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mercoledì 16 marzo 2011

CNH JESI

Nell’incontro odierno tenutosi tra la Direzione di Fiat CNH e la RSU di FIM FIOM e UILM l’Azienda ha confermato la giornata di Cigo del 18 Marzo e ha aggiunto, causa il perdurare di una situazione negativa di mercato, la sospensione dell’attività lavorativa per le giornate dell’ 1 e del 15 Aprile.
Nella stessa giornata di venerdì 18 saranno presenti in fabbrica 180 persone su 3 turni, la maggior parte impegnata in attività di recupero macchine in officina 2.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, ci è stata data comunicazione che nel giorno di Sabato 19 l’azienda ha comandato al lavoro circa 20 persone al lavoro Straordinario, motivato dall’attività completamento macchine.
La RSU della Fiom-Cgil ritiene la scelta del sabato straordinario il giorno dopo la Cassa Integrazione, provocatoria e oscena; per l’ennesima volta l’Azienda ha dato prova di incapacità a gestire la fabbrica dal lunedì al venerdì, è inoltre particolarmente ingiusto consentire lo straordinario ai soliti noti, e la perdita del salario agli altri.

Ribadiamo non giustificato l’uso dello straordinario in un periodo di Cassa Integrazione come questo, e incomprensibile di come nemmeno le giornate di “Cassa” siano sufficiente a risolvere le problematiche strutturali che affliggono lo stabilimento da tempo.


Jesi, 16 Marzo 2011 La RSU della Fiom-Cgil

martedì 15 marzo 2011

Uniti per lo sciopero, ci vediamo a Roma

dal Manifesto
Il prossimo 6 maggio lo sciopero generale indetto dalla Cgil si presenta come una grande occasione per il cambiamento nel nostro paese.

