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martedì 25 maggio 2010

Aprile 2010: la cassa integrazione per i metalmeccanici continua ad aumentare, cala la cassa ordinaria ma la straordinaria raggiunge livelli record


Manovra: Rinaldini, serve mobilitazione di massa


“Le misure della preannunciata manovra economica, di cui parlano i membri del governo, si presentano come inaccettabili perché volte a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori dipendenti i costi della crisi. Pur da dichiarazioni contraddittorie, si capisce che l’idea è quella di comprimere i consumi interni aumentando le disuguaglianze sociali, col che si aggraverebbe inevitabilmente il quadro recessivo dell’intero paese”. A dirlo in una nota è il leader della Fiom, Gianni Rinadini.

“In modo spudorato
- afferma -, si è parlato di ripresa e di uscita dalla crisi, mentre era evidente che, senza cambiamenti profondi del modello sociale e del conseguente sistema finanziario, si sarebbe arrivati all’ennesima operazione contro coloro che hanno già duramente pagato la crisi. Nello stesso tempo, governo e Confindustria continuano a operare per smantellare diritti e tutele attraverso il preannunciato Statuto dei lavori e con il cosiddetto ‘collegato lavoro’ che, probabilmente, sarà varato nel prossimo mese di giugno”.

“È una enormità
quello che sta avvenendo sul piano sociale. È quindi necessario che la Cgil non si limiti ad avanzare proposte a Cisl e Uil ma, riunendo i propri organismi dirigenti, promuova l’avvio di una mobilitazione di massa dei lavoratori e dei pensionati nei luoghi di lavoro e nei territori fino a arrivare allo sciopero generale”.

ARTICOLO 18 e PRECARIETA'


DAL 2002, E DA QUEL 23 MARZO DOVE A ROMA SCESERO IN PIAZZA 3 MILIONI DI PERSONE , SONO PASSATI 8 ANNI. MA LA CRISI, CONNESSA AI LICENZIAMENTI, AI SALARI FALCIDIATI DALLA CASSA INTEGRAZIONE E AD UNA DISOCCUPAZIONE CHE SI FA SEMPRE PIU' STRUTTURALE PER MILIONI DI PERSONE, OFFRE A GOVERNI E PADRONI TERRENO FERTILE PER COLPIRE DIRITTI E TUTELE DEI LAVORATORI, SOPRATTUTTO DI QUELLI PIU' DEBOLI. IL PROVVEDIMENTO VOLUTO DAL GOVERNO GUARDA PROPRIO IN QUESTO SENSO E RIMETTE IN DISCUSSIONE UNO DEI CARDINI DEL RAPPORTO DI LAVORO NEL NOSTRO PAESE: LA TUTELA DELL'ARTICOLO 18.

VISTI I PRECEDENTI, SE NON SI PUO' CANCELLARE UN DIRITTO, LO SI AGGIRA. NEL DISEGNO DI LEGGE "COLLEGATO LAVORO" IL PADRONE POTRA' INFATTI IMPORRE UN CONTRATTO CERTIFICATO NEL QUALE IL LAVORATORE RINUNCIA A PRIORI ALLA TUTELA GIUDIZIARIA PER AFFIDARE LA CONTROVERSIA AD UNA "GIUSTIZIA PRIVATA", OSSIA L'ARBITRATO. GLI ARBITRI, QUANDO SARANNO CHIAMATI A DECIDERE SULLA CONTROVERSIA TRA DIPENDENTE E DATORE DI LAVORO, POTRANNO FARLO "SECONDO EQUITA'", OVVERO SENZA IL RISPETTO DELLE NORME DI LEGGE (COME L'ARTICOLO 18) E DI CONTRATTO COLLETTIVO.

LE DEBOLEZZE POLITICHE E SINDACALI ODIERNE, UNITE AL TAM TAM MEDIATICO DISIMPEGNATO NEI CONFRONTI DEL SOCIALE, RISCHIANO DI FAR PASSARE IN SORDINA UNA MODIFICA ESTREMAMENTE NEGATIVA PER IL LAVORATORE PONENDO LO STESSO, IN CONDIZIONE DI ENORME SFAVORE RISPETTO A CHI OFFRE IL LAVORO.

SIGNIFICATIVO E' INOLTRE IL FATTO CHE IL PROVVEDIMENTO SI RIVOLGE SOPRATTUTTO VERSO I PIU' DEBOLI, A SANCIRE ULTERIORMENTE UNA CONDIZIONE: QUELLA DELLA PRECARIETA', SOTTOPONENDOLI AL RICATTO DELL'ASSUNZIONE A PATTO CHE RINUNCINO A RICORRERE DAL GIUDICE IN CASO DI CONTROVERSIA COL DATORE DI LAVORO.

