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mercoledì 30 gennaio 2013

LA DISFATTA DEI SALARI, I SINDACATI E PETROLINI


di Giorgio Cremaschi

Ci sono notizie che durano il tempo di una breve del telegiornale, e poi vengono inghiottite dal bidone aspiratutto degli scandali e della campagna elettorale, mescolati tra loro.

L'ISTAT ci ha comunicato che la dinamica attuale dei salari è la peggiore degli ultimi trent'anni. Questo dato dovrebbe essere alla base  di ogni proposta che si fa per affrontare la crisi. Ma non è così. La caduta dei salari è diventata un dato di colore, fa parte dello spettacolo del dolore mostrato in televisione,   sul quale meditano e dissertano i candidati. Ma senza che si pronunci la frase semplice e brutale: aumentare la paga!(...)

Poco tempo fa il CNEL ha comunicato un altro dato su cui riflettere davvero. Negli anni 70 la produttività del lavoro in Italia è stata la più alta del mondo, poi è solo calata. Sì, proprio quando il lavoro aveva più salario e più diritti,"rendeva " di più!

Anche questa notizia è stata rapidamente metabolizzata e poi successivamente ignorata dal sistema politico informativo. Immaginiamo infatti come sia difficile collegarla alla precedente. La produttività e i salari calano assieme da trenta anni, ma non ci sarà un rapporto tra i due dati?

No, una seria analisi su tutto questo non la  si può fare, altrimenti bisognerebbe concludere che sono fallimentari  tutte, ma proprio tutte le politiche economiche e sociali tese ad agire sulla compressione del costo del lavoro. 

Insomma tutte le politiche del lavoro di tutti i governi degli ultimi trenta anni hanno concorso a determinare il disastro attuale. E  tutte le ricette in continuità con esse, flessibilità competitività blablabla, cioè quelle delle principali coalizioni che si contendono il governo del paese, sono inutili, sbagliate, dannose.

Ma tutto questo non avviene, anche perché mancano all'appello coloro che per funzione per primi dovrebbero sollevare scandalo ed indignazione per tutto questo. 

Il grande comico Petrolini una volta si trovò in teatro uno spettatore che  dalla galleria lo insultava.. Ad un certo punto interruppe la recita e si rivolse al disturbatore dicendo: io non ce l'ho con te, ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto!

I grandi sindacati confederali hanno accompagnato con i loro accordi questi trenta anni di ritirata dei salari e del lavoro, a volte ottenendo come scambio vantaggi di  ruolo e potere. I lavoratori andavano indietro, ma il sindacato confederale andava avanti sul piano istituzionale. 

Il disastro dei salari ed il declino economico sono dunque anche figli delle politiche di moderazione rivendicativa, di concertazione e complicità, che hanno prevalso in questi ultimi trenta anni nel movimento sindacale. 

Grazie a queste politiche, per lungo tempo l'organizzazione del sindacato confederale non ha risentito del peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro. Finché  Monti ha ufficialmente affermato che  si poteva fare a meno anche di quello scambio, il consenso sindacale non era più necessario, si potevano massacrare le pensioni senza accordo. Così dopo la ritirata del lavoro è cominciato il vero declino sindacale. 

Non è vero che i sindacati non servono, ma è vero che il sindacato che pensa di sopravvivere continuando ad accettare  le compatibilità e i vincoli economici degli ultimi trenta anni non serve più a niente. Neanche a se stesso.

