Pagine

venerdì 21 maggio 2010

SCIOPERO GENERALE SUBITO


di Giorgio Cremaschi

Cosa aspetta la Cgil a mettere all’ordine del giorno lo sciopero generale? Si capiscono le difficoltà politiche, visto che il congresso è andato in tutt’altra direzione, pace con la Cisl, dialogo con il governo e con la Confindustria. Però quello che sta avvenendo in questi giorni è più forte di qualsiasi sbandata congressuale. Di fronte alla crisi il governo comincia a lanciare le prime avvisaglie di un programma che somiglierà sempre di più a quelli che si stanno sperimentando in Spagna, con la minaccia di quelli che si stanno attuando in Grecia. Si tagliano i salari pubblici ma, ovviamente, ci si prepara di conseguenza a colpire quelli privati. E, soprattutto, si fa più forte l’attacco ai diritti del lavoro. Il percorso in parlamento del disegno di legge “collegato lavoro”, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, sta diventando una galleria degli orrori. Non solo si ripristinano e si confermano tutte le norme sull’arbitrato, ma si aggiunge la facoltà del padrone di licenziare a voce, senza alcuna comunicazione formale. Questo arbitrio era stato cancellato dal diritto italiano ancora prima dello Statuto dei lavoratori, con la legge del 1966. Ora verrebbe ripristinato. (...)

Si minacciano le pensioni, a partire dalle finestre sull’anzianità, mentre le aziende licenziano gli anziani. Si annunciano tagli sulla sanità e sui servizi pubblici. Ancora una volta si massacrano la scuola e le università pubbliche. Nel frattempo è già aperto un tavolo di concertazione.
Il governo si incontra quotidianamente con Cisl, Uil e Confindustria per concordare le misure. La Cgil è esclusa da tutti i tavoli e tace. Certo, è difficile ammettere dopo neanche un mese di avere completamente sbagliato i giudizi del congresso e di aver portato l’organizzazione in un vicolo cieco nel quale non conta più niente. Però questa è la realtà e ad essa si può reagire solo con la dignità del conflitto.
La si smetta di aspettare di essere invitati a sedere su uno strapuntino al tavolo di chi ha già deciso. Si proclami subito lo sciopero generale, in nome dei diritti del lavoro e della giustizia sociale. Chi nella Cgil ha voglia di esistere e lottare si faccia sentire ora.
Roma, 20 maggio 2010

LE CONDIZIONI PROPOSTE DALLA FIAT SU POMIGLIANO

mercoledì 19 maggio 2010

Mercoledì 19 Maggio 2010 14:02

LA CGIL PRONTA ALLO SCIOPERO GENERALE

di Beatrice Borromeo

Sta diventando il disegno di legge dei record: non solo perché il testo di riforma del mercato del lavoro di cui è relatore Maurizio Castro, Pdl, presto tornerà alla Camera per la settima volta, ma anche perché continua a scatenare polemiche nonostante in pochi abbiano davvero chiaro il suo contenuto (il testo sarà consultabile online soltanto da oggi). È stato il primo “no” del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha rimandato alle Camere il 31 marzo perché era viziato da “estrema eterogeneità” e in alcuni punti a rischio di incostituzionalità. “Se l’orientamento del governo non si modificasse in vista della discussione parlamentare, dovremmo arrivare ad azioni di lotta, senza escludere lo sciopero generale”, afferma la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso (probabile nuovo segretario nazionale a settembre). Anche perché, dice l’Italia dei Valori, con questa riforma “si torna all’epoca degli schiavi”.
SEI LICENZIATO. Uno dei punti più criticati del disegno di legge ora in discussione al Senato in commissione Lavoro è la possibilità per il datore di lavoro di licenziare il dipendente precario oralmente. In teoria vengono rafforzate le tutele: il ddl allunga i tempi per impugnare il licenziamento da 60 a 90 giorni. In realtà dall’allungamento dei termini d’impugnazione potrebbero derivare solo problemi per i precari. Una legge italiana del 1966, come ha chiarito ieri in una nota il ministero del Lavoro, vieta di licenziare a voce i dipendenti. L’emendamento di Castro non contraddice la legge, cioè non introduce i licenziamenti orali, si limita a considerarli una consuetudine diffusa, consolidatasi prima dell’introduzione dello Statuto dei lavoratori e che, oggi, rientra nel campo dei “licenziamenti inefficaci”. Il fatto di allungare i termini per fare ricorso, dicono i critici, diventa una legittimazione di fatto dei licenziamenti a voce.
“L’emendamento è stato presentato male, non è stato spiegato correttamente”, ammette al Fatto Quotidiano Giuliano Cazzola, Pdl, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera già relatore del provvedimento in una fase precedente. E spiega: “Dare 90 giorni per impugnare il licenziamento orale secondo me va nell’interesse del lavoratore. Però è vero che rischia di legittimare il licenziamento orale, io l’avrei formulato diversamente”. Riguardo alla possibilità che il datore di lavoro menta sulla data del licenziamento (che, essendo fatto a voce, non è provabile) Cazzola sostiene che “il dipendente può sempre e comunque chiedere di avere un documento scritto con data, motivazione del licenziamento e firma del datore di lavoro”.
L’ARBITRATO. Non sono questi gli unici punti critici del disegno di legge. C’è sempre la questione di quando e come ricorrere agli arbitri (nominati dalle parti) invece che al giudice del lavoro. Nella prima versione del ddl, quella bocciata da Napolitano (nonostante fosse meno dubbia, secondo molti costituzionalisti, di altre leggi promulgate dal Colle come il legittimo impedimento), il lavoratore poteva essere costretto a firmare al momento dell’assunzione una clausola compromissoria per accettare che, in caso di controversie sulla risoluzione del rapporto di lavoro, queste sarebbero state affrontate dinanzi a un arbitro e non a un giudice. “Così s’introduce l’arbitrato secondo equità, che non è quello normale, e che assegna all’arbitro compiti anche in deroga alle leggi esistenti che proteggono il lavoro. Si crea un eccesso di potere nelle mani dell’arbitro”, sostiene l’ex ministro del Lavoro e deputato Pd Cesare Damiano. Nella nuova versione alcuni particolari sono cambiati: la clausola compromissoria dovrà essere firmata non all’ingresso in azienda ma dopo la fine del periodo di prova del dipendente: “Omeopatia – sostiene Damiano – anzi peggio, hanno messo le mani solo su dettagli micro. Con questo passo indietro plateale e protervo il governo, che dal momento del suo insediamento non fa che diminuire le tutele dei lavoratori, si allontana dai rilievi di Napolitano”.
[articolo pubblicato oggi, 19 maggio 2010 su "Il Fatto Quotidiano"]

