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venerdì 8 marzo 2013

FIAT FA PAGARE AGLI OPERAI IL PREMIO DI MARCHIONNE



Fim, Uilm, Fismic e Uglm firmano l'intesa che cancella il premio per i lavoratori in cassa

Il testo firmato dalla Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Uglm peggiora ulteriormente le intese raggiunte precedentemente con la nascita del Contratto collettivo specifico di lavoro. La direzione aziendale della Fiat ha ottenuto la sostituzione del “premio di competitività” con “l'incentivo di produttività” che comincerà ad essere erogato da Aprile.

Alle lavoratrici e ai lavoratori in cassa integrazione non sarà erogato un solo euro di premio. I 103,31 euro (lordi mensili) fissi che erano erogati per 13 mensilità vengono quindi cancellati e sostituiti dai 120,27 euro (lordi mensili) su 12 mensilità e completamente variabili.
Infatti, mentre lo scorso anno i lavoratori posti in cassa integrazione, a prescindere dalle ore di lavoro svolte, hanno percepito 600 euro, quest'anno per tutto il tempo in cui saranno in cassa non riceveranno nulla
Riceveranno il premio le donne in maternità e gli uomini in paternità, solo perché lo scorso anno le delegate della Fiom-Cgil hanno aperto una vertenza nei confronti dell'azienda rivolgendosi alle pari opportunità, mentre tutto rimane come prima per chi è in malattia (senza ricovero ospedaliero) o in permesso.
Rispetto alla stesura del Ccsl ai fini del calcolo del premio sono escluse le ore in permesso sindacale e invece vengono tenute quelle per i rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza.
In paga base, dopo l'assorbimento definitivo e automatico negli aumenti individuali, verranno erogati da febbraio 40 euro lordi mensili di aumento contrattuale. In un anno l'aumento rispetto al Ccnl di Federmeccanica è di soli 25 euro lordi (pari a meno di due euro lordi in più al mese).

La direzione aziendale della Fiat scarica completamente sui lavoratori la crisi produttiva di cui il management è l'unico responsabile, mentre le organizzazioni sindacali complici firmano senza un mandato, senza un'ora di assemblea e senza il voto dei lavoratori.

Roma, 8 marzo 2013

mercoledì 6 marzo 2013

FIAT BASTA SCUSE, SERVONO GLI INVESTIMENTI!


L'amministratore delegato della Fiat accampa sempre nuove scuse per giustificare il fallimento della direzione aziendale tenuta sino ad oggi in Italia. Prima la Fiom, a seguire i lavoratori, i Tribunali, la sinistra, l'instabilità istituzionale e oggi addirittura l'uscita dall'euro.

La verità è che sul piano industriale Fiat vende sempre meno auto; l'anno scorso non si sono raggiunte le 400mila vetture e nei primi due mesi del 2013 le immatricolazioni sono calate del 16,8% rispetto allo scorso anno. La conseguenza diretta sono più di 50 milioni di ore di Cassa integrazione solo lo scorso anno.

Nei fatti al centro degli sforzi dell'amministratore delegato di Fiat c'è l'interesse della proprietà a mantenere la liquidità per la scalata al “tesoretto” Chrysler, nonostante le agenzie di rating internazionale abbassano di verifica in verifica il voto sulla credibilità del Gruppo.

Nei tre anni trascorsi dall'uscita dal Contratto nazionale, la Fiat ha di fatto aumentato l’orario, i ritmi e i carichi di lavoro e ad oggi nessun accordo è stato raggiunto sul rinnovo del Ccsl con le organizzazioni sindacali complici su salario e premio. Mentre per migliaia di lavoratori in cassa integrazione Fiat non prevede nessuna integrazione del reddito.

La Volkswagen, nel frattempo, ha ridotto la retribuzione del management, erogato 7.200 euro di premio ai suoi lavoratori e aumentato gli occupati.

La Fiat ha dato 9 milioni di premio all’amministratore delegato, zero euro – ad oggi – ai suoi lavoratori, di cui alcune migliaia sono stati licenziati.

Contano i fatti, non le parole!

La Fiom-Cgil chiede che le Istituzioni facciano rispettare le leggi, le sentenze e la democrazia alla Fiat e che convochino un tavolo nazionale per il piano industriale e il futuro occupazionale di tutti gli stabilimenti Fiat, dell'indotto e della componentistica.

