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mercoledì 15 dicembre 2010

LA SOLITUDINE DEI BRAVI RAGAZZI

di LORIS CAMPETTI
Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un'altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori.
Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l'umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.
Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell'Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell'acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.
La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C'è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova.
Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l'atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli.
I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l'istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un'altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?

venerdì 10 dicembre 2010

C’è un Paese che si è rimesso in moto


di Giorgio Cremaschi*

E’ proprio un gran darsi da fare. La signora Marcegaglia vola a New York per scongiurare l’amministratore delegato della Fiat di non abbandonare la Confindustria. Raffaele Bonanni, quello stesso segretario della Cisl che accusa la Fiom di fare politica quando fa sindacato, incontra Silvio Berlusconi e ne esalta la capacità di tenuta e la voglia di combattere. Eccoli qui i due principali rappresentanti delle parti sociali nel regime aziendalistico e padronale che si è costruito in Italia. Eccoli qui a darsi da fare nella perfetta imitazione degli uomini di palazzo, come due Gianni Letta qualunque.

Marchionne ha ottenuto tantissimo dalla Cisl e dalla Confindustria. Usando un linguaggio che è quello del Marchese del Grillo del compianto Monicelli: «Io sono io e voi non siete un c...» ha costretto i sindacati complici e la Confindustria a un percorso di guerra nell’asservimento. Prima ha imposto a Cisl e Uil un testo vergognoso per Pomigliano. Poi ha chiesto alla Confindustria di farlo diventare la base del nuovo contratto nazionale e, conseguentemente, ha costretto Fim Uilm e Federmeccanica a estendere l’accordo di Pomigliano a tutti i metalmeccanici. (...)

Non contento di questo ha deciso che bisogna comunque fare una nuova società, la Newco, che serve solo a cancellare il contratto nazionale e a sottoporre i lavoratori che ne faranno parte ad un regime produttivo da terzo mondo. E per ottenere questo risultato ha preteso l’extraterritorialità delle sue imprese industriali in Italia, esigendo di non applicare in esse neppure quel contratto che aveva appena imposto.

A sua volta Berlusconi, nonostante tutti i consigli sotterranei a trattare, pretende la fedeltà assoluta e la resa da parte di chi l’ha contestato. Anche se Fini, sul collegato lavoro assieme a Casini, ha finora votato tutte le sue leggi più importanti e nefaste. Così, come Marchione fa con Cisl e Confindustria, anche Berlusconi con il Terzo polo non si accontenta che siano d’accordo con le sue scelte di fondo. Vuole il diritto all’arbitrio e vuole che tutti costoro glielo riconoscano. Il percorso parallelo e convergente di Berlusconi e Marchionne, che mascherano con l’autoritarismo e la prepotenza la crisi economica e l’assenza di scelte valide per affrontarla, sta anche rivelando il vuoto del cosiddetto “centro riformista”.

Sia che si presenti nella veste dei leaders politici, sia che si manifesti come rappresentanti delle parti sociali, il polo della responsabilità e del patto sociale si rivela un concentrato di vecchia aria fritta della quale sia Marchionne che Berlusconi possono assolutamente farsi beffe.

In questi giorni le piazze d’Italia sono piene di studenti, di lavoratori, di migranti. C’è un paese che si è rimesso in moto e che vuole contrastare non l’immagine, ma la politica reale di Berlusconi, Marchionne, Tremonti. Questo Paese è perfino offeso dalla gestione ridicola della crisi che sta avvenendo nelle istituzioni della politica ed è per questo che il 14 si farà sentire con tutta la sua forza e tutta la sua indignazione. La sinistra, se vuole davvero farsi capire da chi lotta, dovrà scegliere di essere totalmente alternativa, sia al regime padronale di Berlusconi e Marchionne, sia ai penosi tentativi centristi di conservare quel regime senza i suoi attuali titolari.

giovedì 9 dicembre 2010

IMPIANTO FIAT E PROPOSTE FIOM

Fiat.  COMUNICATO FIOM 
                
    (Per consultare digitare sul  titolo) 
         
            Importante,da leggere immediatamente

sabato 4 dicembre 2010

Mirafiori

“Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo.”
“Il Contratto nazionale senza deroghe, quello del 2008, è l’unico che può permettere di affrontare le nuove esigenze produttive, senza peggiorare le condizioni di chi lavora.”
“A questo punto è necessario coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e farli decidere sulle loro condizioni. Per questo proponiamo che, a partire da lunedì, siano convocate le assemblee.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 3 dicembre 2010

COMUNICATO FIOM

Nell’incontro odierno avutosi tra Fiat Cnh Italia e la Rsu, l’Azienda ci ha comunicato quanto segue:

CIGO
-confermata la CIGO per le giornate 6-7-17-23 Dicembre 2010;
-causa il perdurare della situazione negativa di mercato sono state comunicate ulteriori giornate di Cigo per il prossimo anno nei giorni del 3-4-5-7 Gennaio 2011;
-il 2010 si chiuderà quindi con un numero di giorni di CIGO pari a 49.

