale.

Il Comitato Centrale della Fiom chiama tutta l’Organizzazione al massimo impegno per la riuscita della manifestazione nazionale indetta a Roma per il 16 ottobre 2010, decide in risposta alle scelte di Federmeccanica le seguenti iniziative di mobilitazione e d’informazione nel rapporto con i lavoratori:

• Un pacchetto di 4 ore di sciopero che le Rsu e le Fiom territoriali dovranno articolare per realizzare assemblee nei luoghi di lavoro ed iniziative esterne di carattere pubblico;

• Rivendicare in ogni singola impresa la conferma dell’applicazione del Ccnl del 20 gennaio 2008 fino alla sua naturale scadenza, e ove necessario, dare corso anche alle più opportune azioni giuridiche.

Il Comitato Centrale della Fiom conferma la scelta di presentare la Piattaforma per il rinnovo del Ccnl 20 gennaio 2008 nei tempi, nella forma e con le modalità che saranno discusse e decise dall’Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate che la Segreteria nazionale ha mandato di convocare non oltre il mese di gennaio 2011, prevedendo fin d’ora il più ampio coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tutto quanto sta succedendo (dalla legge Finanziaria, alle leggi sul lavoro, Fiat, precari scuola, blocco Rsu e Ccnl Pubblico impiego, deroghe al Ccnl) si configura come uno dei più gravi attacchi nella storia del nostro Paese ai diritti del lavoro e della Costituzione.

Il Comitato Centrale considera pertanto necessario che tutta la Cgil decida le forme più opportune di mobilitazione generale di tutti i lavoratori dipendenti e pensionati del nostro Paese.

Votazione per documenti contrapposti:
Dispositivo presentato dalla Segreteria nazionale 92 voti.
Dispositivo presentato da Fausto Durante 26 voti.
1 astenuto.

martedì 7 settembre 2010


Patti leonini



L'espressione "patto leonino", che deriva da una favola di Esopo, indica un patto che va a vantaggio di una sola parte dei contraenti, ovviamente quella più forte. Stabilisce dunque qualcosa di sbilanciato, tanto che se ne occupa anche il codice civile, che lo dichiara nullo.

La Federmeccanica, annunciando la disdetta del contratto, ribadisce però la validità dell'accordo del 20 gennaio 2009, quello firmato senza la Fiom-Cgil. Ma c'è chi da tempo considera quell'accordo ormai privo di efficacia, per motivi di fatto e di diritto.

Luigi Mariucci, docente di Diritto del lavoro all'Università Cà Foscari di Venezia, ha osservato in un articolo sulla rivista on line "Eguaglianza & Libertà" che quell'accordo non è stato mai richiamato nei contratti nazionali stipulati in seguito unitariamente da settori importanti come chimici, tessili, alimentaristi, terziario. Vi si fa riferimento solo nel contratto dei metalmeccanici, anche questo senza la firma della Fiom.

Inoltre quell'accordo era stato firmato anche dal governo, non come soggetto "terzo" e garante, sottolinea Mariucci, ma come "parte", in quanto datore di lavoro del pubblico impiego. Ma poi, con la successiva manovra economica, lo stesso governo ha stabilito il blocco per tre anni delle retribuzioni pubbliche, contraddicendo così quella parte dell'accordo che prevede la valorizzazione della contrattazione di secondo livello. Per questi motivi, conclude Mariucci, quel patto dovrebbe considerarsi decaduto.

La Federmeccanica, evidentemente, non ha grande interesse al fatto che vengano disattese norme a vantaggio dei lavoratori. E' verosimilmente assai più preoccupata dalla minaccia di Sergio Marchionne di far uscire la Fiat da Confindustria proprio per evitare di essere vincolata dal contratto nazionale. E la Federmeccanica senza la Fiat avrebbe un peso politico men che dimezzato, oltre a perdere la contribuzione di uno degli iscritti più importanti. Piuttosto che far uscire la Fiat, dunque, meglio uscire dal contratto nazionale

