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venerdì 13 gennaio 2012





Documento unitario contro la Fiat. E ora il contratto nazionale



Si è concluso senza rotture il direttivo nazionale della Cgil che ieri ha discusso il caso Fiat. Il documento finale è stato votato da tutti, con la sola opposizione di Giorgio Cremaschi e di altri due dirigenti. Come si era capito alla vigilia del direttivo, non sono state messe in campo le ipotesi più oltransiste che chiedevano un giudizio negativo sulla battaglia della Fiom in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori della multinazionale, ormai più americana che italiana. Nessuna sconfitta della Fiom, dunque, e nessuna richiesta formalizzata di aggiungere la firma di Landini - o magari della Camusso - al contratto aziendale modello Pomigliano esteso a tutti i dipendenti del gruppo. Al contrario, una battaglia che continua per la riconquista del contratto nazionale, cancellato da un accordo separato, e per il ripristino della democrazia nelle fabbriche: diritto di voto dei lavoratori, certificazione delle rappresentanze e fine delle discriminazioni ai danni della Fiom, il sindacato più rappresentativo a cui è negata l'agibilità sindacale e i cui militanti vengono esclusi dalle assunzioni alla «nuova» società nata a Pomigliano.
È un risultato che la Fiom porta all'incasso ed è la testimonianza del fatto che la maggioranza congressuale della Cgil non è stata ridotta al pensiero unico. Ci sono categorie e importanti regionali e camere del lavoro che non avrebbero votato a favore di un documento che avesse deciso il «commissariamento» di fatto dei metalmeccanici. Ciò detto, le differenze di analisi e di strategia restano tutte in campo: sul rapporto con Cisl e Uil da un lato, sul rapporto con la Confindustria dall'altro. Differenze presenti anche nei toni con cui si critica la politica del governo Monti. Per esempio, nel corso del direttivo non è stata accettata la proposta della minoranza («La Cgil che vogliamo») di votare un documento che chiedesse il ritiro della bozza sulle liberalizzazioni, in cui si sfonda la diga dell'art. 8 e si tenta di cancellare l'esito del referendum sull'acqua. Secondo la minoranza Cgil e la Fiom che ne è parte, non avrebbe senso andare a un confronto con il governo su quelle basi.
Un'altra differenza che resta e pesa riguarda l'accordo unitario del 28 giugno che secondo la Cgil rappresenta un argine all'attacco contro i contro i contratti nazionali e una ripresa del confronto unitario con Cisl e Uil. Per la minoranza, al contrario, è lo strumento con cui si è aperta la strada alla deroga ai contratti nazionali e, al tempo stesso, non ha interrotto la prassi degli accordi separati che si sono invece moltiplicati, da Fiat a Fincantieri.
Il documento votato dal direttivo assume la richiesta dei lavoratori Fiat di indire un referendum abrogativo del contratto (aziendale) che cancella il contratto (nazionale) e su cui sono state raccolte migliaia di firme tra i dipendenti. Marchionne però fa già sapere che di voti non vuole più saperne. Gli unici referendum accettabili sono quelli truccati decisi da lui.

