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martedì 15 giugno 2010

RITRATTI

In occasione dell'oramai consueto Audit sul WCM l'Azienda ha pensato che oltre alla straordinaria pulizia dei reparti e all'ordine sincronizzato ... si fa per dire... dell'organizzazione del lavoro del just in time jesino, fosse il caso di accogliere la calata dei Visitors (si presentano come dei veri e propri extraterrestri) con delle Gigantesche Fotografe di Operai e non, appese all'esterno e all'interno dello stabilimento.

I volti estremamente sorridenti (lo sono ancora...) erano incasellati al fianco di uno stuolo di mani levate al cielo, mani protese a slogan propagandistici i cui messaggi dicevano su per giù così:

Noi, I Lavoratori, Siamo I Veri Protagonisti Della Fabbrica

l'artifizio, doveva servire a creare agli occhi del “temuto valutatore” - questa volta senza gli occhi a mandorla - l'idea di un grande impegno collettivo verso quel traguardo moderno che porta il nome di WCM.

Insomma la fabbrica della letizia e della gioia. Fiat da vecchio padrone, diventa la “grande mamma” che dispensa felicità a tutti.

Dimenticando gli sforzi fatti da tutti i lavoratori del gruppo in questi anni per risollevare l'azienda - al fotografo sfugge il sudore della fatica, l'usura delle turnazioni, lo sfruttamento sempre maggiore sulle linee di montaggio, solo per citarne alcuni - La FIAT ha esplicitamente chiarito che nel 2010, causa la crisi, non intende aumentare il costo del lavoro, non riconoscendo di fatto ai lavoratori il Premio di Risultato, dopo averlo già dimezzato nel 2009.

Anzi, ai suoi Protagonisti riserva licenziamenti collettivi - come nel caso di Termini Imerese e Imola - o condizioni lavorative di fne Ottocento come quelle imposte a Pomigliano, scelte che molto probabilmente riguarderanno nel prossimo futuro l'intero Gruppo Fiat.

Magra consolazione, rimane la miopia di pensare di valorizzare i lavoratori solo attraverso le proposte di miglioramento, i buoni benzina e i Ritratti d'Autore, gran bella soddisfazione.

La vera felicità, a noi pare essere allora, esclusivamente a pannaggio dei consigli di amministrazione, degli azionisti o dei super dirigenti che da pesanti ritrutturazioni e chiusure di stabilimenti ricevono lauti compensi o la spartizione del dividendo azionario.

A noi, non rimane che la cartapesta delle fotografie appese ai muri dei reparti.


p.s. Per la cronaca l'Audit si è concluso con un guadagno di 2 punti ... da 50 a 52 ... forse è meglio cambiare fotografo...


jesi, 15 giugno 2010 la rsu della fiom-cgil

COMITATO CENTRALE FIOM-CGIL 14 giugno 2010, Documento conclusivo



Per i diritti e la democrazia sciopero generale di 8 ore il 25 giugno


La scelta della Fiat di imporre deroghe al contratto nazionale e la rinuncia a diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione ai lavoratori di Pomigliano, fa parte di un disegno complessivo che parte dal Governo e dalla Confindustria, di fronte all’aggravarsi della crisi.

Governo e Confindustria per mesi hanno colpevolmente minimizzato l’aggravarsi della crisi, parlando di ripresa, spandendo inutile ottimismo, rinunciando a misure vere a favore dell’occupazione. Ora che la crisi comincia a portare tutto il suo peso, esso viene totalmente scaricato sul mondo del lavoro, sui pensionati, sui disoccupati, sulle zone più deboli del paese a partire dal Mezzogiorno.

Le misure inique prese dal Governo fanno così parte di un progetto più vasto che vede l’attacco al Contratto nazionale, l’arbitrato, lo Statuto dei lavori, come strumenti fondamentali della destrutturazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro. Si pensa di affrontare la crisi mettendo in discussione i princìpi di solidarietà fondamentali garantiti dalla Costituzione della Repubblica, che non a caso oggi viene messa esplicitamente in discussione come vecchia e inadeguata di fronte alla crisi.

L’attacco all’articolo 41 della Costituzione nel nome della piena libertà d’impresa muove assieme a quello allo Statuto dei lavoratori e al Contratto nazionale. Pur di avere un posto, le lavoratrici e i lavoratori dovrebbero rinunciare ai loro diritti fondamentali. Questo è il regime economico e sociale che si vuole imporre.

