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venerdì 28 maggio 2010

Fiat, ultimatum di Marchionne ai sindacati
"Accordo su Pomigliano o produzione altrove"

ROMA - L'ultimatum è chiaro. O si trova un accordo su Pomigliano o la Fiat potrebbe decidere di produrre le Panda altrove. Sergio Marchionne lo dice senza mezzi termini ai sindacati riuniti (mancava solo la Fiom) per decidere il futuro dello stabilimento Giambattista Vico. "I tempi stanno diventando stretti. Il protrarsi della trattativa con in Sindacati ha già provocato lo slittamento degli investimenti necessari per l'avvio della produzione - dice l'ad di Fiat - Spero che si possa giungere ad una rapida conclusione perchè presto sarà impossibile accettare ulteriori ritardi. In assenza di un accordo che offra adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile riconsiderare il progetto e prendere in considerazione ipotesi alternative per la produzione della futura Panda".

La Fiat ricorda come la sopravvivenza e il rilancio dello stabilimento dipenderanno "dal livello di competitività che saprà raggiungere e mantenere nel tempo in termini di costi, qualità e rapidità di risposta al mercato". Per questo Marchionne chiede che i lavoratori trovino "il coraggio di operare un profondo cambiamento che superi gli schemi e i comportamenti del passato, incompatibili con le sfide future.

Perché Pomigliano continui ad esistere, è il ragionamento di Marchionne, "occorre rendere gli impianti più efficienti e più competitivi". Ed ecco l'avvertimento ai lavpratori: "Il mancato allineamento ai migliori standard produttivi sarebbe molto penalizzante per lo stabilimento e ne renderebbe precario il futuro. La Fiat non può rischiare il lancio di una vettura fondamentale come la Panda producendola in un impianto non competitivo".


Sul fronte sindacale, però, i toni sembrano più distesi. 'Si sono fatti importanti passi avanti circa la definizione delle nuove turnistiche, dei riposi compensativi, della gestione delle pause e delle verifiche organizzative", dice Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl.

Tra gli spiragli individuati nella riunione odierna soprattutto quello relativo al turno del sabato notte: è stata indicata un'ipotesi che prevede possa essere coperto attraverso permessi e recuperi, e che quindi sia accettato sul piano formale. Restano ancora aperte le questioni legate agli straordinari, al sistema delle relazioni sindacali, alle cosiddette clausole di esigibilità degli accordi.

Il calendario, adesso, prevede un incontro tra Fiat e Fiom il 4 giugno. E una riunione con tutti i sindacati il 10 giugno da cui potrebbe uscire l'accordo o la rottura definitiva.

giovedì 27 maggio 2010

  • NEWS
Circolare INPS del 26 /05/2010, che aggiorna, rivalutandoli, i nuovi livelli di reddito e i corrispondenti importi mensili dell'assegno per il nucleo familiare da applicare dal 1° luglio 2010 al 30 giugno 2011, alle diverse tipologie di nuclei familiari. Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione. La rivalutazione è stata fatta sulla base della variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2008 e l'anno 2009 pari allo 0,7 %.
 

