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sabato 18 settembre 2010

FIAT, PADRONI E BARBONI

 di Loris Campetti

«È un grandissimo giorno per l'auto». Fa impressione quest'inno alla gioia di Sergio Marchionne, cantato mentre le agenzie battevano lanci sul crollo del mercato dell'auto in Europa e sulla pesante perdita di quota dei marchi Fiat. Che c'è da festeggiare?
C'è che «Finalmente l'auto è libera dalle escavatrici e dai trattori». Come se bastasse lo spin-off votato ieri dagli azionisti del Lingotto per far tornare a correre le quattro ruote, quelle Fiat in particolare. Senza modelli nuovi, dove corri? A correre è solo la cassa integrazione, mentre fioccano i licenziamenti per rappresaglia.
La «liberazione» dell'auto dal resto della Fiat può essere letta in molti modi. Uno di questi è che, da decenni la famiglia Agnelli, proprietaria del pacchetto più robusto di azioni Fiat, nell'auto non vuol mettere una lira, è interessata solo alla finanza e ai dividendi. Dividendi puntualmente arrivati anche quest'anno, uno dei peggiori, così difficile che agli operai è stato cancellato il premio di risultato. Ma se la Famiglia non scuce un euro, i soldi vanno cercati altrove. Sui mercati finanziari. E in giro per il mondo dai governi disponibili ad aprire le borse per difendere e incentivare la produzione di auto: Usa, Polonia, Serbia. Meglio fabbricare dove a pagare è lo stato.
E in Italia? In Italia Marchionne fa lotta di classe per convincere qualche buontempone che la lotta di classe non c'è più.
Apre il fonte dei contratti, lavora alla distruzione della Fiom e cerca di convincere tutti che gli unici problemi della Fiat arrivano da Landini che pretende di discutere, contrattare, scioperare. Invece bisogna dare tutto, braccia, testa e diritti all'azienda se si vuole lavorare. Bisogna aumentare la produttività senza aprir bocca. Ma se le fabbriche sono più spesso chiuse che aperte, se la domanda crolla, se per almeno un anno non si avranno segni di vita dai mercati, se per i primi modelli Fiat bisognerà aspettare la fine del prossimo anno, che senso ha pretendere un'organizzazione del lavoro asfissiante, straordinari a gò-gò, abolire scioperi e mensa, cancellare la dignità di chi lavora? Il senso dell'offensiva di Marchionne è chiaro: se e quando ripartirà la domanda, e dunque la produzione, il sindacato dovrà essere stato tolto di mezzo, insieme ai diritti dei lavoratori. Il padrone deve riprendere in mano tutto il potere di comando per guidare la sua nave da guerra - e in guerra i marinai devono remare e anche sparare al nemico, mica riunirsi in assemblea - contro altre navi da guerra. Te la do io la lotta di classe, il Novecento è morto e sepolto.
Dite che esageriamo? Ascoltate allora le parole dell'ammiraglio - e magari in futuro anche armatore - Sergio Marchionne per rispondere a chi gli domanda se è giusto che lui guadagni 435 volte più di un suo operaio: «Intanto la relazione è sbagliata - spiega - perché bisogna fare il calcolo su un salario medio pagato dalla Fiat in tutte le parti del mondo». Va bene, conteggiamo anche gli operai serbi e polacchi. Prosegue Marchionne rivolto a chi lo contesta: «Io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandi quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo... Si parla sempre di diritti e mai di doveri. Io stamattina quando sono arrivato alle sei e mezza non mi sono preoccupato se i miei diritti erano stati rispettati, sono andato a lavorare». I padroni piemontesi d'un tempo, che Marchionne sembra emulare, esprimevano lo stesso concetto ai loro schiavi con sole 4 parole: 'Ndé a travajé, barbun.

