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venerdì 21 maggio 2010

mercoledì 19 maggio 2010

Mercoledì 19 Maggio 2010 14:02

LA CGIL PRONTA ALLO SCIOPERO GENERALE

di Beatrice Borromeo

Sta diventando il disegno di legge dei record: non solo perché il testo di riforma del mercato del lavoro di cui è relatore Maurizio Castro, Pdl, presto tornerà alla Camera per la settima volta, ma anche perché continua a scatenare polemiche nonostante in pochi abbiano davvero chiaro il suo contenuto (il testo sarà consultabile online soltanto da oggi). È stato il primo “no” del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha rimandato alle Camere il 31 marzo perché era viziato da “estrema eterogeneità” e in alcuni punti a rischio di incostituzionalità. “Se l’orientamento del governo non si modificasse in vista della discussione parlamentare, dovremmo arrivare ad azioni di lotta, senza escludere lo sciopero generale”, afferma la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso (probabile nuovo segretario nazionale a settembre). Anche perché, dice l’Italia dei Valori, con questa riforma “si torna all’epoca degli schiavi”.
SEI LICENZIATO. Uno dei punti più criticati del disegno di legge ora in discussione al Senato in commissione Lavoro è la possibilità per il datore di lavoro di licenziare il dipendente precario oralmente. In teoria vengono rafforzate le tutele: il ddl allunga i tempi per impugnare il licenziamento da 60 a 90 giorni. In realtà dall’allungamento dei termini d’impugnazione potrebbero derivare solo problemi per i precari. Una legge italiana del 1966, come ha chiarito ieri in una nota il ministero del Lavoro, vieta di licenziare a voce i dipendenti. L’emendamento di Castro non contraddice la legge, cioè non introduce i licenziamenti orali, si limita a considerarli una consuetudine diffusa, consolidatasi prima dell’introduzione dello Statuto dei lavoratori e che, oggi, rientra nel campo dei “licenziamenti inefficaci”. Il fatto di allungare i termini per fare ricorso, dicono i critici, diventa una legittimazione di fatto dei licenziamenti a voce.
“L’emendamento è stato presentato male, non è stato spiegato correttamente”, ammette al Fatto Quotidiano Giuliano Cazzola, Pdl, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera già relatore del provvedimento in una fase precedente. E spiega: “Dare 90 giorni per impugnare il licenziamento orale secondo me va nell’interesse del lavoratore. Però è vero che rischia di legittimare il licenziamento orale, io l’avrei formulato diversamente”. Riguardo alla possibilità che il datore di lavoro menta sulla data del licenziamento (che, essendo fatto a voce, non è provabile) Cazzola sostiene che “il dipendente può sempre e comunque chiedere di avere un documento scritto con data, motivazione del licenziamento e firma del datore di lavoro”.
L’ARBITRATO. Non sono questi gli unici punti critici del disegno di legge. C’è sempre la questione di quando e come ricorrere agli arbitri (nominati dalle parti) invece che al giudice del lavoro. Nella prima versione del ddl, quella bocciata da Napolitano (nonostante fosse meno dubbia, secondo molti costituzionalisti, di altre leggi promulgate dal Colle come il legittimo impedimento), il lavoratore poteva essere costretto a firmare al momento dell’assunzione una clausola compromissoria per accettare che, in caso di controversie sulla risoluzione del rapporto di lavoro, queste sarebbero state affrontate dinanzi a un arbitro e non a un giudice. “Così s’introduce l’arbitrato secondo equità, che non è quello normale, e che assegna all’arbitro compiti anche in deroga alle leggi esistenti che proteggono il lavoro. Si crea un eccesso di potere nelle mani dell’arbitro”, sostiene l’ex ministro del Lavoro e deputato Pd Cesare Damiano. Nella nuova versione alcuni particolari sono cambiati: la clausola compromissoria dovrà essere firmata non all’ingresso in azienda ma dopo la fine del periodo di prova del dipendente: “Omeopatia – sostiene Damiano – anzi peggio, hanno messo le mani solo su dettagli micro. Con questo passo indietro plateale e protervo il governo, che dal momento del suo insediamento non fa che diminuire le tutele dei lavoratori, si allontana dai rilievi di Napolitano”.
[articolo pubblicato oggi, 19 maggio 2010 su "Il Fatto Quotidiano"]

Fiat: Rinaldini, di fatto ci propone nuovo contratto

“Si tratta di capire se Fiat vuole negoziare oppure no, perché quello che propone è di fatto un nuovo contratto nazionale, che non si può semplicemente chiedere di firmare. Quando si chiedono modifiche su turni, sugli straordinari, assenze e pause non è terreno del ‘prendere o lasciare’”. Così il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, parlando del piano per lo stabilimento di Pomigliano. Ne dà notizia l'Ansa. Finora ci sono stati incontri esplorativi rispetto ai tavoli separati della scorsa settimana. Oggi c’è la riunione dei delegati, domani e dopodomani le assemblee dei lavoratori, poi si attende la nuova convocazione della Fiat che dovrebbe essere unitaria.