LA DISDETTA DELLA FEDERMECCANICA: UN ATTO IN MALAFEDE CHE APRE LA STAGIONE DELLO SCONTRO SOCIALE



di Giorgio Cremaschi

La decisione della Federmeccanica di disdettare formalmente il contratto nazionale sottoscritto nel 2008 con tutti i sindacati è la dimostrazione della malafede e, nello stesso tempo, della volontà di scontro frontale degli industriali. Disdettando il contratto ora, a molti mesi dalla sottoscrizione dell’accordo separato con Fim e Uilm che avrebbe dovuto rinnovare il contratto nazionale, la Federmeccanica dimostra che aveva ragione la Fiom quando sosteneva che il contratto del 2008 era ancora in vigore. Non si può disdettare una cosa che non esiste più. 
Nello steso tempo con questa scelta la Federmeccanica dà l’avvio all’attacco finale al contratto nazionale.
Solo pochi illusi potevano pensare che con Pomigliano si affrontasse una situazione particolare. Come hanno mostrato queste settimane da Pomigliano è partito l’attacco al contratto nazionale, allo Statuto dei lavoratori, alla stessa Costituzione della Repubblica. (...)
Quella della Federmeccanica è una scelta eversiva senza precedenti a cui si dovrà rispondere sia sul piano legale, sia sul piano del più diffuso conflitto sociale. Anche se gli effetti formali di questa disdetta sono rinviati nel tempo, visto che il contratto resta comunque in vigore fino al 2012, quelli politici si dispiegano subito. Dimostrano che gli industriali italiani vogliono competere con i paesi a più basso costo del lavoro, senza investimenti, tagliando diritti e salario. Non solo la Fiom, ma tutta la Cgil, tutti gli spiriti liberi e le forze democratiche del paese, devono opporsi alla distruzione del contratto nazionale voluto da Marchionne, dal Governo, dalla Confindustria e dalla Federmeccanica. 
L’epoca delle parole è finita, adesso si deve passare ai fatti con il massimo del rigore e dell’intransigenza nella mobilitazione.

Contratto metalmeccanici. Landini (Fiom): “Da Federmeccanica decisione grave e irresponsabile. Il Comitato centrale di domani assumerà le decisioni necessarie”

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Quella assunta oggi da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese. Si decide, infatti, di cancellare il Contratto nazionale di lavoro, in accordo con sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e i lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto.”
“Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali.”
“Per la Fiom, l’unico contratto in vigore rimane, sotto ogni punto di vista, quello del 2008 firmato da tutti e votato dalle lavoratrici e i lavoratori.”
“Domani il Comitato centrale della Fiom assumerà tutte le decisioni necessarie.”