mercoledì 11 gennaio 2012

IL NODO DELLA CRISI NELLA CGIL di Gianni Rinaldini


Le cause della crisi sono scomparse dal confronto politico e sociale. Sembra che tutto derivi dal debito pubblico di alcuni paesi e non da disuguaglianze sociali, precarizzazione, sistema finanziario. Il governo Monti rappresenta una sorta di epilogo della storia politica di questi ultimi decenni, dove gli aspetti fondamentali del liberismo, del capitalismo finanziario, sono stati e sono assolutamente egemoni. Siamo al paradosso che la crisi è usata per portare a compimento lo stesso modello sociale, culturale e politico che ci ha portato al disastro.
In nome dell’austerità ed equità hanno deciso un’ulteriore redistribuzione della ricchezza verso il profitto e la rendita e, con le «riforme strutturali», la ridefinizione di un assetto sociale e democratico ingiusto e autoritario.
In base ai canoni liberisti abbiamo «il miglior sistema previdenziale» di tutti i paesi europei: li abbiamo sorpassati tutti con la riduzione dei pensionamenti e del valore reale delle pensioni oltre i 1.100 euro netti mensili. E per le nuove generazioni la pensione vola a 70 anni con un sistema contributivo di cui si discute la riduzione dal 33 al 27% dei contributi, che allargherà tutti gli spazi per lo sviluppo dei fondi previdenziali, cioè del sistema finanziario. Alla crescita senza precedenti delle disuguaglianze sociali si risponde con l’affannoso tentativo di creare le condizioni per rilanciare lo stesso meccanismo.
Mercato, spread, speculazione finanziaria, paradisi fiscali, sembrano una nuova religione e non il prodotto di scelte politiche e dell’attività umana che hanno identità precise. L’obiettivo è esplicito: definire le condizioni per una competizione locale e globale di ogni impresa o filiera che non può essere soggetta ad alcun vincolo sociale, in una folle rincorsa alla riduzione della condizione lavorativa a pura merce. Questo è quel che succede nel paese reale, nell’economia reale, dove alle roboanti affermazioni di coesione sociale corrisponde il massimo di disgregazione sociale. Ne deriva la stessa crisi del sindacato che si è cullato nell’idea che ciò che avveniva a livello politico – la crisi della rappresentanza politica – non riguardasse la rappresentanza sociale, incapace di ridefinire ruolo e funzione a fronte della radicalità delle trasformazioni in atto. La stessa Cgil in questi anni ha inseguito e subìto l’iniziativa degli altri soggetti, dal governo alla Confindustria agli sindacati, senza mai definire un proprio progetto e argini invalicabili su cui aprire uno scontro sociale, limitandosi ad atti di pura testimonianza.
Il collegato Lavoro e l’art. 8 della manovra berlusconiana che distruggono diritti, tutele e contratti nazionali, sono scomparsi dall’agenda del confronto con il governo Monti; la Fiat applica quella legge a 86.000 lavoratori e Cisl, Uil e Confindustria firmano, confermando che per loro l’accordo unitario del 28 giugno 2011 è del tutto compatibile con quella legge; la Federmeccanica, per tentare di impedire la fuoriuscita di altre aziende dalla Confindustria, si inventa un semi-clandestino accordo separato per l’indotto, dove si afferma che a fronte di turnazioni su 6 giorni (fino alla domenica mattina, o a partire dalla domenica sera) si fanno 120 ore di lavoro straordinario. Un puro e semplice aumento dell’orario di lavoro, talmente semi-clandestino che non lo sanno nemmeno i lavoratori interessati. Si sottoscrivono contratti nazionali unitari che prevedono per le nuove assunzioni un aumento dell’orario di lavoro rispetto agli altri lavoratori per i primi 4 anni. E poi, un apprendistato che in diversi contratti prevede una retribuzione iniziale di 650/700 euro mensili, con le assenze per malattia e le condizioni lavorative diventate oggetto di scambio a fronte del ricatto del posto di lavoro.
Le molteplici soluzioni aziendali di welfare contrattuale si configurano sempre di più come risposta difensiva alla riduzione dell’universalità dello stato sociale. Sul precariato hanno fatto tutto ciò che era previsto dal piano Maroni del 2001 (allora bloccato dalla iniziativa della Cgil), che oggi ci consegna una situazione dove l’80% delle assunzioni avviene con contratti atipici. La precarietà è ormai normale condizione di lavoro e di vita. Per non parlare della follia di proporre, i sindacati insieme alla Confindustria, l’inserimento nella Costituzione del pareggio di bilancio, anticipando la stessa decisione assunta a livello europeo.
L’impatto della recessione su questa situazione sociale è drammatico. Quando si arriva ad espellere dagli stabilimenti un’organizzazione sindacale nel silenzio più assoluto, la memoria torna ai periodi più drammatici della nostra storia. Può veramente succedere di tutto, quando la democrazia, la libertà e il pluralismo sindacale sono considerati variabili dipendenti del mercato, delle scelte padronali.
Non ci saranno tempi migliori se non saremo in grado di mettere in campo un’idea alternativa, un altro punto di vista sull’assetto sociale e democratico del nostro paese e dell’Europa. Riguarda le forze politiche, che a fronte della crisi devono tornare a essere espressione di credibili alternative di società, salvo diventare irrilevanti. Riguarda i movimenti, che hanno la necessità di un radicamento sociale nei territori, nelle scuole, nella società, ricostruendo obiettivi definiti democraticamente a partire dalle esperienze dei beni comuni. Riguarda la rappresentanza sociale, la Cgil, che deve aprire una fase di mobilitazione e proposte con al centro il lavoro, la democrazia, il superamento della precarietà: l’agenda non può essere definita solo dal governo, su queste tre questioni dobbiamo aprire una vertenzialità diffusa.
La Cgil deve porsi l’obiettivo nei confronti del governo Monti dell’abolizione dell’art.8 e del ripristino delle norme costituzionali sulla libertà sindacale.
Nel preannunciato confronto sul Mercato del Lavoro, l’art. 18 non può essere affrontato alla fine, ma bensì all’inizio del negoziato, perchè se la scelta è quella di superare il dualismo esistente, l’art. 18 va esteso a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, i contratti precari vanno superati riconducendoli alla loro eccezionalità, riassumibile in due-tre tipologie.
Gli ammortizzatori sociali come sistema di finanziamento e di copertura delle lavoratrici e lavoratori va esteso a tutte le imprese, mentre non è eludibile l’introduzione di un reddito minimo, come indicato dal Parlamento europeo, finanziato dalla fiscalità generale.
Tutto ciò non può prescindere da un aspetto decisivo: quello del lavoro, di un piano per il lavoro socialmente e ambientalmente compatibile.
Su questa base si deve aprire un confronto dentro e fuori le organizzazioni sindacali. Quello che non è possibile, che non ci è più concesso, è l’adeguamento alla inarrestabile quotidianità delle grandi burocrazie che pensano di gestire alla meno peggio l’esistente, in attesa di un tempo migliore che non ci sarà.

