Pagine

mercoledì 8 febbraio 2012

COMUNICATO FIOM

Basta!
 L'unico vero “recupero” di cui questa Azienda ha bisogno è quello della ragione 
Chi lavora non è una persona, ma una merce. Da sfruttare nel miglior modo possibile e alla pari di tutti gli altri fattori della produzione o delle scelte possibili: ammortizzatori sociali, straordinario, recuperi produttivi. Che importa della neve, del gelo, o del fatto che a fronte dei disagi era la stessa Regione a consigliare di stare a casa! Che importa se senza Cassa Integrazione i lavoratori perdono soldi! L'importante è accumulare recuperi (perchè 15 sabati di straordinario sono evidentemente pochi), ridurre al minimo i costi, e tenere i lavoratori sempre e comunque a disposizione in una specie di “lavoro a chiamata” sia il Sabato che dopo le 21 sul turno di pomeriggio.
La gestione scriteriata del maltempo di questi giorni ha dato l'ennesima dimostrazione di quale considerazione questa Azienda e questa Direzione abbiano dei suoi lavoratori. E di come col “dopo Cristo” preannunciato da Marchionne e concretizzatosi col nuovo Contratto Fiat si apra un vero e proprio modo di stare in fabbrica dove oltre ad impedire l'esercizio dei diritti sindacali e della democrazia si scaricano tutti i costi e la fatica su chi lavora e i guadagni vengono ripartiti tra azionisti e professional (e' di qualche giorno fa la notizia che Fiat Industrial distribuirà grazie ai ricavi di Cnh 240 milioni di dividendi agli azionisti). Dulcis in fundo, condanniamo senza se e senza ma la scelta vergognosa dell'Azienda e dei preposti aziendali di commminare 3 giorni di sospensione ad un lavoratore per non aver correttamente eseguito una operazione sulla linea di montaggio!


La Rsu della Fiom Cgil ritiene tutto ciò inaccettabile per cui chiede:


1)che l'Azienda faccia ricorso alla Cassa Integrazione Ordinaria così come previsto dalla Legge per garantire la copertura del reddito ai lavoratori che nei giorni scorsi non hanno lavorato per responsabilità non loro. 
2)In merito all'ingiusto provvedimento disciplinare chiediamo che questa Azienda lo ritiri e metta in campo misure non nei confronti del lavoratore ma del caposquadra innanzitutto, come del capofficina o di chiunque si sia reso artefice di quanto accaduto.
3)Chiediamo infine a Fim e Uilm che si proceda nel più breve tempo possibile ad indire assemblee retribuite per informare le lavoratrici e i lavoratori di quanto sta accadendo.


