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lunedì 23 gennaio 2012


Il Lavoro dalle nostre parti: intervista a Marco Brunetti 

Fiom_cgil
 Il mondo del lavoro è sempre più al centro del dibattito politico nazionale. La prossima settimana il governo Monti darà avvio alla terza manovra in pochi mesi; una delle materie portanti del decreto legge sarà proprio il lavoro.
Per questi motivo ci sembra importante proporvi questa intervista a Marco Brunetti delegato R.S.U FIOM Cgil alla CNH di Jesi.

D: Di fronte alle tante notizie brutte, cosa pensi dell'accordo siglato l'altro ieri dalla Fincatieri-Fiom ad Ancona?
R: Mi fa oltremodo piacere questa domanda per l’accordo FINCANTIERI, all’interno dello stabilimento FIAT di JESI, la notizia è stata accolta con enorme soddisfazione dalle lavoratrici e dai lavoratori. Credo che il NO ostinato e tenace delle maestranze del cantiere abbiano portato a casa il risultato di abbattere un tabù, che per salvare il cantiere c’era bisogno dei licenziamenti. Si salvano invece i posti di lavoro lasciando anche aperta una prospettiva per il rilancio e lo sviluppo della cantieristica nel nostro Paese. La gestione unitaria dei lavoratori ma con l’impronta caratterizzante della FIOM, con le iniziative costanti e ripetute ha prodotto questo risultato, nonostante l’accordo separato precedentemente firmato a livello nazionale da film e uilm che accettava 205 licenziamenti.
D: Passando alla "tua" vicenda, cosa pensi della situazione Fiat?
R: In FIAT è in atto un durissimo attacco alle libertà costituzionali e sindacali sancite sia dalla Costituzione Italiana che dallo Statuto dei Lavoratori. Esplicitatosi con l’estromissione dalle relazioni sindacali della FIOM e di tutti i sindacati che hanno preferito non accettare il contratto capestro imposto dalla FIAT dal 1 gennaio 2012.
D: Ci spieghi le ragioni del rifiuto??
1. Libertà sindacali;
2. Totale assenza di qualsiasi pronunciamento da parte dei lavoratori – In 516 hanno deciso per 82.000 dipendenti;

3. Le condizioni di lavoro estremamente peggiorate.  

Spieghiamo meglio ai non "addetti ai lavori" queste questioni...
R: 200 Iscritti alla FIOM. 400 voti nella ultima elezione per il rinnovo R.S.U. che conta il 52% della rappresentanza che equivale a sei delegati su 12. Questi i dati organizzativi di Jesi. A questi lavoratori / lavoratrici prossimamente sarà impedito di eleggere i propri candidati di avere accesso alla sala e bacheca sindacale, al diritto di assemblea di organizzazione, non sono infine più legittimati ad usufruire dei permessi sindacali compresi anche quelli interni. Molte sono inoltre le perplessità di ordine legale e giuridico per la figura dei delegati della sicurezza che l’accordo pare non voler riconoscere.
 D: Vorresti approfondire alcune questioni che ti stanno particolarmente a cuore?
Straordinario obbligatorio “del sabato” innalzato da 40 a 120 ore l’anno;
- Taglio delle pause sulle linee di montaggio;

- La messa in discussione della retribuzione dei primi due giorni di malattia;

- Impianto sanzionatorio nei confronti delle organizzazioni sindacali firmatarie e degli stessi lavoratori limitandone l’autonomia sindacale e stravolgendone la natura.
 D: I contratti separati purtroppo sono diffusi in varie categorie. Cosa pensi delle organizzazioni sindacali che li hanno prodotti?
R: Nei metalmeccanici l’accordo separato è la pratica più usata da FIM e UILM negli ultimi dieci anni, a mio modo di vedere il viatico che ha condotto alla fine del contratto nazionale per i lavoratori FIAT, anticipatori di un involuzione del sindacato italiano da sindacato generale a sindacato aziendalistico o di mercato. Credo che solo con la democrazia nei luoghi di lavoro, solo se a decidere saranno i lavoratori e non le burocrazie sindacali sarà possibile superare la pratica dell’accordo di vertice e separato.

