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lunedì 23 maggio 2011

CNH JESI

2 ORE DI SCIOPERO
IN-SICUREZZA alla Fiat CNH di Jesi


L’assemblea unitaria retribuita tenutasi stamattina, in merito al grave incidente occorso nei giorni scorsi al reparto Verniciatura (il distacco di un corpo trattore dalle catene che lo tenevano sospeso, pura fatalità ha evitato danni ai lavoratori) e le ultime scelte in materia di Sicurezza operate dall’Azienda, ha deciso 2 ore di sciopero: una in corteo interno dalle 9.30 alle 10.30 e l’altra nell’ultima ora del turno di mattino – dalle 12 alle 13 - e sull’ultima ora dei turni del centrale – dalle 15.15 alle 16.15 , dalle 16 alle 17 .
I lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento di Jesi hanno mandato un chiaro messaggio, la Sicurezza del loro posto di lavoro davanti a tutto.
I campionati a squadre tra reparti con tanto di scudetto non possono essere una risposta seria a quanto accaduto, mettere in competizione i lavoratori l’uno contro l’altro premiando chi si infortuna di meno, chi si medica di meno e chi fa più proposte di miglioramento non ci sembra una proposta seria.
Servono invece soluzioni vere e concrete, capaci di prevedere i rischi di possibili incidenti, nel rispetto delle Leggi e valorizzando le competenze.
Respingeremo qualsiasi tentativo di attribuire la responsabilità di quanto accaduto ai lavoratori, la responsabilità di lavorare in un ambiente salubre e sicuro è del datore di lavoro ed è un nostro diritto pretenderla.
Dopo tante parole, tanti grafici, tanti tabelloni sparsi per tutta la fabbrica (WCM), è ora di mettere in campo risposte efficaci e concrete.

Per il secondo turno e per il turno della notte le modalità dello sciopero saranno decise nell’assemblea del pomeriggio.

Jesi, 23 maggio 2011                                   la RSU

mercoledì 18 maggio 2011

CNH

Informiamo i lavoratori e le lavoratrici che oggi 18 Maggio si è riunito il Consiglio di Fabbrica a fronte del gravissimo incidente verificatosi ieri pomeriggio al reparto Verniciatura, che ha indetto una:

         
ASSEMBLEA RETRIBUITA DI 1 ORA
LUNEDI’ 23 MAGGIO
Oggetto:
SICUREZZA
                                                
     ORARI:
1°turno e centrale, 8,30-9,30
2°turno, 15-16
3°turno, 21-22

Vista l’importanza del tema si auspica la massima partecipazione di tutte le maestranze.


Jesi, 18 Maggio 2011                                              La RSU                                  
                                                                          




ANCHE OGGI E’ ANDATA BENE…


Oggi 17 Maggio 2011 si è verificato al reparto Verniciatura un gravissimo incidente che poteva avere conseguenze pesanti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori: il distacco di un corpo trattore dalle catene che lo tenevano sospeso.
Pura fatalità ha fatto sì che l’evento si verificasse pochi metri prima dell’area Masking, qualche metro dopo e sarebbe stata messa a repentaglio la vita delle lavoratrici e dei lavoratori che lì lavorano.
Oltre ai trenini, ai carrellini-kit, agli “scudetti” sulla sicurezza e alle mille modifiche che quotidianamente si inventano sui banchi di lavoro al fine di racimolare qualche secondo sui tempi di lavoro o per guadagnare qualche punto al prossimo Audit WCM, una Azienda di questa portata è ora che rimetta al centro una discussione vera su come prevenire il rischio di incidenti di questo tipo, tra l’altro non il primo.
E’ oltre tutto incredibile come da una parte si spendano tempo e risorse per togliere i paranchi, in certi casi indispensabili alla salvaguardia delle “schiene” di chi lavora, e allo stesso tempo in Verniciatura c’è una intera linea sospesa su un ballatoio che su un evento come quello odierno non avrebbe retto al peso del trattore.
Per noi la sicurezza non è e non potrà mai essere né un pilastro del Wcm né un Campionato tra i reparti con tanto di Scudetto finale come proposto dall’Azienda in uno degli ultimi incontri, ma deve essere il primo VALORE di chi ha in mano la Responsabilita’ dello stabilimento e della Salute e della Sicurezza di chi ci lavora.