Jesi, 7 Febbraio 2012                    La RSU FIOM-CGIL

LETTERA DELLE DONNE IN FIAT AL MINISTRO FORNERO


Cara prof. Fornero,
ci rivolgiamo a lei nel doppio ruolo istituzionale di Ministra del Lavoro e delegata dal Presidente del Consiglio a coordinare le politiche di Pari Opportunità, siamo lavoratrici di varie aziende del gruppo Fiat e Fiat industrial a cui da gennaio 2012 viene applicato il cosiddetto “Contratto collettivo specifico di Lavoro di primo livello del 29 dicembre 2010” che pretende di sostituire ogni precedente accordo e contratto previgente nelle aziende Fiat ivi compreso il CCNL lavoratori Industria metalmeccanica privata.
“Contratto” che, come lei sa, è stato stipulato con associazioni sindacali rappresentative di una minoranza di lavoratori e lavoratrici del gruppo e contro il parere della Fiom Cgil, associazione sindacale di maggioranza in Fiat e a cui molte di noi aderiscono e nelle cui posizioni tutte ci riconosciamo.
Ci teniamo a farle presente che ad oggi nessun sindacalista delle associazioni firmatarie ha mai chiesto il nostro parere sulle materie che andava a sottoscrivere e che nessuno ha inteso sottoporre al voto di lavoratrici e lavoratori le intese realizzate.
Per questo abbiamo condiviso la scelta di nostre compagne e compagni di lavoro di promuovere il Referendum abrogativo del cosiddetto “Contratto” perché quest’accordo ci toglie diritti e libertà fondamentali in un paese democratico e peggiora drammaticamente le condizioni di lavoro e di fatica per ciascuna/o di noi.
Ma noi donne abbiamo una ragione in più per voler cancellare quell’accordo, perché in esso sono contenute norme gravemente discriminatorie nei confronti di madri e padri, lesive della legislazione vigente e dei principi di parità, sanciti dalla Costituzione Italiana e riaffermati dalle normative europee.
Infatti il “Premio straordinario 2012” pari a 600 euro lordi verrà erogato esclusivamente a chi avrà effettuato “nel periodo gennaio- giugno 2012 un numero di ore di effettiva prestazione lavorativa non inferiore a 870”. Nel testo dell’accordo è chiaro che è esclusa dal computo delle ore di effettiva prestazione lavorativa ogni assenza/mancata prestazione lavorativa retribuita e non retribuita a qualsiasi titolo ivi comprese “le assenze la cui copertura è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa”.
Detto in parole semplici ciò vuol dire che in Fiat qualsiasi assenza dovuta a maternità(ivi compreso il periodo di congedo obbligatorio e quello cosiddetto sotto ispettorato), le due ore di riposo per allattamento, congedi parentali, assenze per malattia figlio, permessi per legge 104, faranno perdere il diritto a percepire il premio 2012.( Sic!)
Sul Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, (che contiene il recepimento italiano della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e parità di trattamento tra donne e uomini) è scritto che in Italia è considerato discriminatorio “ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti” riteniamo quindi palesemente discriminatorio un accordo che nega l’erogazione del premio in ragione dell’esercizio da parte di lavoratrici e lavoratori dei diritti a tutela della maternità e a favore della conciliazione.Inoltre queste somme saranno detassate, secondo le normative introdotte dal suo predecessore Ministro Sacconi, contribuendo in tal modo ad allargare ulteriormente il differenziale salariale tra uomini e donne nelle nostre aziende.
Chiediamo a lei, per il doppio ruolo istituzionale di cui è investita, e alle Consigliere di Parità regionali e provinciali competenti per i territori in cui sono dislocate le sedi di aziende del gruppo Fiat, di intervenire ad impedire che tale trattamento discriminatorio abbia luogo .
Lo riteniamo un atto dovuto non solo per noi e tutte le lavoratrici ( e qualche lavoratore) del gruppo Fiat e Fiat Industrial, ma anche perché un accordo così palesemente discriminatorio applicato nel maggiore gruppo industriale d’Italia non potrà che produrre un effetto negativo su tutta la contrattazione aziendale indicando che la produttività aziendale viene prima di tutto, contro e sopra ogni diritto di lavoratrici e lavoratori, facendo arretrare condizioni minime di civiltà, che già oggi vengono considerate come insufficienti per garantire nel nostro paese reale parità e pari dignità nel lavoro.
Le segnaliamo inoltre che il nuovo sistema degli orari, la metrica e la turnistica che viene adottata con il nuovo “Contratto “ determina un notevole peggioramento dei carichi di lavoro e dell’affaticamento sulle linee di produzione.
Nessuno - né della gerarchia aziendale, né dei sindacati che hanno sottoscritto quell’accordo - ci ha dimostrato che tali aggravi non avranno conseguenze negative sulla salute riproduttiva delle donne inserite nelle linee di montaggio.
Non ci risulta, infatti , che siano state condotte indagini con rilevanza scientifica sui riflessi dei nuovi ritmi e organizzazione del lavoro sulla fertilità femminile, sulla possibilità di portare a termine in modo regolare e sano le gravidanze e l’allattamento o sulle alterazioni , disfunzioni e patologie del ciclo mestruale e della menopausa, derivanti da tale sovraccarico di lavoro.
Le chiediamo quindi che in quanto delegata dal Presidente del Consiglio a coordinare le politiche di Pari Opportunità, si faccia promotrice di una commissione d’inchiesta indipendente che approfondisca sul piano scientifico i possibili rischi per la salute riproduttiva delle lavoratrici nel nuovo sistema degli orari e dei turni previsto dal “Contratto” Fiat e imposto a tutte/i noi.
Infine, per quanto sopra espresso, le chiediamo di poterla incontrare al fine di poterle illustrare in forma più articolata e documentata la nostra situazione e farle conoscere la Fiat a partire dalle concrete condizioni di lavoro e di vita delle operaie e delle impiegate che vi lavorano