(Gianni Rinaldini è Coordinatore della mozione congressuale «La Cgil che vogliamo»)
Gianni Rinaldini - il manifesto

martedì 10 gennaio 2012


Comitato centrale Fiom-Cgil
Roma, 10 gennaio 2012

Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom-Cgil


Il Comitato centrale della Fiom-Cgil, a partire dalle valutazioni e dalle decisioni assunte lo scorso 28 novembre 2011, conferma la propria contrarietà alla scelta della Fiat di cancellare il Ccnl, la contrattazione collettiva, peggiorare le condizioni di lavoro e ledere le libertà sindacali attraverso il tentativo illegittimo di escludere dai propri stabilimenti la Fiom-Cgil.
Tutto ciò viola princìpi di eguaglianza e di libertà sindacale stabiliti dalla nostra Costituzione, dal nostro ordinamento legislativo e dai Contratti nazionali. Vengono inoltre violate le convenzioni internazionali sulla libertà sindacale e il diritto di organizzazione (nn. 87 e 98). Pertanto la Fiom riitiene opportuno presentare un ricorso in tal senso all'Organizzazione internazionale del Lavoro.
Inoltre tale intesa, firmata anche da Fim-Cisl e Uilm-Uil, si pone al di fuori e in contrasto con
l'accordo unitario del 28 giugno 2011, soprattutto con l'impegno comune di garantire la funzioni del Ccnl e di definire in tutti i luoghi di lavoro le regole minime di democrazia, rappresentanza e contrattazione.
Il Comitato centrale della Fiom esprime il proprio sostegno e la propria vicinanza alle delegate e ai delegati, alle iscritte e agli iscritti alla Fiom-Cgil e alle lavoratrici e ai lavoratori della Fiat sottoposti a un attacco ai loro diritti e alla loro dignità senza precedenti nella storia repubblicana e democratica del nostro paese.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil assume e fa propria la richiesta, già sottoscritta da migliaia di lavoratori e lavoratrici del Gruppo, avanzata nel rispetto degli accordi sindacali del 1993 in materia di Rsu e Rappresentanza, a Fim e Uilm e alle Aziende di indire un libero referendum a carattere abrogativo dell'accordo che estende il modello di Pomigliano a tutto il Gruppo. 