La RSU della Fiom-Cgil convoca per domani alle ore 12,00 un Consiglio di Fabbrica con le altre organizzazioni sindacali.







Jesi, 17 Maggio 2011                                la RSU della Fiom-Cgil

venerdì 13 maggio 2011

LA SVOLTA DELLA CGIL E LA NORMALIZZAZIONE DELL'OPPOSIZIONE

di Giorgio Cremaschi [articolo pubblicato su "Liberazione" oggi, 13.5.2011) Patto per la crescita. Questo è il titolo con cui è stato annunciato dalla stampa il documento votato poi a maggioranza dal direttivo della Cgil. La sintesi, per quanto brutale, chiarisce il senso negativo di questa scelta. La Cgil fa propria la priorità della “crescita”, sulla quale si stanno orientando non solo le posizioni della Confindustria, ma tutta la politica economica dell’Unione Europea, del sistema bancario, del Fondo monetario internazionale. E’ una scelta profondamente sbagliata che, al di là delle cautele e delle attenuazioni di circostanza, accetta che la crisi possa essere affrontata con il rilancio dell’attuale modello di sviluppo. (...)

Tutti vogliono la crescita, ma la crescita di che? Quella dei salari, quella dei diritti sociali, quella dell’area dei beni comuni e dell’economia sottratta a una produzione di massa che distrugge tanto la salute delle persone quanto quelle del pianeta, oppure la crescita del Pil secca e brutale? Non si scappa da questo punto e assumere oggi la priorità della crescita significa inevitabilmente diventare subalterni alla strategia della competitività, della produttività, del profitto a tutti i costi che oggi anima gli indirizzi della Confindustria e dei principali governi europei.
Non è un caso che da questa scelta derivi sul piano sindacale il secco ridimensionamento del contratto nazionale. Per la prima volta il direttivo della Cgil auspica un contratto “meno prescrittivo e più inclusivo” che, tolto il sindacalese, vuol dire un contratto nazionale più leggero, che abbassi il livello delle tutele e dei diritti nella speranza di allargare l’area dei lavoratori compresi in esso.
Questo significa sposare una vecchia tesi, mai provata dai fatti. Quella dei vasi comunicanti dei diritti, per la quale si spera di estendere un po’ di tutele ai precari, ai disoccupati, al lavoro nero, abbassando la qualità e la quantità dei diritti medi per tutti. Questa teoria alimenta la campagna contro il “privilegio” di chi ha ancora la tutela dell’articolo 18 e che, non essendo licenziabile, non può essere sostituito da un giovane precario. La Cgil non ha mai sposato queste teorie, e non lo fa tuttora, ma il documento apre inevitabilmente ad esse dal momento che indebolisce complessivamente il ruolo e il peso del contratto nazionale. Di cui vengono ridotte la funzione salariale così come quella normativa, in particolare sugli orari e le flessibilità. Si apre così la via alla cosiddetta articolazione della contrattazione, che nei fatti significa dare spazio alle deroghe “contrattate” dalle Rsu, soprattutto quando sono sotto ricatto occupazionale.
La Cgil respinge le clausole di responsabilità, con cui Marchionne in Fiat attenta alle libertà costituzionali dei lavoratori. Tuttavia accetta l’idea che ci sia una “esigibilità dei contratti”. Parola terribile questa, che nel linguaggio delle imprese significa una sola cosa: una volta che qualcuno ha firmato, non puoi più discutere, né tantomeno rifiutare.
Si apre così la via, come ha denunciato nel suo intervento contrario al documento Maurizio Landini, alla generalizzazione del sistema delle deroghe.