giovedì 2 settembre 2010

CONFERENZA STAMPA FIOM



A Melfi la democrazia si ferma ai cancelli




Se uno vuol capire cosa significa la definizione di «sindacati complici» (la cui paternità risale al ministro anti-lavoro Maurizio Sacconi) basta guardare quel che è successo ieri, alla Fiat Sata di Melfi. Un'assemblea per spiegare a tutti i lavoratori cosa sta succedendo tra l'azienda e tre di loro è stata impedita con il concorso decisivo di Cisl, Uil, Ugl e Fismic, che hanno trasformato un'occasione di democrazia in una querelle burocratica degna del peggior ceto politico...
L'assemblea era stata convocata dai delegati rsu di Fiom Cgil, Cub e Failm sulla vicenda dei tre licenziati con l'accusa di aver volontariamente bloccato la produzione durante uno sciopero, pienamente scagionati dalla ricostruzione fatta in tribunale e quindi reintegrati in fabbrica con sentenza del giudice. L'azienda pretende però di tenerli fuori dai reparti. I tre chiedono di tornare al loro lavoro, non di girarsi i pollici in stanzetta sindacale, per quanto pagati fino al 6 ottobre (giorno del ricorso Fiat in tribunale). Si sarebbe parlato anche di «Fabbrica Italia», «modello Pomigliano», deroghe al contratto» chieste non solo dalla Fiat ma ormai da tutta Federmeccanica (e a seguire, facile previsione, da tutta Confindustria). Secondo il contratto nazionale, il diritto di convocare «assemblee retribuite» spetta alle rsu aziendali, a maggioranza.
A Melfi i metalmeccanici Cgil sono «soltanto» il primo sindacato, ma non hanno la maggioranza assoluta. Si era fatto però affidamento sull'«accordo tra gentiluomini», sull'importanza oggettiva dello scontro in atto e sul fatto che nello stabilimento non se fanno da almeno otto mesi (6 ore e 50 minuti ancora inutilizzati, dopo che già lo scorso anno erano state «regalate» ore all'azienda)). La Fiat stessa non aveva trovato da eccepire, dopo che ben quattro richieste avanzate in precedenza erano rimaste senza risposta. Forse consapevole di rischiare un'altra denuncia per «comportamento antisindacale», si era limitata a segnalare - con una nota scritta - in suo consenso se «la maggioranza della rsu» non si opponeva. Detto fatto: niente assemblea, ma una «riunione» della rsu domani per «decidere come condurre un'assemblea con 5.000 persone». Un evento davvero inusuale, per dei sindacalisti all'oscuro del fatto che quei 5.000 vanno divisi su tre turni. Le lettere «anti» erano addirittura due: una che parlava di questa riunione, l'altra che «spostava» l'assemblea a data da definire. Se uno ha l'abitudine e l'interesse per la democrazia...
Dalle motivazioni portate dai rappresentanti di Fim-Cisl e Uilm, in effetti, si capisce che i lavoratori in carne e ossa si preferisce non incontrarli. Per Vincenzo Tortorelli, segretario Uilm regionale, infatti, «è capitato più volte che siamo stati attaccati durante un confronto democratico». Antonio Zenga,collega Cisl, batte sullo stesso tasto: «vogliamo evitare assemblee che devono essere sospese perché dirigenti sindacali contestano e non fanno parlare altri colleghi». Insomma, dipingono un quadro interno quasi da anni '70, con platee tumultuanti e loro presi di mira dagli «estremisti». Un autentico controcanto alle accuse dell'azienda, ripetute a Rimini da Marchionne. Nella foga del voler corrispondere ai desiderata aziendali, al dunque, non si accorgono di dipingere se stessi come un'entità estranea (se non addirittura ostile) agli interessi dei lavoratori.
Come fanno notare diversi delegati Fiom, «l'assemblea è un diritto dei lavoratori, non dei sindacati». Annullarle di fatto - perché non vengono convocate, o addirittura si impedisce ad altri di farlo - è un «dispetto» a loro, non a una sigla concorrente.
Le tre assemblee previste a fine o inizio turno - presente il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini - si sono perciò trasformate in un presidio all'inizio del secondo turno, con tanto di sciopero di un'ora per poter incontrare gli operai. Com'è ovvio in casi del genere, la partecipazione è stata più ristretta (circa 200 lavoratori) e non ha potuto coinvolgere la totalità (800, al reparto montaggio). E proprio questo era l'obiettivo di chi - azienda e/o sindacato - ha voluto impedire l'assemblea generale.
Perché il problema vero è esattamente questo: oltre ai tre licenziamenti, i lavoratori di tutto il gruppo Fiat sono aggrediti da un progetto di ristrutturazione generale che ne mette radicalmente in discussione diritti, norme contrattuali (ben 8 «deroghe» ognuna delle quali disegnerebbe già da sola un altro vivere in fabbrica). I sindacati «aziendalisti» - accusano diversi delegati - non hanno fin qui fatto neppure un volantino da appendere in bacheca. Tutta l'informazione sul proprio futuro, quindi, dipende dal lavoro di chi cerca di metterli al corrente dei fatti, giorno per giorno, persona per persona. Un'assemblea retribuita» (come da contratto, si diceva) permetterebbe a tutti di sapere cosa sta accadendo. Chi si oppone, quindi preferisce di fatto il silenzio. L'ignoranza che lascia il lavoratore da solo, nella debolezza più assoluta.
Tra le cose che stanno cambiando c'è anche il contratto. Fiat ne vuole uno tutto nuovo per l'auto (sagomato sul «modello Pomigliano). Con una curiosa contraddizione: nel prossimo consiglio di Federmeccanica, martedì prossimo, il Lingotto dovrebbe disdettare il contratto unitario del 2008 (firmato anche dalla Fiom), riconoscendolo quindi tuttora in vigore. Ma «chiede deroghe» che sarebbero invece discutibili secondo il «contratto separato» firmato solo dai «complici». Chi è che «non rispetta gli accordi sottoscritti»?

martedì 31 agosto 2010

FIOM INFORMA

Nell’incontro avutosi nella giornata di ieri Martedì 31 Agosto 2010 tra FIAT CNH ITALIA e la RSU di FIM-FIOM-UILM l’Azienda ha comunicato quanto segue:

- la conferma dei giorni di CIGO delle giornate del 2-3-10 Settembre, a cui si aggiunge, causa il perdurare di una situazione negativa di mercato, il ricorso ad ulteriore CIGO per i giorni 23-24-30 Settembre ed 1 Ottobre.

