Pagine

lunedì 18 febbraio 2013

LETTERA DI UN SINDACALISTA FIOM


Il vuoto del silenzio

Riflettevo in questi giorni,dopo l’incidente accadutomi il 4/2/2013 alle ore 15.45 circa,come e in che modo si vive nel nostro habitat,lo stabilimento CNH di Jesi.

Tramite il blog,vorrei spiegare concetti per me rilevanti. Riguardo l’infortunio le mie perplessità sono molte e difficili da spiegare in queste righe. Però vorrei far capire una cosa che secondo la mia osservazione emerge non solo dall’accaduto,ma dallo STATUS in cui viviamo,la SOLITUDINE dei lavoratori e delle lavoratrici.

Si,si parla proprio di solitudine,perché questa è la sensazione che avvertiamo. Il problema dei diritti, della democrazia nei luoghi di lavoro,la crisi,una politica assente,ci rendono deboli e impauriti nel nostro essere e quindi privi delle nostre espressioni, delle nostre decisioni e schiavi della nostra vita di fabbrica.

Leggendo il Comunicato Sindacale del 5/02/2013 degli Rls di Stabilimento,noto con tristezza l’affermarsi e quindi la resa da parte di Fim e Uilm di difendere i lavoratori, complicità in quel potere Aziendale, unica arma rimasta per sopravvivere. Il sottoscritto Giacomo Scaloni dopo essersi infortunato,tranne che aver scambiato qualche parola con Il Responsabile della Sicurezza della Cnh,non ha parlato con nessuno dell’infortunio e di come esso sia avvenuto.
Perché nel Comunicato si richiamano i lavoratori all’attenzione, e no alle ovvie responsabilità all’Azienda?
Quando si varca il cancello è un nostro diritto uscirne indenni. Ci sono preposti pagati appositamente per ciò.

Il sindacato,il sindacalista ha un ruolo sociale essenziale di educazione ,difesa di coloro che non hanno voce nella jungla del lavoro. Se hai la forza di proteggere il più debole lo devi fare con impeto,è li che vive l’ onestà intellettuale dell’uomo,unico modo per sconfiggere il dominio del Padrone e il malessere creato dal capitalismo.

Ed è qui che si è soli. Il lavoratore si trova schiacciato fra l’ Azienda che lo vuole, e un apparato sindacale di cui fidarsi, ma che vede inesistente,affiancato allo stesso Padronato. Attacco ai salari legati alla presenza,persecuzione degli iscritti e delegati Fiom,pressione ai lavoratori sulle postazioni per minime dimenticanze,ruoli di competenza assegnati agli Arlecchini e ai Gianduia di turno e così via,dimenticando ogni forma meritocratica!si potrebbe continuare scrivendo pagine e pagine...di incompiuti momenti per elevarsi.

Da mesi non abbiamo informazioni sull’andamento dei reparti,trasmissioni e cabine in primis, ne del futuro occupazionale del nostro sito produttivo.
Rimangono solo le continue firme di Fim e Uilm al Modello Marchionne,trasformando il lavoratore da soggetto ad oggetto.
Questa solitudine,incertezza e paura è pane quotidiano di cui la Fiat si ciba. Sappiamo tutti i guadagni di Fiat Industrial e i dividendi per gli azionisti. Come sappiamo le cifre che i nostri Capi Squadra,militari fedelissimi, percepiscono durante l’anno per aver sempre obbedito con umiltà e servilismo.
In quei premi, c’è il nostro sudore,magari per un trattore in più a turno,tanto la linea corre...,non ci fai caso....però accade che ti fai male,proprio tu che denunciavi la poca sicurezza,o tu che per andare incontro alle esigenze di fabbrica sei sempre disponibile,a qualsiasi ora e giorno,o tu che non prendi un giornata di ferie perché ci sono 2 persone già scritte in agenda sapendo dei tuoi diritti e impegni sacrosanti dopo le 8 ore svolte,per non creare problemi.
Ma scappando da essi siamo solo partecipi della Fiat e dei suoi guadagni maldistribuiti.Il premio è giusto,soprattutto se si raggiungono i cosiddetti “obbiettivi”....ma per tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno contribuito allo stesso.