lunedì 28 gennaio 2013

MEDICO COMPETENTE

Care compagne e cari compagni,  
tenuto conto delle tante osservazioni che ci giungono dagli Rls, riguardo comportamenti non sempre “corretti” da parte dei “medici competenti”, riteniamo utile segnalare una importante sentenza della Corte di Cassazione che ha sanzionato il medico competente inadempiente. La sentenza n.1856 della Corte di Cassazione esprime chiaramente il concetto che il medico competente non è il mero esecutore delle decisioni prese dal capo azienda o dal Rspp ma deve svolgere una propria funzione più amplia e autonoma. Il medico competente non deve basarsi, per attivare la sorveglianza sanitaria più adeguata, in relazione ai rischi a cui sono esposti i lavoratori, solo sulle informazioni del datore di lavoro ma agendo di propria iniziativa, raccogliere notizie e conoscenze sull’ambiente di lavoro, sulla postazione lavorativa, sulle caratteristiche delle mansioni svolte dai lavoratori. La Corte di Cassazione ricorda nella sentenza, che il dlgs 81/08 (Testo Unico), con l’art.25 amplia il ruolo del medico competente, ben oltre le attività previste dalla vecchia l..626/94, arrivando addirittura con il dlgs correttivo 106/09 a prevedere sanzioni penali per la violazione di questa maggiore responsabilità. Dunque gli Rls devono sempre pretendere che le caratteristiche della sorveglianza sanitaria e cioè la periodicità delle visite, le eventuali visite specialistiche ed esami clinici e radiologici necessari, siano sempre risultanze di una autonoma valutazione del medico e solo dopo che abbia visitato gli ambienti di lavoro, parlato con i lavoratori e si sia consultato con gli stessi Rls. Il medico competente, che non operasse in tal senso, deve essere immediatamente diffidato dagli Rls e se tale comportamento non venisse modificato, si deve chiedere all’azienda la rimozione dello stesso medico competente. A fronte della indisponibilità dell’azienda a procedere alla rimozione del medico, si deve inoltrare, a firma congiunta Rls e segretario territoriale Fiom, formale denuncia al responsabile del servizio di prevenzione della Asl, con la richiesta di intervento e di rimozione dello stesso medico. Ricordiamo inoltre che gli Rls devono esercitare il diritto di chiedere il telefono al medico competente, affinché sia sempre reperibile, il suo domicilio, per verificare che sia sempre nella possibilità di intervenire nella unità di produzione in breve tempo, nonché la sua specializzazione , che per obbligo di legge, può non può che essere in igiene del lavoro o medicina del lavoro. E’ fatto divieto assoluto di esercitare la funzione di medico competente con altre specializzazioni. Gli Rls devono inoltre richiedere al medico competente, gli atti che dimostrano che sono stati predisposti i libretti sanitari individuali di rischio per ciascun lavoratore, nonché ogni anno il registro degli infortuni e il documento che in forma anonima e collettiva descrive le eventuali inidoneità riscontrate alla mansione e le prescrizioni fatte. Sperando di avervi fornito utili informazioni, vi saluto cordialmente. 

Fiom Nazionale

martedì 15 gennaio 2013

IL VERO VOLTO DI FIAT E DEI SUOI SERVENTI....