giovedì 16 settembre 2010

OLIGARCHI

Ieri è partita l’ennesima trattativa sindacale tra la Federmeccanica e FIM-UILM-FISMIC-UGL per sancire definitivamente l’idea suicida che per uscire dalla crisi occorre modificare in peggio salari e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, il tutto condito dallo strappo democratico dove sindacati minoritari decidono per tutti senza alcun mandato e impedendo alle persone di poter dire la loro. Logica vorrebbe che per un momento si fermasse tutto e si chiedesse alle persone se sono d’accordo o no che si modifichi il loro contratto.
Ci domandiamo:

1. Sulla base di quale mandato Fim-Uilm-Fismic-Ugl vanno a trattare con Federmeccanica per estendere il modello Pomigliano a tutto il settore metalmeccanico?
Chi dà mandato a Fim-Uilm-Fismic-Ugl a modificare attraverso deroghe la parte normativa del contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008, votato a maggioranza da tutti i lavoratori dopo una vertenza durata molti mesi?
C’è qualcuno in fabbrica, che è a conoscenza, o ha discusso o votato una piattaforma sindacale contenente tali rivendicazioni?

2. la scelta di svuotare il contratto nazionale per potenziare la contrattazione di secondo livello ( integrativo aziendale) che a detta in particolare della CISL, dovrebbe garantire maggior salario ai lavoratori: possiamo dire che a fronte del saldo di 0 euro che FIAT ha elargito ai lavoratori a Luglio di quest’anno, è una scelta terribilmente sbagliata?

3. E’ normale che sulle vicende che riguardano l’intero Gruppo Fiat e il CCNL, e che hanno visto la complicità delle quattro sigle sindacali protagoniste in peggio su tutti i fronti, non è stata ancora fatta un’assemblea in fabbrica da parte dei loro delegati?
Oltretutto sono mesi che ostacolano ai lavoratori il loro sacrosanto diritto a riunirsi in assemblea, una volta facendoci ricorrere allo sciopero, un’altra alla raccolta delle firme, tre mesi fa inoltre avevano concordato l’utilizzo di 2 ore (una ciascuno) di cui ad oggi non c’è ancora traccia.

Che la parola e le scelte, ritornino alle lavoratrici e ai lavoratori!

p.s. Non abbiamo capito ancora bene chi sia il Grande Timoniere, sappiamo però per certo, chi rèma sempre contro.

Jesi, 16 Settembre 2010 la RSU della FIOM-CGIL

«Me ne vado dalla Cisl, Bonanni ha svenduto i lavoratori» - Letizia Pacifico

Letizia Pacifico è una sindacalista della Fiba-Cisl. Fino a pochi giorni fa faceva parte del direttivo provinciale della sua categoria (bancari). Si è dimessa, dopo venti anni di militanza attiva, in aperta polemica con la politica della confederazione ed ha inviato ai giornali una lettera, di cui qui pubblichiamo una ampia sintesi, spiegandone le ragioni.