TREDICESIMA E PAGA
-L’anticipo della Tredicesima sarà erogato al giorno 16 del c.m., il saldo e la Busta Paga al giorno 30 dello stesso.

CHIUSURA NATALIZIA
-E’ stato altresì comunicato l’utilizzo di PAR 6 per la sospensione dell’attività lavorativa dal 24 al 31 Dicembre, salvo diversa indicazione del lavoratore al caposquadra in merito all’eventuale utilizzo di ferie residue al posto dei PAR, o per chi si trovasse sprovvisto, l’eventuale anticipo fino a 3 giorni del 2011.

PENSIONAMENTI
A fine anno lo stabilimento vedrà l’uscita per raggiunta età pensionabile di 11 operai.

In ultimo,
la RSU della Fiom-Cgil giudica inopportuno e beffardo l’invito alla cena del 10 Dicembre, ritenendo che non vi sia alcunché da festeggiare con una Azienda che a fronte degli utili di quest’anno non paga il Premio di Risultato ai lavoratori, e in aggiunta, costantemente li divide in buoni e cattivi attribuendo meriti ad alcuni, e negandoli ad altri.
Ciò crediamo non sia di buon auspicio per il futuro.

3 Dicembre 2010         
la RSU della Fiom-Cgil

giovedì 2 dicembre 2010

Fiat. Fiom: “Le proposte per il confronto su Mirafiori illustrate stamattina all’assemblea degli iscritti”

Vi inviamo le proposte della Fiom-Cgil per il confronto di oggi pomeriggio a Torino su Mirafiori. Tali proposte sono state presentate questa mattina all’assemblea degli iscritti Fiom delle Carrozzerie della Fiat, dal Segretario generale della Fiom Maurizio Landini e dal Segretario nazionale e Coordinatore del settore auto, Giorgio Airaudo.

La Fiom Cgil rivendica la convocazione di un tavolo nazionale con il coinvolgimento anche del Governo e delle Istituzioni per concordare e discutere con Fiat i contenuti del piano industriale, la sua presenza in Italia, le scelte societarie e produttive, occupazionali, d’investimento e di innovazione per dare risposte e prospettive a tutti gli stabilimenti del nostro Paese, sia per le attività dell'auto, che per le attività industriali.

La Fiom Cgil rivendica la definizione di un piano pubblico di intervento e relativi finanziamenti per una mobilità sostenibile , politiche di settore, modelli di sviluppo alternativi e di sostegno al reddito.

La Fiom Cgil considera importante il progetto presentato dalla Fiat che assegna nuove produzioni alle Carrozzerie di Mirafiori. Contemporaneamente ne indica la parzialità e ribadisce la necessità di conoscere e poter discutere di tutte le attività svolte sul territorio di Torino comprese le funzioni di progettazione e ricerca.

La Fiom Cgil giudica non accettabile il trasferimento del modello Pomigliano a Mirafiori perché ripropone un peggioramento delle condizioni di lavoro attraverso deroghe al Contratto nazionale ed alle leggi, la violazione dei diritti individuali quali il trattamento economico in caso di malattia ed il diritto di sciopero e la possibile costituzione di una nuova società con lo scopo di superare l’applicazione dei contratti collettivi ed aggirare le normative in materia di trasferimento d’impresa.

La Fiom Cgil intende sviluppare un vero negoziato rispettoso della dignità del lavoro, del Contratto nazionale senza deroghe e delle leggi, verificando fino in fondo la disponibilità espressa dall’amministratore delegato del gruppo Fiat.