- L’Azienda ha inoltre dichiarato che le giornate di CIGO previste per la fine dell’anno restano quelle indicate negli incontri precedenti: tra le 50 e le 58. A metà ottobre in Associazione Industriali sarà poi possibile avere una visione più chiara della situazione produttiva relativa al primo trimestre del 2011.

- Le giornate del 2 e del 3 Settembre vedranno impegnate in attività di normale produzione la linea TK del reparto Trasmissioni – su 2 turni - e la linea Pianali del reparto Cabine – sul primo turno - .

- Nelle stesse giornate è previsto il Cambio Cartelle nei seguenti tratti. Linea Trasmissioni; la produzione passa da 48 a 45, le postazioni da 17 a 16; linea C2 reparto Cabine: la produzione passa da 43 a 48, le postazioni da 26 a 28; linea B2 officina 2: la produzione passa da 69 a 71, le postazioni da 31 a 32.

- Nella prossima settimana è previsto un incontro sulle problematiche emerse in riferimento alle modifiche dell’organizzazione del lavoro che l’Azienda ha effettuato all’area collaudo funzionale – revisione - delibera nel corso delle ferie.

- In ultimo, ma non in ordine di importanza, l’Azienda ha presentato alla RSU due Ipotesi d’Accordo rispettivamente sull’uso delle videocamere in fabbrica in materia di Ergonomia, e all’utilizzo di Fondimpresa per un corso formativo rivolto agli Impiegati dello stabilimento.

La RSU della FIOM-CGIL si è riservata di valutare la possibilità di un eventuale accordo con FIAT.

Jesi, 1 Settembre 2010                                                la RSU della FIOM-CGIL

DEROGHE AL CONTRATTO,MARCHIONNE DETTA LEGGE, FEDERMECCANICA TREMA di Loris Campetti

Nel suo partito l'amministratore delegato Fiat può iscrivere i ragazzi e le ragazze plaudenti di Comunione e liberazione, e magari anche i suoi compagni di barbecue, gli operai Usa della Chrysler sopravvissuti alla cura Marchionne (e agli hamburger aziendali). Più, naturalmente, l'immarcescibile ministro Sacconi. Il fatto che dovrebbe preoccuparlo, però, è che nel partito avverso, o comunque dei critici della sua filosofiat post-lotta di classe, le fila degli adepti si stanno pericolosamente allungando. Passi la Fiom, passino i partiti extraparlamentari e qualche minoranza Pd, passino il giudice di Melfi e il presidente Napolitano, ma che a gufare ci si metta anche il vescovo Bagnasco con la sua vecchia dottrina sociale, è troppo. Persino Cesare Romiti, predecessore di Marchionne, lancia strali; Corrado Passera (Intesa San Paolo, banca di riferimento Fiat) storce il naso e commentatori ieri amici prendono le distanze. Il massimo sarebbe che persino i sodali di Confindustria e Federmeccanica si mettessero a mugugnare.

Effettivamente Marchionne chiede molto alle associazioni padronali, usando come fa con gli operai il ricatto «prendere o lasciare». Se agli operai e ai sindacati chiede di scegliere tra i diritti e il lavoro, a Confindustria e Federmeccanica fa sapere che la Fiat è pronta a dare forfait perché non è più disposta a sopportare il peso del contratto dei metalmeccanici, meglio uno del settore auto, cioè un contratto speciale per la sola Fiat che dell'auto è monopolista. A meno che Federmeccanica non faccia sue tutte le pretese Fiat e di deroga in deroga svuoti il contratto dei meccanici, in combutta con Fim e Uilm. Una richiesta esosa per gli stessi padroni, che si troverebbero ad affrontare in tutte le fabbriche l'opposizione dura del sindacato più rappresentativo: la Fiom di Landini che sta facendo vedere i sorci verdi al Lingotto.