In pochissimi anni la Cisl ha spezzato l'unità sindacale indebolendo la classe lavoratrice. Ha reso possibile accordi sfavorevoli ai lavoratori: divieto di sciopero, compressione dei salari, aumento di intensità e durata del lavoro. Accordi che non toccano né gli speculatori, né gli imprenditori che sulla crisi hanno lucrato. L'involuzione sindacale è cominciata con il Patto Italia fino all'accordo separato del 2008 non votato dai lavoratori, continua con il "collegato lavoro" del governo Berlusconi che, attenzione, andrà all'approvazione definitiva la prossima settimana con il silenzio della Cisl. Una legge che sposta radicalmente i rapporti di lavoro a favore delle imprese, limitando fortemente sia le tutele del singolo che la possibilità di intervento della magistratura. Il "si" incondizionato di Bonanni all'arbitrato sul lavoro (marzo 2010) è stato vergognoso. La Cisl ha dimostrato di essere collaterale a governo e Confindustria nel demolire alcuni punti chiave a tutela dei lavoratori. Oggi i fatti di Pomigliano e Melfi sono più che eloquenti: Cisl e Uil hanno aperto la strada alla deroga del contratto nazionale dichiarando che è l'unica soluzione possibile per uscire dalla crisi, nessuna discussione è stata aperta con la base sindacale e sopratutto con i lavoratori. La deroga al contratto nazionale, è vero, non cancella il contratto, (questo è l'ultimo spot della Cisl per sviare e ammansire gli iscritti) ma la Cisl non dice che determina uno svilimento dei diritti - anche quelli sanciti dalla Costituzione. In quest'Italia "corrotta" e con pochi controlli, molte aziende potrebbero dichiarare una crisi inesistente (succede già) e utilizzare la deroga al contratto nazionale solo per moltiplicare i profitti. Il punto è che il segretario Bonanni ha tradito il suo mandato sindacale, perché subordina il lavoro al profitto, sostituisce la cultura della carità a quella del diritto. In questi giorni ha anche dichiarato: "chi non ha lavoro non ha diritti", una ciancia per diffondere tra i lavoratori la cultura della rassegnazione e della sudditanza, esattamente il contrario di quello che hanno fatto i suoi predecessori. Invece di percorre la strada di un sindacato europeo forte, attivo e unito che contrasti i danni di un liberismo sfrenato e senza controllo, crea un sindacato debole, diviso e subalterno alle logiche liberiste. L'idea assurda che si vuol far passare è che per uscire dalla crisi bisogna cancellare diritti e contratti, non è così. Lo stile Bonanni è insidioso: alterna toni concilianti e paternalisti a toni aggressivi e demagogici, demonizza i sindacati che lo criticano e che non firmano accordi. In realtà fomenta pericolosamente il conflitto sociale e sindacale, dichiarando che lo generano" altri". Si tratta di uno gioco sporco che va fermato. Contestarlo è un dovere ma senza lanciargli fumogeni. La mia solidarietà va alla Fiom - oggi l'unico sindacato che dà dignità a questa parola - e che è sempre sotto attacco. Bonanni dopo essere stato contestato duramente alla festa del PD di Torino da parte di precari e ragazzi dei centri sociali ha fatto un indegna dichiarazione: «C'è un'escalation di persone che vogliono parlare con la violenza. La Fiom e anche altri, inaspriscono il clima». Sono dichiarazioni strumentali e irresponsabili di un segretario confederale sempre più indecente le cui insinuazioni dividono e disorientano i lavoratori, mentre resta accomodante con Marchionne e Confindustria. Sono questi gli atteggiamenti, per l'appunto, che "inaspriscono il clima".

Letizia Pacifico

mercoledì 15 settembre 2010

Una penosa sceneggiata


 di Giorgio Cremaschi
L’incontro di oggi tra Federmeccanica, Fim, Uilm e Ugl, è una penosa sceneggiata. Il calendario concordato (...) serve solo a fingere una trattativa inesistente, perché il testo dell’accordo è già stato scritto dalla Fiat e Federmeccanica, e i sindacati complici devono solo sottoscriverlo.
La Fiat non si offenderà se le clausole capestro e le lesioni ai diritti fondamentali dei lavoratori del diktat  di Pomigliano saranno estese a tutti i lavoratori metalmeccanici.
E’ un momento buio della storia sindacale italiana, da cui si può uscire solo rendendo impossibile e inoperante l’intesa che verrà stilata, con tutti i mezzi della democrazia.





                    


15 Settembre 2010

martedì 14 settembre 2010

IL PUGNO DI FERRO DEGLI INDUSTRIALI di Luciano Gallino

Il contratto nazionale di lavoro dovrebbe svolgere due funzioni fondamentali: perseguire una distribuzione del Pil passabilmente equa tra il lavoro e le imprese, e stabilire quali sono i diritti e i doveri specifici dei lavoratori e dei datori.
Diritti e doveri al di là di quelli sanciti in generale dalla legislazione in vigore. La disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica compromette ambedue le funzioni, a scapito soprattutto dei lavoratori. Caso mai ve ne fosse bisogno. I redditi da lavoro hanno infatti perso negli ultimi venticinque anni almeno 7-8 punti sul Pil a favore dei redditi da capitale (dati Ocse). Perdere 1 punto di Pil, va notato, significa che ogni anno 16 miliardi vanno ai secondi invece che ai primi. Questa redistribuzione del reddito dal basso verso l´alto ha impoverito i lavoratori, contribuito alla stagnazione della domanda interna, ed è uno dei maggiori fattori alla base della crisi economica in corso.