IL NUOVO PIANO FABBRICA ITALIA DI FIAT: LICENZIAMENTI E CANCELLAZIONE DEI MINIMI SALARIALI. 
FIM, UILM, FISMIC, UGLM: ACCETTANO TUTTO.  
Il Piano Fabbrica Italia è scomparso, se mai c'è stato realmente, e con esso gli investimenti, il piano industriale, l'occupazione, il salario e le promesse di una vita in fabbrica meno pesante. La realtà è sotto gli occhi di tutti: chiusura di tre stabilimenti (Termini  Imerese, Irisbus, Cnh Imola), ore su ore di cassa integrazione alternati ad un aumento dei ritmi di lavoro, comando della prestazione senza nessuna negoziazione, aumento della insicurezza sul posto di lavoro, cancellazione della democrazia. 
Questo il bilancio ad oggi del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro nato, secondo alcuni, per essere una eccezione a Pomigliano d'Arco e diventato il contratto per tutti i lavoratori e le lavoratrici del gruppo. 
Cominciò con un ricatto “diritti in cambio di lavoro” ma la dimostrazione che era un ricatto è che a distanza di meno di tre anni 1.400 sono i lavoratori in cassa integrazione a zero ore dello stabilimento G. Vico a cui si aggiungono i circa 800 della Magneti Marelli di Napoli. Per circa 2200 lavoratori gli ammortizzatori sociali scadranno a luglio e per loro si concretizza il rischio concreto del licenziamento visto che nel verbale firmato dalla Direzione Aziendale con le organizzazioni  sindacali Fim, Uilm, Fismic e Uglm, sulla illegittima procedura di mobilità per 19 lavoratori si scrive: “le OO.SS. e le RSA, (…) in questa fase temporale  in base agli attuali livelli produttivi, riconoscono  l'oggettiva sussistenza delle eccedenze (...)” e ancora  “(…) in questo contesto di grave calo del mercato è emersa l'obiettiva impossibilità di ulteriori incrementi di organico di Fabbrica Italia Pomigliano”.  
Le parole “obiettiva” e ”oggettiva” sono state usate  nel testo dalle organizzazioni sindacali complici per liberare la Fiat da ogni responsabilità sui futuri esuberi a Pomigliano ma anche negli altri stabilimenti: cosa accadrà a Melfi dove è stato comunicato l'inizio di 24 mesi di cassa integrazione, Mirafiori, Cassino, Modena, e a tutti gli stabilimenti che producono cambi e motori come Termoli, Avellino o Foggia? E agli stabilimenti Marelli e a tutto l'indotto e alla componentistica?   
Le organizzazioni sindacali aderenti al CCSL stanno cancellando la possibilità di aprire un tavolo nazionale che ritorni ad occuparsi del futuro industriale e di prodotto e stanno aprendo la strada ai licenziamenti di massa. 
Infine la Fiat ha deciso che per chi è al lavoro non ci sarà il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro ma un “accordo ponte” che di deroga in deroga programma la riduzione dei minimi salariali (che incidono su indennità, straordinari, ferie, permessi, TFR, ecc.) in quanto, a quello che si legge, visto che di assemblee neanche l'ombra, sparirebbero gli aumenti sui minimi contrattuali sostituiti da un premio. Fiat parla di qualche decina di euro lordi, calcolato sulla base della presenza, questo significa che si sta istituendo un vero e proprio salario individuale differenziato da persona a persona.  
Abbiamo ascoltato il Presidente Monti sostenere la posizione della Fiat a Melfi e a poche settimane di distanza assistiamo ad un ridimensionamento produttivo.  
Aderire alle decisioni aziendali determina solo la cancellazione dei diritti e dei posti di lavoro, per questa ragione è urgente il Presidente del Consiglio convochi un tavolo negoziale nazionale e che le forze politiche candidate al Governo dicano quali sono le iniziative che prenderanno per la tutela dell'occupazione e il futuro industriale dell'automotive in Italia a partire dalla Fiat.  

                                                                                           Fiom-Cgil nazionale
Roma, 15 gennaio 2013

sabato 12 gennaio 2013

DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE E UNA LEGGE PER LA RAPPRESENTANZA


