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venerdì 16 dicembre 2011

Conferenza stampa di Maurizio Landini e Giorgio Airaudo sulle iniziative contro l’accordo separato sull'estensione del modello Pomigliano a tutto il Gruppo Fiat
   
          
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mercoledì 14 dicembre 2011








CANCELLANO IL CONTRATTO NAZIONALE E 40 ANNI DI CONTRATTAZIONE AZIENDALE. ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DEL GRUPPO FIAT SI NEGANO LE LIBERTÀ SINDACALI E LA LIBERTÀ DI POTER DECIDERE

Ieri senza la presenza della Fiom-Cgil al tavolo negoziale è stato siglato un accordo che  porta le lavoratrici e i lavoratori fuori dal contratto nazionale di lavoro isolando i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Fiat da tutti gli altri lavoratori metalmeccanici.

Questa intesa estende l'accordo di Pomigliano a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del gruppo Fiat dopo che per oltre un anno era stato spiegato in tutti gli stabilimenti che mai sarebbe successo.
Dal 1 gennaio diventano automatici ed esigibili da parte della Fiat senza contrattazione i 18 Turni, 120 ore di straordinario obbligatorio che portano a 200 le ore annue di straordinario possibili, il taglio di 10 minuti di pausa, la pausa mensa spostata a fine turno, il mancato pagamento di almeno 2 giorni di malattia in caso di assenze superiori al 3,5% sullo stabilimento. Sanzioni ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali.
Gli «sbandierati» incrementi salariali riguardano la paga oraria e sono dovuti alla risistemazione di voci già esistenti, non modificano sostanzialmente la retribuzione lorda e hanno effetti utili solo di fronte ad aumento dei turni e degli straordinari. Niente di nuovo se lavori di più prendi di più «e ci mancherebbe ancora!». Nella stessa direzione va l'adeguamento dello straordinario al sabato. Il premio straordinario di 600 euro per il 2012 è un «imbroglio»: totalmente legato alla presenza e all'effettiva prestazione di lavoro di non meno di 870 ore in sei mesi. Quindi vengono considerate assenza: par, ferie, mezz'ora di pausa, malattia, infortunio, maternità, donazione di sangue, legge 104, sciopero e tutti i permessi non retribuiti.
Tutto questo accade senza che le lavoratrici e i lavoratori siano stati informati del negoziato.Le assemblee si svolgeranno a «babbo morto» e dopo la firma. Alle lavoratrici e ai lavoratori non è stato chiesto alcun mandato per uscire dal Contratto nazionale e dai contratti aziendali.
Questo accordo cancella tutti gli accordi aziendali di ogni singolo stabilimento. Limita il diritto di sciopero e ad ammalarsi, limita la contrattazione dell'organizzazione del lavoro e degli straordinari, trasforma i delegati sindacali, di stabilimento, in «controllori» delle regole per conto dell’azienda, allontanandoli dalle lavoratrici e dai lavoratori.
La Fiom-Cgil non rinuncia al contratto nazionale di lavoro, non lascerà soli e isolati le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Fiat, sosterremo e daremo voce a tutte le iniziative delle lavoratrici e dei lavoratori degli stabilimenti Fiat. Chiederemo ai lavoratori di eleggere comunque i nostri rappresentanti e difenderemo il diritto alla libera scelta del sindacato in tutte le sedi utili anche quelle legali.
Nei prossimi giorni decideremo altre iniziative utili a tenere aperta la vertenza che per noi continua.