Una richiesta esosa per la natura e il peso specifico delle deroghe. Il primo passo che Federmeccanica si è detta disposta a compiere è la disdetta dell'ultimo contratto unitario, quello del 2008, per assumere quello separato sigliato un anno dopo da Fim e Uilm, ma non dalla Fiom. Contratto tutt'ora in vigore perché mai disdettato. Ma a Marchionne non basta, perché lui quel contratto lo aveva già rottamato unilateralmente. E qui arriva la parola magica: deroga. Per consentire la permanenza della newco di Pomigliano in Confindustria, di deroghe al contratto (quello separato) ne servono moltissime. Analizziano le otto principali.

1) Le ore annue di straordinario non concordate con le Rsu dovrebbero passare da 40 a 120 (cioè da 5 a 15 giorni, magari di sabato).

2) Ora, se le linee si fermano per cause di forza maggiore (temporali, alluvioni, incendi...) l'azienda può chiedere agli operai di recuperare un'ora. La Fiat vorrebbe inserire tra le cause di blocco anche il ritardo (magari per sciopero) di componenti da parte dei fornitori e pretende di disporre di un giorno di recupero ogni sei mesi da pescare tra i riposi o di computare come straordinari.

3) Nuova normativa sulla malattia al fine di non pagare i primi tre giorni di assenza.

4) Regolamentazione del diritto di sciopero, per fare come negli Usa in cui lo sciopero è vietato fino al 2014, e come nell'«accordo» separato di Pomigliano imposto con un referendum militarizzato.

5) Ora i dipendenti hanno diritto ad almeno 11 ore di riposo al momento del cambio turno, per esempio dal pomeridiano al notturno. La richiesta è di ridurlo, in modo che chi smonta alle 22 possa riattaccare alle 6 del mattino successivo. Magari dormendo in automobile, visto che molti dipendenti sono costretti a ore di viaggio per il trasferimento casa-lavoro e viceversa.

6) La mezz'ora di pausa mensa (per di più a fine turno) può essere abolita e trasformata in mezz'ora di lavoro straordinario.

7) Sanzioni a chi non rispetta le suddette deroghe, per esempio sul divieto di sciopero, e taglio dei permessi sindacali ai sindacati dissidenti.

8) Disdettate le ore di permesso sindacale aggiuntive, conquistate negli anni Settanta, ai sindacati non firmatari del nuovo contratto capestro.

La parola passa a Federmeccanica che il 7 settembre dovrà decidere se perdere la Fiat o piegarvisi, e prepararsi a una stagione di dura lotta di classe, quella che Marchionne vorrebbe abolire per decreto. I padroni sono divisi, e del resto persino nello stato maggiore del Lingotto non tutti condividono la crociata del capo.


Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale
corso Trieste, 36 - 00198 Roma - tel. +39 06 85262312-320-321 - fax +39 06 85303079
www.fiom.cgil.it - e-mail: sindacale@fiom.cgil.it

Ufficio Sindacale
Protocollo: BP/eg/2010/3039
Roma, 31 agosto 2010
A tutte le Fiom regionali e territoriali
Alla Segreteria e Apparato nazionale

Oggetto: Risoluzione Agenzia delle Entrate su detassazione lavoro notturno e straordinario entro il 30 settembre 2010 è possibile richiedere le agevolazioni erroneamente non applicate negli anni 2008 e 2009

