Di Antonio Rispoli
Sinceramente, ho faticato a credere che quello che parlava fosse un sindacalista. Sentire il segretario generale della Cisl Angelo Bonanni dire: "Dieci, cento, mille Pomigliano!", mi ha fatto scendere il latte alle ginocchia. Non è da adesso che i leader della Cisl e della Uil hanno mostrato di apprezzare molto l'appiattimento sulle posizioni filogovernative e filo confindustriali. Basta ricordare l'entusiasmo con cui aderirono all'approvazione della legge 30, che è stato un trionfo della precarizzazione del mercato del lavoro; al "Progetto Italia", del 2003, in cui i sindacati appoggiarono tantissime promesse del secondo governo Berlusconi, senza che nessuna di esse sia stata poi attuata; il sempre minore numero di scioperi a cui la Cisl ha aderito con i governi Berlusconi, fino all'intervento di poche settimane fa, in cui raccomandava di fare gli scioperi solo di sabato, per non danneggiare la produzione delle imprese.
Ma dire "Evviva Pomigliano" è un assurdo, per un sindacalista, che dovrebbe stare dalla parte dei lavoratori. Perchè a Pomigliano sono stati scippati i diritti ai lavoratori. Per esempio sono state ridotte le pause caffè (che sono anche pause bagno, perchè non sempre puoi stare 8 ore a tenertela); la pausa pranzo è stata spostata a fine turno, ma a fine turno è stato spostato anche l'obbligo di recuperare i ritardi di produzione dovuti al ritardo delle consegne di materiale da parte delle fabbriche dell'indotto. Poichè la Fiat a Pomigliano ha oltre 100 aziende che si occupano di costruire i vari pezzi dell'autovettura, i ritardi sono praticamente all'ordine del giorno. Quindi quasi tutti i giorni ai lavoratori verrà tolta la pausa pranzo perchè bisognerà recuperare qualche ritardo che inevitabilmente capita durante la giornata. Ancora peggio: nell'accordo sta scritto esplicitamente che nel caso di assenza ingiustificata dal lavoro, compreso nel caso di sciopero, l'azienda è autorizzata a prendere provvedimenti disciplinari. Cioè si viola un diritto costituzionale, quello di sciopero.
Sono queste le norme che Bonanni vuole applicare? La risposta della Cisl a questo punto è: "Noi dobbiamo fare di tutto per mantenere le imprese in Italia, perchè se vanno all'estero o chiudono poi non c'è lavoro". In teoria si può essere d'accordo: meglio guadagnare poco che non guadagnare affatto. Ma qui arriviamo al punto fondamentale: a che serve il sindacato se non a costringere le società a rispettare i diritti dei lavoratori? Se i sindacati, anzichè calare le brache in questa maniera così vergognosa avessero lanciato una controffensiva, per esempio scioperando tutti insieme in tutte le fabbriche e gli uffici della Fiat, per lunghi periodi, bloccando la produzione delle autovetture, avrebbero potuto ottenere qualcosa. Anche se in questo caso avrebbero dovuto avere l'appoggio del governo che, alla minaccia di Marchionne di andare all'estero, avrebbe dovuto dire: "Molto bene. Prendi e vattene. Ma lasci qui tutte le fabbriche, come rimborso per le vagonate di miliardi di euro che la Fiat ha ricevuto dal dopoguerra ad oggi". Questo fa un governo serio... cosa che non riguarda l'Italia.
Allora, visto che Bonanni non è in grado di guidare il sindacato nel fare il proprio dovere, va cacciato. Se non lo è, è perchè anche il resto del sindacato ha deciso di andare contro gli interessi dei lavoratori. Evidentemente per loro è più importante fare i simpatici col Presidente del Consiglio o con i grossi vertici industriali che difendere gli interessi dei lavoratori. Poi è normale che questo faccia arrabbiare le persone; e quando c'è gente arrabbiata è inevitabile trovare quel gruppo di esaltati che lanciano un fumogeno contro il segretario Cisl o le uova contro la sede Cisl. E' questo il prezzo (sbagliato, perchè la violenza non va mai usata e non paga mai) che si rischia di pagare, quando hai l'obiettivo di essere il miglior amico di Marchionne. Che poi è una fatica inutile: come tutti i migliori amici, il suo destino è di essere preso a calci quando l'ad della Fiat è incavolato.