Il blocco della retribuzione dei lavoratori pubblici annuncia così l’attacco al salario dei lavoratori privati, mentre per tutti c’è il taglio dello Stato sociale in tutti i suoi aspetti e forme. Per tutte e tutti si allunga ulteriormente l’età pensionabile, ma in particolare sono le donne oggi a essere brutalmente colpite nella loro condizione di vita. L’occupazione, in particolare quella giovanile, pagherà il prezzo per queste scelte.Di fronte a tutte queste misure non un solo centesimo viene preso dalla grande ricchezza accumulata in questi anni di crisi.

La Fiom è consapevole che quanto sta avvenendo nel mondo del lavoro è parte di un disegno più generale, dove interessi antichi e forti puntano a colpire tutti gli equilibri sociali e anche gli assetti democratici del nostro paese. Non è un caso che, mentre si aggredisce il Contratto nazionale e lo Statuto dei lavoratori, si mette in discussione la libertà di stampa e l’autonomia della magistratura. È un modello autoritario e regressivo di gestione della crisi che si vuole imporre a tutti i livelli e in tutte le sedi del nostro paese.

Per queste ragioni la Fiom chiama tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici a una lunga e difficile fase di mobilitazione per la difesa dei diritti e per conquistare una via di uscita dalla crisi fondata sulla giustizia, sulla democrazia, su un diverso modello di sviluppo rispetto a quella che si sta praticando.

La Fiom proclama 8 ore di sciopero il 25 giugno per tutta la categoria nell’ambito dello sciopero generale confederale. La Fiom convoca per il mese di giugno a Pomigliano un’assemblea nazionale di tutte le delegate e i delegati metalmeccanici del gruppo Fiat e del Mezzogiorno d’Italia per definire iniziative di solidarietà con i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano. Ulteriori iniziative saranno decise per garantire la continuità della mobilitazione.

In questi giorni si è riaperta la questione della democrazia sindacale. La Fiom ha sempre rivendicato la necessità di regole certe sulla rappresentanza e sul diritto al voto, per tutte le lavoratrici e i lavoratori e si prepara a consegnare alle Camere un progetto di legge che ha già ampiamente superato le 50.000 firme raccolte. È paradossale che dopo aver negato a tutti i lavoratori metalmeccanici il diritto a decidere sul Contratto nazionale e sul principio delle deroghe, ora si voglia imporre azienda per azienda l’accettazione di questo principio. La Fiom ribadisce che non sono sottoponibili a rinuncia, neppure con il voto, i diritti indisponibili delle lavoratrici e dei lavoratori, e che il distorto principio, così applicato, è lo stesso che fa votare in Parlamento leggi che negano princìpi costituzionali di fondo sulla stampa e sull’autonomia della magistratura.

La Fiom è dunque consapevole che l’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è parte di questa più vasta aggressione alla Costituzione della Repubblica e per questo chiama i metalmeccanici alla mobilitazione in difesa della democrazia.

Per queste ragioni la Fiom aderisce alla giornata di lotta indetta per il 9 luglio dalla Federazione nazionale della Stampa.

COMITATO CENTRALE FIOM-CGIL 14 giugno 2010 Documento conclusivo

Il no della Fiom al documento Fiat, le proposte per riaprire la trattativa


Venerdì 11 giugno il Gruppo Fiat ha confermato, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la scelta di cessare l’attività di Termini Imerese, trasferendo in Polonia la produzione della Ypsilon entro il 21 dicembre 2011 e, permanendo l’assenza di reali e concrete soluzioni industriali, ciò significa cancellare oltre 2.200 posti di lavoro e una delle più importanti attività industriali di tutta la Sicilia.

Nella stessa giornata, il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento 700 miliardi di euro per produrre nel 2012 la Panda a Pomigliano all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni.

Ci riferiamo, ad esempio, al fatto che le condizioni della Fiat sanciscano che: lo straordinario obbligatorio passa da 40 a 120 ore annue con possibilità per l’azienda di

comandarlo come 18° turno, nella mezz’ora di pausa mensa, nei giorni di riposo, per recuperi

produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture; le pause sui montaggi si riducono da 40 a 30 minuti giornalieri; si può derogare al riposo di almeno 11 ore previste dalla legge da un turno all’altro per il singolo

lavoratore; l’azienda può decidere di non pagare il trattamento di malattia contrattualmente previsto a suo

carico; l’azienda può modificare le mansioni del lavoratore senza rispettare il principio dell’equivalenza

delle mansioni; l’azienda ricorre per 2 anni alla Cigs per ristrutturazione senza rotazione, con l’obbligo del

lavoratore alla formazione senza alcuna integrazione al reddito.