Roma, 5 marzo 2013
www.fiom.cgil.it

venerdì 22 febbraio 2013

IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT


La Corte Costituzionale ha fissato l'udienza per discutere della legittimità costituzionale dell'art 19, lettera b, dello Statuto dei Lavoratori

La Corte Costituzionale “a norma dell'art.8 ed ai fini dell'art.10 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte Costituzionale”, ha fissato per il prossimo 2 luglio 2013 alle ore 9.30 l' “udienza pubblica” per la discussione sulla legittimità costituzionale dell'art.19, lettera b della legge 300 del 1970 sollevata dai Tribunali di Modena, Vercelli, Melfi e Torino che avevano ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione per contrasto con gli artt. 2, 3 e 39 della Costituzione.

Con la discussione della Corte Costituzionale, l'iniziativa giuridica intrapresa dalla Fiom contro Fiat per garantire la libertà costituzionale delle lavoratrici e dei lavoratori a poter decidere liberamente a quale sindacato aderire, ad eleggere i propri rappresentanti e vedere garantite le libertà sindacali previste dallo Statuto dei diritti dei lavoratori, raggiunge il più alto grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento.

Con la Fiom si sono inoltre costituite in giudizio la Cgil, la Filcams e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

 Pomigliano: il lupo perde il pelo... di Emilia Recchi e Alberto Piccinini
Roma 22 febbraio 2013       FIOM NAZIONALE

lunedì 18 febbraio 2013

LETTERA DI UN SINDACALISTA FIOM


Il vuoto del silenzio

Riflettevo in questi giorni,dopo l’incidente accadutomi il 4/2/2013 alle ore 15.45 circa,come e in che modo si vive nel nostro habitat,lo stabilimento CNH di Jesi.

Tramite il blog,vorrei spiegare concetti per me rilevanti. Riguardo l’infortunio le mie perplessità sono molte e difficili da spiegare in queste righe. Però vorrei far capire una cosa che secondo la mia osservazione emerge non solo dall’accaduto,ma dallo STATUS in cui viviamo,la SOLITUDINE dei lavoratori e delle lavoratrici.

Si,si parla proprio di solitudine,perché questa è la sensazione che avvertiamo. Il problema dei diritti, della democrazia nei luoghi di lavoro,la crisi,una politica assente,ci rendono deboli e impauriti nel nostro essere e quindi privi delle nostre espressioni, delle nostre decisioni e schiavi della nostra vita di fabbrica.

Leggendo il Comunicato Sindacale del 5/02/2013 degli Rls di Stabilimento,noto con tristezza l’affermarsi e quindi la resa da parte di Fim e Uilm di difendere i lavoratori, complicità in quel potere Aziendale, unica arma rimasta per sopravvivere. Il sottoscritto Giacomo Scaloni dopo essersi infortunato,tranne che aver scambiato qualche parola con Il Responsabile della Sicurezza della Cnh,non ha parlato con nessuno dell’infortunio e di come esso sia avvenuto.
Perché nel Comunicato si richiamano i lavoratori all’attenzione, e no alle ovvie responsabilità all’Azienda?
Quando si varca il cancello è un nostro diritto uscirne indenni. Ci sono preposti pagati appositamente per ciò.

Il sindacato,il sindacalista ha un ruolo sociale essenziale di educazione ,difesa di coloro che non hanno voce nella jungla del lavoro. Se hai la forza di proteggere il più debole lo devi fare con impeto,è li che vive l’ onestà intellettuale dell’uomo,unico modo per sconfiggere il dominio del Padrone e il malessere creato dal capitalismo.

Ed è qui che si è soli. Il lavoratore si trova schiacciato fra l’ Azienda che lo vuole, e un apparato sindacale di cui fidarsi, ma che vede inesistente,affiancato allo stesso Padronato. Attacco ai salari legati alla presenza,persecuzione degli iscritti e delegati Fiom,pressione ai lavoratori sulle postazioni per minime dimenticanze,ruoli di competenza assegnati agli Arlecchini e ai Gianduia di turno e così via,dimenticando ogni forma meritocratica!si potrebbe continuare scrivendo pagine e pagine...di incompiuti momenti per elevarsi.