Riccardo Chiari-DAL MANIFESTO

L'ASSEMBLEA DI CERVIA/ I METALMECCANICI E LE ELEZIONI

La Fiom continuerà a battersi in ogni fabbrica contro quel vero e proprio furto di democrazia che impedisce a lavoratrici e lavoratori di decidere sulle loro condizioni di lavoro. In risposta all'accordo separato firmato da Federmeccanica con Fim, Uilm e Fismic che di fatto abolisce il contratto nazionale, l'assemblea nazionale di Cervia dei metalmeccanici Cgil dà il via libera a una «carta rivendicativa», con una base comune di diritti su tutto il territorio e non derogabile dal secondo livello di contrattazione. Con l'obiettivo di impedire l'applicazione dell'accordo separato del 5 dicembre, giudicato illegittimo, non rappresentativo, non votato e tale da manomettere i più elementari diritti.
«Dobbiamo aprire una discussione di massa nei luoghi di lavoro - ha spiegato Maurizio Landini ai 552 delegati dell'assemblea - dobbiamo far votare fabbrica per fabbrica, chiedendo il consenso ai lavoratori, il mandato per aprire vertenze aziendali e territoriali, e rendere così inapplicabile quell'accordo attraverso un altro accordo che garantisce i diritti». Primo fra tutti quello di poter esprimere liberamente il proprio giudizio: non per caso dall'assemblea della Fiom è arrivato anche il via libera a una serie di iniziative territoriali da organizzare in questo periodo di campagna elettorale. Delle «giornate della democrazia», una ogni settimana, per chiedere alla politica cosa intenda fare sui temi cardine della democrazia e della rappresentanza sui luoghi di lavoro. Perché un fatto è certo: «Le leggi fatte in questi ultimi anni dal governo Berlusconi prima e dal governo Monti poi, dalla modifica dello Statuto dei lavoratori all'articolo 8, hanno messo in discussione il diritto al lavoro: le persone che noi rappresentiamo hanno registrato un peggioramento secco delle loro condizioni, e le disuguaglianze sono aumentate».Di qui la richiesta alle forze politiche considerate più sensibili ai temi del lavoro. Con una avvertenza: «Vogliamo un confronto alla pari. Auspico che non siano né Berlusconi né Monti a guidare il paese. Ma non basta questo a garantire che le cose vadano meglio. Qui serve una legge sulla rappresentanza per uscire dalla pratica degli accordi separati - osserva Landini - e interventi sulle pensioni dato che abbiamo l'età pensionabile più alta d'Europa e i giovani non entrano». Quanto alle politiche industriali, «è necessario un nuovo intervento pubblico nell'economia, su questo fronte stiamo pagando ritardi e errori anche dei governi di centrosinistra. Non si può dire che Obama e Hollande sono bravi quando difendono le loro aziende, e non dire che hanno fatto investimenti pubblici. Quando il 90% delle tasse in questo paese sono pagate dai lavoratori dipendenti, chiedere che una parte di queste risorse venga investita, combattendo in parallelo l'evasione fiscale, dovrebbe essere un tema cardine di una campagna elettorale».Nella «carta rivendicativa» c'è la richiesta di una riduzione degli orari di lavoro per evitare la cassa integrazione a zero ore - che finisce per colpire sempre gli stessi operai - e difendere tutta l'occupazione, anche quella precaria e in appalto. La richiesta va in direzione opposta all'accordo separato, nel quale è messo nero su bianco l'aumento dell'orario con il raddoppio dello straordinario obbligatorio. «La riduzione è possibile attraverso l'uso dei contratti di solidarietà e la cig ad ore - sottolinea il segretario generale della Fiom - che vanno incentivati. Se poi c'è la necessità di un maggior utilizzo dell'impianto siamo disposti a contrattare sugli orari ma collettivamente con le Rsu, non individualmente. Invece l'aumento dell'orario, previsto anche dall'accordo sulla produttività oltre che da questa disastrosa intesa separata, porta solo a ulteriori tagli». Sempre contro l'accordo separato c'è la rivendicazione di minimi salariali senza alcuna deroga e il pagamento dei primi tre giorni di malattia. Il documento presentato da Landini ha ottenuto il voto del 73% dell'assemblea, 384 delegati su 552. Contrari i 34 delegati della Rete 28 Aprile: «Questo documento - dice Sergio Bellavita - fa l'occhiolino al centro sinistra". Astenuti i 109 della minoranza «riformista», che di fatto chiedono di uscire dalla strada degli accordi separati.Foto: LA FIOM contro gli accordi separati e le deroghe. Via alle giornate 
per parlare ai candidati. Landini: «Basta con i furti di democrazia». E via libera anche alla «carta rivendicativa»http://www.fiom.cgil.it/

lunedì 24 dicembre 2012

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA FIAT DAL COMITATO L'OTTO PER IL DICIOTTO


DEMOCRAZIA

Quanto accaduto il 14 Dicembre 2012 davanti ai cancelli della Fiat di Jesi ci spinge a prendere parola.
Per un'assemblea regolarmente convocata dalla CISL ben 4 auto della polizia davanti ai cancelli dello stabilimento, sono una cosa incredibile, mai accaduta nella nostra città, neanche sul finire degli anni “80 durante la vicenda SIMA. Vicenda che vide più volte occupata anche la ferrovia!

Prendiamo parola perchè riteniamo che tale vicenda avrebbe meritato una reazione ben diversa dagli organi rappresentativi della Città, sia dal Governo che dalla opposizione (ne esiste una?)

Ancora in questo Paese esistono una Costituzione ed uno Statuto dei lavoratori (Legge 300), che garantiscono l'esercizio democratico di tali diritti, anche se la Fiat nega questo diritto al Sindacato maggiormente rappresentativo:F.I.O.M., lo riconosce invece ai sindacati firmatari di contratti, tra questi la C.I.S.L.

A nostro avviso anche la presenza di un nazionale della CISL non giustificano tale dispendio di uomini e mezzi, non possiamo che pensare che tale venuta sia stata “strumentalizzata”da qualche solerte funzionario, per emergere, per mandare un messaggio a chi non si omologa al volere di Marchionne, a chi esercita in forma pacifica il suo diritto di critica e di voto (se gli viene consentito).