Le lavoratrici del gruppo Fiat / Fiat Industrial 

SEGUONO 205 FIRME DI LAVORATRICI DEGLI STABILIMENTI:
FIAT CARROZZERIE MIRAFIORI - PRESSE MIRAFIORI - MECCANICHE MIRAFIORI (FIAT POWERTRAIN) - FIAT SERVICES FIAT RICAMBI NONE VOLVERA - FIAT FGA (ENTI CENTRALI) - AUTOMOTIVE LIGHT VENARIA – FGA OAG -EX BERTONE- di Torino MAGNETI MARELLI di Corbetta , Milano
OFFICINE BRENNERO (IVECO) di Verona MAGNETI MARELLI POWERTRAIN di Bologna e Crevalcore ( Bo)- CENTRO RICERCHE FIAT-Bologna CNH ITALIA SPA – Stabilimenti di Jesi(AN) e Modena FIATAUTOMOBILES SpadiCassino(FR) FIAT SEVEL di Atessa (CH) FMA di Pratola Serra e IRISBUS di Flumeri (Av) FIAT GROUP AUTOMOBILES POMIGLIANO - FIAT GROUP AUTOMOBILES - EX ELASIS - FIAT CENTER ITALIA - FIAT POWERTRAIN TECHNOLOGIES S.P.A. POMIGLIANO di Napoli FIAT POWERTRAIN di Termoli FIAT SATA di Melfi

venerdì 3 febbraio 2012


Delegati Fiom Ferrari diffidano Ferrari Auto su applicazione contratto Fiat

 
Oggi, la Ferrari applica un accordo respinto dalla RSU. Questo fatto è di una gravità senza precedenti.La pratica autoritaria che sottomette al padrone i sindacati firmatari e i lavoratori è in corso anche alla Ferrari. Una pratica che risulta ancora più grave poiche in Ferrari, l’accordo Fiat, è stato bocciato non sola dalla Fiom (che su mandato dei lavoratori ha proclamato 40 ore di sciopero tra ottobre e dicembre 2011), ma anche dai rappresentanti di Fim e Uilm (alcuni dei quali hanno deciso per coerenza e per protesta di non dare la disponibilità alla composizione della nuove RSA).
Intanto, noi come delegati sindacali della Fiom in Ferrari (oggi non riconosciuti dall’azienda) abbiamo deciso ancora una volta di contrastare il piano Marchionne sostenendo le azioni legai che intraprenderà la Fiom, partecipando allo sciopero di 4 ore del 7 Febbraio proclamato dalla Fiom di Modena, sostenendo la manifestazione nazionale della Fiom dell’11 Febbraio a Roma, promuovendo le iniziative di lotta per contrastare la linea della Fiat e di assistenza a nostri iscritti davanti alle portinerie.
Inoltre, pur con tutti rischi e le difficoltà, abbiamo inviato una lettera alla Ferrari che rendiamo pubblica, in cui diffidiamo l’azienda dall’applicare il contratto fiat ai non iscritti ai sindacati firmatari. Una lettera con cui ribadiamo che la Fiom c’è, e che gli iscritti e delegati in Ferrari non si piegano.
(DELEGATI FIOM FERRARI)
ECCO COME SI COMPORTANO CAPI REPARTO A MELFI