IN OCCASIONE DEL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI IL NUOVO ATTACCO ALL'ARTICOLO 18 RAPPRESENTA SOLO IL PREAMBOLO A QUELLA CHE SECONDO IL MINISTRO SACCONI DOVRA' ESSERE UNA VERA E PROPRIA MODIFICA STRUTTURALE DELLO STATUTO, MIRANDO AL CUORE DI QUELLI CHE SONO I CAPISALDI E IL FONDAMENTO DEL DIRITTO DEL LAVORO PRESENTI NELLA NOSTRA COSTITUZIONE.

NE PARLEREMO IN ASSEMBLEA PUBBLICA CON:

LUISA TANZI - RSA CISAGEST JESI
GIUSEPPE CIARROCCHI - SEGRETARIO FIOM MARCHE
ANTONIO DI STASI - DIRITTO DEL LAVORO (UNIVERSITA' DI ANCONA)
MAURIZIO MARCELLI - FIOM NAZIONALE (UFFICIO SALUTE E SICUREZZA)

A JESI IL 28 MAGGIO 2010 ALLE ORE 17.30 PRESSO LA 2^CIRCOSCRIZIONE, ZONA S.FRANCESCO

COMITATO DIRITTI E LAVORO

lunedì 24 maggio 2010

venerdì 21 maggio 2010

SCIOPERO GENERALE SUBITO


di Giorgio Cremaschi

Cosa aspetta la Cgil a mettere all’ordine del giorno lo sciopero generale? Si capiscono le difficoltà politiche, visto che il congresso è andato in tutt’altra direzione, pace con la Cisl, dialogo con il governo e con la Confindustria. Però quello che sta avvenendo in questi giorni è più forte di qualsiasi sbandata congressuale. Di fronte alla crisi il governo comincia a lanciare le prime avvisaglie di un programma che somiglierà sempre di più a quelli che si stanno sperimentando in Spagna, con la minaccia di quelli che si stanno attuando in Grecia. Si tagliano i salari pubblici ma, ovviamente, ci si prepara di conseguenza a colpire quelli privati. E, soprattutto, si fa più forte l’attacco ai diritti del lavoro. Il percorso in parlamento del disegno di legge “collegato lavoro”, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, sta diventando una galleria degli orrori. Non solo si ripristinano e si confermano tutte le norme sull’arbitrato, ma si aggiunge la facoltà del padrone di licenziare a voce, senza alcuna comunicazione formale. Questo arbitrio era stato cancellato dal diritto italiano ancora prima dello Statuto dei lavoratori, con la legge del 1966. Ora verrebbe ripristinato. (...)

Si minacciano le pensioni, a partire dalle finestre sull’anzianità, mentre le aziende licenziano gli anziani. Si annunciano tagli sulla sanità e sui servizi pubblici. Ancora una volta si massacrano la scuola e le università pubbliche. Nel frattempo è già aperto un tavolo di concertazione.
Il governo si incontra quotidianamente con Cisl, Uil e Confindustria per concordare le misure. La Cgil è esclusa da tutti i tavoli e tace. Certo, è difficile ammettere dopo neanche un mese di avere completamente sbagliato i giudizi del congresso e di aver portato l’organizzazione in un vicolo cieco nel quale non conta più niente. Però questa è la realtà e ad essa si può reagire solo con la dignità del conflitto.
La si smetta di aspettare di essere invitati a sedere su uno strapuntino al tavolo di chi ha già deciso. Si proclami subito lo sciopero generale, in nome dei diritti del lavoro e della giustizia sociale. Chi nella Cgil ha voglia di esistere e lottare si faccia sentire ora.
Roma, 20 maggio 2010