Non voglio essere retorico o demagogo,ma ora più che mai diventa fondamentale continuare a rivendicare il ripristino delle più elementari regole di democrazia sindacale all’interno degli stabilimenti Fiat,tornando a poter eleggere liberamente i delegati e a votare le piattaforme e gli accordi che riguardano i lavoratori e le lavoratrici.

Solo così potremo vedere un modello di sviluppo che possa coinvolgerci ricollocandoci protagonisti nei diritti,nella democrazia e negli aumenti salariali.
Un caloroso saluto

Jesi 19/02/2013                  Giacomo Scaloni 
                                                 Lavoratore Cnh
                                                 Sindacalista Fiom

giovedì 7 febbraio 2013

L'ATTACCO AL SALARIO


Quando ai padroni concedi di tutto, capita poi che possano chiederti qualunque cosa. Fiat Industrial dopo aver annunciato pochi giorni fa guadagni nel 2012 per un + 31% e l'incremento dei dividendi agli azionisti, ha infatti fatto richiesta alla fm e alla uilm di legare alla “presenza” anche i soldi del rinnovo contrattuale. Non bastasse quanto visto l'anno scorso con i 600 euro.

Dall'altra parte coloro che hanno permesso il realizzarsi di quei guadagni, le lavoratrici e i lavoratori, a gennaio hanno ricevuto una delle paghe più basse degli ultimi anni. Un terzo livello non è arrivato a 1300 euro.

Il paradosso è che invece di ripartire una parte dei proftti, l'intenzione dell'Azienda che sia il CCSL o il Premio di Risultato, è quella di favorire sempre più elargizioni individuali e incerte (sulla presenza in fabbrica appunto!) mettendo così la parola fne ad aumenti certi e uguali per tutti che la contrattazione nazionale garantiva. Se i passati contratti hanno negli ultimi vent'anni a malapena garantito il potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori (I dati Istat lo dicono ampiamente), oggi grazie alle scelte scellerate di Fim e Uilm arresisi al ricatto di Pomigliano, potremmo non avere più nemmeno quello. Per capirci, pare addirittura che Fiat voglia mettere in discussione anche i 103 euro dei vecchi accordi integrativi.

Dalla resa incondizionata dei sindacati del Si, a rimanere sarebbero solo da una parte gli utili, i dividendi o i bonus per i manager; dall'altra meno soldi nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori il cui unico compito diventerebbe quello di pagare tutta la crisi, oltre che la scalata alla Crysler.

Non meno grave è quello che sta accadendo dentro lo stabilimento, dove il silenzio della RSA è l'esempio più chiaro di quella resa. All'ennesimo incidente grave alla mano di un lavoratore avvenuto in offcina 2, la RSA piuttosto che richiamare l'Azienda alle sue responsabilità, ha scritto un comunicato in cui si richiamano i lavoratori a fare semplicemente più attenzione. Non dicono nulla sul futuro produttivo del reparto trasmissioni, né tanto meno del reparto cabine dove quotidianamente si accumulano problemi su problemi, così da costringere l'Azienda ad assoldare ditte esterne per recuperare agli errori. In fabbrica da quello che ci dicono non esiste più nessun limite agli orari di lavoro ed è diventato normale sul turno di pomeriggio uscire alla mezzanotte. E poi, crediamo sia ora di chiedere la stabilizzazione dei lavoratori interinali che da troppo tempo lavorano nello stabilimento.

Per tutto questo oggi diventa ancora più importante continuare a rivendicare il ripristino delle più elementari regole di democrazia sindacale all'interno degli stabilimenti Fiat. Le lavoratrici e i lavoratori devono tornare a poter eleggere liberamente i delegati e a votare le piattaforme e gli accordi che li riguardano. Solo così potremo impedire gli accordi separati che non fanno altro che ridurre il potere d'acquisto delle nostre paghe .

