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mercoledì 14 luglio 2010

Fascismo Fiat


di Giorgio Cremaschi
Le rappresaglie antisindacali che la Fiat sta pianificando in questi giorni a Melfi come a Mirafiori, sono atti di autentico fascismo aziendale. Si perseguitano i delegati che organizzano gli scioperi contro i carichi di lavoro eccessivi e gli impiegati che informano i colleghi della solidarietà degli operai polacchi con quelli di Pomigliano. La libertà di sciopero, la libertà di informazione, la libertà di pensiero, le libertà in quanto tali sono oggi in discussione alla Fiat. All’origine di tutto questo c’è la strategia industrialmente debole, ma furba e arrogante di Sergio Marchionne. L’amministratore delegato della Fiat non è mai stato un industriale. E’ un banchiere svizzero chiamato a salvare la Fiat dal fallimento. (...)
Questa operazione è riuscita al prezzo di durissimi sacrifici dei lavoratori e, come sempre avviene nell’economia finanziaria, ha portato ingenti guadagni a Marchionne. L’amministratore delegato della Fiat è stato poi così chiamato a salvare la Chrysler, che la Mercedes aveva abbandonato. Lì, con l’aiuto di ingenti finanziamenti pubblici, è riuscito a piegare i sindacati. Che prima accusava di miopia e intransigenza e che invece oggi elogia con gli stessi toni con cui il generale Custer parlava degli indiani chiusi nelle riserve. Marchionne ha poi riportato in Italia quel successo e, usando una carta che da noi funziona sempre, si è presentato come il libero americano che mette a posto i fannulloni assistiti. Ha così ottenuto un consenso pressoché unanime nel Palazzo. Che non si è certo chiesto perché importanti dirigenti abbiano abbandonato la Fiat per dirigere altre aziende delle auto in Europa. Che non si è certo interrogato sulla credibilità di un piano industriale che si fonda su numeri presi dal libro dei sogni della vecchia Fiat – 6milioni di auto prodotte assieme alla Chrysler. Nessun spirito critico in Italia verso le strategie della Fiat. Di questo Marchionne ha approfittato coprendo così debolezze e contraddizioni. La ripresa di Pomigliano, promessa tra 2 anni, serve a coprire la chiusura - oggi - di Termini Imerese. L’accordo separato, con Cisl e Uil e altri amici, serve a coprire il flop del plebiscito richiesto ai lavoratori. I licenziamenti di delegati e militanti sindacali servono a coprire i fallimenti di un’organizzazione del lavoro che vuole imporre ritmi e condizioni che consumano le persone e possono funzionare solo con la soppressione dei più elementari diritti. Infine l’autoritarismo e l’intimidazione servono solo a coprire il clima di ottuso ossequio con cui si distrugge ogni forma di partecipazione e creatività dei lavoratori. Sì alla Fiat c’è il fascismo, non solo perché si colpiscono le libertà e i diritti dei lavoratori. Ma perché così si coprono mancati investimenti, burocratismi, servilismi e clientele che prosperano e rendono inefficiente l’azienda più di prima. Marchionne è tanto piaciuto a Scalfari perché ha dichiarato di porsi dopo la nascita di Cristo. Sicuramente la sua cultura e la sua pratica sono però antecedenti alla costituzione repubblicana ed eredi di quella pessima tradizione delle classi dirigenti italiane che coniugava inefficienza e propaganda, privilegio e autoritarismo. Lo svizzero americano Marchionne è un padrone italiano collocato tra gli anni 30 e gli anni 50.

PREMIO DI RISULTATO

Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil, ha rilasciato in serata la seguente dichiarazione.

“Nell’incontro odierno che i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm, Fismic hanno avuto a Roma con il Gruppo Fiat per la definizione del saldo del Premio di Risultato per l’anno 2010, l’Azienda ha comunicato che per questo stesso anno non erogherà alle lavoratrici e ai lavoratori, a tale titolo neppure un euro.”

“Pertanto, le buste paga di luglio avranno una decurtazione di 600 euro rispetto all’anno scorso e di 1.100 euro rispetto al luglio 2008.”