1 Il Comitato centrale della Fiom chiede che il Governo convochi un tavolo di confronto sul piano industriale e di investimenti del Gruppo Fiat nel nostro paese e considera necessario un intervento che, a garanzia dei diritti costituzionali in materia di pluralismo e libertà sindacale, determini un'opportuna modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, fermo restando la necessità di un complessivo intervento legislativo che garantisca il diritto democratico di validazione dei Contatti collettivi e di elezione delle rappresentanze sindacali unitarie.
Il Comitato centrale della Fiom considera grave, inaccettabile e illegittima la scelta di
Federmeccanica di non considerare dal 1° gennaio 2012 la nostra organizzazione sindacale
firmataria del Ccnl.
Il Comitato centrale giudica illegittimo, inoltre, l'ennesimo accordo separato ultimamente
realizzato tra Fim, Uilm e Federmeccanica per una disciplina specifica per l'auto in deroga al Ccnl in cui si aumenta l'orario di lavoro individuale a danno dell'occupazione.
Con la presentazione della nostra piattaforma si è attivata la regola dell'ultrattività prevista dal
Ccnl ultimo del 2008 e con il mese di gennaio la Fiom è impegnata a praticare azienda per azienda un'azione di contrattazione che riaffermi i contenuti della piattaforma i diritti e le libertà sindacali e definisca le condizioni per la riconquista di un unico e condiviso Ccnl e, se necessarie, le più opportune azioni legali e giuridiche.
Contemporaneamente la Segreteria nazionale della Fiom proseguirà sul mandato ricevuto dal
Comitato centrale per verificare con Fim, Uilm e le associazioni imprenditoriali le condizioni per un'intesa sulle regole, la rappresentazione democratica e la validazione democratica della
contrattazione collettiva, unica strada capace di poter ricomporre le rilevanti divergenze in essere e propedeutica alla riconquista di un Ccnl unitario e condiviso.
Il Comitato centrale della Fiom giudica in modo negativo la manovra varata dal governo Monti per il suo carattere recessivo, l'allungamento dell'età pensionistica, per l'inaccettabile cancellazione delle pensioni di anzianità, per un aumento dei prezzi e delle tariffe che riduce al limite il potere di acquisto dei salari e delle pensioni.
E' necessario un reale cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo che
intervenga per superare quelle disuguaglianze sociali che hanno determinato la forte crisi che
stiamo attraversando.
L'istituzione di una vera patrimoniale, una lotta contro l'evasione fiscale, la corruzione e l'illegalità sono le vere discontinuità da realizzare insieme ad una azione affinché in Europa si affermi una nuova politica sociale ed economica non vincolata alle indicazioni della Bce, improntata allo sviluppo economico internazionale, con particolare attenzione ai settori industriali, e mirata a un riequilibrio nella distribuzione del reddito.
Un piano straordinario di investimenti pubblici e privati sono poi la condizione per ridefinire un
necessario nuovo sistema di produzione e mobilità ambientalmente sostenibile e un necessario piano per il lavoro stabile e per una piena occupazione, per il rilancio del paese e del Mezzogiorno.