A tal proposito informiamo tutti che il prossimo 12 febbraio al tribunale di Ancona si terrà la prima udienza d'opposizione da noi mossa contro Fiat per aver negato la rappresentanza sindacale Fiom all'interno dello stabilimento, e che sabato prossimo i delegati Fiom del gruppo Fiat si incontreranno a Roma per decidere come proseguire la nostra lotta a difesa dell'occupazione e dei diritti delle persone che lavorano nel gruppo.

Chiediamo che al più presto si tengano assemblee retribuite per discutere e decidere insieme di quello che Fim e Uilm stanno trattando con Fiat, e dei problemi delle lavoratrici e dei lavoratori all'interno dello stabilimento.

Jesi, 8 febbraio 2013                 LA RSU DELLA FIOM CGIL

mercoledì 6 febbraio 2013

IL CARNEVALE DELLA FIAT


Il "mondo alla rovescia": questo mi sono detto sentendo Sergio Marchionne a Torino dire che Landini, e la Fiom, dovrebbero rifare la pace con gli operai (anzi, con «la maggioranza dei lavoratori»). E dirlo così, senza fare una piega, con volto di maschera, senza nemmeno il sorrisetto sardonico che gli dona Crozza quando ne fa l'imitazione. È quello il termine con cui gli studiosi del folklore d'ancien régime sintetizzano il significato catartico del Carnevale quando, almeno una volta nell'anno, licet insanire - «si può sragionare» - e rappresentare la realtà quotidiana rovesciata nei suoi valori e nei suoi rapporti sociali, i poveri al posto dei ricchi, i ricchi al posto dei poveri... E in fondo tutto di quelle risposte alle pur incalzanti domande del direttore di Repubblica rispondeva alla cifra del "rovesciamento": non solo l'idea che a Pomigliano e a Mirafiori ci sia stata una guerra tra la Fiom e gli operai, espressa da chi a quegli operai aveva imposto un diktat, e trattato i delegati Fiom con la tecnica della rappresaglia, come se fosse il comandante di un esercito di occupazione. Anche la promessa di fare di Torino un "polo del lusso", almeno per quanto riguarda l'auto, suona burlesca. CONTINUA|PAGINA2 La città industriale più impoverita (e indebitata) d'Italia! Una città manifatturiera, cresciuta nella logica della produzione di massa standardizzata, dove decine e decine di migliaia di lavoratori a qualificazione medio-bassa restano appesi al destino di quelle catene di montaggio, salvata dalla produzione di nicchia delle Maserati e dei Suv ultra-energivori? Suvvia! E anche, bisogna ben dirlo, il commento del primo cittadino della città, che ha giudicato «parole di verità» quelle dell'Ad Fiat! Quelle, per esempio, con cui questi ha qualificato come un «grave errore» - un'«imbecillaggine» ha detto, con un veniale rovesciamento dell'ortografia - l'aver lanciato, nel marzo del 2010, il progetto Fabbrica Italia...
Già, perché anche i gatti sanno che l'annuncio di quel piano da venti miliardi di investimenti, proclamati così, tondi tondi, senza nessuna clausola di "salvaguardia" relativa all'incognita del mercato, non era frutto di un errore di comunicazione, o di un fraintendimento circa l' "intelligenza" del pubblico cui era rivolto. Serviva, esattamente così come fu presentato, per ottenere il risultato voluto, e cioè la resa dei sindacati e degli operai. Era quello - con la promessa salvaguardia dei posti di lavoro che quel denaro avrebbe dovuto comportare - il pilastro su cui si è retto tutto il percorso successivo: l'imposizione dell'Accordo capestro, la richiesta - accordata dalle rappresentanze condiscendenti - delle nuove durissime condizioni di lavoro, e la cessione dei diritti. La resa senza condizioni dei sindacati destinati a rimanere nel gioco, la denuncia del contratto nazionale, l'uscita da Confindustria e la conseguente riscrittura delle relazioni sindacali in tutti gli stabilimenti... Il tutto in modo che si sarebbe voluto indolore, come chiedevano i soci americani per portare avanti l'affare Fiat-Chrysler. Senza quell' "imbecillaggine" probabilmente quel percorso non avrebbe neppure potuto avviarsi in assenza di conflitto.Il "mondo alla rovescia" della tradizione - anche questo ci dicono gli etnologi - nell'apparente disordine della rappresentazione aveva una forte connotazione d'ordine: il rovesciamento di un giorno serviva a confermare i rapporti sociali e le gerarchie immodificabili di una società di ceti per tutto il resto dell'anno. E così è anche per l'iper-moderno Marchionne. La sua "licenza verbale" di un mattino ci svela una verità inossidabile anche nel mondo liquido del nostro futuro anteriore: la durezza dei rapporti di forza. La perentorietà del verbo di chi sa di avere tutti i coltelli dalla parte del manico. E di potersi permettere tutto, anche il racconto più spregiudicato. Perché dall'altra c'è quella che un altro uomo-Fiom, Giorgio Airaudo (in un libro uscito recentemente da Einaudi) ha definito la «solitudine dei lavoratori». C'è il fragoroso silenzio della politica, incapace di stabilire i limiti del «discorso sociale». Di riproporre un senso delle cose che non coincida palmarmente con il "racconto dell'impresa". Finché questo ruolo non sarà ristabilito, per gli uomini come Marchionne - per i manager onnipotenti delle multinazionali liquide - sarà Carnevale tutto l'anno.