Oltre alle evidenti obiezioni di merito, c’è anche una fortissima obiezione politica a questa scelta della maggioranza della Cgil. Anche questa è stata argomentata nel direttivo, in particolare da Gianni Rinaldini. Che ragione c’era, dopo uno sciopero che ha dato un importante segnale di combattività di massa, che ragione c’era di proporre questa svolta? E’ stato detto forse nelle piazze del 6 maggio che si scioperava per il ritorno alla concertazione e per il patto sociale? E’ chiaro che questa scelta, giustificata con il solito motivo che la Cgil non può non avere una proposta, si dà una torsione negativa a tutto il movimento di lotta che si è sviluppato in quest’ultimo anno, a partire da Pomigliano. E’ tutto da discutere che questo movimento si sia sviluppato per arrivare al contratto leggero e a un nuovo sistema di regole finalizzato alla produttività e alla crescita. A me sembra, al contrario, che l’anima vera e profonda di questo movimento, sia stato il no al modello proposto dalla Confindustria e dalla Fiat, il no alla flessibilità e alla produttività come vie principali per la crescita, il no insomma al modello Marchionne non solo nella fabbrica, ma nella scuola, nella cultura, in tutta la società. Ci sono stati arretramenti in questa battaglia, difficoltà, sconfitte dolorose come alla Bertone. Ma l’anima vera del movimento di lotta è stata questa. Quella che chiedeva una piattaforma di cambiamento sociale fondata sui diritti e le libertà e non un nuovo patto con la Confindustria.
Con questa accelerazione moderata la maggioranza della Cgil ha riassorbito tutte le sue articolazioni interne e ha messo di nuovo ai margini la maggioranza della Fiom e la minoranza congressuale, che hanno votato contro.
Bisogna allora prendere atto che, pur tra conflitti e contraddizioni, è in atto un processo che punta alla sostituzione di Berlusconi con una concertazione politica e sociale di stampo neocentrista. La maggioranza della Cgil, con il suo documento, entra in questo processo politico. E’ vero che le confusioni del governo, le rigidità e gli applausi agli omicidi dell’assemblea della Confindustria, non rendono vicinissimo un nuovo accordo. Verso di esso però marcia la maggioranza della Cgil. Ed è questa una direzione di marcia pericolosa e anche sbagliata nella prospettiva, perché non solo l’Italia, ma tutta l’Europa è colpita dalla crisi del modello di sviluppo, dalle catastrofi sociali che provocano le politiche liberiste di risanamento quali quelle che stanno massacrando la Grecia, dall’assenza di una vera strategia di cambiamento sociale.
La mossa della Cgil può forse servire a rimettere nei giochi della politica la principale confederazione italiana, ma non affronta minimamente i drammatici problemi sociali del mondo del lavoro, la caduta dei salari e dei diritti, l’aggressione alla libertà dei lavoratori che si sta scatenando.
Il voto del direttivo della Cgil è sul piano sindacale l’equivalente degli indirizzi politici del Partito Democratico. Non coincide in tutto con essi, ma la direzione di marcia è quella. Alla base di quella scelta sta l’idea che si possa sostituire Berlusconi rendendolo inutile anche per le imprese, con un nuovo patto con questa Confindustria, questo sistema di potere economico, questo modello di sviluppo. Un’idea che comporta inevitabilmente la normalizzazione dell’opposizione sociale.
Di fronte a questo passaggio tutte e tutti coloro che, nel sindacato e nei movimenti credono e pensano ad un’altra prospettiva, oggi hanno il dovere di ritrovarsi per contrastare queste scelte e per costruire una piattaforma alternativa ad esse.