“I salari, già falcidiati per molti dipendenti Fiat dal massiccio e diffuso ricorso alla Cassa integrazione, non avranno dunque nessun sollievo neppure al termine del corrente mese di luglio.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 14 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

LA CHIAMATA DEL CRUMIRO

E’ COMPROVATO DA QUANTO RIPORTATOCI DA MOLTI LAVORATORI CHE L’AZIENDA GIOVEDI’ SCORSO NEL COMANDARE A LIVELLO INDIVIDUALE AL LAVORO GLI ADDETTI PER IL GIORNO SUCCESSIVO – RICORDIAMO CHE VENERDI’ 9 LUGLIO E’ STATA GIORNATA DI CIGO PER L’INTERO STABILIMENTO CNH ITALIA DI JESI – ABBIA MESSO IN CAMPO UNA VERA E PROPRIA OPERAZIONE EPURATIVA, MIRATA ESPLICITAMENTE A DISCRIMINARE COLORO CHE AVEVANO ADERITO ALLO SCIOPERO DI 8 ORE INDETTO DALLA FIOM CGIL LO SCORSO 25 GIUGNO, SELEZIONANDO ACCURATAMENTE IL PERSONALE IN TAL SENSO. SAREBBE STATO QUESTO L’ORDINE IMPARTITO AD UN CERTO PUNTO DELLA MATTINATA DALLA DIREZIONE AI PREPOSTI IN OFFICINA.

IL TUTTO CONDITO DAL BALLETTO – SI PRESUME CHE ANCHE AL LORO INTERNO NON C’ERA UNA IDEA COMUNE SUL DA FARSI – DEL DOVETE VENIRE…PRIMA…NON DOVETE VENIRE…POCO TEMPO DOPO, SUCCEDUTOSI PER L’INTERA MATTINATA DEL GIOVEDI’, CONCLUSOSI POI CON LA TELEFONATA A CASA DA PARTE DEI CAPI-SQUADRA DEL TURNO SUCCESSIVO CHE INVITAVANO I LAVORATORI A RESTARSENE A CASA, LIBERANDO COSI’ LE FORZE CRUMIRICHE.

IL MESSAGGIO SPEDITO DALL’AZIENDA E’ OLTRE MODO CHIARO: SE SCIOPERI, SAPPI, CHE PRIMA O POI L’AZIENDA SE LO RICORDA…

COME SI DICE, UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA, E CERTO NON E’ STATA LA PRIMA VOLTA E NON SARA’ L’ULTIMA, MA VISTA LA CHIAREZZA DEI FATTI, E COLLOCATI NEL PARTICOLARE MOMENTO IN CUI CI TROVIAMO – POMIGLIANO DOCET! – ALLA RSU DELLA FIOM CGIL PREME SIN DA SUBITO METTERE IN CHIARO CHE SE IL MODUS OPERANDI CHE L’AZIENDA INTENDE PERSEGUIRE NEL COSI’ DETTO DOPO CRISTO E’ QUESTO – SECONDO L’ORACOLO SERGIO MARCHIONNE IN UNA DELLE SUE ULTIME CITAZIONI IL DOPO CRISTO E’ LO SPARTIACQUE RAPPRESENTATO DALLA VICENDA DI POMIGLIANO – DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA CIO’ E’ RITENUTO ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE E SARA’ RESPINTO CON OGNI MEZZO QUALSIASI ATTEGGIAMENTO AZIENDALE CHE MIRI A LIMITARE LA LIBERTA’ DEI LAVORATORI REGOLATA DA LEGGI O CONTRATTI, PER DI PIU’ TALI SCELTE PAIONO DEL TUTTO INADEGUATE, IN MANIERA PARE A NOI INEQUIVOCABILE, AD AFFRONTARE LE SFIDE PRODUTTIVE CHE ATTENDONO LO STABILIMENTO NEI PROSSIMI MESI O ANNI. ALTRO CHE MODERNITA’ O WCM!

L’USO DI PRATICHE AUTORITARIE SONO INVECE IL SEGNO DI UNA DIFFICOLTA’ E DI UNA INCAPACITA’ TUTTA AZIENDALE (ALL’INTERNO DI CHI HA IL POTERE DECISIONALE DELLE SCELTE IN FABBRICA, LI’ NON C’E’ TRACCIA DI WCM!) AD AFFRONTARE IN MANIERA AUTOREVOLE ( E’ DELL’AUTOREVOLEZZA DELLE PROPRIE RAGIONI E DELLE DECISIONI CHE C’E’ BISOGNO, NON DI AUTORITARISMO!) QUELLE CHE SONO LE VERE PROBLEMATICHE DELLO STABILIMENTO, COME QUELLE LEGATE ALL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E ALLE TRASFORMAZIONI DEL WCM IN ATTO, IL NON SAPERE E IL NON VOLER CONIUGARE UN GIUSTO EQUILIBRIO TRA L' ESIGENZA DELLE PERSONE CHE LAVORANO IN FABBRICA E QUELLE DELL’INTERESSE AZIENDALE, CHE QUALCUNO VORREBBE DIPINGERE COME IDENTICHE.