D: Che reazioni hanno prodotto tra i lavoratori il raffreddamento dei rapporti tra le sigle sindacali e l'introduzione di nuove regole?
R: Per i lavoratori di Jesi , il momento è particolarmente delicato e difficile per via del fatto che all’improvviso si sono ritrovati senza contratto nazionale e senza tutte quelle norme aziendali frutto di 40 anni di contrattazione e lotte alla FIAT.
D: E' il caso di dire che le bugie di Marchionne hanno le gambe corte?
R: Credo di si rispetto al piano “Fabbrica Italia” che sino ad oggi ha visto la chiusura di tre stabilimenti e la messa in cassa integrazione di gran parte dei lavoratori del gruppo. Il giudizio preoccupato espresso dalla FIOM si fonda su questi fatti. Scelte preoccupanti per la mancata programmazione di nuovi modelli che invece vengono proposti in America. Per alcuni aspetti penso che chi ha raccontato che quel modello di fabbrica doveva essere solo per Pomigliano, poi solo per Mirafiori, fosse ancora più bugiardo del manager canadese.
 D: Per concludere, credi che la Fiat, pur essendo oramai una multinazionale, detti ancora legge in Italia?
 R: Il rischio è che la scalata alla Chrysler e gli sforzi economici e finanziari di tale scelta portino ad una marginalizzazione dell’Italia rispetto a FIAT. Per porre argine a queste scelte metteremo in campo molte iniziative a cominciare dalla manifestazione nazionale per l’11 di FEBBRAIO a difesa del contratto, del lavoro e delle libertà sindacali , contro la precarietà e per un nuovo modello di sviluppo. L’altra iniziativa è locale e si terrà venerdi 27 Gennaio alle ore 21.00 alla seconda circoscrizione a S. Francesco con Giorgio AIRAUDO della segreteria nazionale FIOM.
Intervista eseguita da Jesi Attiva info@jesiattiva.org

domenica 22 gennaio 2012

DEMOCRAZIA AL LAVORO: 11 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA 

vai alla pagina dedicata alla manifestazione

sabato 21 gennaio 2012



LA FIOM DI ANCONA
ORGANIZZA

Un dibattito sul tema:
PRIMA E DOPO CRISTO:
FIAT E NON SOLO
IL LAVORO E LA SUA LIBERTA’

NE PARLANO:

LORIS CAMPETTI
Giornalista de “Il Manifesto”

GIOVANNI BAROZZINO
R.s.u. Fiom Fiat Melfi

GIORGIO AIRAUDO
Segreteria Naz. Fiom Responsabile Settore auto

COORDINA L’INIZIATIVA:

GIUSEPPE CIARROCCHI
Segretario Generale Fiom Marche

VENERDI’27 GENNAIO 2012

dalle ore 21.00 C/O la 2^ Circoscrizione di Jesi
in Via S. Francesco

Ancona. Hai vinto su Fincantieri? Sei sospeso


di Loris Campetti

Oggi il centro di Ancona sarà nuovamente attraversato da un corteo promosso dagli operai della Fincantieri. Ma sarà un corteo diverso da quelli a cui gli anconetani si sono abituati ad assistere, e a partecipare, da mesi. Non sarà una marcia della «collera», ma al contrario una festa per celebrare finalmente un risultato positivo strappato dopo mesi di lotte dai lavoratori, sostenuti dalla Fiom, che hanno costretto l'azienda a fare un passo indietro e rinunciare al piano «terminale» che avrebbe messo in ginocchio il luogo simbolo del lavoro e dell'orgoglio marchigiano. In testa al corteo ci sarà il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Ciarrocchi, «Peppe» per gli amici. Se il merito del salvataggio dei cantieri è degli operai che non hanno mai mollato, un ruolo speciale nella lunga vertenza l'ha avuto lui, leader riconosciuto nelle lotte come nelle trattative.E invece da Ciarrocchi bisogna guardarsi, essendo «oggettivamente» colpevole di lesa maestà nei confronti della Cgil, la sua stessa confederazione. Si è macchiato di un grave reato e di conseguenza la Commissione interregionale di garanzia l'ha punito sospendendolo per sei mesi dal direttivo regionale delle Marche. Ora, con l'aiuto di Paolo Virgili che fa parte come Ciarrocchi dell'area programmatica di minoranza «La Cgil che vogliamo», vi raccontiamo per filo e per segno il crimine consumato nella città dorica, il processo, la condanna e infine la decisione di tutti i dirigenti marchigiani della minoranza Cgil di autosospendersi dagli incarichi nei direttivi regionale e di tutte le camere del lavoro. Una delibera applicativa dello Statuto varata dopo l'ultimo Congresso nazionale fa divieto, salvo autorizzazione delle segreterie, alla «Cgil che vogliamo» di stampare volantini e materiale vario con il simbolo della Cgil e quello dell'area programmatica: una roba che rimanda alla cultura della Terza internazionale e a una concezione militarizzata del «centralismo democratico». Ogni «violazione» dell'ordine dopo il Congresso aveva determinato richiami verbali, come a Pesaro; ad Ascoli uno striscione della «Cgil che vogliamo» per la manifestazione della Fiom del 16 ottobre era stato sequestrato.E arriviamo al reo Ciarrocchi. Qualche mese fa un delegato Fiom aveva diffuso nella rete della Cgil un documento in cui si mettevano a confronto le ragioni della maggioranza dell'organizzazione a sostegno dell'accordo interconfederale del 28 giugno e quelle critiche della minoranza Cgil. Apriti cielo: il delegato fu raggiunto da un «biasimo» scritto e stessa condanna venne comminata a Ciarrocchi per «responsabilità oggettiva». Forse, per la burocrazia della Cgil avrebbe dovuto sottoporre a pubblico ludibrio quel delegato colpevole di violazione della «delibera applicativa». Per questo è «oggettivamente colpevole». Quando un solerte membro della mitica Commissione interregionale di garanzia ha chiamato il segretario della Fiom perché motivasse il suo comportamento irresponsabile, il nostro Peppe era nel cuore di un duro confronto con Fincantieri per la nota vertenza. E quando le richieste del «membro» si sono fatte insistenti, dalla Fincantieri è partita una risposta «lesiva» della dignità della Persona e dell'Organizzazione. Probabilmente Ciarrocchi si è lasciato scappare un classico «vaffanculo», ho cose più serie che non le vostre turbe burocratiche: la sorte di centinaia di operai. Sospeso per per sei mesi.Martedì mattina, poche ore dopo l'esito positivo della vertenza Fincantieri si è riunito il direttivo regionale della Cgil per discutere di «fase politica e nostri compiti». I dirigenti della Cgil che vogliamo hanno presentato un ordine del giorno per denunciare l'inopportunità della sospensione «per un accadimento che poteva e doveva essere chiarito attraverso una normale dialettica nel gruppo dirigente». L'odg ricordava i meriti sindacali di Ciarrocchi, che dovrebbero stare a cuore all'organizzazione più dei certami burocratico-amministrativi, è stato ritenuto «non ammissibile», in quanto «non inerente» la discussione di alta strategia sindacale in corso. A questo punto i 16 compagni della minoranza nel direttivo si sono autosospesi fino al termine del «confino» imposto a Ciarrocchi e la stessa decisione è stata presa da tutti i dirigenti delle camere del lavoro della regione. Quando tra qualche giorno si terrà il nuovo direttivo regionale per eleggere il segretario (quello attuale, Gianni Venturi, è decaduto per scadenza termini), la Cgil che vogliamo si riunirà in un'altra sala insieme al coordinatore nazionale dell'area, Gianni Rinaldini.Ma oggi Ancona è in festa per aver salvato i suoi cantieri navali e il più festeggiato di tutti sarà Peppe Ciarrocchi, come lo è stato ieri al cantiere: gli operai e la città se ne fottono dei biasimi degli apparati e delle sospensioni. I marchigiani sono gente concreta, guardano ai risultati e se ogni tanto qualcuno si manda affanculo se ne fanno una ragione.