lunedì 11 ottobre 2010
venerdì 8 ottobre 2010
Non dare soldi a chi non ti fa votare
e cancella il Contratto nazionale
Fim e Uilm nell’accordo separato sul contratto un anno fa hanno anche
concordato con le aziende la trattenuta di una quota di euro 30,00 alle
lavoratrici e dai lavoratori non iscritti per il “servizio” reso …
Nel mese di ottobre le aziende stanno comunicando ai dipendenti che, con
la busta paga del mese di novembre, distribuiranno a tutti il modulo con cui
si autorizza oppure non si autorizza la trattenuta di 30,00 euro a favore di
Fim e Uilm. (Se non si restituisce il modulo l’azienda effettuerà la
trattenuta automaticamente).
HANNO FIRMATO IN QUESTI GIORNI L’ACCORDO SEPARATO
SULLE DEROGHE CHE CANCELLANO DI FATTO IL CONTRATTO
NAZIONALE
HANNO FIRMATO SENZA CHIEDERE IL PARERE ALLE
LAVORATRICI E AI LAVORATORI
E ADESSO VOGLIONO
ANCHE UN CONTRIBUTO?!
Ricordiamo che agli iscritti Fiom non deve essere trattenuto nulla!
Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori a compilare e
restituire il modulo all’azienda entro il 15/12/2010
NON AUTORIZZANDO LA TRATTENUTA.
Il vero contratto – quello del 2008 – senza deroghe
Invece di pagare
chi non ti fa votare
iscriviti
e sostieni la Fiom
giovedì 7 ottobre 2010
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| Giovedì 07 Ottobre 2010 00:18 |
| Questa lettera non e' stata pubblicata dal Corriere della Sera, ad essa mi sento di aggiungere la condanna per quanto avvenuto a Roma alla sede nazionale della Cisl... e anche la richiesta di un poco di garantismo per gli operai di Lecco e di altrove la cui versione dei fatti non e' stata neppure presa in considerazione... si sa il garantismo per gli operai, specie se della Fiom, non vale. (...) Roma, 4 ottobre 2010 A Dario Di Vico “Corriere della Sera” (via e-mail) Caro Di Vico, Giorgio Cremaschici conosciamo da tanti anni e quindi so che non ho bisogno di molte parole per spiegarti perché considero la proposta di patto sociale avanzata della Confindustria assolutamente da respingere. E’ la solita minestra riscaldata che da 30 anni supplisce all’innovazione, agli investimenti, alla crescita reale dell’economia. Oggi c’è l’aggravante che l’unica cosa chiara di questo patto è che esso vorrebbe dire la fine del Contratto nazionale, ridotto ad una cornice burocratica ove ognuno “deroga” come vuole. Lo smantellamento in tempi di crisi del Contratto nazionale non è solo un’operazione iniquia sul piano sociale e distruttiva anche dal punto di vista dell’unità del Paese, ammesso che l’argomento interessi ancora. Oggi questa operazione segna una regressione anche sul piano dello stesso sviluppo industriale ed economico. O l’Italia impara ad essere competitiva con i Paesi dove gli operai vengono pagati meglio e hanno più diritti, oppure, se continua ad inseguire la competizione a basso costo, verrà spazzata via dal mercato internazionale. Queste sono le ragioni forti e fondate per cui la Fiom, ma credo in gran parte anche la Cgil, dicono di no oggi al patto sociale. E’ un no espresso alla luce del sole e con una grande mobilitazione, le cui dimensioni avremo tutti modo di vedere il 16 ottobre a Roma. C’è un Paese che certe favole non se le beve più e per fortuna c’è chi, come la Fiom, cerca di rappresentarlo. D’altra parte, siamo proprio sicuri che la rinuncia al Contratto nazionale sia condivisa dalla maggioranza dei lavoratori? Qualcuno ha chiesto ai metalmeccanici se sono d’accordo con l’accordo separato sul Contratto? Il solo voto che c’è stato fino ad ora è stato quello dei 5.000 lavoratori di Pomigliano. Nel clima di una consultazione che nessuna organizzazione dell’Onu considererebbe democratica, questi lavoratori a