Quanto ai diritti, sono sotto attacco sin dai primi anni ´90 e la loro erosione ha preso forma della proliferazione dei contratti atipici che sono per definizione al di fuori del contratto nazionale. Per cui lasciano ai datori di lavoro la possibilità di imporre a loro discrezione, a milioni di persone, quali debbano essere le retribuzioni, gli orari, l´intensità e le modalità della prestazione, e soprattutto la durata del contratto.

Si potrebbe obbiettare che il contratto dei metalmeccanici riguarda solo un milione di persone, su diciassette milioni di lavoratori dipendenti. Ma non si può avere dubbi sul fatto che altri settori dell´industria e dei servizi seguiranno presto l´esempio di Federmeccanica. Dietro la quale è sin troppo agevole scorgere non l´ombra, bensì il pugno di ferro che la Fiat sembra aver scelto a modello per le relazioni industriali.

Le conseguenze? Ci si può seriamente chiedere come possa mai immaginarsi un imprenditore o un manager, e come possa sostenere in pubblico senza arrossire, di riuscire a competere con i costi del lavoro di India e Cina, Messico e Vietnam, Filippine e Indonesia, cercando di tenere fermi i salari dei lavoratori italiani mentre li si fa lavorare più in fretta, con meno pause e con un rispetto ossessivo dei metodi prescritti. Magari a mezzo di altoparlanti e Tv in reparto, come già avviene in aziende del gruppo Fiat.

Allo scopo di competere con tali paesi bisognerebbe produrre beni e servizi che essi non sono capaci di produrre, o perché sono altamente innovativi, oppure perché sono destinati al nostro mercato interno. Ma per farlo occorrerebbe aumentare di due o tre volte gli investimenti in ricerca e sviluppo, che ora vedono l´Italia agli ultimi posti nella Ue. Affrontare una buona volta il problema dello sviluppo di distretti industriali funzionanti come fabbriche distribuite organicamente sul territorio, tipo i poli di competitività francesi o le reti di competenze tedesche. Accrescere gli stanziamenti per la formazione professionale, le medie superiori e l´università, invece di tagliarli con l´accetta come si sta facendo.

A fronte di ciò che sarebbe realmente necessario per competere efficacemente con i paesi emergenti, la guerra scatenata da Fiat e Federmeccanica al contratto nazionale di lavoro è un povero ripiego. Che farà salire la temperatura del conflitto sociale. Per di più impoverirà ulteriormente i lavoratori, che così acquisteranno meno merci e servizi, abbasseranno gli anni di istruzione dei figli e dovranno andare in pensione prima perché non possono reggere a un lavoro sempre più usurante. Fa un certo effetto vedere degli industriali che nel 2010, a capo di fabbriche super tecnologiche, si danno la zappa sui piedi. 