sabato 14 gennaio 2012

Comitato direttivo Cgil 11 e 12 gennaio 2012: o.d.g. sulla Fiat




Il Comitato direttivo della Cgil ha approvato a larga maggioranza (3 i voti contrari) il seguente ordine del giorno sulla Fiat.
Il Cd della Cgil, riunito l'11 e il 12 gennaio 2012, ritiene grave e sbagliata la scelta della Fiat di continuare sulla strada della rottura aggravata dalla definizione di un contratto di primo livello che cancella il contratto nazionale e la storia della contrattazione collettiva del gruppo e che tiene fuori illegittimamente dai luoghi di lavoro il sindacato maggiormente rappresentativo.
Tutto ciò viola i principi di uguaglianza e di libertà sindacale stabiliti dalla nostra Costituzione, dal nostro ordinamento legislativo, dai contratti nazionali e rappresenta per tutto il sindacato confederale un problema da risolvere perché mette in discussione i princìpi fondamentali su cui si è sempre basato il pluralismo sindacale ed è fuori dalle regole e in contrasto con l’Accordo del 28 giugno.
In questo senso è urgente ripristinare il diritto dei lavoratori di essere rappresentati nei luoghi di lavoro dai sindacati a cui liberamente aderiscono. Per tutto ciò è importante che il governo chieda conto a Fiat e avvii un confronto serio sul piano industriale e sugli investimenti più volte annunciati.
Contemporaneamente, confermando la scelta della Cgil sui temi della democrazia e della rappresentanza, si valuta urgente un confronto per ripristinare lo spirito della regola originaria dell'art. 19 dello Statuto dei lavoratori.
Il Cd sostiene e condivide la richiesta dei lavoratori del gruppo Fiat per l’indizione di un libero referendum abrogativo avanzata a Fim, Uilm e Fiat nel rispetto degli accordi sindacali del 1993, e auspica che possa essere svolto anche con l’obiettivo della ricostruzione di tutti i diritti di rappresentanza e di corrette relazioni sindacali.
Il Cd della Cgil impegna la Segreteria alla rapida attuazione degli impegni contenuti nell’Accordo del 28 giugno sulla certificazione della rappresentanza e impegna le categorie alla definizione di regole unitarie e condivise per la validazione democratica dei contratti collettivi nazionali di lavoro con la definizione di appositi intese e regolamenti.

venerdì 13 gennaio 2012

Fiom, raccolte 19 mila firme
per abrogare il contratto Fiat


Il segretario generale Fiom Maurizio Landini

Le adesioni raccolte in 67 siti
produttivi. Landini e Airaudo:
«I settemila sì all'accordo
di Pomigliano non rappresentano
la maggioranza dei lavoratori»


TORINO
La Fiom ha annunciato che è stato raggiunto il quorum del referendum abrogativo che i lavoratori e le lavoratrici della Fiat hanno avviato subito dopo l'accordo per il contratto di primo livello siglato il 13 dicembre scorso.

Le firme raccolte fino ad ora sono 19.058 (ma il numero definitivo si saprà con la conclusione del terzo turno di oggi) sul totale di 86.200 addetti del gruppo. Per il raggiungimento del quorum sarebbero state sufficienti 17240 firme. Le adesioni sono state raccolte in 67 siti produttivi in tutta Italia, tranne che alla Newto di Pomigliano, unico sito nel quale i delegati Fiom avrebbero il diritto di essere presenti come stabilito nella sentenza di luglio del Tribunale di Torino, ma nessun lavoratore dei 980 finora rientrato è un delegato Fiom.

Come annunciato dai vertici del sindacato, a Pomigliano stanno per partire delle cause individuali di lavoratori che chiedono di poter esercitare i loro diritti sindacali. Gli esiti della raccolta firme sono stati presentati oggi dal segretario generale Maurizio Landini, che al ministro Fornero chiede l'apertura di un tavolo nazionale sul futuro del piano industriale dell'azienda ma anche sul piano della democrazia sindacale.

Landini e il responsabile nazionale dell'auto Giorgio Airaudo hanno spiegato che non è possibile che i referendum si siano svolti solo dove era stato chiesto dall'azienda e nei siti produttivi che erano a rischio di chiusura: «I settemila sì ottenuti finora a Pomigliano, Mirafiori e Ex Bertone all'intesa che deriva dall'accordo di Pomigliano del 2010 - sostengono i vertici Fiom -  non rappresentano certo la maggioranza degli oltre 80 mila lavoratori a cui sarà applicato d'ora in poi il nuovo accordo».

«Ora tocca a Fim e Uilm - ha aggiunto Landini - dire se vogliono accettare la richiesta dei lavoratori. Anche l'azienda deve dire se vuole ascoltare i suoi dipendenti». «Se dovessimo perdere il referendum  - ha concluso Airaudo - ci assumeremo le nostre responsabilità e il gruppo dirigente Fiom andrebbe a casa»