PENSARE ALLORA DI RENDERE COMPETITIVO UNO STABILIMENTO CON GIGANTOGRAFIE DEI LAVORATORI, BUONI BENZINA, O PROPOSTE DI MIGLIORAMENTO ( LA MAGGIOR PARTE DEL TUTTO INSIGNIFICANTI) NEGANDO ALLO STESSO TEMPO LA CONTRATTAZIONE DEI CARICHI DI LAVORO, COSI’ COME AVVENUTO IN LINEA DI MONTAGGIO A2, O NEGANDO QUALSIASI FORMA VERA DI MOBILITA’ O VALORIZZAZIONE PROFESSIONALE INTERNA COME SUCCEDE ORAMAI DA TEMPO IMMANE – LA FABBRICA DELLE SABBIE MOBILI POTREMMO DIRE – O DISCRIMINANDO L’ESERCIZIO DI DIRITTI INDIVIDUALI INDISPONIBILI COME QUELLO ALLO SCIOPERO, E IN ULTIMO, MA NON PER ORDINE DI IMPORTANZA, PENSARE CHE FIAT NON INTENDE RICONOSCERE IL SALDO DEL PREMIO DI RISULTATO 2010 CHE SPETTA SULLE BUSTE PAGHE DEI LAVORATORI A LUGLIO, SENZA I QUALI QUESTA AZIENDA SAREBBE MORTA E SEPOLTA, A NOI PARE SCELTA MIOPE E SCELLERATA.

LA CRESCITA DELLO STABILIMENTO, AUSPICABILE DA ENTRAMBI LE PARTI, NON PUO’ NON TENER CONTO DI QUANTO DETTO SOPRA.

Jesi, 12 Luglio 2010

LA RSU DELLA FIOM CGIL CNH ITALIA JESI

DA MELFI



La Direzione FIAT SATA di Melfi lasci il volto “AUTORITARIO” RIPRENDA 
il Dialogo e il confronto DEMOCRATICO 

Nelle ultime 2 settimane la Direzione FIAT SATA ha ingaggiato un braccio di ferro con i lavoratori sulle condizioni di lavoro puntando ad aumentare del 10% (42 vetture a turno) il flusso della produzione giornaliera senza adeguare parallelamente il numero degli operai sulle linee di montaggio, determinando in questo modo un peggioramento delle prestazioni lavorative ed inoltre “violando” le regole contrattuali e di legge vigenti in materia di carichi di lavoro.
Al rifiuto della direzione FIAT SATA di ripristinare le condizioni normali e contrattuali conosciute i lavoratori hanno messo in campo per tutte e 2 le settimane lo SCIOPERO con cortei interni per ottenere il rispetto della salute e delle condizioni di lavoro.
La Direzione FIAT anziché ascoltare le richieste dei lavoratori con un atto “autoritario” sospende 3 lavoratori di cui 2 RSU FIOM CGIL per dissuadere tutti gli altri lavoratori dal continuare con le lotte ed accettare il “comando” FIAT sull’aumento della produzione giornaliera.
La illegittima decisione della FIAT forse si inquadra nel contesto generale di vincolare le produzioni in Italia con l’accettazione di peggiorare le condizioni di lavoro e di salario dei lavoratori Italiani, che purtroppo negli ultimi tempi trova a sé molti sostenitori dentro sia il sindacato che le istituzioni.
Eppure solo qualche mese fa si è festeggiato nello stabilimento SATA di Melfi la produzione di 5.000.000 di vetture che ha visto la partecipazione anche del presidente della giunta Regionale De Filippo, da questi risultati ci si attendeva un confronto aperto sulle prospettive produttive occupazionali e salariali per i lavoratori dello o stabilimento SATA di Melfi.
Invece il nuovo piano industriale NON prevede che vengano ristabilite le condizioni normali per la produzione dei 2 marchi (FIAT e LANCIA), NON prevede nuova Occupazione necessaria per i livelli produttivi, NON prevede il Premio di produzione a Luglio per i lavoratori.
Eppure la FIAT continua a ricevere finanziamenti pubblici senza che siano ancorati anche alle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici.
I lavoratori si aspettano, dalla FIAT, una decisione positiva che porti al ritiro delle sospensioni per ristabilire le normali condizioni all’interno della fabbrica, così come si aspettano un più incisivo intervento delle Pubbliche Istituzioni che non può essere ridotto al presenzialismo ma ad una reale interazione con le dinamiche, complesse, industriali e delle relazioni sociali.