2 In materia di riforma del mercato del lavoro il Comitato centrale della Fiom-Cgil considera
necessario che le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e  i pensionati discutano le proposte con cui il sindacato, e per quanto ci riguarda la Cgil, avanzerà nel confronto con il Governo avendo ferma l'indisponibilità a manomettere l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, per aprire la strada ai licenziamenti senza giusta causa.
Il Comitato centrale a tal fine ritiene necessario perseguire l'obiettivo del superamento della
precarietà e della riunificazione dei diritti nel lavoro attraverso precise proposte:
• Estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, a tutti i settori e a tutte le forme di
lavoro attraverso la contribuzione di tutti i soggetti coinvolti.
• Il lavoro dipendente è a tempo pieno e indeterminato riconducendo il lavoro atipico a 4/5
forme.
• L'istituzione di un reddito di cittadinanza anche avendo a riferimento la risoluzione del
Parlamento europeo del 20/10/2010.
• Affermare con il Ccnl la parità di retribuzione oraria e di diritti nei luoghi di lavoro a parità
di mansione per tutte le forme di lavoro e un costo maggiore del lavoro atipico rispetto al
Contratto a tempo indeterminato.
• Affermare la redistribuzione del lavoro e la tutela dell'occupazione a partire dalle aziende
in crisi con i contratti di solidarietà e a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e per i 
lavori più pesanti, affermando la riduzione degli orari di lavoro anche attraverso una sua
incentivazione sul piano fiscale.
Sull'insieme di queste posizioni il Comitato centrale impegna tutta l'organizzazione a realizzare a partire dal mese di gennaio 2012 una diffusa e capillare campagna di assemblee nei luoghi di lavoro, di effettuare nelle forme articolate decise da ogni territorio 4 ore di sciopero fino alla
realizzazione sabato 11 febbraio 2012 a Roma di una grande manifestazione nazionale delle
lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici: per il lavoro, la democrazia, il contratto nazionale, il
superamento della precarietà, un nuovo modello di sviluppo e una nuova politica economia e
sociale.
Il Comitato centrale dà mandato alla Segreteria di riconvocare dopo l'11 febbraio un ampio
momento di discussione per praticare la piattaforma di Cervia al fine di riconquistare il Contratto nazionale.

giovedì 5 gennaio 2012


“Io voglio la Fiom in Fiat” diventa una campagna internazionale
                                                                                                                   
In quindici giorni raccolte 5.600 firme su LabourStart

L'iniziativa “Io voglio la Fiom in Fiat” per le libertà sindacali nel gruppo diventa una campagna internazionale. LabourStart, il sito dedicato ai diritti del lavoro e sindacali, l'ha lanciata e, in poco più di due settimane, le firme raccolte sono state circa 5.600 tra cui 600 negli Usa, in Canada circa 700, in Gran Bretagna oltre 600, in Australia quasi 300, in Francia 250, in Germania 180, in Paesi Scandinavi 180, in Irlanda 100 e in Nuova Zelanda 80.

Oltre a numerosi altri paesi - tra cui il Belgio, la Spagna, l'Austria, la Polonia, la Romania, la Turchia, l'Olanda e l'Italia stessa – sono arrivate firme perfino dall'India, dall'Indonesia, da Israele, dalla Tunisia, dall'Algeria, dal Marocco, dall'Egitto e dal Giappone.
 La decisione di lanciare questa campagna nasce dal fatto che l'accordo separato Fiat del 13 dicembre, con la decisione di non riconoscere la rappresentanza della Fiom nelle fabbriche del gruppo, oltre a violare la Costituzione italiana e le leggi, viola anche due convenzioni internazionali dell'Ilo (l'agenzia Onu per il lavoro). 

Si tratta della numero 87, sulla “libertà di associazione e protezione del diritto all'azione sindacale” (in vigore dal 1950); e la numero 98, sul “diritto ad organizzarsi e alla contrattazione collettiva” (in vigore dal 1951). Entrambe le convenzioni sono state ratificate dall'Italia nel 1958. La campagna internazionale lanciata da LabourStart è partita il 15 dicembre 2011 e avrà la durata di 3 mesi.

Il testo della campagna è visibile sui www.labourstart.org e www.fiom.cgil.it

domenica 1 gennaio 2012


La Fiom annuncia gli scioperi
contro lo strappo di Marchionne

Il sindacato dei metalmeccanici ha annunciato un pacchetto di quattro ore contro la decisione del Lingotto di sganciarsi dal contratto nazionale. Landini: "Già pronti i ricorsi"

MILANO - Sarà di quattro ore il pacchetto di scioperi per assemblee deciso dalla Fiom contro la scelta della Fiat di uscire dal contratto nazionale: partiranno dal 9 gennaio e saranno articolati fabbrica per fabbrica, entro il mese, prima della manifestazione dell'11 febbraio.