Documento unitario contro la Fiat. E ora il contratto nazionale



Si è concluso senza rotture il direttivo nazionale della Cgil che ieri ha discusso il caso Fiat. Il documento finale è stato votato da tutti, con la sola opposizione di Giorgio Cremaschi e di altri due dirigenti. Come si era capito alla vigilia del direttivo, non sono state messe in campo le ipotesi più oltransiste che chiedevano un giudizio negativo sulla battaglia della Fiom in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori della multinazionale, ormai più americana che italiana. Nessuna sconfitta della Fiom, dunque, e nessuna richiesta formalizzata di aggiungere la firma di Landini - o magari della Camusso - al contratto aziendale modello Pomigliano esteso a tutti i dipendenti del gruppo. Al contrario, una battaglia che continua per la riconquista del contratto nazionale, cancellato da un accordo separato, e per il ripristino della democrazia nelle fabbriche: diritto di voto dei lavoratori, certificazione delle rappresentanze e fine delle discriminazioni ai danni della Fiom, il sindacato più rappresentativo a cui è negata l'agibilità sindacale e i cui militanti vengono esclusi dalle assunzioni alla «nuova» società nata a Pomigliano.
È un risultato che la Fiom porta all'incasso ed è la testimonianza del fatto che la maggioranza congressuale della Cgil non è stata ridotta al pensiero unico. Ci sono categorie e importanti regionali e camere del lavoro che non avrebbero votato a favore di un documento che avesse deciso il «commissariamento» di fatto dei metalmeccanici. Ciò detto, le differenze di analisi e di strategia restano tutte in campo: sul rapporto con Cisl e Uil da un lato, sul rapporto con la Confindustria dall'altro. Differenze presenti anche nei toni con cui si critica la politica del governo Monti. Per esempio, nel corso del direttivo non è stata accettata la proposta della minoranza («La Cgil che vogliamo») di votare un documento che chiedesse il ritiro della bozza sulle liberalizzazioni, in cui si sfonda la diga dell'art. 8 e si tenta di cancellare l'esito del referendum sull'acqua. Secondo la minoranza Cgil e la Fiom che ne è parte, non avrebbe senso andare a un confronto con il governo su quelle basi.
Un'altra differenza che resta e pesa riguarda l'accordo unitario del 28 giugno che secondo la Cgil rappresenta un argine all'attacco contro i contro i contratti nazionali e una ripresa del confronto unitario con Cisl e Uil. Per la minoranza, al contrario, è lo strumento con cui si è aperta la strada alla deroga ai contratti nazionali e, al tempo stesso, non ha interrotto la prassi degli accordi separati che si sono invece moltiplicati, da Fiat a Fincantieri.
Il documento votato dal direttivo assume la richiesta dei lavoratori Fiat di indire un referendum abrogativo del contratto (aziendale) che cancella il contratto (nazionale) e su cui sono state raccolte migliaia di firme tra i dipendenti. Marchionne però fa già sapere che di voti non vuole più saperne. Gli unici referendum accettabili sono quelli truccati decisi da lui.