DAL MANIFESTO, di Marco Revelli
 

lunedì 4 febbraio 2013

Landini: ''Fabbrica Italia non fu un errore ma una truffa''


L'operaio: ''Noi 19 Fiom reintegrati, ma isolati dagli altri lavoratori''

mercoledì 30 gennaio 2013

LA DISFATTA DEI SALARI, I SINDACATI E PETROLINI


di Giorgio Cremaschi

Ci sono notizie che durano il tempo di una breve del telegiornale, e poi vengono inghiottite dal bidone aspiratutto degli scandali e della campagna elettorale, mescolati tra loro.

L'ISTAT ci ha comunicato che la dinamica attuale dei salari è la peggiore degli ultimi trent'anni. Questo dato dovrebbe essere alla base  di ogni proposta che si fa per affrontare la crisi. Ma non è così. La caduta dei salari è diventata un dato di colore, fa parte dello spettacolo del dolore mostrato in televisione,   sul quale meditano e dissertano i candidati. Ma senza che si pronunci la frase semplice e brutale: aumentare la paga!(...)

Poco tempo fa il CNEL ha comunicato un altro dato su cui riflettere davvero. Negli anni 70 la produttività del lavoro in Italia è stata la più alta del mondo, poi è solo calata. Sì, proprio quando il lavoro aveva più salario e più diritti,"rendeva " di più!

Anche questa notizia è stata rapidamente metabolizzata e poi successivamente ignorata dal sistema politico informativo. Immaginiamo infatti come sia difficile collegarla alla precedente. La produttività e i salari calano assieme da trenta anni, ma non ci sarà un rapporto tra i due dati?

No, una seria analisi su tutto questo non la  si può fare, altrimenti bisognerebbe concludere che sono fallimentari  tutte, ma proprio tutte le politiche economiche e sociali tese ad agire sulla compressione del costo del lavoro. 

Insomma tutte le politiche del lavoro di tutti i governi degli ultimi trenta anni hanno concorso a determinare il disastro attuale. E  tutte le ricette in continuità con esse, flessibilità competitività blablabla, cioè quelle delle principali coalizioni che si contendono il governo del paese, sono inutili, sbagliate, dannose.

Ma tutto questo non avviene, anche perché mancano all'appello coloro che per funzione per primi dovrebbero sollevare scandalo ed indignazione per tutto questo. 

Il grande comico Petrolini una volta si trovò in teatro uno spettatore che  dalla galleria lo insultava.. Ad un certo punto interruppe la recita e si rivolse al disturbatore dicendo: io non ce l'ho con te, ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto!