Fiat: Rinaldini, di fatto ci propone nuovo contratto

“Si tratta di capire se Fiat vuole negoziare oppure no, perché quello che propone è di fatto un nuovo contratto nazionale, che non si può semplicemente chiedere di firmare. Quando si chiedono modifiche su turni, sugli straordinari, assenze e pause non è terreno del ‘prendere o lasciare’”. Così il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, parlando del piano per lo stabilimento di Pomigliano. Ne dà notizia l'Ansa. Finora ci sono stati incontri esplorativi rispetto ai tavoli separati della scorsa settimana. Oggi c’è la riunione dei delegati, domani e dopodomani le assemblee dei lavoratori, poi si attende la nuova convocazione della Fiat che dovrebbe essere unitaria.

Spremuta di operaio nonostante la crisi, a Mirafiori la Fiat sperimenta un nuovo sistema produttivo che taglia i tempi morti e riduce il riposo.



Fiat: conferenza stampa congiunta di Gianni Rinaldini e dell’Inca su regimi di orario, prestazioni e salute dei lavoratori sul pi...



martedì 18 maggio 2010

FIAT:WCM e sistema ErgoUas, la nuova organizzazione del lavoro e gli effetti sulle condizioni di lavoro

IL PIANO INDUSTRIALE FIAT 2010‐14 GLI EFFETTI DELLA FLESSIBILITÀ SULLA SALUTE E LE CONDIZIONI DI LAVORO

Fiat. Fiom: mercoledì 19 maggio, conferenza stampa congiunta di Gianni Rinaldini e dell’Inca su regimi di orario, prestazioni e salute dei lavoratori

Ddl lavoro: CGIL, cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera

Proposto dal Governo 'licenziamento a voce' per i lavoratori precari. CGIL, confermata volontà di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori
Cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera”, questo il commento del Segretario Confederale Fulvio Fammoni agli emendamenti presentati ieri (17 maggio) dal centro-destra al Senato al ddl lavoro.
Il lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria se affidare ad un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue controversie future, e non già quelle insorte (ad eccezione del licenziamento) con il datore di lavoro. E' questo in sintesi l'emendamento che il relatore di maggioranza, Maurizio Castro, ha presentato al Senato, che di fatto cancella la modifica ottenuta dal PD nel passaggio del provvedimento alla Camera, con l'emendamento Damiano.
Inoltre è stato riproposto il “licenziamento senza la forma scritta” per i lavoratori con contratto a tempo determinato. Per i lavoratori precari con contratti a termine, è prevista infatti la possibilità di licenziamento a voce, allungando da 60 a 90 giorni i tempi per impugnare la decisione.
“E’ confermata la volontà pervicace di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori, pur in presenza di una crisi che continua ad aggravarsi ogni giorno di più - ha ribadito Fammoni - si vogliono cancellare - prosegue - anche i pochi passi in avanti fatti alla Camera ed è del tutto evidente la volontà e la pressione del governo di chiudere nel modo peggiore la partita, anche a costo di un ulteriore passaggio parlamentare”. E conclude “ci opporremo con tutte le forme di mobilitazione possibile, nessuna esclusa, e questo tema sarà al centro di tutte le iniziative di lotta della CGIL”.