Spremuta di operaio nonostante la crisi, a Mirafiori la Fiat sperimenta un nuovo sistema produttivo che taglia i tempi morti e riduce il riposo.



Fiat: conferenza stampa congiunta di Gianni Rinaldini e dell’Inca su regimi di orario, prestazioni e salute dei lavoratori sul pi...



martedì 18 maggio 2010

FIAT:WCM e sistema ErgoUas, la nuova organizzazione del lavoro e gli effetti sulle condizioni di lavoro

IL PIANO INDUSTRIALE FIAT 2010‐14 GLI EFFETTI DELLA FLESSIBILITÀ SULLA SALUTE E LE CONDIZIONI DI LAVORO

Fiat. Fiom: mercoledì 19 maggio, conferenza stampa congiunta di Gianni Rinaldini e dell’Inca su regimi di orario, prestazioni e salute dei lavoratori

Ddl lavoro: CGIL, cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera

Proposto dal Governo 'licenziamento a voce' per i lavoratori precari. CGIL, confermata volontà di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori
Cancellati i pochi passi avanti fatti alla Camera”, questo il commento del Segretario Confederale Fulvio Fammoni agli emendamenti presentati ieri (17 maggio) dal centro-destra al Senato al ddl lavoro.
Il lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria se affidare ad un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue controversie future, e non già quelle insorte (ad eccezione del licenziamento) con il datore di lavoro. E' questo in sintesi l'emendamento che il relatore di maggioranza, Maurizio Castro, ha presentato al Senato, che di fatto cancella la modifica ottenuta dal PD nel passaggio del provvedimento alla Camera, con l'emendamento Damiano.
Inoltre è stato riproposto il “licenziamento senza la forma scritta” per i lavoratori con contratto a tempo determinato. Per i lavoratori precari con contratti a termine, è prevista infatti la possibilità di licenziamento a voce, allungando da 60 a 90 giorni i tempi per impugnare la decisione.
“E’ confermata la volontà pervicace di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori, pur in presenza di una crisi che continua ad aggravarsi ogni giorno di più - ha ribadito Fammoni - si vogliono cancellare - prosegue - anche i pochi passi in avanti fatti alla Camera ed è del tutto evidente la volontà e la pressione del governo di chiudere nel modo peggiore la partita, anche a costo di un ulteriore passaggio parlamentare”. E conclude “ci opporremo con tutte le forme di mobilitazione possibile, nessuna esclusa, e questo tema sarà al centro di tutte le iniziative di lotta della CGIL”.

Intervista a GIORGIO CREMASCHI

16 maggio 2010 - Fabio Sebastiani.

Il governo italiano, come tutta Europa si appresta a fare una manovra durissima che grava esclusivamente sui redditi da lavoro e da pensione. Come risponde il sindacato?
Prima di rispondere a questa domanda una notizia che dà un po' di respiro. All'Ilva di Taranto, lo sciopero contro il salario totalmente variabile, per aumenti salariali veri ha avuto una adesione dell'80%. Un segnale che può essere di disponibilità di ripresa al conflitto sociale sulle questioni di fondo. Quando la richiesta di flessibilità arriva a un punto limite poi si ritorce contro. E questo ci porta nel disastro del congresso della Cgil. (...)

Si è concluso con l'opposto di quello che ci hanno insegnato i nostri nonni. Invece di resistere un minuto di più, il gruppo dirigente della Cgil ha lanciato il segnale di resistere un minuto di meno. Proprio la fine dell'illusione della ripresa facile che da sola risolve i problemi apre la via alla riapertura del conflitto sociale e mostra tutta l'inutilità del sistema di accordi e di relazioni concordate tra Governo, Confindustria Cisl e Uil.

Entriamo nel merito della manovra.
Se è vero che una delle misure di cui sta discutendo il Governo in queste ore è quella di eliminare le agevolazioni fiscali per il salario variabile, questo vuol dire che la crisi smaschera l'idea di Cisl e Uil Confindustria e Governo, basata su flessibilità, e più salario legato alla produttività. L'accordo separato del 22 gennaio parte dall'idea che ci sarà una ripresa automatica e il sindacato deve adattare la forza lavoro ad essa. Peccato che questa idea si sta rivelando falsa. Il mondo non va così. E quindi Cisl, Uil, Governo e Confindustria sono, con le loro ricette, totalmente fuori mercato. Viene la rabbia però che proprio ora la maggioranza della Cgil aderisca a quelle ricette.