mercoledì 11 gennaio 2012

IL NODO DELLA CRISI NELLA CGIL di Gianni Rinaldini


Le cause della crisi sono scomparse dal confronto politico e sociale. Sembra che tutto derivi dal debito pubblico di alcuni paesi e non da disuguaglianze sociali, precarizzazione, sistema finanziario. Il governo Monti rappresenta una sorta di epilogo della storia politica di questi ultimi decenni, dove gli aspetti fondamentali del liberismo, del capitalismo finanziario, sono stati e sono assolutamente egemoni. Siamo al paradosso che la crisi è usata per portare a compimento lo stesso modello sociale, culturale e politico che ci ha portato al disastro.
In nome dell’austerità ed equità hanno deciso un’ulteriore redistribuzione della ricchezza verso il profitto e la rendita e, con le «riforme strutturali», la ridefinizione di un assetto sociale e democratico ingiusto e autoritario.
In base ai canoni liberisti abbiamo «il miglior sistema previdenziale» di tutti i paesi europei: li abbiamo sorpassati tutti con la riduzione dei pensionamenti e del valore reale delle pensioni oltre i 1.100 euro netti mensili. E per le nuove generazioni la pensione vola a 70 anni con un sistema contributivo di cui si discute la riduzione dal 33 al 27% dei contributi, che allargherà tutti gli spazi per lo sviluppo dei fondi previdenziali, cioè del sistema finanziario. Alla crescita senza precedenti delle disuguaglianze sociali si risponde con l’affannoso tentativo di creare le condizioni per rilanciare lo stesso meccanismo.
Mercato, spread, speculazione finanziaria, paradisi fiscali, sembrano una nuova religione e non il prodotto di scelte politiche e dell’attività umana che hanno identità precise. L’obiettivo è esplicito: definire le condizioni per una competizione locale e globale di ogni impresa o filiera che non può essere soggetta ad alcun vincolo sociale, in una folle rincorsa alla riduzione della condizione lavorativa a pura merce. Questo è quel che succede nel paese reale, nell’economia reale, dove alle roboanti affermazioni di coesione sociale corrisponde il massimo di disgregazione sociale. Ne deriva la stessa crisi del sindacato che si è cullato nell’idea che ciò che avveniva a livello politico – la crisi della rappresentanza politica – non riguardasse la rappresentanza sociale, incapace di ridefinire ruolo e funzione a fronte della radicalità delle trasformazioni in atto. La stessa Cgil in questi anni ha inseguito e subìto l’iniziativa degli altri soggetti, dal governo alla Confindustria agli sindacati, senza mai definire un proprio progetto e argini invalicabili su cui aprire uno scontro sociale, limitandosi ad atti di pura testimonianza.
Il collegato Lavoro e l’art. 8 della manovra berlusconiana che distruggono diritti, tutele e contratti nazionali, sono scomparsi dall’agenda del confronto con il governo Monti; la Fiat applica quella legge a 86.000 lavoratori e Cisl, Uil e Confindustria firmano, confermando che per loro l’accordo unitario del 28 giugno 2011 è del tutto compatibile con quella legge; la Federmeccanica, per tentare di impedire la fuoriuscita di altre aziende dalla Confindustria, si inventa un semi-clandestino accordo separato per l’indotto, dove si afferma che a fronte di turnazioni su 6 giorni (fino alla domenica mattina, o a partire dalla domenica sera) si fanno 120 ore di lavoro straordinario. Un puro e semplice aumento dell’orario di lavoro, talmente semi-clandestino che non lo sanno nemmeno i lavoratori interessati. Si sottoscrivono contratti nazionali unitari che prevedono per le nuove assunzioni un aumento dell’orario di lavoro rispetto agli altri lavoratori per i primi 4 anni. E poi, un apprendistato che in diversi contratti prevede una retribuzione iniziale di 650/700 euro mensili, con le assenze per malattia e le condizioni lavorative diventate oggetto di scambio a fronte del ricatto del posto di lavoro.
Le molteplici soluzioni aziendali di welfare contrattuale si configurano sempre di più come risposta difensiva alla riduzione dell’universalità dello stato sociale. Sul precariato hanno fatto tutto ciò che era previsto dal piano Maroni del 2001 (allora bloccato dalla iniziativa della Cgil), che oggi ci consegna una situazione dove l’80% delle assunzioni avviene con contratti atipici. La precarietà è ormai normale condizione di lavoro e di vita. Per non parlare della follia di proporre, i sindacati insieme alla Confindustria, l’inserimento nella Costituzione del pareggio di bilancio, anticipando la stessa decisione assunta a livello europeo.
L’impatto della recessione su questa situazione sociale è drammatico. Quando si arriva ad espellere dagli stabilimenti un’organizzazione sindacale nel silenzio più assoluto, la memoria torna ai periodi più drammatici della nostra storia. Può veramente succedere di tutto, quando la democrazia, la libertà e il pluralismo sindacale sono considerati variabili dipendenti del mercato, delle scelte padronali.
Non ci saranno tempi migliori se non saremo in grado di mettere in campo un’idea alternativa, un altro punto di vista sull’assetto sociale e democratico del nostro paese e dell’Europa. Riguarda le forze politiche, che a fronte della crisi devono tornare a essere espressione di credibili alternative di società, salvo diventare irrilevanti. Riguarda i movimenti, che hanno la necessità di un radicamento sociale nei territori, nelle scuole, nella società, ricostruendo obiettivi definiti democraticamente a partire dalle esperienze dei beni comuni. Riguarda la rappresentanza sociale, la Cgil, che deve aprire una fase di mobilitazione e proposte con al centro il lavoro, la democrazia, il superamento della precarietà: l’agenda non può essere definita solo dal governo, su queste tre questioni dobbiamo aprire una vertenzialità diffusa.
La Cgil deve porsi l’obiettivo nei confronti del governo Monti dell’abolizione dell’art.8 e del ripristino delle norme costituzionali sulla libertà sindacale.
Nel preannunciato confronto sul Mercato del Lavoro, l’art. 18 non può essere affrontato alla fine, ma bensì all’inizio del negoziato, perchè se la scelta è quella di superare il dualismo esistente, l’art. 18 va esteso a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, i contratti precari vanno superati riconducendoli alla loro eccezionalità, riassumibile in due-tre tipologie.
Gli ammortizzatori sociali come sistema di finanziamento e di copertura delle lavoratrici e lavoratori va esteso a tutte le imprese, mentre non è eludibile l’introduzione di un reddito minimo, come indicato dal Parlamento europeo, finanziato dalla fiscalità generale.
Tutto ciò non può prescindere da un aspetto decisivo: quello del lavoro, di un piano per il lavoro socialmente e ambientalmente compatibile.
Su questa base si deve aprire un confronto dentro e fuori le organizzazioni sindacali. Quello che non è possibile, che non ci è più concesso, è l’adeguamento alla inarrestabile quotidianità delle grandi burocrazie che pensano di gestire alla meno peggio l’esistente, in attesa di un tempo migliore che non ci sarà.