martedì 10 maggio 2011

Fischi plebei e applausi confindustriali





Appena in Italia qualcuno fischia qualche autorità o qualche esponente politico, economico, sindacale, succede lo scandalo. Tutto il palazzo si scatena per condannare i fischiatori e per assolvere i fischiati. Il fischio, contrariamente a quanto sosteneva il Presidente Pertini, non è considerato un’espressione di libertà ma una violenza. Si dimentica così che solo nelle dittature si applaude sempre.
Ci sono anche applausi che fanno scandalo. Quando dei giovani teppisti hanno applaudito un loro amico reo di aggressioni violente mentre veniva arrestato, c’è stata la pubblica condanna. Lo stesso avviene quando in un quartiere degradato c’è chi solidarizza con il criminale nel momento dell’arresto. Ma qui siamo nell’ambito delle condanne rivolte mondo all’emarginazione sociale e civile, si disprezzano gli applausi plebei.
All’assemblea della Confindustria la Presidente Emma Marcegaglia, ha affermato che la condanna per la strage della ThyssenKrupp è troppo pesante e che così le aziende sono costrette a lasciare il Paese. La platea di 5.000 industriali ha risposto tributando un applauso lungo e caloroso all’amministratore delegato della Thyssen, presente in sala, che è stato condannato per pluriomicidio con dolo eventuale. Questi applausi a un condannato per omicidio, sollecitati di fatto dalla Presidenza della Confindustria, hanno ricevuto pochissime condanne nel Parlamento italiano..Gran parte del mondo politico e purtroppo anche di quello sindacale, non ha detto nulla. Oltre che la libertà di licenziamento e quella di cancellare i contratti di lavoro, oggi lor signori hanno anche la libertà di applaudire i colpevoli di omicidio.
Pensiamo a questo e indigniamoci contro tutta l’ipocrisia politica e istituzionale che condivide o consente questo degrado.

                                                     La RSU FIOM-CGIL

lunedì 9 maggio 2011


Comitato centrale 9 maggio 2011

Al termine dei lavori del Comitato centrale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione.
Il documento presentato da Maurizio Landini, segretario generale Fiom, è stato approvato con 106 voti a favore, quello presentato da Fausto Durante ha raccolto 29 voti a favore.
Si sono astenuti 15 componenti il Comitato centrale.

Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil esprime grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero generale del 6maggio, la straordinaria partecipazione nelle manifestazioni territoriali e il positivo rapporto instaurato con i giovani, i precari, gli studenti, i movimenti e le associazioni impegnate per il referendum del 12 e 13 giugno.
Tale risultato richiede alla Cgil di proseguire nella mobilitazione per riunificare le lotte sociali in corso.
Lo sciopero generale ha avuto la forza di rimettere al centro il lavoro, la democrazia, la lotta alla precarietà, il valore del Contratto nazionale e delle libertà sindacali messi in discussione dalla pratica degli accordi separati, dall'oltranzismo della Fiat, dalle concrete azioni della Confindustria e delle Associazioni imprenditoriali.
La riuscita dello sciopero generale rafforza la necessità di contrastare le politiche del Governo, al fine di produrre un reale cambiamento politico, sociale ed economico. La qualità del lavoro, la riforma fiscale, uno stato sociale davvero universale, una politica pubblica che coniughi sapere, innovazione, sostenibilità ambientale sono le fondamenta su cui costruire l'uscita dalla crisi per il nostro Paese.
Il Comitato centrale considera gravi le affermazioni fatte dalla Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alle assisi di Bergamo, perché quando si propone che le imprese possono scegliere di applicare in alternativa il Ccnl o un Contratto aziendale, quando si dichiara che dopo la sentenza Thyssen nessuno farà più investimenti in Italia, quando si sostiene il Governo per impedire in modo truffaldino che si svolgano i referendum del 12 e 13 giugno, tutto ciò prefigura un'idea autoritaria di uscita dalla crisi, accompagnata da una radicale modifica dei rapporti contrattuali e sociali a danno delle libertà individuali, sindacali, della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il rispetto delle leggi e dei Contratti nazionali sono per la Fiom la base su cui costruire un nuovo modello di relazioni e non, invece, un impedimento alla competitività.