I grandi sindacati confederali hanno accompagnato con i loro accordi questi trenta anni di ritirata dei salari e del lavoro, a volte ottenendo come scambio vantaggi di  ruolo e potere. I lavoratori andavano indietro, ma il sindacato confederale andava avanti sul piano istituzionale. 

Il disastro dei salari ed il declino economico sono dunque anche figli delle politiche di moderazione rivendicativa, di concertazione e complicità, che hanno prevalso in questi ultimi trenta anni nel movimento sindacale. 

Grazie a queste politiche, per lungo tempo l'organizzazione del sindacato confederale non ha risentito del peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro. Finché  Monti ha ufficialmente affermato che  si poteva fare a meno anche di quello scambio, il consenso sindacale non era più necessario, si potevano massacrare le pensioni senza accordo. Così dopo la ritirata del lavoro è cominciato il vero declino sindacale. 

Non è vero che i sindacati non servono, ma è vero che il sindacato che pensa di sopravvivere continuando ad accettare  le compatibilità e i vincoli economici degli ultimi trenta anni non serve più a niente. Neanche a se stesso.

lunedì 28 gennaio 2013

MEDICO COMPETENTE

Care compagne e cari compagni,  
tenuto conto delle tante osservazioni che ci giungono dagli Rls, riguardo comportamenti non sempre “corretti” da parte dei “medici competenti”, riteniamo utile segnalare una importante sentenza della Corte di Cassazione che ha sanzionato il medico competente inadempiente. La sentenza n.1856 della Corte di Cassazione esprime chiaramente il concetto che il medico competente non è il mero esecutore delle decisioni prese dal capo azienda o dal Rspp ma deve svolgere una propria funzione più amplia e autonoma. Il medico competente non deve basarsi, per attivare la sorveglianza sanitaria più adeguata, in relazione ai rischi a cui sono esposti i lavoratori, solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agendo di propria iniziativa, raccogliere notizie e conoscenze sull’ambiente di lavoro, sulla postazione lavorativa, sulle caratteristiche delle mansioni svolte dai lavoratori. La Corte di Cassazione ricorda nella sentenza, che il dlgs 81/08 (Testo Unico), con l’art.25 amplia il ruolo del medico competente, ben oltre le attività previste dalla vecchia l..626/94, arrivando addirittura con il dlgs correttivo 106/09 a prevedere sanzioni penali per la violazione di questa maggiore responsabilità. Dunque gli Rls devono sempre pretendere che le caratteristiche della sorveglianza sanitaria e cioè la periodicità delle visite, le eventuali visite specialistiche ed esami clinici e radiologici necessari, siano sempre risultanze di una autonoma valutazione del medico e solo dopo che abbia visitato gli ambienti di lavoro, parlato con i lavoratori e si sia consultato con gli stessi Rls. Il medico competente, che non operasse in tal senso, deve essere immediatamente diffidato dagli Rls e se tale comportamento non venisse modificato, si deve chiedere all’azienda la rimozione dello stesso medico competente. A fronte della indisponibilità dell’azienda a procedere alla rimozione del medico, si deve inoltrare, a firma congiunta Rls e segretario territoriale Fiom, formale denuncia al responsabile del servizio di prevenzione della Asl, con la richiesta di intervento e di rimozione dello stesso medico. Ricordiamo inoltre che gli Rls devono esercitare il diritto di chiedere il telefono al medico competente, affinché sia sempre reperibile, il suo domicilio, per verificare che sia sempre nella possibilità di intervenire nella unità di produzione in breve tempo, nonché la sua specializzazione , che per obbligo di legge, può non può che essere in igiene del lavoro o medicina del lavoro. E’ fatto divieto assoluto di esercitare la funzione di medico competente con altre specializzazioni. Gli Rls devono inoltre richiedere al medico competente, gli atti che dimostrano che sono stati predisposti i libretti sanitari individuali di rischio per ciascun lavoratore, nonché ogni anno il registro degli infortuni e il documento che in forma anonima e collettiva descrive le eventuali inidoneità riscontrate alla mansione e le prescrizioni fatte. Sperando di avervi fornito utili informazioni, vi saluto cordialmente. 