"Prima delle feste e della chiusura delle fabbriche per cassa integrazione, in alcuni stabilimenti, abbiamo già proceduto alla nomina delle Rsa, votate dai lavoratori. Se la Fiat non le riconoscerà, adiremo anche per vie legali. I ricorsi sono già pronti", afferma Landini. Il riferimento è al nodo delle Rappresentanze sindacali aziendali che nel contratto Fiat sono previste solo per i sindacati firmatari. L'intenzione della Fiom è, in tal caso, di ricorrere contro l'azienda per condotta antisindacale: "Vorrei ricordare - dice il segretario generale della Fiom - che la Fiat è stata già condannata per condotta antisindacale dal tribunale di Torino" proprio "perché esclude un sindacato dalla rappresentanza. Vorrei anche sottolineare - aggiunge - che sulle prime 800 assunzioni di Pomigliano non c'è un iscritto alla Fiom: siamo di fronte a una discriminazione sindacale".

Landini spiega, inoltre, che nei motivi delle quattro ore di sciopero di gennaio rientra anche l'accordo separato sul contratto auto raggiunto da Federmeccanica con Fim, Uilm, Uglm e Fismic e la volontà delle tute blu della Cgil di "riconquistare" il contratto nazionale. La Fiom ha presentato una piattaforma di rinnovo del contratto 2008, l'ultimo da loro firmato.

Quanto alla sola Fiat, il leader della Fiom, riferisce inoltre che "la raccolta di firme tra i lavoratori nelle fabbriche del Lingotto per un referendum abrogativo, in due giorni e mezzo, sempre prima dello stop, ha già superato quota 10 mila". Il 10 gennaio è convocato il Comitato centrale della Fiom, fa infine sapere Landini, che torna a chiedere "al governo di intervenire perchè siano garantiti gli investimenti e le libertà sindacali. Di cancellare l'articolo 8 della manovra sulle deroghe dei contratti aziendali ai contratti nazionali e di modificare l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori (che disciplina la costituzione delle Rsa per le organizzazioni sindacali firmatarie dei contratti) e, ancor prima, di arrivare ad una vera legge sulla rappresentanza".