giovedì 2 febbraio 2012









Il nostro tempo è adesso. All’attacco anche la rete dei precari. Che annuncia una manifestazione per lunedì prossimo all’esterno del ministero del Lavoro. Ecco la loro nota. “Che monotonia i nostri governanti che alternano gaffe ad alti proclami e nel frattempo non affrontano la vera emergenza sociale di questo paese: la precarietà e la disoccupazione giovanile di massa. Noi, i giovani di questo Paese, abbiamo il diritto di trovare un lavoro che valorizzi la nostra formazione e la nostra professionalità, retribuito con uno stipendio decente, che garantisca quei diritti a cui, lontani dalla monotonia ma molto vicini all’ansia e all’incertezza, non abbiamo mai avuto accesso”. E ancora: “Caro presidente Monti, non è togliendo “il pericoloso” articolo 18 che si danno risposte ai giovani. La vera monotonia per noi si chiama contratto in scadenza, partita iva falsa, stipendi da fame, disoccupazione, welfare assente, una monotonia frustrante che non si risolve con ipotetiche esplosioni imprenditoriali che dovrebbero prodursi magicamente dalle liberalizzazioni. Siamo stanchi di vivere un mercato del lavoro che ci tiene quotidianamente sotto ricatto, che ci priva del diritto alla malattia, alla maternità, alla casa, alla formazione, all’autonomia, al reddito”.

martedì 31 gennaio 2012

RIDATECI LA DEMOCRAZIA


Democrazia al lavoro

L'11 febbraio la Fiom-Cgil ha indetto una manifestazione nazionale con corteo a Roma aperta agli studenti, ai precari, ai migranti e a tutti coloro che in questi mesi si sono mobilitati in tutta Italia per i beni comuni.  Una manifestazione che punta ancora una volta dopo il 16 ottobre 2010 a riunire chi, come noi, vuol fare del lavoro, della
democrazia, dell’ambiente, della difesa e acquisizione di un lavoro stabile, dignitoso e con diritti e della legalità un bene comune. 

È inaccettabile la scelta illegittima di Federmeccanica di rinnegare l’ultrattività del Contratto nazionale del 2008, firmato da tutti i sindacati e votato con referendum dai lavoratori, e di togliere le libertà e i diritti sindacali alla Fiom.  
È inaccettabile la scelta della Fiat, in aperto contrasto con la Costituzione italiana, di cancellare il contratto nazionale, la contrattazione collettiva, peggiorare le condizioni di lavoro e ledere le libertà sindacali escludendo la Fiom dai propri stabilimenti. 
Per questo continuiamo a lottare per sostenere la piattaforma della Fiom, per cancellare l’art. 8 della manovra-bis del governo Berlusconi che consente alle aziende di fare gli accordi con chi ci sta e che impedisce ai lavoratori di potersi organizzare e decidere. 

C’è bisogno di un intervento del Governo per garantire i diritti costituzionali in materia di pluralismo e libertà sindacali, c’è bisogno urgente di una legge che garantisca il diritto democratico di validazione dei contratti collettivi e di elezione delle rappresentanze sindacali unitarie. 

La manovra varata dal governo Monti per il suo carattere recessivo, l'allungamento dell'età pensionabile, per la cancellazione delle pensioni di anzianità, per un aumento dei prezzi e delle tariffe che riduce al limite il potere di acquisto dei salari e delle pensioni è inaccettabile. Sono altre le misure da prendere per uscire dalla crisi e riportare in equilibrio i conti economici e sociali. L'istituzione di una vera patrimoniale, la lotta contro l'evasione fiscale, la corruzione e l'illegalità sono le vere discontinuità da realizzare insieme ad una azione affinché in Europa si affermi una nuova politica sociale ed economica non vincolata alle indicazioni della Bce, improntata allo sviluppo economico internazionale, con particolare attenzione ai settori industriali, e mirata a un riequilibrio nella distribuzione del reddito. 

È urgente il reddito per impedire il ricatto e garantire la cittadinanza innanzitutto alle donne, ai giovani e ai migranti che subiscono per primi gli effetti drammatici di una riduzione della occupazione. È per tutti noi inevitabile contrastare le ipotesi di riforma del mercato del lavoro tese ad aumentare la flessibilità mentre ci sarebbe bisogno di una estensione dell’art. 18 e delle tutele anche per le aziende di piccole dimensioni. È necessario ampliare l’utilizzo dei contratti di solidarietà per impedire i licenziamenti, per ridistribuire il lavoro e non è certo necessario ridurre la durata degli ammortizzatori sociali. 

   una manifestazione
  •  per il lavoro
  •  per riconquistare il contratto nazionale a partire dalla Fiat 
  •  per estendere i diritti e l’occupazione 
  •  per garantire il reddito e la cittadinanza 
  •  per riportare la democrazia al lavoro 

   troviamoci tutte e tutti sabato 11 febbraio a ROMA ore 14.00 da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni 