Da mesi non abbiamo informazioni sull’andamento dei reparti,trasmissioni e cabine in primis, ne del futuro occupazionale del nostro sito produttivo.
Rimangono solo le continue firme di Fim e Uilm al Modello Marchionne,trasformando il lavoratore da soggetto ad oggetto.
Questa solitudine,incertezza e paura è pane quotidiano di cui la Fiat si ciba. Sappiamo tutti i guadagni di Fiat Industrial e i dividendi per gli azionisti. Come sappiamo le cifre che i nostri Capi Squadra,militari fedelissimi, percepiscono durante l’anno per aver sempre obbedito con umiltà e servilismo.
In quei premi, c’è il nostro sudore,magari per un trattore in più a turno,tanto la linea corre...,non ci fai caso....però accade che ti fai male,proprio tu che denunciavi la poca sicurezza,o tu che per andare incontro alle esigenze di fabbrica sei sempre disponibile,a qualsiasi ora e giorno,o tu che non prendi un giornata di ferie perché ci sono 2 persone già scritte in agenda sapendo dei tuoi diritti e impegni sacrosanti dopo le 8 ore svolte,per non creare problemi.
Ma scappando da essi siamo solo partecipi della Fiat e dei suoi guadagni maldistribuiti.Il premio è giusto,soprattutto se si raggiungono i cosiddetti “obbiettivi”....ma per tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno contribuito allo stesso.

Non voglio essere retorico o demagogo,ma ora più che mai diventa fondamentale continuare a rivendicare il ripristino delle più elementari regole di democrazia sindacale all’interno degli stabilimenti Fiat,tornando a poter eleggere liberamente i delegati e a votare le piattaforme e gli accordi che riguardano i lavoratori e le lavoratrici.

Solo così potremo vedere un modello di sviluppo che possa coinvolgerci ricollocandoci protagonisti nei diritti,nella democrazia e negli aumenti salariali.
Un caloroso saluto

Jesi 19/02/2013                  Giacomo Scaloni 
                                                 Lavoratore Cnh
                                                 Sindacalista Fiom

giovedì 7 febbraio 2013

L'ATTACCO AL SALARIO


Quando ai padroni concedi di tutto, capita poi che possano chiederti qualunque cosa. Fiat Industrial dopo aver annunciato pochi giorni fa guadagni nel 2012 per un + 31% e l'incremento dei dividendi agli azionisti, ha infatti fatto richiesta alla fm e alla uilm di legare alla “presenza” anche i soldi del rinnovo contrattuale. Non bastasse quanto visto l'anno scorso con i 600 euro.

Dall'altra parte coloro che hanno permesso il realizzarsi di quei guadagni, le lavoratrici e i lavoratori, a gennaio hanno ricevuto una delle paghe più basse degli ultimi anni. Un terzo livello non è arrivato a 1300 euro.

Il paradosso è che invece di ripartire una parte dei proftti, l'intenzione dell'Azienda che sia il CCSL o il Premio di Risultato, è quella di favorire sempre più elargizioni individuali e incerte (sulla presenza in fabbrica appunto!) mettendo così la parola fne ad aumenti certi e uguali per tutti che la contrattazione nazionale garantiva. Se i passati contratti hanno negli ultimi vent'anni a malapena garantito il potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori (I dati Istat lo dicono ampiamente), oggi grazie alle scelte scellerate di Fim e Uilm arresisi al ricatto di Pomigliano, potremmo non avere più nemmeno quello. Per capirci, pare addirittura che Fiat voglia mettere in discussione anche i 103 euro dei vecchi accordi integrativi.

Dalla resa incondizionata dei sindacati del Si, a rimanere sarebbero solo da una parte gli utili, i dividendi o i bonus per i manager; dall'altra meno soldi nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori il cui unico compito diventerebbe quello di pagare tutta la crisi, oltre che la scalata alla Crysler.

Non meno grave è quello che sta accadendo dentro lo stabilimento, dove il silenzio della RSA è l'esempio più chiaro di quella resa. All'ennesimo incidente grave alla mano di un lavoratore avvenuto in offcina 2, la RSA piuttosto che richiamare l'Azienda alle sue responsabilità, ha scritto un comunicato in cui si richiamano i lavoratori a fare semplicemente più attenzione. Non dicono nulla sul futuro produttivo del reparto trasmissioni, né tanto meno del reparto cabine dove quotidianamente si accumulano problemi su problemi, così da costringere l'Azienda ad assoldare ditte esterne per recuperare agli errori. In fabbrica da quello che ci dicono non esiste più nessun limite agli orari di lavoro ed è diventato normale sul turno di pomeriggio uscire alla mezzanotte. E poi, crediamo sia ora di chiedere la stabilizzazione dei lavoratori interinali che da troppo tempo lavorano nello stabilimento.

Per tutto questo oggi diventa ancora più importante continuare a rivendicare il ripristino delle più elementari regole di democrazia sindacale all'interno degli stabilimenti Fiat. Le lavoratrici e i lavoratori devono tornare a poter eleggere liberamente i delegati e a votare le piattaforme e gli accordi che li riguardano. Solo così potremo impedire gli accordi separati che non fanno altro che ridurre il potere d'acquisto delle nostre paghe .