Non sarà una data rituale, e questo è gia dimostrato non solo per come è stato letteralmente costruito dal basso, dalle lotte di questi mesi, ma anche dal fatto che l'indizione delle «quattro ore» fatta dalla segreteria è già stata estesa all'intera giornata da molte categorie, dal commercio alla funzione pubblica, alle telecomunicazioni agli edili, e proposta dal segretario generale dei metalmeccanici alla propria categoria.
In questi mesi le lotte per i diritti, la democrazia e la dignità hanno attraversato piazze e strade da sud a nord, riempiendosi di centinaia di migliaia di persone, donne e uomini che dall'università e dalla fabbrica, dalle loro case dai loro territori, sono usciti rendendo visibile un'idea altra e diversa di società da quella che sembra essere l'unica possibile, quella imposta dai fatti che accadono uno dopo l'altro e ci precipitano addosso dall'alto. Sembra ineluttabile infatti il declino a cui è condannata la condizione del lavoro, ridotta a una compravendita di corpi e intelligenze al massimo ribasso, privata di diritti e dignità, schiava delle imposizioni di chi accumula enormi quantità di denaro e potere grazie alla rendita sulle speculazioni finanziarie.
A Pomigliano e Mirafiori, nella scuola o all'università, chi governa lo fa in funzione degli interessi privati di pochi, trasformando i beni comuni, siano essi i diritti o le risorse, la conoscenza o la ricchezza generale prodotta, in qualcosa che è «privato», di pochi e per gli scopi di pochi. La democrazia diviene così il campo libero di manovra di una rete di oligarchie, le cricche, le caste, i potentati di affari, le lobbies senza scrupolo alcuno, le bande di arraffoni, corrotti, mafiosi. La democrazia viene svuotata perché «privata» del controllo pubblico sulle scelte che riguardano tutti; separata dalla giustizia sociale che è il suo fine.
Noi crediamo che sia giunto il momento di dire basta. È il momento di affermare con la forza di una partecipazione ed impegno civile e sociale che non vi è più alcuna differenza tra le lotte contro il ddl Gelmini e quelle degli operai e operaie della Fiat, tra la battaglia democratica contro l'oligarchia al potere e le sue nefandezze pubbliche e private e quella per la dignità delle donne sul lavoro e nella società. Non deve più esserci nessuna separazione tra democrazia e diritti, tra costituzione formale e materiale. Aggravata dalla proposta del ministro della Giustizia di rendere la Corte Costituzionale dipendente dal governo di turno.
Le lotte di questi mesi ci hanno mostrato un altro paese, orgogliosamente vicino alla vita vera, quella piena di difficoltà e di incertezze, di chi ha poco, di chi deve guadagnarsi tutto, conquistarsi passo passo ogni cosa. Il vento che arriva dal sud di questa Europa, ci dice che insieme, in tanti e diversi, possiamo sconfiggere ciò che sembra invincibile, possiamo e dobbiamo sconfiggere la violenza della guerra contro le popolazioni che manifestano in strada e allo stesso tempo l'idea che la democrazia si possa esportare con i bombardamenti. Possiamo e dobbiamo far tornare a vivere la lotta per la pace e dare un corpo comune ai sogni e alle speranze, trasformando la resistenza e l'indignazione in un'idea di nuova società, di nuova democrazia.
È per questo che riteniamo lo sciopero generale l'occasione di praticare insieme questo esercizio di libertà, di essere tutti uniti perché il 6 maggio questo paese si fermi veramente e guardi come prendere in mano il suo futuro. A partire anche dal percorso di Uniticontrolacrisi che ha avuto origine nella grande manifestazione della Fiom del 16 ottobre scorso, facciamo appello a tutti coloro che si stanno mobilitando nei propri luoghi di vita, nelle industrie, nell'università e nella scuola, nelle realtà del lavoro autonomo di seconda generazione, agli intellettuali, agli artisti e a tutto il mondo della conoscenza e dell'informazione, ai comitati ambientali e a coloro che si battono con i migranti per i diritti negati, alle donne, perché questo sciopero sia costruito dal basso, città per città, quartiere per quartiere, e si concretizzi in una grande e lunghissima giornata di protesta e proposta. Uno sciopero che sappia unire l'indignazione con la lotta per i diritti sociali, che sia quindi una sollevazione del popolo della nuova democrazia e della nuova società. Per costruirlo insieme bisogna cominciare subito a mescolarci gli uni con gli altri, a confrontarci tra tanti e diversi su come fare, su cosa significhi «bloccare il paese». Auspichiamo che si possa trovarci a discuterne in una grande assemblea nazionale il prossimo 25 marzo a Roma, a ridosso della manifestazione in difesa dell'acqua pubblica e per i referendum. La primavera è già iniziata.
* Gianni Rinaldini, Gino Strada, Don Andrea Gallo, Maurizio Landini, Luca Casarini, , Loris Campetti, , Michele De Palma, Rossana Rossanda, Moni Ovadia, Paolo Flores d'Arcais, Giorgio Cremaschi, Luciano Gallino, Andrea Alzetta, Francesco Raparelli, Betty Leone, Vilma Mazza, Marco Bersani, Luca Tornatore, , Gianmarco de Pieri, Paolo Cognini, Roberta Fantozzi, Eva Gilmore, Roberto Iovino, Emiliano Viccaro, Luca Cafagna, Simone Famularo, Eva Pinna, Giuliano Santoro, Simona Ammerata, Antonio Musella, Claudio Riccio, Mariano Di Palma, Giuseppe De Marzo, Roberto Giudici, Franz Purpura, Claudio, Sanita, Matteo Jade, Massimo Torelli, Guido Viale, Ugo Mattei.
*Uniti contro la crisi*