Potenza 11 Luglio 2010 Giuseppe CILLIS

venerdì 9 luglio 2010

Landini (Fiom): “Dopo il voto di Pomigliano, cosa sta succedendo nel Gruppo?”






Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, ha diffuso oggi la seguente dichiarazione.

“C’è qualcosa che non torna nei comportamenti della Fiat di questi giorni. Su Termini Imerese per ora incombe soltanto la chiusura il 31 dicembre 2011, senza alcun reale impegno della Fiat a favorire soluzioni industriali capaci di garantire l’occupazione.”
“Contemporaneamente, nel giro di pochi giorni, a Pomigliano, Melfi e Mirafiori siamo in presenza di lettere di contestazione e sospensione rivolte a delegati sindacali e iscritti alla Fiom - che rischiano di preludere a licenziamenti e su cui sono già state avanzate unitariamente richieste di ritiro - che mettono in discussione i diritti e le agibilità sindacali e che hanno portato unitariamente le lavoratrici e i lavoratori ad azioni di mobilitazione estesa e partecipata come quella in atto a Melfi.”
“Inoltre, sul salario dei lavoratori del Gruppo, già fortemente ridotto dal ricorso alla cassa integrazione, bisogna evitare che l’Azienda non eroghi alcun conguaglio del Premio di risultato, previsto per luglio, dopo che già nel 2009 era stato ridotto da 1.200 a 600 euro.”
“Si conferma sempre più un futuro in cui la Fiat fa prevalere una logica autoritaria e unilaterale che, nei fatti, azzera le relazioni industriali, chiudendo ogni spazio negoziale e mettendo in discussione diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dall’esistenza del Contratto nazionale e dal valore degli accordi.”
“Non ci sembra questo il modo utile per affrontare i problemi che la grave crisi in corso ci pone. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori che si sta esprimendo in questi giorni in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat richieda risposte, un terreno di confronto reale ed il rispetto della loro dignità.”
“Sarebbe saggio e responsabile tenerne conto. E, in ogni caso, sono obiettivi a cui la Fiom non ha intenzione di rinunciare.”
 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

giovedì 8 luglio 2010

CHE FINE HA FATTO IL SALDO DEL PREMIO DI RISULTATO NEL GRUPPO FIAT?

A pochi giorni dalla scadenza delle retribuzioni di luglio, quando viene erogato anche il saldo del Premio di risultato dell’anno precedente, non ci sono comunicazioni ufficiali dell’Azienda.
Dopo la decisione unilaterale di Fiat dell’anno scorso di dimezzare il valore del premio (dai 1.200 euro di luglio 2008 ai 600 del 2009), tutto tace dalla Direzione del lingotto.
La Fiom giudicò la scelta della Fiat ingiustificabile a fronte di risultati record nei profitti del 2008 e inutile la firma delle altre organizzazioni sindacali poiché non aggiungeva 1 euro in più a quanto deciso già dall’Azienda di corrispondere: 600 euro di premio a luglio e 200 a dicembre nei soli stabilimenti che nel 2009 o nel 2010 avessero raggiunto il livello silver del Wcm. Per il premio del 2010 la Fiat pare intenzionata a non corrispondere neppure i 600 euro. Nell’incontro di gennaio aveva, infatti, affermato di voler detrarre da questo importo quanto corrisposto a titolo di «aumenti del Contratto nazionale separato» (quindi circa 240 euro).
Mentre taglia il salario delle lavoratrici e dei lavoratori la Fiat ha contemporaneamente deciso di distribuire quest’anno centinaia di milioni di dividendi agli azionisti e di aumentare i compensi ai massimi dirigenti del Gruppo.
La pratica della Fiat di far pagare ai lavoratori i costi della crisi con i tagli ai salari, con la Cassa integrazione, con l’aumento dei ritmi produttivi, con la riduzione dei diritti è socialmente inaccettabile ed economicamente sbagliata.
La Fiom sollecita la Fiat a cambiare i propri comportamenti e rivendica un saldo consistente del premio di risultato.