La Fiom Cgil avanzerà al tavolo della trattativa le seguenti proposte:

Definizione di un regime di utilizzo degli impianti a partire dai 15 turni. A fronte di esigenze produttive, disponibilità ad applicare come previsto dal Ccnl le 40 ore procapite di straordinario comandato e le 64 ore procapite di orario plurisettimanale, introducendo in tal caso la possibilità per il lavoratore di scegliere tra il pagamento in regime di straordinario o il recupero sotto forma di permessi;

Utilizzo nel corso del turno della pausa mensa e dei 40 minuti di pause per ogni turno, al fine di una reale tutela delle condizioni di salute e sicurezza dei dipendenti;

Disponibilità a prevedere modalità di utilizzo delle pause anche a scorrimento, al fine di aumentare la capacità produttiva per ogni turno;

Disponibilità a definire forme e procedure di confronto preventivo e istantaneo tra le parti, anche con l’obiettivo di ridurre e prevenire le occasioni di conflitto, a partire dall’organizzazione della produzione e dei carichi di lavoro nelle linee di montaggio.

La Fiom Cgil considera necessario, dopo l’incontro odierno, discutere con le lavoratrici e i lavoratori lo stato del negoziato e definire un mandato su cui proseguire la trattativa. Pertanto proponiamo alle altre organizzazioni sindacali ed alle Rsu di convocare per lunedì 6 dicembre apposite assemblee retribuite - il primo giorno di lavoro utile di rientro dalla cassa integrazione – come concordato da tutti i sindacati negli ultimi incontri con i lavoratori.

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 2 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Studenti e operai contro la Newco Italia

di Giorgio Cremaschi . Maria Stella Gelmini e Sergio Marchionne sono impegnati nella stessa impresa. L’amministratore delegato della Fiat ha presentato a Torino un progetto per Mirafiori che è la pura riproposizione di quello presentato a Pomigliano. In Campania, per fare uno dei modelli più vecchi e senza futuro della Fiat la Panda, si chiede ai lavoratori di rinunciare al contratto nazionale e al diritto costituzionale allo sciopero. A Torino per fare l’auto più inquinante del mondo, il Suv, si chiede la stessa cosa. L’unica differenza tra Torino e Pomigliano è il maggior tasso di ipocrisia con cui Marchionne si è presentato ai sindacati. Ma questo verrà meno presto, perché la sostanza è che Marchionne vuole imporre lo stesso diktat di Pomigliano anche ai torinesi, e alla fine riceverà gli stessi no che ha ricevuto quest’estate. (...)
Il modello organizzativo e sociale con cui Marchionne realizza i suoi arretratissimi progetti industriali è la “newco”, cioè una nuova compagnia secondo quell’inglese con cui in Italia spesso si coprono i peggiori misfatti sociali, nella quale assumere i lavoratori selezionati dall’azienda. Si smantella la vecchia Fiat, si chiudono Termini Imerese così come tanti altri impianti e reparti in tutta Italia, e da essa si estraggono gli impianti e i lavoratori che dovranno essere spremuti al massimo. La salute delle persone, così come l’innovazione tecnologica, non sono previste: si tratta di estrarre in fretta il maggior profitto possibile dalla realtà industriale così come essa è ora, chiedendo ai selezionati la rinuncia a tutto e buttando a mare tutti gli altri. Maria Stella Gelmini è stata tra le prime a sostenere Marchionne quest’estate. Oggi essa propone la newco nella scuola e nell’università pubblica. Da un sistema scolastico, di studio e di ricerca che viene abbandonato a se stesso, si estrae quella parte che verrà privatizzata e regalata al mondo degli affari. Anche lì una minoranza di studenti e ricercatori sarà selezionata, purché accetti di mettere conoscenza e libertà al servizio della speculazione. E i baroni che si rivestiranno dei panni del manager potranno rinnovare ed estendere i propri privilegi.
Per questo oggi c’è un’identificazione profonda tra operai, studenti e ricercatori in lotta. Essi sono di fronte allo stesso progetto economico e sociale. Non a caso “Il Sole 24 ore” sostiene con la stessa fermezza la newco di Marchionne e quella della Gelmini. Sono due progetti di esclusione sociale mascherati da riforma. Marchionne cancella il diritto al lavoro così come è sancito dalla Costituzione, la Gelmini il diritto allo studio, anch’essa, stracciando il dettato costituzionale. Questi progetti vanno fermati, anche a costo di scontrasi con tutti coloro, Fini e Casini in testa, che vogliono superare Berlusconi ma non la sua politica.
Bisogna fermare le newco, perché dopo di loro, se Gelmini e Marchionne dovessero vincere, toccherà alla Lega Nord o a chi per essa, sostenere che fatta le newco nelle fabbriche e nelle scuole resta solo da programmare la newco Italia.

venerdì 26 novembre 2010

Mirafiori

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione. 