mercoledì 9 marzo 2011

FIAT, COME CONQUISTARE LA CONTRATTAZIONE


dal "MANIFESTO"
di MARIO SAI
Comunque vada, il destino della Fiat e di Torino come polo industriale sarà deciso, prima che dalla collocazione della sede legale del gruppo, dalla qualità del lavoro richiesto. La Toyota, che produce 7 milioni di vetture l'anno soprattutto all'estero, mantiene nella sede storica di Nagoya 10 mila ingegneri nella ricerca, sviluppo e sperimentazione. Gli operai lavorano su due turni giornalieri con salari superiori a quelli italiani. Di tutto il piano «Fabbrica Italia» l'unica cosa certa è che l'organizzazione del lavoro (odl) sarà World Class Manufacturing (Wcm). È importante che ne conoscano storia, punti di forza e di debolezza, e che ne discuta non solo la Fiom, ma la politica e la cultura di sinistra. Chiuso il ciclo di lotte che avevano avuto l'odl al centro (alla Fiat l'ultimo accordo importante a tutela degli operai di linea risale a molto tempo fa), questo terreno è stato fatto proprio dalle imprese secondo un nuovo modello di governo del lavoro: il Toyota Production System. È un modo di «pensare all'inverso» rispetto al taylorismo: non più lo sforzo fisico al centro di una rete di gerarchie e procedure, ma l'apprendimento continuo, il lavoro di squadra, la valorizzazione dell'autonomia e responsabilità dei lavoratori. Quando il lavoratore è in difficoltà suona un allarme, tira una corda sospesa e si ferma la linea. Interviene il «team-leader» per risolvere il problema e si riparte. Perché funzioni i lavoratori devono fare propria l'idea che la fabbrica è una comunità di cui si condividono i fini e da cui è espulso il conflitto. Il sindacato deve essere aziendale e collaborativo. In Europa il Wcm ha dovuto fare i conti con una storia operaia e un'organizzazione sindacale diversa, quella del sindacato «generale» caratterizzato dai contratti nazionali di categoria, dagli accordi confederali e da una legislazione di sostegno. Anche per questo il Wcm ha spostato l'attenzione dalla partecipazione al miglioramento (zero difetti, zero guasti, zero sprechi, zero magazzino) e ha imposto una metrica di origine tayloristica per la definizione delle prestazioni di lavoro: l'Ergo-Uas, primo punto del Mirafiori Plant. È un modello organizzativo che per funzionare ha bisogno di un cambio di ruolo dei sindacati: in azienda entrano solo quelli disponibili a condividere le finalità d'impresa per non interferire con la partecipazione in via gerarchica dei lavoratori. Essa è presidiata dalla «clausola di responsabilità» e dalla limitazione del diritto di sciopero, perché nei sistemi di produzione integrati imposti dal just in time la lotta di un numero piccolo di lavoratori può provocare gravi blocchi produttivi. I sindacati dissenzienti sono esclusi, come è negata ogni forma di rappresentanza democratica. Si passa dalla negoziazione sindacale alla fedeltà aziendale. Che a presentare le motivazioni per il si al referendum contro i delegati Fiom ci fossero soprattutto gli impiegati di officina, i supervisori ed i team-leader è stata la conferma di questo nuovo paradigma (non avendo i firmatari alcun ruolo nell'attuazione del contratto). Alla decisiva battaglia sui diritti contro questa deriva si deve affiancare una ripresa di azione rivendicativa. Va richiesta una «contrattazione di anticipo» sull'Ergo-Uas. È vero che è un sistema internazionale di misurazione dei tempi e dei metodi di lavoro, ma non ovunque si applica come vuole il contratto di Mirafiori: da un lato tempi standard imposti sulla base di una ricostruzione delle mansioni e dei movimenti definita dai tecnici aziendali e dall'altro una procedura lunga e burocratica sui reclami. Ecco perché vanno promosse un'iniziativa sindacale e un'estesa mobilitazione di competenze e saperi basati sulle esperienze dei lavoratori, a cominciare dai 1300 a «ridotte capacità lavorative» per farli protagonisti nel definire gli aspetti organizzativi ed ergonomici del sistema. Il secondo terreno è quello della classificazione professionale. Al lavoratore è richiesto di impegnare la sua intelligenza nel processo produttivo, coniugando funzioni esecutive con prestazioni di controllo e progettazione, ma questo non si traduce in salario e progressione di carriera: quasi sempre rimane al terzo livello. È qui che il sindacato ha perso la sua battaglia salariale, subendo la divaricazione tra professionalità e salario, mentre si sfiancava nella rincorsa all'inflazione o alla produttività. Questa frattura va ricomposta, raccogliendo la sfida di Sergio Marchionne, che ha rimesso in discussione l'inquadramento unico. Questi sono i terreni sui quali si può ricostruire l'unità (la sola oggi possibile e necessaria) tra i lavoratori, quelli del «no» come quelli del «si».

lunedì 7 marzo 2011

CNH JESI - VERNICIATURA 2 -

Nella giornata di oggi si è svolto un secondo incontro tra la RSU e la Direzione di Fiat CNH in merito al reparto Verniciatura e al piano di investimento che l’Azienda ha proposto per l’anno in corso.
Sulla base delle istanze dei lavoratori da noi presentate nell’incontro precedente ove l’Azienda si era presentata con risposte insufficienti, oggi  ci sono state illustrate una serie di nuove proposte che dal nostro punto di vista sono meritevoli di verifica in quanto almeno sulla “carta” sembrano affrontare tutta una serie di problemi di cui il reparto soffre da tempo:
- Masking: entro l’estate saranno intraprese delle misure ad eliminare o attenuare le vibrazioni del pavimento.
A livello di ambiente di lavoro sarà effettuata una ridefinizione strutturale dell’area al fine di migliorare le problematiche caldo-freddo-ventilazione e quelle legate ai rumori: il risultato ambientale dovrà essere simile a quello del corridoio adiacente.
- Carteggiatrice: entro il mese di Maggio ne verrà installata un nuovo modello già esistente in altri siti produttivi, capace di affrontare la perdita delle polveri.
- Alle modifiche sarà legata una attività di miglioramento delle postazioni di lavoro e della pulizia del reparto.
- Per quanto riguarda l’area relax è stata presa in considerazione da parte dell’Azienda la possibilità di trovare una soluzione migliore e più confortevole per usufruire delle pause, tale ipotesi sarà ridiscussa al prossimo incontro RLS del 23 Aprile; in tale data saranno inoltre affrontate problematiche emerse alla zona del carico/scarico.
 Nei prossimi giorni ci sarà consegnato un prospetto riassuntivo degli impegni presi dall’Azienda in merito a tali cambiamenti.