1Inoltre, la proposta ultimativa della Fiat contiene un sistema sanzionatorio nei confronti delle organizzazioni sindacali, delle Rsu e delle singole lavoratrici e lavoratori che cancella il diritto alla contrattazione collettiva fino a violare le norme della nostra Costituzione in materia di diritto di sciopero e licenziabilità.

Mentre Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito alla posizione della Fiat, la Fiom-Cgil ha dichiarato inaccettabili tali proposte e richiesto alla Fiat di non considerare concluso il negoziato.

Il Gruppo Fiat ha preso atto delle adesioni, ribadito che la proposta era conclusiva e non negoziabile e nel caso la non firma della Fiom avesse determinato l’inapplicabilità di tali contenuti si sarebbe riservata di valutare la conferma o meno dell’investimento a Pomigliano.

La scelta della Fiat segna un passaggio di fase radicale nel sistema delle relazioni industriali affermando il superamento dell’esistenza del Contratto nazionale e assume pertanto una valenza generale che coinvolge l’intera categoria.

Se si afferma il principio che per investire in Italia è necessario derogare dai Ccnl e dalle Leggi si apre una voragine che indica quale uscita dalla crisi la riduzione dei diritti, dei salari e una modifica di fatto della Costituzione sociale e materiale.

Il Comitato centrale della Fiom, a partire dal Piano industriale della Fiat presentato il 21 aprile 2010, considera necessario mettere in campo tutte le iniziative utili a realizzare la difesa, l’innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche in Italia e dell’occupazione. Rivendichiamo la definizione, frutto di un confronto tra tutte le parti, di un piano di intervento pubblico sul terreno della mobilità sostenibile e dello sviluppo della tecnologia alternativa, compresa la mobilità elettrica, e di un reale coordinamento tra le varie istituzioni.

La Fiat, nello stabilimento di Pomigliano, ha dato disdetta degli accordi aziendali in materia di orari di lavoro e organizzazione della produzione e in sostituzione ha proposto un nuovo accordo i cui contenuti sono quelli prima richiamati condizionando gli investimenti all’accettazione da parte di tutte le organizzazioni sindacali.

Pertanto, in assenza di una soluzione aziendale condivisa tra tutte le parti stipulanti, l’unico strumento in vigore e condiviso in materia di orario e organizzazione del lavoro è il Contratto collettivo nazionale.

L’applicazione del Ccnl permette alla Fiat la definizione di un regime di orario articolato anche su 18 turni, previo esame congiunto con le Rsu e l’utilizzo di 40 ore pro capite di straordinario comandato.

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Ciò permette alla Fiat di avere garantita una produzione annua di oltre 280.000 Panda con una produzione giornaliera su tre turni di 1.050 vetture che sono gli obiettivi dichiarati dal Gruppo per realizzare gli investimenti a Pomigliano.

Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe.

Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l’obiettivo non è né quello della produzione né quello della flessibilità/compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l’obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del Ccnl e aprire la strada al superamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori.

Il Comitato centrale della Fiom ribadisce inoltre che deroghe al Ccnl e la messa in discussione di diritti indisponibili non sono materia a disposizione della contrattazione, sia nei singoli stabilimenti che a livello nazionale. Tanto meno, possono essere materia di ricatto verso le lavoratrici e i lavoratori che dovrebbero scegliere tra mantenere un posto di lavoro o rinunciare ai loro diritti individuali, compresi quelli sanciti dalla Costituzione in materia di sciopero e di contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro, elementi che uniscono la libertà e la democrazia di un paese.

Per l’insieme di tali impegni il Comitato centrale condivide e sostiene la scelta di considerare non accettabile il documento conclusivo proposto dalla Fiat per lo stabilimento di Pomigliano e di conseguenza decide che la Fiom non può firmare un testo con contenuti che mettono in discussione diritti individuali, deroghe al Ccnl e con profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero.