In piazza il 12 e poi lo sciopero

Alla Cgil la manovra non piace: «È iniqua, scandalosa, scombinata», ha detto ieri Guglielmo Epifani nel corso di una conferenza stampa convocata appositamente. E così parte la mobilitazione: «Sabato 12 giugno, nel pomeriggio, una manifestazione nazionale di pubblico impiego e scuola - annuncia il segretario - E al direttivo del 6 giugno proporrò uno sciopero generale di 4 ore, per territori, da effettuare entro fine giugno». Il sindacato quindi prepara la piazza, anche perché il Paese ribolle: «Ci sono ovunque assemblee - dice Epifani - Si sente il malessere e il disagio, gli enti di ricerca sono tutti occupati, i lavoratori stanno protestando dappertutto, gli ultimi questa mattina al ministero dell'Economia». Epifani ha esordito però ammettendo che «c'è l'esigenza di fare una manovra correttiva, la Cgil su questo punto è d'accordo, perché abbiamo un debito pubblico molto alto, che ci espone a rischi»; «il problema - ha aggiunto subito dopo - è che questa manovra non va bene: perché la paga tutta il lavoro pubblico, la scuola; e anche il lavoro privato, rinviando la pensione; e tanti cittadini, molti pensionati, a causa dei tagli ai trasferimenti agli enti locali».«Al contrario, e qui sta lo scandalo - ha continuato il segretario della Cgil - non paga un centesimo chi ha redditi alti, chi ha patrimoni: se io guadagno 500 mila euro all'anno, non dò nulla per il Paese; al contrario, se sono un maestro, un infermiere, un precario, se guadagno 1000 o 1200 euro al mese, devo dare tanto. Ci dicono che non metteranno le mani in tasca agli italiani: ma di quali italiani stiamo parlando? Qui abbiamo cittadini di serie A e cittadini di serie B». Ancora, la Cgil attacca la manovra, perché non si sta facendo come nel resto d'Europa, dove si tassano anche i ricchi: «Zapatero ha presentato un piano di 5 miliardi, dove tassa i redditi medio-alti; Cameron, che non è un pericoloso estremista, ricava 6 miliardi da banche e capital gains; Angela Merkel prepara una manovra di redistribuzione tra tutti. Perché tutto questo non si può fare soltanto in Italia? La Cgil è disposta a fare sacrifici, ma questi non devono ricadere solo su una parte del Paese». Non a caso, la manifestazione del 12 giugno avrà come slogan la frase «Solo sulle nostre spalle».Un'altra critica alla manovra, è «il fatto che mancano del tutto investimenti per incentivare la domanda, per far ripartire l'economia, per sostenere le persone in difficoltà. E nel pubblico ci dicono che vogliono la meritocrazia: ma dov'è se vogliono sopprimere la contrattazione e non ci sono risorse per gli integrativi?».La Cgil chiede quindi che «il governo e il Parlamento cambino la manovra». E vengono indicate altre via per reperire le risorse: «Si potrebbe istituire un'addizionale di "solidarietà" per i redditi superiori a 150 mila euro; reintrodurre l'Ici per i redditi superiori a 90-100 mila euro; portare la sanzione per il rientro dello scudo fiscale dal 5% al 7%; parificare le tasse sulle rendite finanziarie a quelle che i cittadini pagano per i servizi bancari, come avviene in tutta Europa, dove sono più alte che in Italia». «La manovra deve essere equa, come ha chiesto il presidente della Repubblica Napolitano».In piazza, comunque, la Cgil non va solo con la parola d'ordine «cambiare la manovra»: «Ci sono anche i diritti del lavoro - ricorda Epifani - Va modificata la normativa sull'arbitrato, così come non vanno gli attacchi allo Statuto dei lavoratori. Inoltre il 2 giugno saremo a Milano per una manifestazione in difesa della Costituzione: non solo i diritti del lavoro, ma anche, ad esempio, il diritto all'informazione».Insieme ad Epifani, hanno parlato i due segretari di Funzione pubblica e Flc (lavoratori della conoscenza), Rossana Dettori e Domenico Pantaleo, «protagonisti» della mobilitazione del 12 giugno. «Non c'è solo il blocco degli aumenti contrattuali da qui al 2014 - spiega Dettori - ma anche quello del turn over: vuol dire 90 mila assunzioni meno l'anno, e dunque anche meno servizi pubblici ai cittadini. Per non parlare dei precari: 45 mila rischiano il posto tra i contratti a termine, mentre i cococò non siamo neanche in grado di calcolarli». Pantaleo ha aggiunto che «rischiano il posto 26500 docenti, e altrettanti del settore tecnico. Così come migliaia di precari degli enti di ricerca e dell'università. E poi si taglia alle scuole pubbliche, mentre le private avranno 330 milioni di euro».

mercoledì 26 maggio 2010

L'Istat: tasso di occupazione peggiore dal 1995

Più che una fotografia dell'Italia, uno scenario di guerra. È questa l'immagine desolante che fornisce l'Istat nel suo Rapporto annuale 2009: sempre più disoccupazione, povertà, precari, anziani, ignoranza; sempre meno giovani e donne inserite nel mondo del lavoro, sempre meno potere d'acquisto per le famiglie, sempre meno bambini e laureati.
Nel 2009 si è registrato il peggior calo dell'occupazione dal 1995. Gli occupati, spiega l'Istat nel Rapporto 2009, si sono ridotti di 380 mila unità (-1,6%), «con cali sostenuti nel corso dell'intero 2009 e in peggioramento negli ultimi sei mesi».
Qui di seguito alcuni dei punti indicati dall'Istat:

martedì 25 maggio 2010

Aprile 2010: la cassa integrazione per i metalmeccanici continua ad aumentare, cala la cassa ordinaria ma la straordinaria raggiunge livelli record