Contratto 2008

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil considera un fatto di notevole importanza che i ricorsi presentati contro l'accordo separato del 2009, abbiano visto emettere decreti, da diversi tribunali del nostro Paese, che confermano la validità del Ccnl del 2008, condannano per comportamento antisindacale le imprese che non lo applicano e che vogliono fare discriminazioni sui trattamenti economici.
Questo primo risultato rafforza l'impegno a presentare in tempi previsti la piattaforma per rinnovare il Ccnl del 2008, riconquistando un vero Ccnl unitario sulla base delle linee e del percorso deciso nell'Assemblea nazionale delle delegati e dei delegati della Fiom-Cgil a Cervia. A tal fine è convocata una specifica riunione del Comitato centrale per il mese di maggio 2011.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale a Federmeccanica, Fim e Uilm per realizzare prioritariamente un'intesa sulla rappresentanza e la validazione democratica delle piattaforme e degli accordi nella nostra categoria, in alternativa alla pratica degli accordi separati.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil impegna tutte le proprie strutture a uno sforzo straordinario per realizzare tramite accordi aziendali e territoriali la conferma dell'applicazione del Ccnl del 2008, del resto già stipulati nelle aziende in numerosi territori, per migliaia di metalmeccanici.

Vertenza Fiat

Il Comitato centrale Fiom-Cgil conferma le decisioni, i giudizi e gli orientamenti già espressi sulla gravità delle scelte e delle azioni che la Fiat sta perseguendo nel settore dell'auto nel nostro Paese.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil condivide la scelta compiuta dalla Segreteria nazionale di presentare presso il Tribunale di Torino un ricorso contro la Fiat, affinché sia accertata la violazione delle norme legislative in materia di trasferimento di impresa e del carattere antisindacale della Newco costituita a Pomigliano.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil ribadisce la contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. A Tal fine anche la Fiat in un ottica di responsabilità sociale deve fornire soluzioni industriali capaci di garantire continuità produttiva e difesa dei livelli occupazionali.
Il Governo e le Istituzioni coinvolte devono immediatamente convocare un tavolo per verificare le concrete fattibilità dei progetti presentati.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil, in tale contesto, condivide le scelte compiute in questa fase negli stabilimenti Fiat, da Melfi alla ex Bertone, in particolare nel caso di quest'ultima, le scelte compiute e condivise hanno permesso di sventare il doppio ricatto della Fiat, di evitare il licenziamento di quei 1.000 lavoratori, di svuotare di significato un finto referendum che non permette un libero pronunciamento delle lavoratrici e dei lavoratori,mantenendo aperta la vertenza generale di tutta la Fiom nei confronti della Fiat: la Fiom non firma e contrasterà tale accordo separato.
Del resto la vera novità dell'azione Fiat sta nel tentare di applicare stabilimento per stabilimento un accordo aziendale separato, senza la firma della Fiom, sostitutivo del Ccnl, in cui non esistono più le Rsu e si limita il diritto di sciopero.
Per queste ragioni il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la decisione del
Coordinamento Fiat di proseguire la vertenza Fiat a partire dagli stabilimenti meno colpiti dalla Cig, rivendicando e anticipando il confronto sulle scelte di politica industriale e di investimento.
E' inoltre necessario che la risposta all'attacco alle libertà e alle agibilità sindacali avviato dalla Fiat nei confronti delle delegate e dei delegati della Fiom diventi un'iniziativa di carattere generale, anche attraverso forme di sostegno di tutta la categoria.
Il contrasto alla strategia della Fiat e la riconquista di un vero e unitario Ccnl sono per la Fiom parti di un'unica azione contrattuale che richiede una forte unità di azione e solidarietà interna ad ogni livello e in questo spirito il Comitato centrale della Fiom assume la relazione e le conclusioni.
 