Fiom Nazionale

martedì 15 gennaio 2013

IL VERO VOLTO DI FIAT E DEI SUOI SERVENTI....


IL NUOVO PIANO FABBRICA ITALIA DI FIAT: LICENZIAMENTI E CANCELLAZIONE DEI MINIMI SALARIALI. 
FIM, UILM, FISMIC, UGLM: ACCETTANO TUTTO.  
Il Piano Fabbrica Italia è scomparso, se mai c'è stato realmente, e con esso gli investimenti, il piano industriale, l'occupazione, il salario e le promesse di una vita in fabbrica meno pesante. La realtà è sotto gli occhi di tutti: chiusura di tre stabilimenti (Termini  Imerese, Irisbus, Cnh Imola), ore su ore di cassa integrazione alternati ad un aumento dei ritmi di lavoro, comando della prestazione senza nessuna negoziazione, aumento della insicurezza sul posto di lavoro, cancellazione della democrazia. 
Questo il bilancio ad oggi del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro nato, secondo alcuni, per essere una eccezione a Pomigliano d'Arco e diventato il contratto per tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo. 
Cominciò con un ricatto “diritti in cambio di lavoro” ma la dimostrazione che era un ricatto è che a distanza di meno di tre anni 1.400 sono i lavoratori in cassa integrazione a zero ore dello stabilimento G. Vico a cui si aggiungono i circa 800 della Magneti Marelli di Napoli. Per circa 2200 lavoratori gli ammortizzatori sociali scadranno a luglio e per loro si concretizza il rischio concreto del licenziamento visto che nel verbale firmato dalla Direzione Aziendale con le organizzazioni  sindacali Fim, Uilm, Fismic e Uglm, sulla illegittima procedura di mobilità per 19 lavoratori si scrive: “le OO.SS. e le RSA, (…) in questa fase temporale  in base agli attuali livelli produttivi, riconoscono  l'oggettiva sussistenza delle eccedenze (...)” e ancora  “(…) in questo contesto di grave calo del mercato è emersa l'obiettiva impossibilità di ulteriori incrementi di organico di Fabbrica Italia Pomigliano”.  
Le parole “obiettiva” e ”oggettiva” sono state usate  nel testo dalle organizzazioni sindacali complici per liberare la Fiat da ogni responsabilità sui futuri esuberi a Pomigliano ma anche negli altri stabilimenti: cosa accadrà a Melfi dove è stato comunicato l'inizio di 24 mesi di cassa integrazione, Mirafiori, Cassino, Modena, e a tutti gli stabilimenti che producono cambi e motori come Termoli, Avellino o Foggia? E agli stabilimenti Marelli e a tutto l'indotto e alla componentistica?   
Le organizzazioni sindacali aderenti al CCSL stanno cancellando la possibilità di aprire un tavolo nazionale che ritorni ad occuparsi del futuro industriale e di prodotto e stanno aprendo la strada ai licenziamenti di massa. 
Infine la Fiat ha deciso che per chi è al lavoro non ci sarà il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro ma un “accordo ponte” che di deroga in deroga programma la riduzione dei minimi salariali (che incidono su indennità, straordinari, ferie, permessi, TFR, ecc.) in quanto, a quello che si legge, visto che di assemblee neanche l'ombra, sparirebbero gli aumenti sui minimi contrattuali sostituiti da un premio. Fiat parla di qualche decina di euro lordi, calcolato sulla base della presenza, questo significa che si sta istituendo un vero e proprio salario individuale differenziato da persona a persona.  
Abbiamo ascoltato il Presidente Monti sostenere la posizione della Fiat a Melfi e a poche settimane di distanza assistiamo ad un ridimensionamento produttivo.  
Aderire alle decisioni aziendali determina solo la cancellazione dei diritti e dei posti di lavoro, per questa ragione è urgente il Presidente del Consiglio convochi un tavolo negoziale nazionale e che le forze politiche candidate al Governo dicano quali sono le iniziative che prenderanno per la tutela dell'occupazione e il futuro industriale dell'automotive in Italia a partire dalla Fiat.  