Roma, 8 luglio 2010
Fiom-Cgil nazionale - www.fiom.cgil.it

FIOM NAZIONALE

Procedura di licenziamento per due delegati Fiom: sciopero totale allo stabilimento Fiat Sata di Melfi contro la rappresaglia antisindacale

Da questa notte i lavoratori dello stabilimento Fiat Sata di Melfi sono in sciopero.
Lo sciopero continua anche con il turno del mattino; lo stabilimento è fermo, mentre sono in corso cortei interni.
La ragione dello sciopero è dovuta alla sospensione cautelare, atto che normalmente prelude al licenziamento in tronco, di due delegati Fiom e di un operaio, per rappresaglia antisindacale contro le azioni di lotta in corso sulle condizioni di lavoro.
Dalla settimana scorsa, infatti, nello stabilimento di Melfi si susseguono tutti i giorni scioperi articolati nei vari reparti per protestare contro il comportamento della direzione che, unilateralmente e senza confronti preventivi con la Rsu, ha deciso l’incremento della produzione nell’ordine del 10%, senza alcun inserimento aggiuntivo di lavoratori.
Tutto ciò avviene in contemporanea con il ricorso alla Cassa integrazione. In pratica, si chiede di lavorare di più ai turni che lavorano, mentre gli altri turni sono collocati in Cassa integrazione.
La Fiat invece di avviare il confronto previsto dal Contratto nazionale e dagli accordi aziendali sull’organizzazione e sui carichi di lavoro, con queste sospensioni dei lavoratori aumenta lo stato di tensione.
È un atto gravissimo che conferma il disegno autoritario della Fiat.
La Fiom sollecita la Fiat ad accogliere la richiesta unitaria della Rsu di ritiro immediato dei provvedimenti disciplinari.

COMUNICATO SINDACALE RSU FIOM JESI

NELL’INCONTRO TENUTOSI IN MATTINATA TRA FIAT CNH ITALIA E LA RSU DI FIM FIOM E UILM L’AZIENDA HA COMUNICATO QUANTO SEGUE:

- LA CONFERMA DEI GIORNI DI CIGO DELLE GIORNATE DEL 9-16-23-30 DI LUGLIO CAUSA IL PROTRARSI DEL CALO DELLE COMMESSE; E’ STATO INOLTRE SPECIFICATO CHE AD OGGI SONO STATE PRODOTTE 12800 MACCHINE;

- LA PRESENTAZIONE DI UNA RICHIESTA D’ACCORDO AGLI RLS, CHE SARA’ IN DISCUSSIONE LA PROSSIMA SETTIMANA, SULL’USO DI RIPRESE VIDEO IN RELAZIONE ALL’ANALISI ERGONOMICA DELLE POSTAZIONI COME GIA’ SPERIMENTATO NELL’ACCORDO DEL 26 NOVEMBRE 2009.

LA RSU HA FATTO INOLTRE RICHIESTA:

- SU QUALI SONO LE INTENZIONI RELATIVE AL SALDO DEL PREMIO DI RISULTATO PER L’ANNO 2010 CHE SPETTANO AI LAVORATORI DELLO STABILIMENTO DI JESI E DEL GRUPPO;

A TAL PROPOSITO L’AZIENDA HA PROVVEDUTO A RIBADIRE CHE NON E’ A CONOSCENZA DI ALCUN PREMIO DI RISULTATO DA ELARGIRE AI LAVORATORI PER IL MESE DI LUGLIO;

- UN INCONTRO SULLA SITUAZIONE E SULLE PREVISIONI PRODUTTIVE RELATIVE ALLO STABILIMENTO CNH DI JESI DA TENERSI ENTRO LA FINE DI LUGLIO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI MODELLI E AI LIVELLI PRODUTTIVI DELLA SECONDA PARTE DELL’ANNO. A TAL RIGUARDO L’AZIENDA HA MANIFESTATO L’IMPEGNO A INCONTRARE LE O.O.S.S. ENTRO LA FINE DEL MESE;

- SPIEGAZIONI SULLA SCELTA UNILATERALE DELL’AZIENDA IN MERITO AI CAMBIAMENTI DELL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E PRODUTTIVI EFFETTUATISI NEL TRATTO DI LINEA A2 (OFF.2) SENZA LA DOVUTA INFORMAZIONE PREVENTIVA;

- CHIARIMENTI SUI BLITZ DISCIPLINARI DEI CAPI OFFICINA VERIFICATISI NEGLI ULTIMI GIORNI ALL’INTERNO DELLO STABILIMENTO E NEGLI SPOGLIATOI.
LA RSU HA RIBADITO CHE ALL’IMPORTANZA DEL RISPETTO DELLE REGOLE E ALL’USO DEL BUON SENSO DA ENTRAMBE LE PARTI, NON ACCETTERA’ IN ALCUN MODO ATTEGGIAMENTI DA “CASERMA” DA PARTE DEI PREPOSTI AZIENDALI E RICORDA LA RESPONSABILITA’ MOSTRATA IN PASSATO DAI LAVORATORI TUTTI, SU ARGOMENTI SIMILI (VEDI L’USO DEI GIORNALI, LA PULIZIA O LE SIGARETTE).