E' importante che l’Amministratore delegato del Gruppo Fiat abbia indicato un progetto per produrre a Mirafiori auto e suv di classe superiore (segmenti C e D), anche se non prima della fine del 2012, con la tutela dell’occupazione”.
“Rimane, per la Fiom, la richiesta di un tavolo di confronto generale su tutto il piano “Fabbrica Italia” per dare risposte e prospettive a tutti gli stabilimenti del nostro Paese”.
La Fiom è assolutamente determinata e interessata a far partire un vero negoziato, senza preconcetti, rispettoso della dignità del lavoro, del contratto e delle leggi, verificando fino in fondo le disponibilità di “ripartire da un foglio bianco”, espresse all’inizio dell’incontro di questa mattina a Torino, dall’Amministratore delegato del Gruppo Fiat, Marchionne”.
“Le proposte avanzate dalla Fiat nella seconda parte dell’incontro, sono però in contraddizione con tali disponibilità, in quanto sono stati ribaditi su molti punti contenuti e logiche dell’intesa separata realizzata per Pomigliano d’Arco (Napoli), fino alla costituzione di una newco, che notoriamente sono state giudicate dalla Fiom non accettabili”.
La Fiat ha, infatti, proposto per Mirafiori la costituzione di una nuova società con riassunzione individuale dei singoli dipendenti, 120 ore di straordinario obbligatorio per ogni dipendente, la riduzione delle pause per gli addetti alle linee di montaggio, lo spostamento della pausa mensa a fine turno in due casi su tre, “le clausole di responsabilità sugli accordi raggiunti, degli schemi di utilizzo degli impianti di cui in un caso si arriva a proporre addirittura un turno di 10 ore giornaliere”.”
La Fiat ha poi indicato la volontà di intervenire sul trattamento di malattia, denunciando per Mirafiori un alto tasso di assenteismo portando come esempio positivo il basso tasso di assenteismo di Pomigliano”.
“Non era forse fino a ieri l’assenteismo il problema che non permetteva di fare gli investimenti a Pomigliano?”.
“In ogni caso la Fiom, nel rispetto del mandato ricevuto nelle assemblee, avanzerà delle proposte per coniugare al meglio gli investimenti, la capacità produttiva di Mirafiori, i diritti e la tutela delle condizioni di lavoro e di salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.
“Per la Fiom, una delle condizioni irrinunciabili per svolgere un vero negoziato, rimane il pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori, al fine di assumere tutte le decisioni necessarie per realizzare un accordo condiviso e rispettoso del Contratto nazionale e dei principi costituzionali”.

Fiom-Cgil/Ufficio stampa
 
 