Lo sciopero è riuscito dappertutto, nonostante le difficoltà e l’attacco continuo ai diritti del lavoro e anche le debolezze nella sua preparazione. Lo sciopero ha mostrato una volontà di lotta che tocca milioni di persone. E’ un segnale importante e non scontato. Si vuole continuare, non ci si vuole arrendere, non si vuole accettare la politica economica disastrosa del governo e, assieme ad essa e corollario di essa, l’attacco ai diritti e alle libertà del lavoro condotto da Marchionne e dalla Confindustria. Chi ha scioperato, chi è sceso in piazza, lo ha fatto contro il governo, ma anche contro il padronato, senza particolari e sempre meno comprensibili distinzioni. Questo è il messaggio che viene da questa giornata. Bisogna continuare sia rispetto alle scelte del governo, sia contro l’attacco ai contratti e ai diritti. (...) Non è all’ordine del giorno un ritorno alla concertazione ma bisogna ricostruire il potere contrattuale e i diritti del mondo del lavoro, mentre si lotta per una diversa politica economica e sociale. Il governo ieri ha fatto capire che le responsabilità della crisi sono della Confindustria. La Confindustria domani dirà che le responsabilità sono del governo. La verità è che Confindustria e governo sono solidali entrambi nella responsabilità di aver affrontato la crisi economica con il taglio ai diritti sociali, con l’attacco al contratto nazionale e con gli accordi separati, con la ricerca del massimo guadagno mentre si taglia l’occupazione. Se la crisi si è aggravata è colpa loro e delle ricette che hanno utilizzato per affrontarla. Lo sciopero è anche un segnale chiaro che non si può tornare all’unità con Cisl e Uil fino a che queste organizzazioni non cambiano strada rispetto al governo e al padronato. Tutte e tutti coloro che hanno scioperato e sono scesi in piazza hanno mandato un messaggio chiaro: si va avanti contro il governo e la Confindustria anche senza Cisl e Uil.

sabato 7 maggio 2011

ANCONA 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE








Sciopero generale, la Cgil scende in piazza

SCIOPERO GENERALE DEL 6 MAGGIO

“Siamo in presenza di un’emergenza democratica.” Lo ha detto Maurizio Landini, Segretario generale della Fiom-Cgil, che ha preso la parola a Reggio Emilia nel corso del comizio con cui si è conclusa la manifestazione provinciale ivi organizzata nell’ambito dello sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil.
“La riuscita dello sciopero generale e la straordinaria partecipazione che si è avuta in ognuna delle decine di piazze in cui si sono svolte oggi le nostre manifestazioni - ha proseguito Landini - ci chiedono di continuare questa battaglia per il lavoro, la democrazia, i diritti nel lavoro e il Contratto nazionale, oltreché per cambiare il Governo di questo Paese e contrastare le azioni confindustriali. Dobbiamo difendere la nostra Costituzione. Occorre rappresentare i giovani e combattere la precarietà. Per questo la Cgil deve offrire un terreno di riunificazione delle lotte e dei diritti nel lavoro.”
“Bisogna combattere - ha sottolineato Landini - la pratica degli accordi separati. Servono un’intesa e una legge sulla rappresentanza. La democrazia, cioè il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di votare in modo libero le piattaforme e gli accordi, è la condizione per ricostruire l’unità sindacale.”
“Il contrasto al progetto della Fiat, che vuole uscire dal Contratto nazionale, cancellando le libertà sindacali - ha detto ancora Landini - continua perché ha un valore generale. Non è accettabile e non è vero che per investire in Italia sia necessario cancellare diritti e contratti e non applicare le leggi. La vicenda Bertone indica un’intelligente capacità dei lavoratori di uscire dal ricatto e di tener aperta e sostenere, insieme alla Fiom e alla Cgil, la lotta per aprire una vera vertenza in Fiat.”
“Denunciamo infine l’assenza - ha concluso Landini - di una politica industriale degna di questo nome, in assenza della quale il nostro sistema produttivo arretra e si corre il rischio di cancellare definitivamente migliaia di imprese e di posti di lavoro.”