Il Comitato centrale della Fiom ribadisce la piena disponibilità a garantire l’efficienza e la flessibilità produttiva dello stabilimento di Pomigliano attraverso un’intesa che garantisca il massimo utilizzo degli impianti, le flessibilità orarie utili a rispondere alla fluttuazione del mercato, un’organizzazione della produzione che garantisca qualità e produttività, salvaguardando le condizioni di lavoro. Tutto ciò è possibile realizzarlo nell’ambito del Ccnl e delle Leggi esistenti e su tali basi si riapra un vero tavolo di trattativa per giungere a un accordo.

Il Comitato centrale esprime profondo rispetto e massima solidarietà verso le lavoratrici e i lavoratori della Fiat. La Fiom nazionale concorderà con la Fiom di Napoli le modalità per dare continuità al proprio ruolo di rappresentanza e tutela degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

lunedì 14 giugno 2010

La globalizzazione dell'operaio


di Luciano Gallino

http://rassegna.lavoro.gov.it/PDF/2010/2010-06-14/2010061415943132.pdf

domenica 13 giugno 2010




MANOVRA: EPIFANI ACCUSA IL GOVERNO, HA INGANNATO IL PAESE

Il paese ''e' stato ingannato'' dal Governo sulla crisi ed ora, le contromisure assunte non sono accettabili perche' fanno pesare i sacrifici imposti dalla manovra solo sui ceti deboli e sui dipendenti pubblici e privati. E' un attacco a tutto campo, quello del leader della Cgil Guglielmo Epifani contro la manovra del Governo nel suo discorso conclusivo della manifestazione del sindacato, dal palco di piazza del Popolo a Roma. La stessa Cgil stima una partecipazione di almeno 100 mila persone nella capitale con l'arrivo di 400 pullman e 4 treni speciali.Chiudendo la manifestazione a Piazza del Popolo, Epifani ha voluto subito premettere che ''non verra' mai meno quel senso di responsabilita' nazionale che la Cgil ha sempre avuto nella sua storia. Ma quello per cui ci battiamo - ha subito aggiunto - e' nell'interesse generale del paese, dei lavoratori e delle fasce piu' deboli del paese''.

''Sappiamo che c'e' bisogno che si faccia una operazione di correzione dei conti pubblici. Semmai c'e' da chiedere piu' Europa e piu' democrazia in Europa, di regole e trasperemza e di sedi di controllo per la finanza''.

Epifani, ha poi chiesto ''una tassazione sulle transazioni delle operazioni finanziarie a scopo speculativo''.

Quindi, l'affondo contro il Governo: ''chi diceva ieri altre cose solo a dicembre dello scorso anno - ha detto il leader della Cgil - devono chidere scusa al paese. Dove sono quelli che dicevano che la crisi stava finendo? Perche' nessuno voleva vedere che un milione persone avrebbero perso il lavoro con la crisi? E dove erano i maestri e il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia che ci avevano detto che il nostro stava meglio degli altri paesi? Ci vuole un filo di coerenza: se tutto va bene perche' devi fare una manovra cosi'? Altri capi di governo dicevano la verita'''.

Da qui il cuore della posizione della Cgil: ''Non va bene che una crisi di cui nessuno di noi porta la responsabilita', la paghiamo solamemente noi. - ha detto dal palco Epifani - la questione, lo ripeto, non e' se la manovra va fatta, ma quello che non ci sta bene e' come la sta facendo questo governo''.

Epifani ha, poi, indicato tre motivi per dire 'no' a questa manovra: ''il primo - ha spiegato - e' che e' una manovra iniqua, cioe' non giusta e solidale. E' una manovra dove i sacrifici si scaricano sui soliti e dove chi piu' ha non ci mette neppure un euro. E' una manovra, poi, senza riforme che deprime quella poca crescita che il paese sta faticosamente creando''.

venerdì 11 giugno 2010


Fiat. Fiom: “Respingiamo il diktat su Pomigliano. Lunedì 14 convocato il Comitato centrale”

Di fronte al rifiuto della Fiat ad apportare qualsiasi modifica al testo da lei presentato lo scorso 8 giugno, la Fiom ha confermato la propria indisponibilità ad aderire a un documento che contiene deroghe al Contratto nazionale e alle leggi in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e la messa in discussione di diritti individuali, compreso il diritto di sciopero.

La Fiat, dopo aver disdettato, nel solo sito di Pomigliano, tutti gli accordi aziendali in vigore nel resto del Gruppo in materia di orario e organizzazione del lavoro, vuole condizionare l’investimento per il rilancio di Pomigliano all’accettazione di un nuovo accordo da parte di tutti i sindacati, basato tra le altre, sulle seguenti condizioni:

  • realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio;
  • 120 ore di straordinario obbligatorio;
  • possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno;
  • riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno;
  • possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti;
  • sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento;
  • facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.