Si sperava forse in qualche gesto inconsulto per giustificare l'intervento? Magari così conquistandosi i “galloni” del castigamatti, di chi aveva “messo in riga” chi non vuole piegare la schiena ed accodarsi ai voleri del padrone?
La maturità dei lavoratori,delle lavoratrici, hanno mandato in fumo tali speranze e sappiatelo: Non sono soli!!

Nella nostra Città si respira un'aria che incomincia a generare malcontento e frustazione anche in settori impensabili, Jesi, difficilmente sarà ridotta ad un dormitorio!
Non tutto può essere affrontato come problema di ordine pubblico, la politica dovrebbe svolgere il suo ruolo di risolvere i problemi con interventi propositivi e con iniziative che affrontino le situazioni critiche sociali, chi vuole il consenso non può pensare di risolvere i problemi attraverso le telecamere,spiandoci o con l'intervento della polizia.

In questa città per quanto impaurita, per quanto livorosa, per quanto assediata da mille problemi ancora esistono la solidarietà e la capacità di usare la ragione! Dovrete farci i conti!

Comitato 8 x 18 -JESI cip.in proprio

mercoledì 19 dicembre 2012

SOTTO L'ALBERO...


Mezz’ora in più di lavoro per tutti e mezz’ora in più di guadagno per Fiat

La RSU della Fiom Cgil a seguito di una verifica fatta sulle buste paga ha fatto presente durante la scorsa assemblea alla RSA di stabilimento che rispetto alle 10 ore di assemblea retribuite previste dallo statuto dei lavoratori, mancano ancora 30 minuti. A tutt’oggi non è stata data ancora nessuna risposta ufficiale alle lavoratrici e ai lavoratori della fabbrica.

La Fiom Cgil ritiene questo l’atto finale di un anno in cui Fim Uilm e Unionquadri ce l’hanno fatte vedere di tutti i colori ....... non ultima l’azienda, che associa la democrazia sindacale dentro le assemblee a questioni di ordine pubblico. Vogliamo ricordare che nell’assemblea “militare” dello scorso venerdì, il funzionario nazionale della Fim ha fatto una relazione di 55 minuti sul primo e 45 minuti sul secondo turno (nonostante avesse raccontato una montagna di cazzate!): alla faccia dell’intolleranza delle lavoratrici e dei lavoratori di Jesi.

I delegati della Fiom colgono l’occasione per ringraziare e salutare tutti coloro che hanno difeso la democrazia dentro la fabbrica e la propria dignità di lavoratori. Rinnoviamo il nostro impegno anche per il futuro augurando buone feste a tutti.

Jesi, 20 Dicembre 2012
La RSU della Fiom Cgil

LETTERA ALLA FIAT CNH



Oggetto: comunicazione

Spett.le CNH Italia S.p.A.
Ufficio Personale Via Agnelli 1 
60035 Jesi


La presente viene inviata dalla scrivente O.S. a seguito dei fatti accaduti venerdì u.s. davanti ai cancelli del Vs. stabilimento. Infatti durante le assemblee retribuite della FIM CISL stazionavano ben 4 volanti della polizia davanti all’ingresso. 

Tale episodio è da noi ritenuto un atto intimidatorio ed offensivo nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici della CNH di Jesi ed inoltre, fatto ancor più grave, un atto lesivo del diritto democratico di riunirsi in assemblea e di discutere liberamente su temi di interesse sindacale e lavorativo. Un episodio del genere non trova alcun precedente nel nostro territorio e rappresenta un inutile atto di arroganza autoritaria.

Alla luce di ciò chiediamo una risposta ufficiale rispetto all’accaduto per conoscere i motivi che vi hanno indotto a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine durante un assemblea delle maestranze visto che non vi era alcun presupposto per richiedere la loro presenza.

In attesa di un Vs. gradito e sollecito riscontro porgiamo distinti saluti.

Ancona, 19 Dicembre 2012
Il segretario generale FIOM CGIL Ancona
Giuseppe Ciarrocchi

venerdì 14 dicembre 2012

COSE MAI VISTE!


Oggi alla CNH Italia di Jesi si è assistito all’ennesimo atto della Fiat di limitare la democrazia dei lavoratori, quasi un atto di regime. Infatti durante le 2 assemblee retribuite convocate dalla FIM CISL per illustrare lo stato di avanzamento della trattativa con Fiat per il rinnovo del CCSL, davanti ai cancelli dello stabilimento jesino stazionavano ben 4 auto della polizia.