In ultimo, continuiamo a ritenere importante la necessità di una assemblea di reparto su cui però ad oggi non abbiamo ricevuto risposta dalle altre sigle sindacali.


Jesi 7 Marzo 2011                                                 La RSU della Fiom-Cgil

mercoledì 2 marzo 2011



 CAMPAGNA STRAORDINARIA
Non farti rubare il sindacato, iscriviti alla Fiom


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lunedì 28 febbraio 2011



LA SALUTE NON SI SCAMBIA
 Assemblea nazionale Rls Fiom-Cgil
  Venerdì 11 marzo 2011, Ancona
Auditorium Fiera della Pesca Largo Fiera della Pesca, 11
zona Molo Sud porto di Ancona

IN LOTTA PER LA SALUTE:
- RINNOVARE IL CONTRATTO NAZIONALE E RAFFORZARE LA CONTRATTAZIONE AZIENDALE
- CAMBIARE L'ATTUALE ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E COSTRUIRE UN                    AMBIENTE DI LAVORO OVE IL LAVORATORE NON SIA MERCE MA PERSONA

APERTURA DEI LAVORI ORE 9.30
PRESIEDE:
GIUSEPPE CIARROCCHI, segretario generale Fiom-Cgil Ancona

INTRODUCE:
MAURIZIO MARCELLI, responsabile nazionale ufficio Salute Ambiente Sicurezza Fiom-Cgil

INTERVENGONO:
Rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza
SEBASTIANO CALLERI, Cgil nazionale
ROBERTO CALISTI, responsabile Spresal - Asur 8 Civitanova Marche Macerata
BENIAMINO DEIDDA, procuratore generale Corte d'Appello di Firenze
MASSIMILIANO DEL VECCHIO, ufficio legale Fiom-Cgil Taranto
ANNA MARIA DI GIAMMARCO, Direttivo nazionale Snop
FRANCA GASPARRI, Presidenza nazionale Inca
GABRIELE NORCIA, medico legale Inca
EMILIO REBECCHI, psichiatra
GINO RUBINI, Cgil Emilia Romagna
FRANCESCO TUCCINO, ergonomo