(Gianni Rinaldini è Coordinatore della mozione congressuale «La Cgil che vogliamo»)
Gianni Rinaldini - il manifesto

martedì 10 gennaio 2012


Comitato centrale Fiom-Cgil
Roma, 10 gennaio 2012

Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom-Cgil


Il Comitato centrale della Fiom-Cgil, a partire dalle valutazioni e dalle decisioni assunte lo scorso 28 novembre 2011, conferma la propria contrarietà alla scelta della Fiat di cancellare il Ccnl, la contrattazione collettiva, peggiorare le condizioni di lavoro e ledere le libertà sindacali attraverso il tentativo illegittimo di escludere dai propri stabilimenti la Fiom-Cgil.
Tutto ciò viola princìpi di eguaglianza e di libertà sindacale stabiliti dalla nostra Costituzione, dal nostro ordinamento legislativo e dai Contratti nazionali. Vengono inoltre violate le convenzioni internazionali sulla libertà sindacale e il diritto di organizzazione (nn. 87 e 98). Pertanto la Fiom riitiene opportuno presentare un ricorso in tal senso all'Organizzazione internazionale del Lavoro.
Inoltre tale intesa, firmata anche da Fim-Cisl e Uilm-Uil, si pone al di fuori e in contrasto con
l'accordo unitario del 28 giugno 2011, soprattutto con l'impegno comune di garantire la funzioni del Ccnl e di definire in tutti i luoghi di lavoro le regole minime di democrazia, rappresentanza e contrattazione.
Il Comitato centrale della Fiom esprime il proprio sostegno e la propria vicinanza alle delegate e ai delegati, alle iscritte e agli iscritti alla Fiom-Cgil e alle lavoratrici e ai lavoratori della Fiat sottoposti a un attacco ai loro diritti e alla loro dignità senza precedenti nella storia repubblicana e democratica del nostro paese.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil assume e fa propria la richiesta, già sottoscritta da migliaia di lavoratori e lavoratrici del Gruppo, avanzata nel rispetto degli accordi sindacali del 1993 in materia di Rsu e Rappresentanza, a Fim e Uilm e alle Aziende di indire un libero referendum a carattere abrogativo dell'accordo che estende il modello di Pomigliano a tutto il Gruppo. 