Care compagne e cari compagni,

la Risoluzione n. 83/E della Agenzia delle Entrate del 17/08/ 2010, che vi alleghiamo, rispondendo ad un quesito proposto da un’azienda privata su come applicare la detassazione (aliquota del 10%) al lavoro notturno, chiarisce in via definitiva quanto dalla Fiom più volte asserito ovvero che “ sono oggetto dello speciale regime di tassazione non soltanto le indennità o le maggiorazioni erogate per prestazioni di lavoro notturno, ma anche il compenso ordinario corrisposto per quella stessa prestazione lavorativa”.
Come già precisato nei chiarimenti forniti dalla circolare congiunta dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali n. 59/E del 22 ottobre2008 il lavoratore/ce turnista può usufruire dello speciale regime di tassazione in relazione alle sole indennità o maggiorazioni di turno, qualora il turno di lavoro ricada durante l’orario diurno,invece usufruirà dello speciale regime di tassazione in relazione all’intero compenso percepito (ossia compenso ordinario più maggiorazione) qualora presti lavoro notturno, così come definito dalla contrattazione collettiva. La medesima Risoluzione precisa che lo stesso speciale regime di tassazione (riferito cioè sia al compenso ordinario che alla maggiorazione) si deve applicare, per coerenza logico sistematica, “anche a quei lavoratori non turnisti che prestano il loro lavoro giornaliero normale nel periodo notturno e a coloro che, occasionalmente, si trovino a rendere prestazioni che rientrano nella nozione di lavoro notturno, così come definito dalla contrattazione collettiva.” Lo stesso deve intendersi per le somme erogate a fronte di lavoro straordinario prestato nel 2008 per cui viene specificato che sono soggette all’imposta sostitutiva le “.. somme complessivamente erogate a questo titolo (es. l’intera ora di lavoro straordinario comprensivo di retribuzione ordinaria e maggiorazione)”. L’agevolazione si applica, naturalmente, nel rispetto dei requisiti e dei massimali previsti dalla normativa di riferimento per i diversi anni e, pertanto, per un importo massimo di 3.000,00 euro per l’anno 2008 e di 6.000,00 euro per gli anni 2009 e 2010 in favore di titolari di un reddito di lavoro dipendente che non abbia superato nell’anno precedente un determinato importo (non superiore ad euro 30.000,00 lordi per il 2007, euro 35.000,00 lordi nell’anno 2008 e per il 2009.
Invece in molti casi i datori di lavoro hanno dato una interpretazione diversa, sottoponendo a tassazione sostitutiva, in riferimento al lavoro notturno, e allo straordinario (limitatamente al 2008, infatti nella finanziaria 2009 la detassazione degli straordinari è stata abolita) solo l’indennità o la maggiorazione e quindi assoggettando ad imposta ordinaria la parte ordinaria della retribuzione oraria. La Risoluzione dell’Agenzia delle entrate del 17 agosto 2010 sancisce la retroattività del diritto, precisando che per quanto riguarda le retribuzioni in oggetto che siano state erroneamente sottoposte per gli anni passati alla tassazione ordinaria, anziché all’imposta sostitutiva del 10%, i lavoratori dipendenti potranno far valere la tassazione più favorevole in sede di dichiarazione dei redditi, presentando una dichiarazione integrativa per gli anni passati o avvalendosi dell’istanza di rimborso ai sensi dell’articolo 38 del DPR n. 602 del 1973. A tal fine, il datore di lavoro è tenuto a certificare l’importo delle somme erogate sulle quali non ha applicato la tassazione sostitutiva.

Ricordandovi che per tutti i casi in contenzioso è comunque utile avvalersi della collaborazione dei nostri uffici vertenze e dei CAF-CGIL vi indichiamo, a titolo esemplificativo le principali casistiche possibili:

· SOMME PERCEPITE NEL 2008 E LAVORATORE CHE NEL 2009 HA PRESENTATO LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI (730 O UNICO): 
  • è possibile presentare dichiarazione integrativa con modello UNICO entro il 30 settembre 2010 e far valere il maggior credito nella dichiarazione del prossimo anno. Oltre il 30 settembre sarà possibile presentare istanza di rimborso ai sensi dell’art. 38 DPR n. 602/1973, all’ufficio periferico dell’Agenzia competente per territorio di residenza del lavoratore.

· SOMME PERCEPITE NEL 2008 E LAVORATORE CHE NEL 2009 NON HA PRESENTATO LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI :
  •  è possibile presentare istanza di rimborso ai sensi dell’art. 38 DPR n.602/1973, all’ufficio periferico dell’Agenzia competente per territorio di residenza dellavoratore.

· SOMME PERCEPITE NEL 2009 E LAVORATORE CHE NEL 2010 HA PRESENTATO LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI CON MODELLO 730:
  •  è possibile presentare un UNICO Correttivo nei termini entro il 30 settembre 2010, dopo tale data sarà possibile presentare un UNICO Integrativo fino al 30 settembre 2011.

· SOMME PERCEPITE NEL 2009 E LAVORATORE CHE NEL 2010 NON HA PRESENTATO LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI:
  •  è possibile presentare la dichiarazione con modello UNICO/2010 entro il 30 settembre 2010 e far valere il maggior credito nella dichiarazione del prossimo anno.

Oltre il 30 settembre e fino al 29 dicembre 2010 la presentazione della dichiarazione sarà possibile pagando la sanzione per tardiva presentazione. Oltre il 29 dicembre è possibile presentare istanza di rimborso ai sensi dell’art. 38 DPR n. 602/1973, all’ufficio periferico dell’Agenzia competente per territorio di residenza del lavoratore.