Le altre Organizzazioni sindacali, pur avendo inizialmente giudicato inaccettabili alcune richieste della Fiat e formalmente avanzato proposte di modifica, hanno alla fine aderito al testo iniziale dell’Azienda, accettandone le condizioni imposte.

La Fiom denuncia il ricatto a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano, in Cassa integrazione da oltre 18 mesi, chiamati a scegliere fra il proprio posto lavoro e il radicale peggioramento dei propri diritti.

La Fiom, di fronte al carattere generale di questa scelta della Fiat che punta a cancellare il Contratto nazionale e superare le Leggi di tutela sul lavoro, ha convocato il Comitato centrale per lunedì 14 giugno per dare un giudizio approfondito, per impedire la condizione di isolamento nella quale si vuole relegare i lavoratori di Pomigliano e assumere le decisioni necessarie.

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 11 giugno 2010

giovedì 10 giugno 2010

Coordinamento nazionale Fiom sulla vertenza Fiat di Pomigliano

Il Coordinamento nazionale Fiat della Fiom si è riunito oggi a Roma per valutare la situazione del Gruppo.

Il Coordinamento esprime il pieno sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori degli stabilimenti di Imola e di Termini Imerese, minacciati di chiusura, e a quello di Pomigliano d’Arco, impegnato in una difficile vertenza.

La Fiom, a partire dal piano industriale della Fiat presentato il 21 aprile 2010, è convinta che vadano messe in campo tutte le iniziative, anche con il coinvolgimento delle Istituzioni ad ogni livello, utili a realizzare la difesa, l’innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche in Italia e dell’occupazione.

La scelta della Fiat di portare la produzione della Nuova Panda a Pomigliano d’Arco è importante per la realizzazione di questo obiettivo. Contemporaneamente, la Fiom considera non accettabile la scelta di chiudere Termini Imerese per il quale vanno individuate le soluzioni industriali capaci di garantire una continuità produttiva e la conseguente difesa dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto.

Il Coordinamento, ai fini del rilancio di Pomigliano, ribadisce la volontà della Fiom di trattare sulle condizioni per garantire il massimo utilizzo degli impianti, le flessibilità utili a rispondere alle fluttuazioni del mercato, un’organizzazione del lavoro che garantisca qualità e produttività, salvaguardando le condizioni di lavoro. In tale ambito, la Fiom conferma le proposte avanzate lo scorso 8 giugno in materia di utilizzo degli impianti e di gestione delle pause che, se accettate, permetterebbero all’Azienda di raggiungere la produzione di 300.000 vetture annue, senza peggioramenti sulle condizioni di lavoro e senza aggravio di costi.

Il Coordinamento respinge, nello stesso tempo, la pretesa di Fiat (espressa con chiarezza nel Documento proposto dall’Azienda) di condizionare la vertenza di Pomigliano con richieste inaccettabili di deroghe al Contratto nazionale, alle leggi dello Stato e di violazione della stessa Costituzione in materia di diritto di sciopero.

Queste posizioni della Fiat non hanno niente a che vedere con le esigenze industriali di produttività e di utilizzo degli impianti, su cui riconfermiamo la nostra disponibilità al negoziato, ma sono rivolte a colpire i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso quello di contrattare collettivamente le condizioni di lavoro.

Il Coordinamento Fiom del Gruppo considera inaccettabile e da contrastare la volontà della Fiat di derogare il Contratto nazionale e le leggi dello Stato, perché ciò determinerebbe l’affermazione di una gestione unilaterale e di un comando dell’impresa sulle condizioni di lavoro, modificando in peggio tutti gli accordi esistenti nel Gruppo.