1 Il Comitato centrale della Fiom chiede che il Governo convochi un tavolo di confronto sul piano industriale e di investimenti del Gruppo Fiat nel nostro paese e considera necessario un intervento che, a garanzia dei diritti costituzionali in materia di pluralismo e libertà sindacale, determini un'opportuna modifica dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, fermo restando la necessità di un complessivo intervento legislativo che garantisca il diritto democratico di validazione dei Contatti collettivi e di elezione delle rappresentanze sindacali unitarie.
Il Comitato centrale della Fiom considera grave, inaccettabile e illegittima la scelta di
Federmeccanica di non considerare dal 1° gennaio 2012 la nostra organizzazione sindacale
firmataria del Ccnl.
Il Comitato centrale giudica illegittimo, inoltre, l'ennesimo accordo separato ultimamente
realizzato tra Fim, Uilm e Federmeccanica per una disciplina specifica per l'auto in deroga al Ccnl in cui si aumenta l'orario di lavoro individuale a danno dell'occupazione.
Con la presentazione della nostra piattaforma si è attivata la regola dell'ultrattività prevista dal
Ccnl ultimo del 2008 e con il mese di gennaio la Fiom è impegnata a praticare azienda per azienda un'azione di contrattazione che riaffermi i contenuti della piattaforma i diritti e le libertà sindacali e definisca le condizioni per la riconquista di un unico e condiviso Ccnl e, se necessarie, le più opportune azioni legali e giuridiche.
Contemporaneamente la Segreteria nazionale della Fiom proseguirà sul mandato ricevuto dal
Comitato centrale per verificare con Fim, Uilm e le associazioni imprenditoriali le condizioni per un'intesa sulle regole, la rappresentazione democratica e la validazione democratica della
contrattazione collettiva, unica strada capace di poter ricomporre le rilevanti divergenze in essere e propedeutica alla riconquista di un Ccnl unitario e condiviso.
Il Comitato centrale della Fiom giudica in modo negativo la manovra varata dal governo Monti per il suo carattere recessivo, l'allungamento dell'età pensionistica, per l'inaccettabile cancellazione delle pensioni di anzianità, per un aumento dei prezzi e delle tariffe che riduce al limite il potere di acquisto dei salari e delle pensioni.
E' necessario un reale cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo che
intervenga per superare quelle disuguaglianze sociali che hanno determinato la forte crisi che
stiamo attraversando.
L'istituzione di una vera patrimoniale, una lotta contro l'evasione fiscale, la corruzione e l'illegalità sono le vere discontinuità da realizzare insieme ad una azione affinché in Europa si affermi una nuova politica sociale ed economica non vincolata alle indicazioni della Bce, improntata allo sviluppo economico internazionale, con particolare attenzione ai settori industriali, e mirata a un riequilibrio nella distribuzione del reddito.
Un piano straordinario di investimenti pubblici e privati sono poi la condizione per ridefinire un
necessario nuovo sistema di produzione e mobilità ambientalmente sostenibile e un necessario piano per il lavoro stabile e per una piena occupazione, per il rilancio del paese e del Mezzogiorno.

2 In materia di riforma del mercato del lavoro il Comitato centrale della Fiom-Cgil considera
necessario che le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e  i pensionati discutano le proposte con cui il sindacato, e per quanto ci riguarda la Cgil, avanzerà nel confronto con il Governo avendo ferma l'indisponibilità a manomettere l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, per aprire la strada ai licenziamenti senza giusta causa.
Il Comitato centrale a tal fine ritiene necessario perseguire l'obiettivo del superamento della
precarietà e della riunificazione dei diritti nel lavoro attraverso precise proposte:
• Estensione della cassa integrazione a tutte le imprese, a tutti i settori e a tutte le forme di
lavoro attraverso la contribuzione di tutti i soggetti coinvolti.
• Il lavoro dipendente è a tempo pieno e indeterminato riconducendo il lavoro atipico a 4/5
forme.
• L'istituzione di un reddito di cittadinanza anche avendo a riferimento la risoluzione del
Parlamento europeo del 20/10/2010.
• Affermare con il Ccnl la parità di retribuzione oraria e di diritti nei luoghi di lavoro a parità
di mansione per tutte le forme di lavoro e un costo maggiore del lavoro atipico rispetto al
Contratto a tempo indeterminato.
• Affermare la redistribuzione del lavoro e la tutela dell'occupazione a partire dalle aziende
in crisi con i contratti di solidarietà e a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e per i 
lavori più pesanti, affermando la riduzione degli orari di lavoro anche attraverso una sua
incentivazione sul piano fiscale.
Sull'insieme di queste posizioni il Comitato centrale impegna tutta l'organizzazione a realizzare a partire dal mese di gennaio 2012 una diffusa e capillare campagna di assemblee nei luoghi di lavoro, di effettuare nelle forme articolate decise da ogni territorio 4 ore di sciopero fino alla
realizzazione sabato 11 febbraio 2012 a Roma di una grande manifestazione nazionale delle
lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici: per il lavoro, la democrazia, il contratto nazionale, il
superamento della precarietà, un nuovo modello di sviluppo e una nuova politica economia e
sociale.
Il Comitato centrale dà mandato alla Segreteria di riconvocare dopo l'11 febbraio un ampio
momento di discussione per praticare la piattaforma di Cervia al fine di riconquistare il Contratto nazionale.