Jesi, 8 LUGLIO 2010                                                             LA RSU DELLA FIOM-CGIL di JESI

domenica 4 luglio 2010

Fiom. Lunedì 5 luglio, consegna alla Camera della proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale. Il Comitato centrale riunito in sessione aperta in piazza Montecitorio

Il Comitato centrale della Fiom terrà lunedì 5 luglio, a Roma, una sua sessione pubblica e aperta. Il massimo organismo dirigente del sindacato dei metalmeccanici Cgil si riunirà infatti, in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 11:00 e fino alle ore 14:30.
L’iniziativa è stata assunta in occasione della consegna delle oltre 100mila firme già raccolte in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dalla Fiom. Proposta relativa ai temi della democrazia sindacale, della rappresentatività dei sindacati e della rappresentanza nei luoghi di lavoro.
Tale consegna sarà effettuata presso la Camera dei Deputati nel corso della giornata.
La raccolta delle firme è stata realizzata dalla Fiom, prevalentemente tra i lavoratori metalmeccanici, a partire dal 23 marzo di quest’anno.
La sessione pubblica del Comitato centrale Fiom si tradurrà, in pratica, in un’assemblea aperta, con brevi interventi dal palco. Sono invitati a parlare in tale occasione la Cgil, le Federazioni di categoria della stessa Cgil, i Gruppi parlamentari, forze politiche dell’opposizione e chi intenderà prendere la parola.
All’iniziativa sono naturalmente invitati tutti i mezzi d’informazione presenti nel nostro Paese.


Fiom-Cgil/Ufficio stampa

Roma, 2 luglio 2010

sabato 3 luglio 2010

No alla riduzione dei diritti constituzionali del lavoro


L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Il lavoro è l'architrave della nostra Costituzione: il diritto al lavoro, i diritti sul lavoro, le condizioni materiali della prestazione,la parità uomo donna nel e col lavoro, il ruolo dei soggetti della rappresentanza, la libertà delle organizzazioni sindacali, il diritto di sciopero come diritto di libertà individuale innervano tutta la Carta Costituzionale.
Tali diritti, per la loro natura costituzionale, sono diritti individuali indisponibili , non negoziabili: l'intesa su Pomigliano è per questo illegittima, pericolosa, gravissima.
E ancora:il delicato equilibrio tra libertà d'impresa e valore sociale della stessa, che la Costituzione regola in maniera ineccepibile, verrebbe pesantemente alterato dalle ipotesi governative di riscrittura dell'art.41, sancendo, in assoluta controtendenza rispetto alla realtà attuale, un' assiomatica coincidenza tra mercato e libertà.
Il sincronismo tra i due interventi non è casuale e descrive un'ipotesi di società nella quale l'asse centrale si sposta dai diritti degli individui a quelli del mercato e dell'impresa.
Limitando l'indipendenza della magistratura si attacca la Costituzione.
Alterando gli equilibri dei poteri istituzionali si attacca la Costituzione.
Comprimendo la libertà di stampa si attacca la Costituzione.
Attaccando e contraendo i diritti sul lavoro si attacca la Costituzione nel suo principio fondativo.
Non c'è futuro per la democrazia e la libertà nel nostro Paese senza rispetto della dignità del lavoro:mortificare il lavoro, limitarne i diritti minaccia radicalmente le fondamenta del vivere collettivo.

I firmatari di questo appello invitano ad una forte mobilitazione delle coscienze anche su questo fronte decisivo nella difesa della Costituzione.

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Sergio Cofferati, Gianni Rinaldini, Fausto Bertinotti, Carlo Podda, Nichi Vendola, Giorgio Cremaschi, Paolo Nerozzi, Mimmo Moccia, Vincenzo Vita, Carlo Baldini, Titti Di Salvo, Nicoletta Rocchi, Marigia Maulucci.