A tal proposito informiamo tutti che il prossimo 12 febbraio al tribunale di Ancona si terrà la prima udienza d'opposizione da noi mossa contro Fiat per aver negato la rappresentanza sindacale Fiom all'interno dello stabilimento, e che sabato prossimo i delegati Fiom del gruppo Fiat si incontreranno a Roma per decidere come proseguire la nostra lotta a difesa dell'occupazione e dei diritti delle persone che lavorano nel gruppo.

Chiediamo che al più presto si tengano assemblee retribuite per discutere e decidere insieme di quello che Fim e Uilm stanno trattando con Fiat, e dei problemi delle lavoratrici e dei lavoratori all'interno dello stabilimento.

Jesi, 8 febbraio 2013                 LA RSU DELLA FIOM CGIL

mercoledì 6 febbraio 2013

IL CARNEVALE DELLA FIAT


Il "mondo alla rovescia": questo mi sono detto sentendo Sergio Marchionne a Torino dire che Landini, e la Fiom, dovrebbero rifare la pace con gli operai (anzi, con «la maggioranza dei lavoratori»). E dirlo così, senza fare una piega, con volto di maschera, senza nemmeno il sorrisetto sardonico che gli dona Crozza quando ne fa l'imitazione. È quello il termine con cui gli studiosi del folklore d'ancien régime sintetizzano il significato catartico del Carnevale quando, almeno una volta nell'anno, licet insanire - «si può sragionare» - e rappresentare la realtà quotidiana rovesciata nei suoi valori e nei suoi rapporti sociali, i poveri al posto dei ricchi, i ricchi al posto dei poveri... E in fondo tutto di quelle risposte alle pur incalzanti domande del direttore di Repubblica rispondeva alla cifra del "rovesciamento": non solo l'idea che a Pomigliano e a Mirafiori ci sia stata una guerra tra la Fiom e gli operai, espressa da chi a quegli operai aveva imposto un diktat, e trattato i delegati Fiom con la tecnica della rappresaglia, come se fosse il comandante di un esercito di occupazione. Anche la promessa di fare di Torino un "polo del lusso", almeno per quanto riguarda l'auto, suona burlesca. CONTINUA|PAGINA2 La città industriale più impoverita (e indebitata) d'Italia! Una città manifatturiera, cresciuta nella logica della produzione di massa standardizzata, dove decine e decine di migliaia di lavoratori a qualificazione medio-bassa restano appesi al destino di quelle catene di montaggio, salvata dalla produzione di nicchia delle Maserati e dei Suv ultra-energivori? Suvvia! E anche, bisogna ben dirlo, il commento del primo cittadino della città, che ha giudicato «parole di verità» quelle dell'Ad Fiat! Quelle, per esempio, con cui questi ha qualificato come un «grave errore» - un'«imbecillaggine» ha detto, con un veniale rovesciamento dell'ortografia - l'aver lanciato, nel marzo del 2010, il progetto Fabbrica Italia...
Già, perché anche i gatti sanno che l'annuncio di quel piano da venti miliardi di investimenti, proclamati così, tondi tondi, senza nessuna clausola di "salvaguardia" relativa all'incognita del mercato, non era frutto di un errore di comunicazione, o di un fraintendimento circa l' "intelligenza" del pubblico cui era rivolto. Serviva, esattamente così come fu presentato, per ottenere il risultato voluto, e cioè la resa dei sindacati e degli operai. Era quello - con la promessa salvaguardia dei posti di lavoro che quel denaro avrebbe dovuto comportare - il pilastro su cui si è retto tutto il percorso successivo: l'imposizione dell'Accordo capestro, la richiesta - accordata dalle rappresentanze condiscendenti - delle nuove durissime condizioni di lavoro, e la cessione dei diritti. La resa senza condizioni dei sindacati destinati a rimanere nel gioco, la denuncia del contratto nazionale, l'uscita da Confindustria e la conseguente riscrittura delle relazioni sindacali in tutti gli stabilimenti... Il tutto in modo che si sarebbe voluto indolore, come chiedevano i soci americani per portare avanti l'affare Fiat-Chrysler. Senza quell' "imbecillaggine" probabilmente quel percorso non avrebbe neppure potuto avviarsi in assenza di conflitto.Il "mondo alla rovescia" della tradizione - anche questo ci dicono gli etnologi - nell'apparente disordine della rappresentazione aveva una forte connotazione d'ordine: il rovesciamento di un giorno serviva a confermare i rapporti sociali e le gerarchie immodificabili di una società di ceti per tutto il resto dell'anno. E così è anche per l'iper-moderno Marchionne. La sua "licenza verbale" di un mattino ci svela una verità inossidabile anche nel mondo liquido del nostro futuro anteriore: la durezza dei rapporti di forza. La perentorietà del verbo di chi sa di avere tutti i coltelli dalla parte del manico. E di potersi permettere tutto, anche il racconto più spregiudicato. Perché dall'altra c'è quella che un altro uomo-Fiom, Giorgio Airaudo (in un libro uscito recentemente da Einaudi) ha definito la «solitudine dei lavoratori». C'è il fragoroso silenzio della politica, incapace di stabilire i limiti del «discorso sociale». Di riproporre un senso delle cose che non coincida palmarmente con il "racconto dell'impresa". Finché questo ruolo non sarà ristabilito, per gli uomini come Marchionne - per i manager onnipotenti delle multinazionali liquide - sarà Carnevale tutto l'anno.