Manovra: Rinaldini, serve mobilitazione di massa


“Le misure della preannunciata manovra economica, di cui parlano i membri del governo, si presentano come inaccettabili perché volte a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori dipendenti i costi della crisi. Pur da dichiarazioni contraddittorie, si capisce che l’idea è quella di comprimere i consumi interni aumentando le disuguaglianze sociali, col che si aggraverebbe inevitabilmente il quadro recessivo dell’intero paese”. A dirlo in una nota è il leader della Fiom, Gianni Rinadini.

“In modo spudorato
- afferma -, si è parlato di ripresa e di uscita dalla crisi, mentre era evidente che, senza cambiamenti profondi del modello sociale e del conseguente sistema finanziario, si sarebbe arrivati all’ennesima operazione contro coloro che hanno già duramente pagato la crisi. Nello stesso tempo, governo e Confindustria continuano a operare per smantellare diritti e tutele attraverso il preannunciato Statuto dei lavori e con il cosiddetto ‘collegato lavoro’ che, probabilmente, sarà varato nel prossimo mese di giugno”.

“È una enormità
quello che sta avvenendo sul piano sociale. È quindi necessario che la Cgil non si limiti ad avanzare proposte a Cisl e Uil ma, riunendo i propri organismi dirigenti, promuova l’avvio di una mobilitazione di massa dei lavoratori e dei pensionati nei luoghi di lavoro e nei territori fino a arrivare allo sciopero generale”.

ARTICOLO 18 e PRECARIETA'


DAL 2002, E DA QUEL 23 MARZO DOVE A ROMA SCESERO IN PIAZZA 3 MILIONI DI PERSONE , SONO PASSATI 8 ANNI. MA LA CRISI, CONNESSA AI LICENZIAMENTI, AI SALARI FALCIDIATI DALLA CASSA INTEGRAZIONE E AD UNA DISOCCUPAZIONE CHE SI FA SEMPRE PIU' STRUTTURALE PER MILIONI DI PERSONE, OFFRE A GOVERNI E PADRONI TERRENO FERTILE PER COLPIRE DIRITTI E TUTELE DEI LAVORATORI, SOPRATTUTTO DI QUELLI PIU' DEBOLI. IL PROVVEDIMENTO VOLUTO DAL GOVERNO GUARDA PROPRIO IN QUESTO SENSO E RIMETTE IN DISCUSSIONE UNO DEI CARDINI DEL RAPPORTO DI LAVORO NEL NOSTRO PAESE: LA TUTELA DELL'ARTICOLO 18.

VISTI I PRECEDENTI, SE NON SI PUO' CANCELLARE UN DIRITTO, LO SI AGGIRA. NEL DISEGNO DI LEGGE "COLLEGATO LAVORO" IL PADRONE POTRA' INFATTI IMPORRE UN CONTRATTO CERTIFICATO NEL QUALE IL LAVORATORE RINUNCIA A PRIORI ALLA TUTELA GIUDIZIARIA PER AFFIDARE LA CONTROVERSIA AD UNA "GIUSTIZIA PRIVATA", OSSIA L'ARBITRATO. GLI ARBITRI, QUANDO SARANNO CHIAMATI A DECIDERE SULLA CONTROVERSIA TRA DIPENDENTE E DATORE DI LAVORO, POTRANNO FARLO "SECONDO EQUITA'", OVVERO SENZA IL RISPETTO DELLE NORME DI LEGGE (COME L'ARTICOLO 18) E DI CONTRATTO COLLETTIVO.

LE DEBOLEZZE POLITICHE E SINDACALI ODIERNE, UNITE AL TAM TAM MEDIATICO DISIMPEGNATO NEI CONFRONTI DEL SOCIALE, RISCHIANO DI FAR PASSARE IN SORDINA UNA MODIFICA ESTREMAMENTE NEGATIVA PER IL LAVORATORE PONENDO LO STESSO, IN CONDIZIONE DI ENORME SFAVORE RISPETTO A CHI OFFRE IL LAVORO.