lunedì 13 settembre 2010




Nessuna concessione alla Fiat

 L’accordo separato sulle deroghe al contratto delle tute blu per il settore auto “non s’adda fare”. A due giorni dal primo tavolo in materia tra Federmeccanica, Fim e Uilm, il giudizio della Fiom è implacabile: “Si fermi tutto”, ha ammonito da Bologna il segretario dei metalmeccanici della Cgil Maurizio Landini, “si sospendano i negoziati sulla derogabilità e sulla Fiat”. L’invito alla riapertura del dialogo lanciato dal presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, non sembra dunque aver sortito i suoi effetti. La Fiom resta sulle sue posizioni e l’unico “ramoscello d’ulivo” che offre a colleghi e controparte è forse un po’ “tardivo” per lo stato dei lavori: Landini chiede infatti di aprire un “nuovo negoziato” sulle “regole”, che trasferisca ai lavoratori la decisione ultima sulla validità o meno delle intese di categoria. “La nostra proposta – ha affermato il dirigente sindacale intervenendo al comitato direttivo regionale – è che Fim, Uilm e Federmeccanica fermino tutto per evitare accordi separati. Noi siamo pronti a una trattativa per fare un accordo in cui la regola che viene inserita è che la piattaforma, le intese, per essere validi devono essere approvati dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori. Noi questa trattativa – ha continuato Landini – siamo pronti a farla anche subito perché è un po’ singolare che da un lato si fanno accordi separati e dall’altro si dice che si è disponibili a discutere di regole. Si blocchi tutto quindi, si definiscano le regole, poi dopo sarà possibile fare trattative di merito confrontando punti di vista diversi”. In caso contrario la federazione è pronta alla battaglia.
“Se pensano di procedere comunque – ha avvertito il leader della Fiom riferendosi a Fim, Uilm e Federmeccanica – devono sapere che noi non consideriamo legittimi quegli accordi. Per noi il contratto in vigore è quello del 2008” e “non abbiamo nessuna intenzione di accettare altre forzature”. Per questo “metteremo in campo tutto ciò che è possibile – ha proseguito Landini – sia sul piano contrattuale sia sul piano giuridico per difendere i diritti di chi lavora e l’esistenza di un contratto nazionale vero senza deroghe”. Anche perché quello che si sta facendo con il contratto nazionale “è una regressione e un imbarbarimento”. Di cui è causa la Fiat. Secondo la Fiom infatti il Lingotto “usa la crisi economica per cancellare i diritti dei lavoratori” al punto che “quando la crisi non ci sarà più non si avrà più neanche il contratto nazionale”. E in questa ‘guerra’ le tute blu della Cgil vogliono anche l’appoggio incondizionato di corso d’Italia. “E’ necessario che questa battaglia per la costruzione di una opposizione sociale a Confindustria e al governo per cambiare la situazione sul piano contrattuale e sindacale ma anche sociale, diventi nei prossimi giorni non solo la battaglia della Fiom e dei metalmeccanici – ha concluso Landini – ma la battaglia di tutta la Cgil”.”. Intanto, più in piccolo, continua anche la battaglia dei tre operai della Fiat di Melfi licenziati dall’azienda e poi reintegrati dal giudice del lavoro. Il leader della Fiom di Basilicata, Emanuele De Nicola, ha annunciato infatti l’avvio della “Marcia dei diritti e della democrazia” che da oggi e per 4 giorni vedrà protagonisti Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. Dopo il presidio davanti ai cancelli della Sofim-Iveco di Foggia, l’iniziativa prevede manifestazioni a Cassino (Frosinone), a Pomigliano d’Arco (Napoli) e a Roma (sotto la sede del ministero della Giustizia). Con un obiettivo dichiarato: “Rivendicare i diritti dei lavoratori, la democrazia, il rispetto delle leggi e delle decisioni della magistratura”, ha chiosato De Nicola.

venerdì 10 settembre 2010

GRAZIE FEDERMECCANICA dI Massimo Roccella

Si deve davvero ringraziare la Federmeccanica per aver cancellato con un colpo di penna le tante sciocchezze circolanti da un anno a questa parte (per la precisione dal 15 ottobre 2009, data della firma dell’accordo separato con Fim, Uilm e altre sigle sindacali minori) e contribuito a recare qualche elemento di solida certezza nel tormentato quadro delle relazioni industriali del più importante settore industriale del nostro paese. Dopo l’iniziativa assunta nei confronti del contratto nazionale unitario del gennaio 2008, in effetti, possono darsi per assodate, in estrema sintesi, le seguenti cose.