Una cosa mai vista prima, mentre all’interno si dovrebbe tenere un assemblea retribuita che coinvolge tutte le maestranze del sito jesino e che rappresenta il massimo simbolo della democrazia nei posti di lavoro, in quanto permette di discutere liberamente su tematiche di interesse sindacale e del lavoro (diritto sancito dallo statuto dei lavoratori e anche dalla costituzione), qualcuno ha pensato di lanciare un messaggio “diverso” quasi a dire: “occhio a quello che dici durante l’assemblea che fuori ci sono i poliziotti”. Sicuramente un episodio a dir poco spiacevole al quale l’azienda dovrà rispondere in maniera ufficiale.

Non è mai successo in alcuna azienda del territorio una cosa così grave, tanto più che non ci sono in atto ne conflitti ne situazioni interne tali da poter configurare una situazione in cui sia necessario chiedere l’intervento delle forze pubbliche durante un assemblea.

Tale fatto comunque denota ancora di più lo stato di sbandamento della Fiat di fronte ad una situazione del paese in cui l’unico obiettivo e quello di ridurre i diritti e limitare il loro esercizio.

Jesi, 14 Dicembre 2012
                       p. la segreteria FIOM CGIL Ancona

giovedì 13 dicembre 2012

CHI RAPPRESENTANO QUESTI QUA?


Fim e Uilm vengono a spiegarci in assemblea lo stato della trattativa con la Fiat sul rinnovo del contratto aziendale. Una trattativa fnta e lontana dai luoghi di lavoro, dove ai lavoratori viene impedito di discutere la piattaforma come quello che è un loro diritto sacrosanto: votare gli accordi che li riguardano.

Oggi il piano Fabbrica Italia non esiste più. Non esistono più né i 20 miliardi di investimenti annunciati, né le fumose promesse di lavoro fatte dal nostro Amministratore delegato. Ciò che rimane sono la cassa integrazione nella gran parte del Gruppo e la svendita fatta dalla Fim e dalla Uilm dei nostri diritti in cambio di nulla.

L'estromissione dal contratto nazionale imposta ai lavoratori Fiat ha prodotto anche un altro grande risultato. L'incertezza del salario e degli aumenti uguali per tutti, sempre che non si consideri aumento contrattuale quei pochi soldi che ti arrivano se in cambio della presenza in fabbrica, rinunci ai diritti e alle tutele riconosciute dalla Legge.

Per fare questo hanno violato le più normali regole di democrazia all'interno delle fabbriche impedendo ai lavoratori e alle lavoratrici di poter eleggere liberamente i rappresentanti sindacali come di scegliersi il sindacato che vogliono. E questo, vale la pena di ricordarlo, col risultato che alla elezione farsa della RSA che hanno indetto lo scorso Aprile, non ha partecipato nemmeno il 50% di chi lavora in questa fabbrica. Questo nonostante le pressioni fatte ai lavoratori della stessa Direzione.

Che fine hanno fatto quindi i “salari tedeschi” e i 20 miliardi di investimenti? Dopo quanto è successo, sulla base di quale mandato dei lavoratori, Fim e Uilm vanno a discutere oggi con la Fiat? E soprattutto, è normale che i lavoratori non possono votare gli accordi che decidono della loro condizione di lavoro e di vita?

Coscienza vorrebbe che i sindacati resisi complici di quello che i fatti hanno dimostrato essere un vero e proprio disastro industriale e occupazionale, facessero un passo indietro e dicessero che alla Fiat si sono sbagliati. Quello che oggi invece accade è l'esatto opposto. Con altri due accordi separati a favore solo delle imprese, quello sui metalmeccanici e quello sulla Produttività, Cisl e Uilm mettono la parola fne al valore e l'effcacia del contratto nazionale. Salario, orari e tutele, tutto sarà contrattato in sede aziendale permettendo così quel ricatto lavoro-diritti che alla Fiat ha fatto tanta scuola.

Solo con la democrazia sindacale, solo se a decidere sono le lavoratrici e i lavoratori, si impediscono gli accordi separati e si difendono il lavoro e i diritti.

Jesi, 13 dicembre 2012 La RSU della Fiom Cgil