Fiom-Cgil

lunedì 12 dicembre 2011

Che tempo che fa  1)Parte Che tempo che fa 2)Parte

venerdì 9 dicembre 2011

LUNEDI' 12-12-11 SCIOPERO DI 8 ORE

LA RSU DELLA FIOM CGIL CONFERMA LA PROCLAMAZIONE DI 8 ORE DI SCIOPERO LUNEDI’ 12 DICEMBRE 2011 CONTRO LA SCELTA DI FIAT DI ESTENDERE A TUTTI L’ACCORDO DI POMIGLIANO, E CONTRO LA MANOVRA CLASSISTA DEL GOVERNO MONTI CHE SCARICA TUTTA LA CRISI SU LAVORATORI E PENSIONATI. INVITIAMO I LAVORATORI TUTTI AL PRESIDIO “NOTTE ROSSA” CHE LUNEDI’ DALLE 3 DEL MATTINO SI TERRA’ DAVANTI AI CANCELLI DELLA FABBRICA E CHE VEDRA’ LA PARTECIPAZIONE ANCHE DEI METALMECCANICI DELLA PROVINCIA DI ANCONA. A FAR DA CONTORNO ALLA NOTTATA, INTERVENTI DI LAVORATORI E DELEGATI, MUSICA, LETTURE, SALSICCE E VERDICCHIO DEI CASTELLI… PER DIFENDERE LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI METALLURGICI FIAT ALLE 3 AI CANCELLI! Jesi 9 Dicembre 2011 La RSU della Fiom Cgil

mercoledì 7 dicembre 2011

lunedì 5 dicembre 2011


 Se piangono i ministri, cosa devono

fare i lavoratori e i pensionati


di Giorgio Cremaschi

La manovra decisa dal governo Monti è un intollerabile concentrato di aggressioni alle condizioni di vita della maggioranza della popolazione italiana. Il 10% più ricco del paese, che detiene la metà della ricchezza nazionale, pagherà si e no l’1% dei costi della manovra. Il restante 90% paga tutto il resto e la stragrande maggioranza dei costi sono su lavoratori dipendenti e pensionati.
Si va in pensione a 66 anni gli uomini e a 62-63 le donne, una vergogna sociale che colpisce le condizioni di lavoro di chi fatica davvero, di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, di chi non ha contributi sufficienti. La pensione di anzianità va a 42 anni, ancora una volta un danno soprattutto per gli operai e per chi fa i lavori più faticosi. Così i giovani verranno ancora una volta imbrogliati, perché sarà per essi sempre più difficile accedere al lavoro. Si blocca la rivalutazione delle pensioni sull’inflazione, una vera e propria carognata che colpisce i redditi già falcidiati dall’inflazione. E poi c’è una valanga di tasse, in gran parte sul lavoro e sui redditi più bassi, da quelle sulla prima casa, all’aumento delle addizionali Irpef comunali e regionali, all’aumento delle tasse sulla benzina, all’aumento dell’Iva, dai ticket sanitari all’aumento dei prezzi dei costi di tutti i servizi sociali.
Di fronte a tutto questo i ricchi pagano con qualche piccola elemosina e le caste vengono lasciate sostanzialmente immuni. Non c’è una patrimoniale sulle grandi ricchezze, non si toccano le spese militari o per le grandi opere o gli sprechi veri della pubblica amministrazione. Qui, insomma, un massacro sociale che si aggiunge a quelli già preventivati dalle manovre del governo Berlusconi. Nel 2012 la somma delle manovre Tremonti-Monti porterà a un salasso di quasi 70 miliardi sui redditi e sulle condizioni sociali della stragrande maggioranza del paese. Di fronte a tutto questo le misure per la cosiddetta “crescita” sono solo sgravi fiscali alle aziende, che significheranno profitti in più per chi già guadagna, ma nemmeno mezzo posto di lavoro aggiuntivo.
Questa manovra è semplicemente la cura greca somministrata all’Italia. E’ la tecnocrazia liberista e bancaria dell’Europa che impone la stessa ricetta ovunque, con gli stessi fallimenti.
La Grecia ha cominciato così un anno e mezzo fa e adesso è alla catastrofe sociale ed economica, senza aver ridotto di un centesimo il peso del debito. La stessa via imbocca l’Italia, con una manovra che avrà un puro effetto recessivo e che quindi potrà anche salvare il bilancio di qualche banca ma farà sprofondare il paese nella miseria.
Bisogna contrastare con tutte le forze queste misure e questa politica. Qui si gioca il futuro del lavoro, dello stato sociale, dello stesso sindacato. Occorre un’autocritica profonda in Cgil per le carte di credito concesse a questo governo che, come si è visto, ha speso tutto il credito ricevuto contro il mondo del lavoro. Occorre andare a uno sciopero generale subito e prepararsi a fronteggiare fin d’ora le nuove misure, quelle annunciate sul mercato del lavoro, che se avranno lo stesso segno della manovra del 4 dicembre, saranno anch’esse terrificanti. Se stiamo sulla strada della Grecia dobbiamo fare una sola cosa, lottare come fanno i lavoratori dei sindacati greci: fino a che le cose non cambiano, in Italia e in Europa. Tutto il resto sono chiacchiere.