                                                                                           Fiom-Cgil nazionale
Roma, 15 gennaio 2013

sabato 12 gennaio 2013

DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE E UNA LEGGE PER LA RAPPRESENTANZA


Riccardo Chiari-DAL MANIFESTO

L'ASSEMBLEA DI CERVIA/ I METALMECCANICI E LE ELEZIONI

La Fiom continuerà a battersi in ogni fabbrica contro quel vero e proprio furto di democrazia che impedisce a lavoratrici e lavoratori di decidere sulle loro condizioni di lavoro. In risposta all'accordo separato firmato da Federmeccanica con Fim, Uilm e Fismic che di fatto abolisce il contratto nazionale, l'assemblea nazionale di Cervia dei metalmeccanici Cgil dà il via libera a una «carta rivendicativa», con una base comune di diritti su tutto il territorio e non derogabile dal secondo livello di contrattazione. Con l'obiettivo di impedire l'applicazione dell'accordo separato del 5 dicembre, giudicato illegittimo, non rappresentativo, non votato e tale da manomettere i più elementari diritti.
«Dobbiamo aprire una discussione di massa nei luoghi di lavoro - ha spiegato Maurizio Landini ai 552 delegati dell'assemblea - dobbiamo far votare fabbrica per fabbrica, chiedendo il consenso ai lavoratori, il mandato per aprire vertenze aziendali e territoriali, e rendere così inapplicabile quell'accordo attraverso un altro accordo che garantisce i diritti». Primo fra tutti quello di poter esprimere liberamente il proprio giudizio: non per caso dall'assemblea della Fiom è arrivato anche il via libera a una serie di iniziative territoriali da organizzare in questo periodo di campagna elettorale. Delle «giornate della democrazia», una ogni settimana, per chiedere alla politica cosa intenda fare sui temi cardine della democrazia e della rappresentanza sui luoghi di lavoro. Perché un fatto è certo: «Le leggi fatte in questi ultimi anni dal governo Berlusconi prima e dal governo Monti poi, dalla modifica dello Statuto dei lavoratori all'articolo 8, hanno messo in discussione il diritto al lavoro: le persone che noi rappresentiamo hanno registrato un peggioramento secco delle loro condizioni, e le disuguaglianze sono aumentate».Di qui la richiesta alle forze politiche considerate più sensibili ai temi del lavoro. Con una avvertenza: «Vogliamo un confronto alla pari. Auspico che non siano né Berlusconi né Monti a guidare il paese. Ma non basta questo a garantire che le cose vadano meglio. Qui serve una legge sulla rappresentanza per uscire dalla pratica degli accordi separati - osserva Landini - e interventi sulle pensioni dato che abbiamo l'età pensionabile più alta d'Europa e i giovani non entrano». Quanto alle politiche industriali, «è necessario un nuovo intervento pubblico nell'economia, su questo fronte stiamo pagando ritardi e errori anche dei governi di centrosinistra. Non si può dire che Obama e Hollande sono bravi quando difendono le loro aziende, e non dire che hanno fatto investimenti pubblici. Quando il 90% delle tasse in questo paese sono pagate dai lavoratori dipendenti, chiedere che una parte di queste risorse venga investita, combattendo in parallelo l'evasione fiscale, dovrebbe essere un tema cardine di una campagna elettorale».Nella «carta rivendicativa» c'è la richiesta di una riduzione degli orari di lavoro per evitare la cassa integrazione a zero ore - che finisce per colpire sempre gli stessi operai - e difendere tutta l'occupazione, anche quella precaria e in appalto. La richiesta va in direzione opposta all'accordo separato, nel quale è messo nero su bianco l'aumento dell'orario con il raddoppio dello straordinario obbligatorio. «La riduzione è possibile attraverso l'uso dei contratti di solidarietà e la cig ad ore - sottolinea il segretario generale della Fiom - che vanno incentivati. Se poi c'è la necessità di un maggior utilizzo dell'impianto siamo disposti a contrattare sugli orari ma collettivamente con le Rsu, non individualmente. Invece l'aumento dell'orario, previsto anche dall'accordo sulla produttività oltre che da questa disastrosa intesa separata, porta solo a ulteriori tagli». Sempre contro l'accordo separato c'è la rivendicazione di minimi salariali senza alcuna deroga e il pagamento dei primi tre giorni di malattia. Il documento presentato da Landini ha ottenuto il voto del 73% dell'assemblea, 384 delegati su 552. Contrari i 34 delegati della Rete 28 Aprile: «Questo documento - dice Sergio Bellavita - fa l'occhiolino al centro sinistra". Astenuti i 109 della minoranza «riformista», che di fatto chiedono di uscire dalla strada degli accordi separati.Foto: LA FIOM contro gli accordi separati e le deroghe. Via alle giornate 
per parlare ai candidati. Landini: «Basta con i furti di democrazia». E via libera anche alla «carta rivendicativa»http://www.fiom.cgil.it/