Roma, 26 novembre 2010

LO SPIRITO TOYOTA NON FA PER NOI

Dietro lo scontro tra l'Ad della Fiat e la Fiom c'è solo la questione di come si organizzano le relazioni industriali, a cominciare dal contratto nazionale di categoria, o c'è un metodo? Sergio Marchionne in diverse occasioni lo ha richiamato: è il World Class Manufacturing (Wcm), ovvero lo spirito Toyota trasferito in Occidente. In questo passaggio il toyotismo ha messo al centro la competizione sul mercato mondiale e dato minor peso alle esigenze di valorizzazione dei lavoratori. Dominano l'ossessione per il "miglioramento continuo" e la "lotta agli sprechi". Ogni mancanza è multata, come ben sanno gli operai di Pomigliano. Nel Wcm si mischiano principi dello scientific management (un neo-taylorismo fatto di standardizzazione di metodi e procedure; intensificazione di ritmi e di carichi di lavoro; crescente controllo) e tecniche di gestione finalizzate ad acquisire coinvolgimento, partecipazione, consenso da parte dei lavoratori. Dice Yamashina, il guru giapponese di Marchionne: «Per essere abbastanza forti nella produzione, è necessario avere buoni cervelli , ma anche muscoli forti, cioè una capacità di produzione resistente. Inoltre è necessario possedere anche un buon sistema nervoso per connettere i cervelli con i muscoli, cioè avere dipendenti fortemente coinvolti". In Usa e in Europa i lavoratori hanno, però, resistito all'idea di immedesimarsi totalmente nei destini aziendali. Fin da subito i principi Toyota applicati alla Nissan britannica hannò provocato una reazione operaia, pur in una zona con alta disoccupazione. Lo stesso fenomeno è accaduto alla Fiat di Melfi. In Usa, per superare il rischio che la resistenza operaia si tramutasse in conflitto organizzato, si è fatto di tutto per impedire l'ingresso del sindacato in azienda. Quasi sempre Wcm e scelte no-union sono andate insieme. Tuttavia il metodo Toyota, se è solo una gabbia di ferro, funziona male. Un eccesso di "miglioramento continuo", con una organizzazione delle linee produttive con tempi e ritmi imposti secondo una logica neo-taylorista, ha obbligato la Toyota nel 2009 a ritirare dal mercato per difetti 10 milioni di autovetture, con un colpo durissimo all'immagine total quality. In Europa il Wcm ha ricercato il sostegno del sindacato per assicurarsi il consenso dei lavoratori. Senza servirebbe uno sforzo notevolmente maggiore, in termini di risorse economiche e di mezzi, per realizzare gli stessi obiettivi di efficacia ed efficienza produttiva . Il sindacato diventa un prolungamento dell'azienda, gestisce le criticità ed i problemi che si verificano nello svolgimento dell'attivita lavorativa, ma non negozia la progettazione degli aspetti organizzativi, né o contratta la prestazione d'opera. La prima conseguenza è che una quota significativa di lavoratori sceglie il rapporto diretto, non negoziato, con il management aziendale. Alla Fiat sta già succedendo e con la New-co a Pomigliano si punta a rafforzarlo con la selezione degli assunti, a cominciare dall'accettazione individuale di un accordo imposto e non condiviso dal 40% degli operai. È possibile che Cisl e Uil, in un contesto del genere, mantengano iscritti e delegati, ma la questione vera è se poi avranno il consenso per impedire la rinascita di una conflittualità diffusa. E facile prevedere che non sarà così e lo ha già dimostrato la dura lotta alla Sata di Melfi nel 2004. E se il sindacato perde il suo molo di organizzatore del conflitto, viene meno una forza decisiva per la difesa della democrazia. Dall'ingegner Taylor (esiste un solo modo - one best way - per risolvere i problemi del lavoro) alla signora Thatcher («There is no alternative», perché tutto lo decide il mercato) fino al Wcm ed a Sergio Marchionne la questione vera è se è legittimo, oltre che possibile, sostenere un'alternativa allo stato di cose presente. Amartya Sen ci dice che una società giusta ha come base il confronto tra posizioni diverse e prospettive divergenti che portano a soluzioni decisionali alternative. Se è cosa, la mediazione del conflitto attraverso la pratica sociale della contrattazione è fondante della giustizia e della democrazia: «Esistono ingiustizie palesemente risolvibili, a cui desideriamo porre rimedio». Il Premio Nobel ed il delegato Fiom stanno, dunque, dalla stessa parte, perché danno una comune risposta.

MARIO SAL

mercoledì 24 novembre 2010

COMUNICATO FIOM

La RSU della Fiom-Cgil giudica insufficiente l’attuale fase di relazioni industriali con CNH ITALIA, particolarmente incerte dal punto di vista delle prospettive occupazionali e produttive per i mesi a venire.

1. Non c’è ancora una data disponibile sull’incontro da effettuarsi all’Associazione Industriali Ancona, previsto per il 21 Ottobre.

2.Per i prossimi mesi, in special modo al reparto Trasmissioni, è previsto un preoccupante e ulteriore calo produttivo; ai punteggi sempre in crescita dei vari Audit WCM è paradossale che parallelamente corrisponda costantemente il calo della produzione.
L’Azienda ha oggi parlato di nuovi modelli per il 2011, ci dica quali, in che numeri e in quali tempi.

3.Dal nostro punto di vista è inoltre insufficiente le modalità con cui l’Azienda si rapporta con la RSU in fatto di Informazione, è inconcepibile che la gran parte delle notizie si vengano a sapere da “radio fabbrica”.

Auspichiamo alla RSU di Fim e Uilm, vista la situazione del monte ore assembleare che vede ancora disponibili 5 ore (4 da gestire unitariamente e 1 di categoria ), di fare richiesta unitaria in tempi brevissimi di un’Assemblea sulle problematiche attuali dello stabilimento.

Jesi 23 Novembre 2010               la RSU della FIOM-CGIL