In un'altra epoca una manovra così avrebbe provocato la proclamazione dello sciopero generale.
La Grecia parla a tutti noi. Solo la stupidità poteva far pensare che le misure infami restassero confinate in quel paese. E' chiaro che la Grecia è una prova generale di cose che si vogliono fare in tutta Europa, a partire da Spagna e Italia. Per cui o a quelle misure ci si oppone sul serio oppure sarà la catastrofe sociale dell'Europa. Per essere chiari, io penso che di fronte alla manovra annunciata dal Governo, la Cgil dovrebbe proclamare immediatamente lo sciopero generale.

E se non lo dovesse fare?
Sarebbe una responsabilità gravissima di Epifani e della sua maggioranza. Sarebbe la scelta di subire in Italia la pura difesa dello status quo a favore delle classi dirigenti che ci hanno portato alla rovina. La crisi economica che è riesplosa dimostra che non ci sono alternative, né per il sindacato né per la sinistra, né per il movimento operaio, a una scelta chiara tra cambiamento e adattamento. Cambiare significa mettere in discussione le politiche di questi anni perché non portano da nessuna parte. Ripeto, qui c'è la rabbia per il congresso della Cgil,dove si è delineato un cedimento culturale e politico proprio quando vedi che quelli che hai contro non sanno più cosa fare.

Insomma, non si è sbagliato più di tanto a parlare di mutazione della Cgil.
Riparto dal punto iniziale. Dopo venti anni di sacrifici da parte dei lavoratori la crisi economica impone ancora più sacrifici. O il sindacato si oppone a questo e propone un cambiamento al cui primo punto c'è "paghino solo gli altri", oppure il sindacato confederale in Italia così come l'abbiamo concepito ha esaurito la sua funzione. In questo senso diventa semplicemente una appendice delle imprese e dei poteri più ricchi e forti.

Ma il congresso della Cgil non si è misurato su questo.
Il congresso della Cgil rappresenta purtroppo la conclusione negativa di un percorso. In qualche modo è una svolta come quella che portò allo scioglimento del Pci. Almeno Occhetto fece due congressi per decidere lo scioglimento del Pci, mentre il congresso della Cgil è stato fatto tacendo sulle questioni di fondo, polemizzando sullo Spi o sulle oligarchie, dicendo che non si capiva perché c'erano due mozioni. E poi, a Rimini, nelle conclusioni Epifani ha detto la verità, cioè che la divisione era nel rapporto con la Confindustria, con Cisl e Uil sulla democrazia sindacale e sul giudizio sull'accordo separato. Cioè sulle questioni di fondo. Credo che resterà sempre come macchia politica e morale della maggioranza della Cgil avere negato diversità profonde che poi sono state rivendicate quando si erano già presi i voti dei lavoratori.

Ritornare alla ricetta della concertazione non è comunque un passo indietro?
E' evidente che dentro la Cgil si è affermato un principio di autodifesa della burocrazia sindacale, che si sente messa in discussione nella crisi e che per questo pensa di salvarsi comunque. Il sindacato degli enti bilaterali, dei servizi, della concertazione a tutti i costi che Cisl e Uil praticano, è vissuto oggi anche in Cgil come una via di salvezza per gli apparati. A me ha colpito profondamente che l'applauso più forte che ha ricevuto Epifani nelle conclusioni è stato quando, in evidente polemica con la Fiom, ha parlato dei conflitti troppo lunghi che non portano da nessuna parte. Sì, c'è stato uno smottamento a destra del corpo della Cgil dovuto alla paura e alla rassegnazione, in un momento in cui le controparti dicono: "se vi arrendete vi salvate".

L'opposizione interna cosa fa?
Quella parte della Cgil che ha deciso di votare no ha una responsabilità enorme. Deve decidere se si piega oppure resiste e si oppone. E' chiaro che io penso a questa seconda scelta. Cioè, al fatto che la minoranza si metta di traverso esplicitamente, pubblicamente, con iniziative anche di massa per fermare la deriva moderata della Cgil. Se riusciremo a farlo, i lavoratori ce ne renderanno merito perché di fronte alla crisi e al fallimento delle politiche concertative e liberiste ritroveranno uno strumento di lotta. Altrimenti da noi sarà peggio che in Grecia.

Sì, va bene, ma tu hai evocato la svolta della Bolognina, che poi portò a una scissione...
Credo che dovremmo provare a scrivere un'altra storia. Anche perché non è in gioco solo l'identità della Cgil ma la concretezza del conflitto sociale. Sinceramente, penso che oggi la maggioranza della Cgil sia fondata su basi fragilissime e che una minoranza decisa può fare emergere tutte le contraddizioni e far ritrovare alla Cgil la giusta via. Per questo bisogna organizzare il dissenso e la disubbidienza. Questo è il compito e anche il dovere che io sento di presentare al gruppo dirigente della mozione alternativa. I prossimi giorni saranno decisivi. Tutti siamo chiamati a responsabilità senza precedenti. Occorre convocare rapidamente una assemblea di massa della mozione che decida i contenuti principali e le modalità della battaglia politica in Cgil.

[intervista pubblicata su "Liberazione" del 16/05/2010]