LE CONDIZIONI PROPOSTE DALLA FIAT SU POMIGLIANO

mercoledì 19 maggio 2010

Mercoledì 19 Maggio 2010 14:02

LA CGIL PRONTA ALLO SCIOPERO GENERALE

di Beatrice Borromeo

Sta diventando il disegno di legge dei record: non solo perché il testo di riforma del mercato del lavoro di cui è relatore Maurizio Castro, Pdl, presto tornerà alla Camera per la settima volta, ma anche perché continua a scatenare polemiche nonostante in pochi abbiano davvero chiaro il suo contenuto (il testo sarà consultabile online soltanto da oggi). È stato il primo “no” del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo ha rimandato alle Camere il 31 marzo perché era viziato da “estrema eterogeneità” e in alcuni punti a rischio di incostituzionalità. “Se l’orientamento del governo non si modificasse in vista della discussione parlamentare, dovremmo arrivare ad azioni di lotta, senza escludere lo sciopero generale”, afferma la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso (probabile nuovo segretario nazionale a settembre). Anche perché, dice l’Italia dei Valori, con questa riforma “si torna all’epoca degli schiavi”.
SEI LICENZIATO. Uno dei punti più criticati del disegno di legge ora in discussione al Senato in commissione Lavoro è la possibilità per il datore di lavoro di licenziare il dipendente precario oralmente. In teoria vengono rafforzate le tutele: il ddl allunga i tempi per impugnare il licenziamento da 60 a 90 giorni. In realtà dall’allungamento dei termini d’impugnazione potrebbero derivare solo problemi per i precari. Una legge italiana del 1966, come ha chiarito ieri in una nota il ministero del Lavoro, vieta di licenziare a voce i dipendenti. L’emendamento di Castro non contraddice la legge, cioè non introduce i licenziamenti orali, si limita a considerarli una consuetudine diffusa, consolidatasi prima dell’introduzione dello Statuto dei lavoratori e che, oggi, rientra nel campo dei “licenziamenti inefficaci”. Il fatto di allungare i termini per fare ricorso, dicono i critici, diventa una legittimazione di fatto dei licenziamenti a voce.
“L’emendamento è stato presentato male, non è stato spiegato correttamente”, ammette al Fatto Quotidiano Giuliano Cazzola, Pdl, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera già relatore del provvedimento in una fase precedente. E spiega: “Dare 90 giorni per impugnare il licenziamento orale secondo me va nell’interesse del lavoratore. Però è vero che rischia di legittimare il licenziamento orale, io l’avrei formulato diversamente”. Riguardo alla possibilità che il datore di lavoro menta sulla data del licenziamento (che, essendo fatto a voce, non è provabile) Cazzola sostiene che “il dipendente può sempre e comunque chiedere di avere un documento scritto con data, motivazione del licenziamento e firma del datore di lavoro”.
L’ARBITRATO. Non sono questi gli unici punti critici del disegno di legge. C’è sempre la questione di quando e come ricorrere agli arbitri (nominati dalle parti) invece che al giudice del lavoro. Nella prima versione del ddl, quella bocciata da Napolitano (nonostante fosse meno dubbia, secondo molti costituzionalisti, di altre leggi promulgate dal Colle come il legittimo impedimento), il lavoratore poteva essere costretto a firmare al momento dell’assunzione una clausola compromissoria per accettare che, in caso di controversie sulla risoluzione del rapporto di lavoro, queste sarebbero state affrontate dinanzi a un arbitro e non a un giudice. “Così s’introduce l’arbitrato secondo equità, che non è quello normale, e che assegna all’arbitro compiti anche in deroga alle leggi esistenti che proteggono il lavoro. Si crea un eccesso di potere nelle mani dell’arbitro”, sostiene l’ex ministro del Lavoro e deputato Pd Cesare Damiano. Nella nuova versione alcuni particolari sono cambiati: la clausola compromissoria dovrà essere firmata non all’ingresso in azienda ma dopo la fine del periodo di prova del dipendente: “Omeopatia – sostiene Damiano – anzi peggio, hanno messo le mani solo su dettagli micro. Con questo passo indietro plateale e protervo il governo, che dal momento del suo insediamento non fa che diminuire le tutele dei lavoratori, si allontana dai rilievi di Napolitano”.
[articolo pubblicato oggi, 19 maggio 2010 su "Il Fatto Quotidiano"]

Fiat: Rinaldini, di fatto ci propone nuovo contratto

“Si tratta di capire se Fiat vuole negoziare oppure no, perché quello che propone è di fatto un nuovo contratto nazionale, che non si può semplicemente chiedere di firmare. Quando si chiedono modifiche su turni, sugli straordinari, assenze e pause non è terreno del ‘prendere o lasciare’”. Così il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, parlando del piano per lo stabilimento di Pomigliano. Ne dà notizia l'Ansa. Finora ci sono stati incontri esplorativi rispetto ai tavoli separati della scorsa settimana. Oggi c’è la riunione dei delegati, domani e dopodomani le assemblee dei lavoratori, poi si attende la nuova convocazione della Fiat che dovrebbe essere unitaria.

Spremuta di operaio nonostante la crisi, a Mirafiori la Fiat sperimenta un nuovo sistema produttivo che taglia i tempi morti e riduce il riposo.



Fiat: conferenza stampa congiunta di Gianni Rinaldini e dell’Inca su regimi di orario, prestazioni e salute dei lavoratori sul pi...