lunedì 24 dicembre 2012

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA FIAT DAL COMITATO L'OTTO PER IL DICIOTTO


DEMOCRAZIA

Quanto accaduto il 14 Dicembre 2012 davanti ai cancelli della Fiat di Jesi ci spinge a prendere parola.
Per un'assemblea regolarmente convocata dalla CISL ben 4 auto della polizia davanti ai cancelli dello stabilimento, sono una cosa incredibile, mai accaduta nella nostra città, neanche sul finire degli anni “80 durante la vicenda SIMA. Vicenda che vide più volte occupata anche la ferrovia!

Prendiamo parola perchè riteniamo che tale vicenda avrebbe meritato una reazione ben diversa dagli organi rappresentativi della Città, sia dal Governo che dalla opposizione (ne esiste una?)

Ancora in questo Paese esistono una Costituzione ed uno Statuto dei lavoratori (Legge 300), che garantiscono l'esercizio democratico di tali diritti, anche se la Fiat nega questo diritto al Sindacato maggiormente rappresentativo:F.I.O.M., lo riconosce invece ai sindacati firmatari di contratti, tra questi la C.I.S.L.

A nostro avviso anche la presenza di un nazionale della CISL non giustificano tale dispendio di uomini e mezzi, non possiamo che pensare che tale venuta sia stata “strumentalizzata”da qualche solerte funzionario, per emergere, per mandare un messaggio a chi non si omologa al volere di Marchionne, a chi esercita in forma pacifica il suo diritto di critica e di voto (se gli viene consentito).

Si sperava forse in qualche gesto inconsulto per giustificare l'intervento? Magari così conquistandosi i “galloni” del castigamatti, di chi aveva “messo in riga” chi non vuole piegare la schiena ed accodarsi ai voleri del padrone?
La maturità dei lavoratori,delle lavoratrici, hanno mandato in fumo tali speranze e sappiatelo: Non sono soli!!

Nella nostra Città si respira un'aria che incomincia a generare malcontento e frustazione anche in settori impensabili, Jesi, difficilmente sarà ridotta ad un dormitorio!
Non tutto può essere affrontato come problema di ordine pubblico, la politica dovrebbe svolgere il suo ruolo di risolvere i problemi con interventi propositivi e con iniziative che affrontino le situazioni critiche sociali, chi vuole il consenso non può pensare di risolvere i problemi attraverso le telecamere,spiandoci o con l'intervento della polizia.

In questa città per quanto impaurita, per quanto livorosa, per quanto assediata da mille problemi ancora esistono la solidarietà e la capacità di usare la ragione! Dovrete farci i conti!

Comitato 8 x 18 -JESI cip.in proprio