venerdì 2 dicembre 2011


 Contro il governo Monti Marchionne



In uno dei suoi ultimi sgangherati interventi contro la Fiom, sempre più uguali a quelli di Berlusconi contro i comunisti, Sergio Marchionne ha anche esaltato le scelte che prepara il governo Monti. Dal suo punto di vista ha perfettamente ragione. L’impostazione economica del governo, almeno secondo tutto quello che  appare dalle indiscrezioni che lo stesso governo volutamente fa uscire, corrisponde nella società italiana a quello che Marchionne fa in Fiat.
Vediamo qualche dato. E’ uscito su Il Sole-24 Ore un articolo che paragona la condizione degli operai dello stabilimento Volkswagen di Wolsfburg con quella degli operai Fiat di Pomigliano, dopo l’accordo che l’azienda vuole estendere a tutti i lavoratori del Gruppo. Un operaio tedesco guadagna 2.100 euro al mese contro i 1.200 di quello Fiat. L’orario di lavoro settimanale massimo è di 35 ore, quello successivo è pagato straordinario e deve essere concordato, non comandato dall’azienda. L’orario effettivo della prestazione è di 420 minuti al giorno per l’operaio Fiat mentre è di 392 minuti per quello Volkswagen. Oltre questo ci sono migliori regolamenti sulla malattia, sui diritti e naturalmente la piena libertà di eleggere il proprio consiglio di fabbrica, tutto a vantaggio degli operai tedeschi. Ciò nonostante l’amministratore delegato della Fiat sostiene che in Italia non si può produrre perché non siamo competitivi e abolisce le libertà sindacali. 

Il governo Monti si trova di fronte a una situazione sociale del paese che paragonata con quella dei paesi del Nord Europa è simile al confronto fra Fiat e Volkswagen. Nel nostro paese la ricchezza è concentrata nel 10% della popolazione, che detiene la metà del patrimonio globale degli italiani. Mancano indennità di disoccupazione, la scuola pubblica è a catafascio, i servizi ferroviari regionali secondo l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato si fermeranno a febbraio. Tutti i servizi sociali sono in crisi o sotto finanziati, mentre i pochi soldi rimasti si investono nelle grandi opere invece che nella salvaguardia del suolo, del territorio, del patrimonio culturale e dei beni comuni. 
I salari sono tra i più bassi dell’Ocse e oggi calano pesantemente rispetto all’inflazione, mentre la stragrande maggioranza dei pensionati vive con meno di 800 euro al mese. Anche le pensioni di anzianità, scandaloso privilegio secondo alcuni, non ci mettono in condizioni migliori del resto dell’Europa. L’età effettiva del pensionamento in Italia è uguale a quella della Germania e superiore a quella della Francia. Siamo in recessione mentre c’è la disoccupazione giovanile e femminile tra le più alte del continente e mentre intere aree del Mezzogiorno precipitano nel disastro sociale. Su tutto questo trionfano l’evasione fiscale e la corruzione. Insomma in poche cose siamo come gli altri paesi, ma in quasi tutti gli aspetti della vita civile e sociale, stiamo peggio del resto dell’Europa.
Ciononostante, per il governo Monti come per Marchionne bisogna fare ancora sacrifici. Milioni di famiglie italiane rischiano il default della propria vita per la caduta dei redditi, ma tutto deve essere sacrificato sull’altare del debito.
Così si annunciano misure contro le pensioni che avranno un effetto devastante sia sui redditi dei pensionati, sia sull’occupazione, sia sulle condizioni di lavoro. Si impone l’Ici sulla prima casa e si aumenta l’Iva con effetti terribili sui redditi più bassi. Si annuncia l’attacco all’articolo 18 che comincia dai giovani, ma si estenderà a tutti, così come ha fatto Marchionne, anche se c’è stato chi ha sostenuto che Pomigliano sarebbe stata un’eccezione. E infine si impone l’assurdità del pareggio di bilancio in Costituzione. Che comporterà costi sociali incalcolabili, visto che gli interessi che si pagano sul debito pubblico sono oggi dai 70 ai 100 miliardi all’anno e quindi l’obbligo del pareggio significa togliere ogni anno la stessa cifra ai servizi sociali, ai diritti, alla scuola, alla civiltà del nostro paese.
Naturalmente ci sono delle differenze tra l’operare di un capo di governo e di un capo d’azienda multinazionale, qualche mediazione linguistica e politica bisogna pure farla. Ma la sostanza del comune sentire che unisce Monti e Marchionne è che entrambi pensano che per curare il malato bisogna somministrargli dosi sempre più forti di quella stessa medicina che lo ha fatto ammalare. Sono entrambi liberisti ultrà che pensano che solo il mercato, la globalizzazione, la selezione sociale che ne deriva, possono salvare il paese o le fabbriche. E invece li affondano. Li affondano perché le misure del governo, oltreché ingiuste sono anche incapaci di affrontare la recessione, anzi l’aggraveranno. E perché l’antisindacalità di Marchionne copre solo lo smantellamento complessivo dell’investimento industriale Fiat in Italia.
Stessa è la logica che ispira Monti e Marchionne e stesso è il fastidio che a questo punto provocano quegli ipocriti distinguo che nel palazzo si fanno tra l’uno e l’altro e dall’uno e dall’altro.
In Italia c’è oggi un governo imposto dall’Europa delle banche che applica nel paese le regole e le logiche della finanza e delle grandi multinazionali. La discriminante di fondo è tra chi quelle scelte le avversa, per costruire un’alternativa, e chi invece le accetta o sostiene. Tutto il resto sono chiacchiere.