maggioranza risicata hanno accettato le deroghe. Hanno votato per tutti i metalmeccanici? Mi permetto di sostenere senza tema di smentite che oggi non si vuole il referendum sulle deroghe contrattuali tra i metalmeccanici perché, in una consultazione libera e trasparente, i lavoratori direbbero di no. E qui c’è un’autentica sopraffazione della democrazia e del diritto, contro la quale non c’è adeguato scandalo in Italia. E’ in questo contesto, per usare il termine di Monsignor Fisichella, che qualche metalmeccanico furibondo tira uova contro le sedi della Cisl. Il Segretario generale della Fiom ha già detto di non condividere questi gesti, ma la reazione contro di essi è ipocritica e sproporzionata e priva di senso della misura e della giustizia. Non è la prima volta, negli ultimi 30 anni, che i metalmeccanici tirano uova verso le sedi confindustriali; è avvenuto in molte vertenze contrattuali, anche in manifestazioni unitarie. E’ vero che non era mai successo che questo avvenisse verso sedi sindacali. I fischi, gli insulti, il lancio dei bulloni ci sono sempre stati nella vita sindacale; anch’io me li sono presi. Però, nel passato, tutte le organizzazioni sindacali andavano nei luoghi di lavoro a prendersi applausi o fischi a seconda dei casi. Oggi Cisl e Uil non hanno svolto una sola assemblea di fabbrica per spiegare la loro linea contrattuale. Non c’è quindi un complotto delle uova da parte della Fiom, ma una esasperazione dei lavoratori a cui viene vietato di esprimersi per i corretti canali della rappresentanza e della democrazia. E’ giusto mantenere anche in questi casi sangue freddo e rispetto per tutte le organizzazioni, ma rivolgere l’accusa di squadrismo o di qualcosa di peggio nei confronti di operai che fanno i turni e, quando gli va bene, prendono 1.200 euro al mese è un’ingiustizia e anche un grave errore. Presidente del Comitato Centrale Fiom |
martedì 5 ottobre 2010
lunedì 4 ottobre 2010
Informiamo i lavoratori che nella giornata di domani alle ore 7 circa del mattino, prima dello sciopero, il Segretario della FIOM Provinciale Giuseppe Ciarrocchi e la RSU FIOM dello stabilimento FIAT CNH di JESI interverranno in diretta televisiva al programma BUONGIORNO MATTINA su RAI 1.
La “ripresa” sarà effettuata ai cancelli dello stabilimento jesino e sarà incentrata sulla Manifestazione dei Metalmeccanici della Provincia di Ancona indetta domani a Jesi dalla FIOM-CGIL, e sul duro attacco rivolto ai diritti e alle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per chi volesse è gradita la partecipazione.
Jesi 4 Ottobre 2010 la RSU della FIOM-CNH
venerdì 1 ottobre 2010
NO ALLE DEROGHE
NO ALLA CANCELLAZIONE DEL CONTRATTO NAZIONALE
Nei giorni scorsi a Roma Fim e Uilm hanno firmato l'accordo con Federmeccanica che prevede le deroghe al contratto nazionale, cioè la possibilità di "definire a livello aziendale intese modificative della normativa contrattuale".
Nei fatti, come é avvenuto per Pomigliano, tutte le materie contrattuali potranno essere peggiorate, con una procedura che non solo non prevede la verifica del consenso dei lavoratori ma esautora le stesse RSU.
Per quanto riguarda il salario non possono essere abbassati i minimi tabellari ma le deroghe sono possibili per le maggiorazioni, per i superminimi, per i premi derivanti da accordi aziendali.
Federmeccanica, con la collaborazione di Fim e Uilm, ha dato soddisfazione ai diktat della Fiat, annullando una delle poche certezze rimaste a tutti i lavoratori metalmeccanici: il Contratto nazionale.
In questo modo si rincorre l'idea, iniqua e illusoria, che abbassando i diritti e il salario, e peggiorando le condizioni di lavoro, si difendano il lavoro e le imprese.