Un caro saluto.
 P. l’Ufficio sindacale Fiom
 Barbara Pettine

lunedì 30 agosto 2010




 Nessun dialogo con chi vuole imporre le regole



Giorgio Cremaschi

Ascoltando il discorso di Marchionne a Rimini mi è venuta in mente una celebre vignetta di Altan. Quella dove c’è un operaio che dice: “La lotta di classe è roba d’altri tempi, Cipputi”. E lui di rimando: “Sarà meglio avvisare l’ Agnelli, che non continui all’oscuro di tutto”. Agnelli non c’è più ma in Fiat le cose non sembrano cambiate.
Anzi, sono peggiorate. Il discorso di Marchionne è un discorso autenticamente reazionario. Il modello sociale che lui ha in mente nega al lavoro qualsiasi libertà e autonomia. Cosa dice Marchionne in sostanza? Che è il mercato a decidere qual è il livello di diritti e di dignità che l’impresa può accettare. E quindi che il lavoro, per esistere, deve stare nel mercato con l’impresa. Quindi viene negata la libertà sindacale alla sua radice. (...)
Non è solo Marchionne a pensarla così. Il suo intervento è stato a più riprese applaudito dalla platea di Rimini, a cui il giorno prima Tremonti aveva spiegato che «una certa qualità di diritti e di regole non possiamo più permettercele in uno scenario globale». Il ministro ha addirittura definito «un lusso» le norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Vorrebbero una Italia come la Cina. Nel nostro paese è in atto una offensiva reazionaria. La ministra Gelmini che sta distruggendo la scuola pubblica, Tremonti che sta distruggendo lo stato sociale, Marchionne che sta distruggendo i diritti dei lavoratori, Marcegaglia che sta distruggendo il contratto nazionale di lavoro sono insieme portatori di un disegno di distruzione della civiltà sociale italiana.
Come ci si può opporre a questo disegno?
La mia valutazione personale, di cui credo dovrà discutere il direttivo della Cgil, è che questi appelli al dialogo con la Fiat da parte di Epifani non servono assolutamente a niente. Perchè vengono presi dalla controparte solo come una dimostrazione di debolezza.
Con Marchionne e la Confindustria che accusano la Cgil di dire sempre di no, forse la preoccupazione di Epifani è quella di far vedere all’opinione pubblica che non è lui che rifiuta il dialogo.
Di tattiche si muore. La parola dialogo è malata, è servita per coprire le più brutali sconcezze a favore del potere. Il vero problema è affrontare di petto l’attacco che viene da Confindustria e dalla Fiat ai diritti fondamentali dei lavoratori italiani. Noi vogliamo le trattative sindacali, non il dialogo. Non c’è da dialogare, c’è da riconoscere, cosa che Marchionne non fa, che l’impresa è fatta di due interessi che hanno pari legittimità: quello dell’imprenditore e quello dei lavoratori. Epifani deve dire alla Fiat: «Per trattare con noi devi accettare la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori e il contratto nazionale. Se invece mantieni un atteggiamento eversivo, ti combatteremo». Questa è la cultura della Cgil. Marchionne fa una operazione autoritaria di stampo ottocentesco quando dice “non ci sono gli interessi del lavoro, ci sono solo quelli dell’impresa e i lavoratori devono stare con l’impresa”. Siamo alla riproposizione, dopo tremila anni, dell’apologo di Menenio Agrippa. E allora non c’è da dialogare. Il servo della gleba non deve dialogare con il feudatario, deve conquistare i diritti di cittadinanza. La Fiat non può voler imporre le sue regole a tutti i costi e poi chiedere agli altri di dialogare. Questo è un modo per pretendere subordinazione e passività.
In concreto, cosa proponi?
Bisogna costruire un grande movimento di lotta e avere fiducia nelle persone. In fondo Marchionne è andato in difficoltà di fronte a tre operai di Melfi che hanno affermato la loro dignità, che non si sono accontentati di avere il salario ma che hanno detto «noi vogliamo anche faticare». Dobbiamo essere capaci di far emergere che i problemi di competitività dell’Italia derivano unicamente dal sistema di potere delle imprese, dalle banche, dal sistema politico che non si rinnova e non da un mondo del lavoro che guarda al passato