DAL MANIFESTO, di Marco Revelli
 

lunedì 4 febbraio 2013

Landini: ''Fabbrica Italia non fu un errore ma una truffa''


L'operaio: ''Noi 19 Fiom reintegrati, ma isolati dagli altri lavoratori''

mercoledì 30 gennaio 2013

LA DISFATTA DEI SALARI, I SINDACATI E PETROLINI


di Giorgio Cremaschi

Ci sono notizie che durano il tempo di una breve del telegiornale, e poi vengono inghiottite dal bidone aspiratutto degli scandali e della campagna elettorale, mescolati tra loro.

L'ISTAT ci ha comunicato che la dinamica attuale dei salari è la peggiore degli ultimi trent'anni. Questo dato dovrebbe essere alla base  di ogni proposta che si fa per affrontare la crisi. Ma non è così. La caduta dei salari è diventata un dato di colore, fa parte dello spettacolo del dolore mostrato in televisione,   sul quale meditano e dissertano i candidati. Ma senza che si pronunci la frase semplice e brutale: aumentare la paga!(...)

Poco tempo fa il CNEL ha comunicato un altro dato su cui riflettere davvero. Negli anni 70 la produttività del lavoro in Italia è stata la più alta del mondo, poi è solo calata. Sì, proprio quando il lavoro aveva più salario e più diritti,"rendeva " di più!

Anche questa notizia è stata rapidamente metabolizzata e poi successivamente ignorata dal sistema politico informativo. Immaginiamo infatti come sia difficile collegarla alla precedente. La produttività e i salari calano assieme da trenta anni, ma non ci sarà un rapporto tra i due dati?

No, una seria analisi su tutto questo non la  si può fare, altrimenti bisognerebbe concludere che sono fallimentari  tutte, ma proprio tutte le politiche economiche e sociali tese ad agire sulla compressione del costo del lavoro. 

Insomma tutte le politiche del lavoro di tutti i governi degli ultimi trenta anni hanno concorso a determinare il disastro attuale. E  tutte le ricette in continuità con esse, flessibilità competitività blablabla, cioè quelle delle principali coalizioni che si contendono il governo del paese, sono inutili, sbagliate, dannose.

Ma tutto questo non avviene, anche perché mancano all'appello coloro che per funzione per primi dovrebbero sollevare scandalo ed indignazione per tutto questo. 

Il grande comico Petrolini una volta si trovò in teatro uno spettatore che  dalla galleria lo insultava.. Ad un certo punto interruppe la recita e si rivolse al disturbatore dicendo: io non ce l'ho con te, ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto!

I grandi sindacati confederali hanno accompagnato con i loro accordi questi trenta anni di ritirata dei salari e del lavoro, a volte ottenendo come scambio vantaggi di  ruolo e potere. I lavoratori andavano indietro, ma il sindacato confederale andava avanti sul piano istituzionale. 

Il disastro dei salari ed il declino economico sono dunque anche figli delle politiche di moderazione rivendicativa, di concertazione e complicità, che hanno prevalso in questi ultimi trenta anni nel movimento sindacale. 

Grazie a queste politiche, per lungo tempo l'organizzazione del sindacato confederale non ha risentito del peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro. Finché  Monti ha ufficialmente affermato che  si poteva fare a meno anche di quello scambio, il consenso sindacale non era più necessario, si potevano massacrare le pensioni senza accordo. Così dopo la ritirata del lavoro è cominciato il vero declino sindacale. 

Non è vero che i sindacati non servono, ma è vero che il sindacato che pensa di sopravvivere continuando ad accettare  le compatibilità e i vincoli economici degli ultimi trenta anni non serve più a niente. Neanche a se stesso.