È pertanto necessario coinvolgere, con Assemblee, tutti i lavoratori e le lavoratici del Gruppo.


mercoledì 9 giugno 2010

25 GIUGNO 2010: SCIOPERO GENERALE DELLA CGIL


"Il Comitato Direttivo della CGIL proclama lo Sciopero Generale per il giorno 25 giugno di almeno 4 ore per i lavoratori dei settori privati e dell'intera giornata per quelli pubblici". E’ quanto si legge nel Documento conclusivo del Direttivo CGIL approvato oggi all’unanimità.
In occasione dello sciopero del 25 si svolgeranno manifestazioni regionali o territoriali.
-CLICCA SOPRA IL TITOLO PER VEDERE IL VOLANTINO-

INTERVISTA DEL MANIFESTO A GIANNI RINALDINI SEGRETARIO GENERALE USCENTE DELLA FIOM-CGIL

Il congresso si è concluso, il testimone è passato in buone mani. A guidare la Fiom tocca ora a Maurizio Landini. Che farà da grande Gianni Rinaldini, dove metterà a frutto esperienza e passione? «Epifani non mi ha fatto alcuna proposta, io non intendo chiedere. Ho maturato le condizioni la pensione e come volontario lavorerò alla mozione di minoranza che si trasforma in area programmatica». Una conclusione amara. Non sarà che adesso, anche in Cgil, chi vince prende tutto?Otto anni alla guida del sindacato ribelle. Rinaldini, qual è il bilancio?Il bilancio lo fanno gli altri. Io ho lasciato la Fiom come l'ho trovata: nel 2002 si era in una fase di accordi separati. Ed esplodeva la crisi Fiat. Lascio la Fiom dopo aver riconquistato un contratto unitario, cancellato arbitrariamente 9 mesi dopo da un accordo separato. Con Cisl e Uil abbiamo i problemi di allora, così con la Fiat.E se il problema fosse proprio la Fiom, come dicono in tanti?È vero. La Fiom ha costruito la sua identità sulla democrazia e la contrattazione. In questi otto anni, però, il rapporto con la Cgil si è complicato.Non è che prima fosse idilliaco. Al G8 di Genova la Fiom c'era, la Cgil no.Ma non era mai successo che la segreteria mandasse un comunicato contro di noi come quello diffuso per la manifestazione nazionale contro la precarietà del 4 ottobre 2006. Il vero o presunto coinvolgimento di persone della Fiom in inchieste sul terrorismo è stato impropriamente utilizzato per la battaglia interna alla Cgil. Come è successo a Milano con il ritiro della tessera a mezzo gruppo dirigente, poi rientrato. O alla Piaggio, quando si lasciò intedere il coinvolgimento della Fiom, salvo scoprire che si sarebbe dovuto scavare altrove. Ma la cosa più grave è che la Cgil non ha mai assunto l'esperienza Fiom. Anche quando conquistammo l'unità con Fim e Uilm sulle regole democratiche, quell'esperienza non venne fatta propria dalla Cgil. E dopo l'accordo separato sul sistema contrattuale siamo stati lasciati soli a difendere il punto di vista che avrebbe dovuto essere di tutta la Cgil. Si pensa di rimuovere la debolezza contrattuale con un confronto spesso costoso e inutile con governo e Confindustria, nell'ottica del sindacato dei servizi. Finita la concertazione si poteva imboccare la strada dell'autonomia contrattuale ma la Cgil ha scelto la strada della riduzione del danno prodotto da Cisl e Uil.Non si parla di quale sindacato serva dentro la crisi...La crisi sindacale è drammatica, qui come nel resto del mondo. Il congresso ha nascosto le dimensioni del problema. E dire che noi abbiamo presentato la 2° mozione proprio per riaprire il confronto sui nodi strategici. Invece si è raccontato che era solo uno scontro interno alla burocrazia Cgil. Anche noi abbiamo fatto errori: sulle regole del congresso ci siamo fidati, immaginando una Cgil migliore. Solo dopo il voto la maggioranza ha ammesso differenze strategiche tra le mozioni su contrattazione, democrazia, rapporti con Cisl e Uil. Mi amareggia constatare come il gruppo dirigente - tutto - concepisce la democrazia, giocando a fregarsi reciprocamente per qualche voto in più. Penoso. Noi abbiamo raccolto il 17% dei consensi, il 24% tra gli attivi, ma solo nel 52% delle assemblee abbiamo potuto presentare la mozione.Sei sempre stato contro all'area programmatica. Hai cambiato idea?Sì, perché la discussione vera non c'è stata nel congresso e a norma statutaria, per avere agibilità sindacale ci dobbiamo costituire in area programmatica. Non pensare a trattative sulle quote, la mozione è incompatibile con una logica di spartizioni. Certo non ci si può imporre il centralismo democratico. Al direttivo abbiamo detto che entro l'8 luglio definiremo le modalità per avere la possibilità di proposta e l'agibilità sindacale.Hai detto che la segreria che oggi verrà eletta è debole. In che senso?Non ha la consapevolezza della fase in cui siamo. Nei prossimi 4-5 mesi capiterà di tutto, dal versante del governo al tavolo sulla produttività con Marcegaglia, dal collegato lavoro allo Statuto, ai contratti territoriali. La vicenda Fiat si manifesta in tutta la sua brutalità: usano il ricatto polacco per strappare non l'accordo a Pomigliano ma un nuovo contratto generale, affossando le regole. Bene le mobilitazioni e lo sciopero decisi dalla Cgil, peccato che non prefigurino l'apertura di una fase generale di mobilitazione e d'opposizione. Solo una testimonianza, in un quadro di continuità. Del resto, le conclusioni del congresso parlano chiaro.La Cgil fa opposizione sociale come il centrosinistra fa opposizione politica?E dire che solo che la Cgil potrebbe costruire un'opposizione vera, come è già successo nel recente passato...Il futuro Fiom sarà sempre in Cgil?Il congresso è stato di svolta, anche sulle questioni statutarie della democrazia, che per noi contano: per noi gli accordi senza la validazione dei lavoratori non esistono. Ma la Cgil ora deve fare i conti con la realtà. Due giorni dopo il congresso e la scelta del rapporto con Cisl e Uil, è arrivata la mossa umiliante di governo e Confindustria di un rapporto esclusivo con Cisl e Uil. Vogliono imporre una subordinazione alla logica dell'impresa e del mercato. Marchionne ci manda a dire che a fronte di una eventuale ripresa il conflitto va eliminato. Scoprirà che è difficile mettere a tacere i metalmeccanici. Difficile per tutti. E la Cgil deve decidere se diventare un sindacato complice di questi processi o costruire un'ipotesi alternativa. Vie di mezzo non esistono. La Fiom la sua strada l'ha scelta.