sabato 31 dicembre 2011

BUON


ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI
DELLA C.N.H. DI JESI

venerdì 23 dicembre 2011


«Ripartiamo dalla democrazia»
Misure ingiuste. Serve un progetto per l'occupazione con una nuova idea di sviluppo per Fiat e Fincantieri, «ci batteremo contro gli accordi separati». L'11 febbraio tutti a Roma
Un giovedì nero, «non per la Fiom ma per la democrazia italiana». Ieri è capitato di tutto, a partire dall'approvazione di una manovra che «aumenta le diseguaglianza e non fa nulla per l'occupazione e per un nuovo modello di sviluppo». Contemporaneamente Fim e Uilm, organizzazioni minoritarie nei cantieri navali, firmavano un accordo con Fincatieri che «accetta lo stesso piano di esuberi che a giugno l'azienda era stata costretta a ritirare grazie alle lotte dei lavoratori». Dulcis in fundo, gli stessi sindacati «complici» firmavano un nuovo accordo separato che estende il modello Pomigliano - massimo sfruttamento e diritti al minimo - a tutte le aziende del settore auto: «Ti rendi conto che stiamo parlando di centinaia di migliaia di lavoratori?». Ecco Maurizio Landini, battagliero segretario della Fiom impegnato su tanti fronti, non escluso quello interno con la Cgil. Con lui tentiamo un'analisi delle ultime performances del governo e della Confindustria.
Partiamo dall'accordo firmato da Fim e Uilm con Fincantieri.
Semplice, Fim e Uilm hanno accettato quel che i lavoratori hanno rifiutato e contro cui si sono battuti. Hanno accettato la logica delle chiusure di cantieri e degli esuberi senza alcun mandato, e pretendono di imporne le conseguenze a tutti i dipendenti.
E il governo Monti? Fincantieri è un'azienda pubblica.
Il ministero dell'industria non chiede alla sua azienda un piano e addirittura consente che venga firmato un accordo separato senza il sindacato più rappresentativo. Ma come pensano di uscire dalla crisi? Quale modello di sviluppo compatibile, di occupazione, di mobilità hanno in testa, se lasciano deperire la produzione di navi, di treni, di autobus, di automobili? 
Pomigliano è un caso unico, irripetibile dicevano i vostri critici di maggioranza e opposizione, Cisl, Uil, persino la Cgil. Poi è arrivata Mirafiori seguita dalla Bertone e infine tutti gli stabilimenti Fiat, 86 mila dipendenti a cui è stato cancellato il contratto nazionale e i diritti conquistati nel secolo scorso. Ora Fim, Uilm e Federmeccanica hanno siglato l'ennesimo accordo separato per l'intero settore auto.
Così, rapidamente, si cancella il contratto nazionale per tutti. La Costituzione è espulsa dalla fabbrica con l'esproprio del diritto di voto e di elezione dei rappresentanti. Prima che un'ingiustizia contro la Fiom è la messa in mora della democrazia dei lavoratori. E se la democrazia esce dal lavoro esce dalla società. Capisci perché insistiamo sulla necissità di ridefinire le regole sulla rappresentanza? Prima la politica prende atto di questo vulnus e meglio è. Chiediamo la certificazione della rappresentanza sindacale attraverso il voto di tutti i dipendenti, in ogni posto di lavoro. Dev'essere chiaro chi rappresenta chi, e insieme, ogni accordo dev'essere sottoposto al giudizio degli interessati e approvato, per essere valido. Abbiamo iniziato la raccolta di firme per un referendum abrogativo dell'estensione del contratto Pomigliano a tutta la Fiat. Alla Ferrari e poi alla Cnh di Jesi persino le Rsu l'anno bocciato. Se passa questo accordo separato e se non ci si libera dell'articolo 8 della manovra berlusconiana arriveremo a una balcanizzazione delle relazioni sindacali. La Fiom ha indetto quattro ore di sciopero a gennaio e una grande manifestazionale a Roma l'11 febbraio, non assisteremo passivamente a questo scempio della democrazia.
Intanto Federmeccanica dice ai suoi affiliati che la Fiom non esiste perché non ha firmato il contratto separato del 2009 che cancella quello unitario di un anno prima.
Mi dispiace per loro, ma la Fiom ha 363 mila iscritti, è il sindacato più forte anche tra le Rsu e nel voto dei lavoratori. Gli imprenditori dovranno fare i conti con noi.
La manovra è stata varata ed è diventata legge. Il tuo giudizio?
Invece di ridurre le diseguaglianze le ha accentuate e l'attacco alle pensioni cancella un elemento di solidarietà generale. Neanche per chi ha fatto lavori faticosi fin da ragazzo c'è un minimo di rispetto. Non c'è patrimoniale né lotta a evasione e corruzione, non ci sono investimenti finalizzati a un nuovo modello sviluppo che rispetti i diritti di chi lavora e dell'ambiente. Devo continuare, sui privilegi, sulle spese per gli armamenti? Aggiungo che un paese democratico dovrebbe potersi scegliere il governo esercitando il diritto di voto.
Sull'ennesimo attacco all'art. 18 la ministra Fornero e il governo sono stati costretti a un passo indietro.
Fornero dice di essere stata frainesa. Bene, non se ne parli più. Il problema non è togliere le sanzioni esistenti ma costruire un sistema universale dei diritti sul lavoro e al tempo stesso ridurre a 4 o 5 le forme atipiche. In testa bisogna avere il binomio occupazione-diritti. A parità di prestazione si devono avere pari retribuzioni e diritti. Il lavoro precario deve costare di più e ancora, va introdotto un reddito di cittadinanza per chi il lavoro non ce l'ha o ce l'ha precario e intermittente. Serve una semplificazione: si deve andare a un contratto unico di tutta l'industria.
La critica comune alla manovra, la difesa dell'art. 18, il giudizio sugli accordi separati, possono avviare una stagione nuova nei rapporti, oggi difficili, tra Fiom e Cgil?
È evididente che siamo entrati in una nuova fase, ed è ormai palese che neanche l'accordo sottoscritto dalla Cgil il 28 giugno ferma la pratica degli accordi separati. Si può ripartire insieme dalla democrazia, dalla certificazione della rappresentanza che presuppone, e mi rivolgo anche alla politica e al governo, un intervento sull'art. 19. Dal diritto di voto dei lavoratori. E da una battaglia per un nuovo modello di sviluppo dove non ci sia più posto per le troppe ingiustizie che affliggono questo paese