COMUNICATO RSU FIOM


Compagne e compagni. Le lavoratrici, i lavoratori della Fiat Cnh Jesi e i loro delegati esprimono il più vivo sostegno alla decisione dalla minoranza congressuale "La Cgil che vogliamo" di auto sospendersi 6 mesi dal direttivo regionale in dissenso al “confno” imposto dalla Cgil al segretario regionale della Fiom Giuseppe Ciarrocchi. Estromessi dalla fabbrica e ridotti alla clandestinità da un attacco senza precedenti che la Fiat sta portando ai nostri iscritti, ai simpatizzanti, ai lavoratori, alle lavoratrici e ai delegati della Fiom-Cgil, non comprendiamo veramente come qualche nostro dirigente non abbia niente di meglio da fare che comminare provvedimenti insensati a chi con intelligenza, coraggio e cuore, spende con un impegno non comune la sua vita per la causa di chi lavora, come la vertenza Fincantieri ha ampiamente dimostrato. Che qualcuno provi almeno un po' di vergogna. 
Un abbraccio e un saluto a tutte e tutti.

La Rsu della Fiom Cnh di Jesi

domenica 29 gennaio 2012


Il “dopo Cristo “/3
-la servitù aziendale-


Come al solito Fim e Uilm, una settimana dopo l'incontro con l'Azienda, non dicono
ciò che un sindacato che vuol davvero rappresentare e difendere i lavoratori dovrebbe
dire.

1) Non dicono che se la Fiat avesse chiesto la Cigo per i giorni dello sciopero degli
autotrasportatori, i lavoratori non sarebbero costretti prossimamente a lavorare gratis
il sabato o addirittura dopo le 21, per recuperare il salario che Fiat volutamente gli ha
tolto.

2) Ci dicono che lo Straordinario collettivo oltre che quello individuale inciderebbe
positivamente sulle 600 euro del cosiddetto Premio di Luglio. Non basta discriminare
chi si ammala, chi ha bisogno della legge 104, le giovani madri. Si decide di
avvantaggiare la casta dei “pocciatori” della fabbrica, gli stessi che non hanno perso
un solo euro dalla Cassa Integrazione e che non lavorano sulle linee di montaggio.
Cosa da sempre gradita a Fiat: si fanno lavoratori di serie A e di serie B.
Alla Fiom ciò pare assolutamente indecente e non comprendiamo come sindacalisti –
seppur nella difficoltà di considerarli ancora tali – possano compiacersene.

3) L'art.4 nel precedente Contratto regolava si possibili recuperi produttivi: non dava
però 6 mesi di tempo all'Azienda per il recupero, né la possibilità di farlo nella mensa
o nei giorni di riposo per chi fa il terzo turno. Ma non contemplava nemmeno uno dei
nodi cruciali del Contratto Fiat: le clausole di responsabilità, che mettono i
sindacalisti firmatari nella condizione di poter dire solo Si alla volontà aziendale
negando alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto a contrattare scelte diverse: pena la
sanzione delle stesse organizzazioni sindacali firmatarie. Non ci pare sia la stessa
cosa.

In ultimo, non commentiamo le allusioni menzognere che vengono mosse alla Fiom,
da parte di chi per oltre un anno ha detto a chi lavora che “l'Accordo di Pomigliano
valeva solo per Pomigliano” come fatto da Fim e Uilm, per estenderlo poi a tutto il
Gruppo Fiat privando i lavoratori e le lavoratrici del gruppo del Contratto Nazionale
di Lavoro.

La Rsu della Fiom coglie l'occasione per ringraziare coloro che hanno partecipato
all'iniziativa pubblica organizzata dalla Fiom a Jesi venerdì scorso, e invitiamo tutti a
dare la propria adesione per partecipare alla grande manifestazione nazionale
“Democrazia al lavoro” indetta dalla Fiom , che si terrà a Roma Sabato 11 Febbraio
per la libertà e la democrazia nei luoghi di lavoro.