Fiat Pomigliano: Epifani, vogliono investire o no?


Landini (Fiom): "Forse stanno cercando un capro espiatorio per coprire altre scelte industriali"
"Le condizioni poste dalla Fiat al tavolo sul futuro dello stabilimento di Pomigliano d’Arco esulano dal merito della trattativa, ovvero conciliare le esigenze di produzione e flessibilità con le condizioni dei lavoratori, e fanno sorgere il dubbio che il Lingotto non voglia raggiungere un accordo sullo stabilimento Campano". E’ questa la posizione della Cgil, e della categoria dei metalmeccanici del sindacato di Corso d’Italia, alla luce della fase in cui versa il confronto tra il gruppo torinese e le organizzazioni sindacali, dopo l'incontro di ieri a Torino e in attesa del riavvio della trattativa in programma venerdì a Roma.

E’ stato il Segretario Generale della Cgil
, Guglielmo Epifani, a ribadirlo oggi sottolineando di fatti come "il confronto sull’investimento per la nuova Panda a Pomigliano è in una fase molto delicata". Il leader della Cgil ha aggiunto che "l’obiettivo non può che essere di conciliare le esigenze di produzione e flessibilità richieste dall’azienda con le condizioni dei lavoratori” e ha precisato che “la Cgil e la Fiom vogliono l'investimento per garantire a Pomigliano un futuro di lavoro ed occupazione fondamentale nell'area di Napoli e per la crescita della Fiat in Italia”.

"La Fiat vuole l'investimento?".
Questa - secondo il segretario della Cgil - è la domanda vera da porsi, "altrimenti - osserva Epifani - non si spiegano le forzature che vengono esercitate su delicati diritti dei lavoratori".

Anche Maurizio Landini
, segretario generale della Fiom Cgil, si chiede se Fiat stia in realtà "cercando un capro espiatorio per coprire altre scelte industriali". "La Fiom - afferma Landini - ribadisce con forza la volontà che si realizzino gli investimenti per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco e ribadisce la disponibilità a fare un vero negoziato".

Secondo il segretario Fiom,
"è possibile, nell’ambito del Contratto nazionale e delle leggi italiane, definire un adeguato e flessibile utilizzo degli impianti, tutelando le condizioni di lavoro e tenendo conto di temporanee necessità produttive in fase di avviamento degli investimenti previsti dal piano triennale della Fiat. Se, invece, l’obiettivo è dire che non c’è più il Contratto nazionale e derogare alle leggi sul lavoro - conclude Landini - allora è la Fiat che pensa a strumentalizzare la trattativa per altri scopi