articolo di Giorgio Cremaschi

CONFERENZA STAMPA FIOM TORINO 29/11/2011

martedì 29 novembre 2011

Landini: “Così si negano i diritti ai   lavoratori"



Al via i negoziati per i nuovi contratti. Ed è subito scontro tra Fiat e Fiom. Stamattina all’Unione industriali di Torino la sigla della Cgil ha abbandonato la trattativa lasciando un solo rappresentante come osservatore. Il motivo? Della propria delegazione di sedici persone ne mancavano circa dieci, bloccati fuori. L’azienda “non è stata in grado di garantire la governabilità della trattativa”, ha detto il responsabile del settore auto Giorgio Airaudo, anche se definisce quanto accaduto di mattina come “un incidente spiacevole”. Subito il Lingotto ha fatto sapere che “rispetta la decisione della Fiom, ma non accetta accuse infondate che sembrano costruite per nascondere la volontà di sottrarsi alla trattativa”. Ma la Fiom insiste: “Non approveremo mai contratti che negano diritti ai lavoratori”, come quello alla rappresentanza sindacale.

In ballo c’è la definizione dei nuovi accordi aziendali dopo l’annullamento degli accordi sindacali dello scorso 21 novembre. La prospettiva è l’estensione su scala nazionale del modello di Pomigliano, a cui la Fiom si oppone. Proprio per manifestare questo dissenso si era composto un presidio di alcune centinaia di operai iscritti al sindacato Cgil, ai Cobas e all’Ubs davanti alla sede dell’incontro. Alcuni dei sindacati di base volevano entrare e così la security ha chiuso l’ingresso lasciando fuori una decina di delegati della Fiom, tra cui Airaudo: “Fuori sono rimasto io con i rappresentanti di alcune altre fabbriche della Fiat, come quelli di Modena”.



Quando i dirigenti del Lingotto hanno dato inizio al vertice Maurizio Landini, segretario nazionale, ha chiesto di aspettare l’ingresso degli assenti. La proposta dell’azienda è stata un’altra: “Mi hanno detto di farci accompagnare dalla polizia – ha detto appena uscito -. La Fiat sta perdendo la testa ancora prima di cominciare. Non mi era mai capitato di essere invitato a una trattativa e a non poter entrare. Se l’azienda voleva dare un segnale, ci è riuscita”. Il Lingotto si è detto “dispiaciuto che la trattativa sia iniziata senza la presenza di Maurizio Landini”, ma ha voluto precisare che il suo è stato un “abbandono” dovuto al “fatto che una rappresentanza di Cobas impediva l’accesso a una parte della delegazione Fiom”.