CONCLUDE:
MAURIZIO LANDINI, segretario generale Fiom-Cgil

venerdì 25 febbraio 2011

Tempo di sciopero



dal Manifesto di Loris Campetti


C'è vita nella Cgil. Una vita travagliata, ma in tempi duri è pur sempre un punto di partenza. Il sindacato diretto da Susanna Camusso ha deciso di organizzare uno sciopero generale di tutte le categorie, una scelta molto importante, tutt'altro che scontata alla vigilia del direttivo nazionale del più forte sindacato italiano. Inizialmente a chiedere una mobilitazione straordinaria di tutte le categorie dell'industria, dei servizi, del commercio e dei pensionati era la sola Fiom con il sostegno della minoranza congressuale della Cgil. La Fiom ai metalmeccanici ha già chiesto molto: una manifestazione e uno sciopero nazionali in tre mesi per spiegare che in Italia non c'è solo il bubbone Berlusconi ma anche la mina Marchionne, tutti e due da rimandare a casa perché l'uscita dalla crisi non sia peggiore della crisi stessa. A rischio, ha ripetuto la Fiom, non ci sono solo le tute blu ma l'intero mondo del lavoro. Si sta facendo a pezzi la democrazia nel nostro paese.
Quando il modello Marchionne si è esteso come la peste e, a partire dalla Fiat, ha contagiato persino la scuola e il pubblico impiego; quando anche i pensionati dello Spi hanno compreso l'intreccio velenoso tra una Confindustria piegata a Marchionne e un governo impegnato nello smantellamento dell'intero sistema dei diritti che quei lavoratori di ieri avevano conquistato al prezzo di durissime lotte; quando persino nel commercio ha fatto capolino il modello Mirafiori; quando cioè la politica degli accordi separati contro la Cgil è diventata dominante, allora il direttivo della Cgil ha capito che il tempo degli appelli alla buona volontà e ad improbabili alleanze era finito e ha deciso lo sciopero generale.
Non era questo l'obiettivo a cui lavorava la segretaria generale, comprensibilmente preoccupata dal rischio di isolamento della Cgil. Susanna Camusso ha fatto l'impossibile per convincere Cisl e Uil che la strada imboccata è destinata a provocare rotture ancor più insanabili e a far arretrare di decenni il movimento dei lavoratori. La segretaria ha poi spedito messaggi concilianti alla Confindustria, puntando alla costruzione di un fronte unico contro il governo Berlusconi. Ma ha ricevuto solo schiaffi, anche insulti e nuovi accordi separati. Il problema in Italia non è la Fiom e la sua radicalità, i problemi si chiamano governo, Confindustria, Cisl, Uil. E, probabilmente a monte di tutti gli altri, c'è l'assenza, quando non la complicità con gli avversari, delle forze maggioritarie dell'opposizione.
Susanna Camusso ha dovuto prendere atto che il tempo del dialogo è finito. Sarebbe incomprensibile se ora, attraverso sotterfugi burocratici, qualcuno in Cgil tentasse di diluire l'effetto sciopero spostando nel tempo la data. Non lo capirebbero i lavoratori e le lavoratrici in attività e in pensione. Non lo capirebbero gli studenti che si battono nelle scuole e nelle università contro un modello culturale devastante, non lo capirebbero i precari di ogni lavoro, i giovani disoccupati, gli attivisti impegnati nella difesa dei beni comuni e del territorio. E non lo capirebbero i cittadini, donne e uomini, tornati protagonisti in difesa della democrazia e della Costituzione. La Cgil può diventare una casa comune per l'Italia non berlusconizzata e non pacificata, come già è per la Fiom.
C'è bisogno di uno sciopero subito, generale e, perché no, generalizzato. Sarebbe, con i suoi effetti benefici, il modo migliore per festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia.


giovedì 24 febbraio 2011

ASSEMBLEA NAZIONALE AUTOCONVOCATA - clicca sopra -

CNH JESI - VERNICIATURA -

Nella giornata odierna si è svolto un incontro tra la RSU e Fiat CNH Italia in merito al reparto verniciatura. L’Azienda ha presentato un piano di investimento da intraprendere nel reparto da qui alle ferie estive di Agosto attraverso misure che toccano vari aspetti del reparto: dal miglioramento del processo produttivo, alla sicurezza e all’ambiente.Dal nostro punto di vista, quanto ci è stato proposto è insufficiente a risolvere strutturalmente questioni sollecitate dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali più volte in questi anni, soprattutto in merito all’area relax, al processo di “carteggiatura” svolto in mezzo l’officina senza una adeguata aspirazione, alle problematiche legate al caldo e al freddo, e ad una adeguata riorganizzazione della zona del “masking” più consona alle esigenze dei lavoratori e al loro diritto di lavorare in un ambiente salubre.
A fronte di tutto ciò l’incontro è stato aggiornato alla data del 7 marzo.Prima di tale data riteniamo utile la convocazione di una assemblea di reparto capace di fare il punto della situazione con i lavoratori.




Jesi, 22 Febbraio 2011        La RSU DELLA FIOM-CGIL

lunedì 21 febbraio 2011

CNH JESI

A seguito dell’incontro tenutosi in data 21 febbraio 2011 presso la sede di Assindustria Ancona, tra le O.O.S.S. FIM FIOM e UILM e FIAT CNH Italia, sono stati trattati i seguenti argomenti.
L’azienda ci ha informato che in merito all’anno 2011 l’attività produttiva si assesterà sul numero di circa 24.000 macchine con la possibilità di dimezzare l’utilizzo della CIGO rispetto al 2010, per cui una situazione di mercato che ad oggi si prefigura meno drammatica rispetto agli anni 2009 e 2010.
Per quanto riguarda le risposte in merito alle prospettive future produttive ed occupazionali dello stabilimento, CNH ha rinviato di circa 45 giorni l’incontro per definire in maniera il più possibile chiara le scelte strategiche su Jesi in merito a modelli, lavorazioni e ad organizzazione del lavoro (ergo uas).
Pur confermando che il 2011 sarà un anno che peserà meno sulle tasche dei lavoratori a livello di CIGO, ad oggi non siamo in grado di esprimere un giudizio complessivo sull’incontro in quanto i punti salienti che riguardano il futuro dello stabilimento sul medio periodo verranno resi noti e approfonditi in occasione del prossimo appuntamento.

La R.S.U. FIOM CGIL

Jesi, 21 Febbraio 2011