Jesi, 30 Gennaio 2012                                                         La Rsu della Fiom Cgil

sabato 28 gennaio 2012

CUORE E VOCE OLTRE I CANCELLI


All’Iveco (Fiat) assemblea «clandestina» e sciopero della Fiom. Landini: «Vogliamo il referendum per abrogare l’accordo che impedisce le libertà sindacali, la politica non taccia di fronte a chi vìola la Costituzione»


Non sembra un bello spettacolo. Però poi scoppia l’applauso e ci si abbraccia e alla fine ci scappa pure la foto ricordo. Gli operai dietro la sbarra che separa la fabbrica dal mondo libero, ma con il cuore che si scalda per una semplice assemblea che oggi ha il sapore delle cose proibite, come accadeva nell’autunno caldo, quando le fabbriche erano off-limits per il sindacato e la democrazia – era il 1969 e con il megafono in mano c’era Bruno Trentin, ma questa è un’altra storia. Eppure anche oggi i dirigenti e sindacalisti della Fiom restano fuori dalle fabbriche, con il microfono in mano per farsi ascoltare da tutti. Commossi e adrenalinici di fronte a centinaia di lavoratori radunati su un piazzale perché non riconoscono l’accordo separato imposto dalla «madre» di tutte le aziende. 
Adesso si fanno così le assemblee nelle fabbriche del gruppo Fiat dove viene applicato il «contratto Marchionne», quello che oltre a stracciare il contratto nazionale di fatto impedisce ai lavoratori di eleggere i propri rappresentanti sindacali all’interno degli stabilimenti. E quindi di tenere assemblee. Per questo ieri mattina, con replica nel pomeriggio, il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini dietro la sbarra dell’Iveco di Brescia ha vissuto una situazione che definisce kafkiana ma anche «molto molto emozionante». E per qualche minuto si è messo anche davanti alla sbarra, una scavalcata «illegale», un atto di insubordinazione non solo simbolica compiuto insieme ai delegati della Fiom bresciana. 
La Om Iveco, la più importante azienda bresciana con 2.800 dipendenti, aveva risposto picche alla Fiom che aveva chiesto di poter tenere un’assemblea. Non solo l’assemblea si è fatta, in un clima di straordinaria determinazione sottolineato da applausi liberatori, ma gli operai hanno anche partecipato in massa allo sciopero di due ore indetto dalla stessa Fiom: oltre il 60% ha incrociato le braccia. «La Fiom esiste», dice Landini, con la voce che tradisce l’emozione per un’assemblea particolare, diversa da tutte le altre. 
«Ci troviamo di fronte a un’azienda – spiega Landini – che vìola palesemente i diritti costituzionali, la democrazia non esiste più una volta varcati i cancelli della Fiat. Eppure i lavoratori ieri hanno dimostrato che non hanno nessuna intenzione di accettare quell’intesa contro cui hanno già raccolto 20 mila firme per indire subito un referendum abrogativo sul contratto. Hanno partecipato quattrocento persone e ha scioperato più della metà degli operai nonostante la pressione dei capi secondo cui questo sciopero non si poteva fare. Noi andremo avanti». 
E con un programma che non guarda solo in casa Fiat, «che comunque abbiamo intenzione di portare in tribunale». La Fiom, in vista della manifestazione dell’11 febbraio a Roma, vuole lanciare più di un messaggio al governo Monti; e anche ai partiti che all’epoca dell’accordo capestro di Pomigliano non perdevano una battuta per invitare gli operai a pronunciarsi in favore di Marchionne. «Abbiamo raccolto 20 mila firme contro quell’accordo – rilancia Landini – e oggi nessuno apre bocca, non si sente una parola, per questo chiediamo al governo, al presidente della Repubblica e alle forze politiche di pronunciarsi, di dire qualcosa perché ai danni dei lavoratori è stata vìolata la Costituzione. Inoltre, non siamo affatto convinti che sia chiusa la partita delle pensioni e crediamo che la Cig non solo non vada cancellata ma vada addirittura estesa, insieme all’introduzione del reddito di cittadinanza». Detta in una parola, parafrasando il «titolo» della prossima manifestazione nazionale, la Fiom chiede «Democrazia al lavoro».