Per i sindacalisti è l’ennesimo episodio per estromettere la rappresentanza dalle fabbriche. “Vogliono seguire il metodo usato con le carrozzerie ex Bertone per estendere il modello Pomigliano con il contratto di primo livello – ha spiegato il responsabile provinciale di Torino Federico Bellono -. Ciò che è uguale per tutti è la paga di base su livelli salariali minimi”. A questa base si aggiungerebbero man mano delle modifiche adeguate al tipo di fabbrica, ma “vengono cancellati diritti conquistati 50 anni fa”, ha detto Airaudo. “Anche ciò che era acquisito a livello di prassi”, ha aggiunto Landini. Tra i diritti anche quello alla rappresentanza sindacale: dal 1° gennaio la Fiom non sarà più presente a Mirafiori in base al referendum di gennaio, mentre il modello Pomigliano ammette solo delle rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) nominate da una lista. “Noi della Fiom non faremo mai accordi che negano i diritti dei lavoratori. La rappresentanza sindacale è un diritto, non un dono che si può scambiare”, ha dichiarato Landini. Oltre a estromettere il principale sindacato dei metalmeccanici il Lingotto vuole anche indebolirlo economicamente: “In Fiat abbiamo 11 mila iscritti. Ciò vuol dire che la Fiat versa nelle casse della Fiom un milione di euro di contributi sindacali, e adesso vuole evitare di versarli”. Tuttavia è già pronto un altro piano con la campagna “Io voglio la Fiom in Fiat”, illustrata dal segretario generale.

“Al momento della consegna delle tessere chiederemo agli iscritti un euro in più per sostenere l’attività sindacale dei delegati Fiom in Fiat e consegneremo una spilletta. Per chi è esterno la spilletta costerà cinque euro. I cinquecento dipendenti della Fiom a livello nazionale invece pagheranno il doppio, il 2% del loro stipendio annuale”. E in vista della nomina delle Rsa “faremo un election day. Si voteranno i rappresentanti che saranno messi nella lista presentata all’azienda per l’approvazione”.

Questo potrebbe garantire alla Fiom la presenza nelle aziende del gruppo Fiat: “La Fiom è sopravvissuta a epoche storiche più dure, è sopravvissuta al fascismo e Marchionne non è il fascismo. È un manager e ora lo scontro è duro”, ha detto Airaudo.



DOMANI MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 
ASSEMBLEA IN SCIOPERO DI 1 ORA

CONTRO L’ATTACCO DI FIAT AL CONTRATTO NAZIONALE E CONTRO LA DECISIONE  DI ESTENDERE L’ACCORDO DI POMIGLIANO A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DEL  GRUPPO FIAT.

Dal prossimo Gennaio anche lo stabilimento di Jesi sarà investito dalla famosa Pomiglianizzazione che metterà in discussione il contratto nazionale, diritti indisponibili come lo sciopero e la malattia, la condizione di lavoro come il taglio delle pause. Impone inoltre che  orari e straordinari non siano più materia di contrattazione, ma sarà la sola Azienda a deciderli. In ultimo, toglie ai lavoratori il diritto di scegliersi il rappresentante e l’organizzazione sindacale alla quale aderire. Insomma viene meno il diritto sacrosanto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere democraticamente del loro destino di vita e di lavoro, fuori la fabbrica come dentro, come cittadini ancor prima che come lavoratori. L’incontro di oggi a Torino tra la Fiat e le O.O.S.S. rappresenta il prologo di ciò che accadrà a Gennaio. Dal nostro punto di vista tutto ciò non ha nulla a che fare né con la competitività  né con la qualità del prodotto. Ha invece molto a che fare con la volontà da parte di Fiat di  avere mano libera su tutto, di voler decidere di tutti gli aspetti della fabbrica e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

E’ per questo che occorre rispondere con lo sciopero per dire No al peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, e allo stesso tempo aprire  una discussione permanente con le lavoratrici e i lavoratori capace di mettere in campo una prospettiva di cambiamento. L’assemblea in sciopero si svolgerà nei seguenti orari:
                                              
                           primo turno e centrale  09.45-10,45
                           secondo turno               17,00-18,00
                           terzo turno                    04,00-5,00                              


      Jesi, 29 Novembre 2011                                La RSU della Fiom-Cgil