Si tratta di uno strappo democratico gravissimo: Fim e Uilm non hanno alcun mandato dai lavoratori a firmare un accordo che apre un percorso di cancellazione del Contratto nazionale, anche se per la Fiom il Contratto in vigore è quello del 2008 che non prevede deroghe.
Fim e Uilm abbiano il coraggio di confrontarsi con i lavoratori nelle assemblee e verificarne il consenso attraverso il voto democratico!
Non è accettabile che a Pomigliano i lavoratori siano stati costretti, sotto ricatto, a votare su richiesta della Fiat, mentre il diritto ad esprimersi è negato quando la questione riguarda tutti!
In ogni caso i metalmeccanici non si lasceranno scippare il Contratto senza reagire: diventa ancor più importante essere in tanti a Roma il 16 ottobre per la grande manifestazione della Fiom in difesa dei diritti, della democrazia e del Contratto nazionale!
RSU FIOM-CGIL JESI
Contratto metalmeccanici. Landini (Fiom): “Si tratta di un accordo scellerato e un attacco a tutto il mondo del lavoro”
“Con l'intesa separata sulle deroghe, Fim, Uilm e Federmeccanica cancellano nei fatti il contratto di lavoro.”
“Si tratta di uno strappo gravissimo sia sul piano democratico, sia per il sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. Ancora una volta, alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici è negato il diritto di decidere e votare sugli accordi che li riguardano.”
“L'intesa separata sulle deroghe, che introduce il principio dell'esigibilità e delle sanzioni, nei fatti cancella il diritto alla contrattazione collettiva e svilisce il ruolo delle Rsu. Inoltre, se si possono applicare le deroghe sia in caso di crisi che di investimenti, vuol dire che sono previste sempre.”
“E' una scelta scellerata, sia sul piano del peggioramento dei diritti di chi lavora, sia perché sposta la competizione dalla qualità del lavoro e dei prodotti, alla riduzione del costo del lavoro e al peggioramento della condizione dei lavoratori.”
“Per la Fiom è un'intesa illegittima poiché il vero contratto approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici rimane quello stipulato nel 2008 e rivendicheremo la sua applicazione in ogni luogo di lavoro. Per difendere quel contratto, un accordo senza deroghe, saremo in piazza a Roma il 16 ottobre.”
“L'intesa separata, che recepisce l'accordo sul modello contrattuale non firmato dalla Cgil, è un attacco non solo ai metalmeccanici, ma a tutto il mondo del lavoro.”
Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 30 settembre 2010
FIM, UILM, FEDERMECCANICA DALLA DISDETTA ALLA CANCELLAZIONE DEL CONTRATTO NAZIONALE
Un anno fa avevano firmato l’accordo separato sul Contratto e avevano detto: i lavoratori metalmeccanici hanno il contratto senza scioperi con aumenti fin dal primo giorno di vigenza (14 euro netti!) e miglioramenti normativi ed economici che riaffermano il ruolo e il valore del contratto nazionale. Oggi:
LE DEROGHE introdotte dall’accordo separato, cancellano, di fatto, il contratto.
COSA PREVEDE L’INTESA?
In caso di crisi aziendale o per favorire nuovi investimenti, cioè sempre, si può peggiorare il contratto attraverso “intese modificative” che: “dovranno indicare: gli obiettivi che si intendono conseguire, la durata (qualora di natura sperimentale o temporanea), i riferimenti puntuali agli artt. del Ccnl oggetto di modifica, le pattuizioni a garanzia della esigibilità dell’accordo con provvedimenti a carico degli inadempienti di entrambe le parti.”
Le deroghe verranno sottoscritte a livello aziendale e per renderle esigibili prevedono la definizione di sanzioni, così l’esigibilità sostituisce ed annulla il ruolo della RSU.
TUTTO QUESTO È AVVENUTO ALL’INSAPUTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI METALMECCANICI.
HANNO COMPIUTO UN ATTO ILLEGITTIMO!
Il vero contratto – quello del 2008 – senza deroghe e votato con il referendum delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici è in vigore!
CONTRO GLI ACCORDI SEPARATI DIFENDIAMO IL CONTRATTO, I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA TUTTE E TUTTI IN PIAZZA IL 16 OTTOBRE
Roma, 30 settembre 2010 FIOM NAZIONALE
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