SIGNIFICATIVO E' INOLTRE IL FATTO CHE IL PROVVEDIMENTO SI RIVOLGE SOPRATTUTTO VERSO I PIU' DEBOLI, A SANCIRE ULTERIORMENTE UNA CONDIZIONE: QUELLA DELLA PRECARIETA', SOTTOPONENDOLI AL RICATTO DELL'ASSUNZIONE A PATTO CHE RINUNCINO A RICORRERE DAL GIUDICE IN CASO DI CONTROVERSIA COL DATORE DI LAVORO.

IN OCCASIONE DEL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI IL NUOVO ATTACCO ALL'ARTICOLO 18 RAPPRESENTA SOLO IL PREAMBOLO A QUELLA CHE SECONDO IL MINISTRO SACCONI DOVRA' ESSERE UNA VERA E PROPRIA MODIFICA STRUTTURALE DELLO STATUTO, MIRANDO AL CUORE DI QUELLI CHE SONO I CAPISALDI E IL FONDAMENTO DEL DIRITTO DEL LAVORO PRESENTI NELLA NOSTRA COSTITUZIONE.

NE PARLEREMO IN ASSEMBLEA PUBBLICA CON:

LUISA TANZI - RSA CISAGEST JESI
GIUSEPPE CIARROCCHI - SEGRETARIO FIOM MARCHE
ANTONIO DI STASI - DIRITTO DEL LAVORO (UNIVERSITA' DI ANCONA)
MAURIZIO MARCELLI - FIOM NAZIONALE (UFFICIO SALUTE E SICUREZZA)

A JESI IL 28 MAGGIO 2010 ALLE ORE 17.30 PRESSO LA 2^CIRCOSCRIZIONE, ZONA S.FRANCESCO

COMITATO DIRITTI E LAVORO

lunedì 24 maggio 2010

venerdì 21 maggio 2010

SCIOPERO GENERALE SUBITO


di Giorgio Cremaschi

Cosa aspetta la Cgil a mettere all’ordine del giorno lo sciopero generale? Si capiscono le difficoltà politiche, visto che il congresso è andato in tutt’altra direzione, pace con la Cisl, dialogo con il governo e con la Confindustria. Però quello che sta avvenendo in questi giorni è più forte di qualsiasi sbandata congressuale. Di fronte alla crisi il governo comincia a lanciare le prime avvisaglie di un programma che somiglierà sempre di più a quelli che si stanno sperimentando in Spagna, con la minaccia di quelli che si stanno attuando in Grecia. Si tagliano i salari pubblici ma, ovviamente, ci si prepara di conseguenza a colpire quelli privati. E, soprattutto, si fa più forte l’attacco ai diritti del lavoro. Il percorso in parlamento del disegno di legge “collegato lavoro”, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, sta diventando una galleria degli orrori. Non solo si ripristinano e si confermano tutte le norme sull’arbitrato, ma si aggiunge la facoltà del padrone di licenziare a voce, senza alcuna comunicazione formale. Questo arbitrio era stato cancellato dal diritto italiano ancora prima dello Statuto dei lavoratori, con la legge del 1966. Ora verrebbe ripristinato. (...)

Si minacciano le pensioni, a partire dalle finestre sull’anzianità, mentre le aziende licenziano gli anziani. Si annunciano tagli sulla sanità e sui servizi pubblici. Ancora una volta si massacrano la scuola e le università pubbliche. Nel frattempo è già aperto un tavolo di concertazione.
Il governo si incontra quotidianamente con Cisl, Uil e Confindustria per concordare le misure. La Cgil è esclusa da tutti i tavoli e tace. Certo, è difficile ammettere dopo neanche un mese di avere completamente sbagliato i giudizi del congresso e di aver portato l’organizzazione in un vicolo cieco nel quale non conta più niente. Però questa è la realtà e ad essa si può reagire solo con la dignità del conflitto.
La si smetta di aspettare di essere invitati a sedere su uno strapuntino al tavolo di chi ha già deciso. Si proclami subito lo sciopero generale, in nome dei diritti del lavoro e della giustizia sociale. Chi nella Cgil ha voglia di esistere e lottare si faccia sentire ora.
Roma, 20 maggio 2010

LE CONDIZIONI PROPOSTE DALLA FIAT SU POMIGLIANO