Loris Campetti da il Manifesto

La R.S.U. della C.N.H. di JESI boccia l'accordo Fiat 


Verbale di consultazione RSU per CCSL Fiat del 13/12/2011

In data odierna i sottoscritti Di Terlizzi Francesco, Fratoni Enrico, Morganti Lorenzo in qualità di commissione per la consultazione delle RSU dello Stabilimento C.N.H. di Jesi dichiarano che: le votazioni si sono svolte con tutte le regole previste e in maniera ordinata seguendo l’iter procedurale senza imprevisti, hanno partecipato tutte le 12 RSU aventi diritto con il seguente  risultato:

Favorevoli all’accordo del 13/12/2011 voti 5

Contrari all’accordo del 13/12/2011 voti 7

Bianche nessuna

Nulle nessuna


C.N.H. Jesi 22/12/2011                              In Fede la Commissione

mercoledì 21 dicembre 2011



Fiat Modena, i delegati Fim e Uilm bocciano il contratto



     
I lavoratori degli stabilimenti Fiat di Modena - Ferrari, Maserati e Cnh - hanno bocciato l'accordo sul contratto del 12 dicembre: hanno votato soltanto otto delegati su 52 aventi diritto, con 4 contrari, 3 favorevoli e una scheda bianca. I delegati Fiom non hanno partecipato al voto, come rende noto la stessa Fiom di Modena. Tutto e' partito da una riunione delle 52 Rsu degli stabilimenti modenesi, convocata da Fim e Uilm: all'incontro si sono presentati anche i 22 delegati della Fiom. 
Per la Fiom l'esito del voto dimostra che "non solo i delegati della FIOM sono contrari, ma gli stessi delegati di FIM e UILM esprimono a maggioranza il loro dissenso. Acquista quindi ancora più valore la decisione della FIOM di raccogliere le firme per abrogare il contratto che vogliono solo FIAT, insieme a FIM UILM FISMIC UGL e ASSOCIAZIONE QUADRI".
'E' stata una giornata fantozziana - ha dichiarato Giordano Fiorani, segretario della Fiom di Modena, all'Ansa - che dimostra che l'accordo e' stato voluto esclusivamente dalla Fiat e dalle direzioni nazionali sindacali'.  

lunedì 19 dicembre 2011


CAMPAGNA NAZIONALE E INTERNAZIONALE PER I DIRITTI E LE LIBERTA' SINDACALI IN FIAT
La Fiom lancia, insieme alla campagna nazionale IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT, una campagna internazionale di raccolta firme attraverso il sito Labourstart. Infatti la Fiat, con l'accordo separato che estende a tutto il gruppo i termini dell'accordo di Pomigliano e cancella tutti gli accordi aziendali e il contratto nazionale, non viola solo il diritto del lavoro italiano, ma anche due convenzioni internazionali della Organizzazione internazionale del lavoro, la n. 87 sulla libertà di associazione e la n.98 sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva, entrambe ratificate dal Governo Italiano. 

L'invito a firmare, viene inviato da Labourstart in più lingue, compreso l'italiano, a decine di migliaia di indirizzi di sindacalisti/e e attivisti/e sindacali. Oltre all'appello c'è un breve messaggio che arriva agli indirizzi mail del Ministro del Lavoro e della Fiat,  dr. Sergio Marchionne.