Primo. Non era affatto vero, come sinora sostenuto a destra e a manca, che il ccnl del gennaio 2008, ratificato con referendum dai lavoratori e firmato anche dalla Fiom, fosse diventato carta straccia a seguito della firma del contratto separato dell’ottobre 2009. Nessuno infatti si preoccuperebbe di porre in questione la validità giuridica di qualcosa che non esiste. Del resto, è proprio il documento di Federmeccanica a confermare esplicitamente che il contratto del gennaio 2008 è vivo e vegeto e continuerà ad esserlo (almeno) sino al 31 dicembre 2011.
Secondo. Se il ccnl del 2008 è allo stato pienamente vigente ne consegue che vigente non è il ccnl separato dell’ottobre 2009. Federmeccanica, evidentemente, lo considera una sorta di esercitazione accademica, giuridicamente rilevante al più soltanto per gli iscritti ai sindacati firmatari.
Terzo. Essendo in vigore, per ammissione di Federmeccanica, il ccnl del gennaio 2008, esso deve essere applicato integralmente. Dunque, poiché quel contratto prevede il rinnovo della sua parte salariale alla scadenza del biennio, ne consegue che i sindacati che lo vogliano sono perfettamente legittimati a richiedere l’apertura delle trattative per il biennio 2010/2011. Non c’è da meravigliarsi. Probabilmente Federmeccanica è ben consapevole della condizione salariale miserrima dei dipendenti dell’industria metalmeccanica nel nostro paese, almeno quanto Marchionne lo è dell’intollerabilità sociale del rapporto (435 a 1, per chi non l’avesse presente) che corre fra la sua remunerazione annuale e quella media degli operai Fiat: probabilmente da questa doppia, convergente consapevolezza dev’essere originato un irrefrenabile impulso etico a porre rimedio.
Quarto. Il ccnl del gennaio 2008 è pienamente vigente e, naturalmente, in assenza di tempestivo rinnovo lo resterà anche dopo il 31 dicembre 2011. Essendo escluso che Federmeccanica non conosca il contratto che ha firmato, infatti, saprà bene che quel contratto contiene una clausola di ultrattività in forza della quale «in caso di disdetta il contratto resterà in vigore fino a che non sia stato sostituito dal successivo contratto nazionale», firmato, va da sé, dalle stesse parti del contratto precedente: altrimenti i problemi dell’efficacia soggettiva delle nuove regole si riproporrebbero in termini immutati. Per la verità, su questo specifico punto Federmeccanica, mossa dalla umanamente comprensibile intenzione di rassicurare i propri associati, ciurla un po’ nel manico, dando ad intendere che essa non avrebbe fatto ricorso alla disdetta del ccnl 2008, ma all’istituto giuridico del recesso, che avrebbe effetti ben più incisivi. Se con questi giochetti ispirati da qualche dotto azzeccagarbugli, Federmeccanica pensa davvero di evitare che le relazioni industriali del settore affondino in un groviglio di controversie giudiziarie, rischia di prendere lucciole per lanterne; ed aggiungere, come mero invito alla riflessione, che se l’art. 2 del ccnl vigente prevede l’istituto della disdetta, e tace del recesso, una ragione giuridicamente significativa ci sarà.
La lezione che può trarsi dalle vicende dell’ultimo periodo è sintetizzabile in questi termini: «Le parti sociali non hanno capacità legislativa. Fiat, Confindustria, Cisl o Uil non possono fare una legge per dare validità erga omnes ai loro accordi. Possono tentare di applicare gli accordi separati, ma devono accettare il rischio di contestazioni». Chi l’ha detto? Epifani? Landini? Qualche giurista inguaribilmente filo-Cgil? Ma no: sono parole di un autorevole ex-dirigente di Confindustria (Innocenzo Cipolletta sul Sole 24ore del 2 settembre). Purtroppo il nostro paese soffre della presenza di un ministro del lavoro palesemente inadeguato al ruolo e capace solo di attizzare sul fuoco della divisione sindacale. Resta la speranza che almeno le varie forze di opposizione, tanto più in vista di un rovesciamento dell’attuale governo, sappiano porre al centro della propria proposta politica la questione della democrazia sindacale (regole certe in grado di rendere chiaro ai lavoratori chi rappresenta chi e soprattutto per che cosa) come un aspetto della più generale azione necessaria per fermare il degrado della vita democratica nel nostro paese.

Landini al dibattito sul lavoro alla festa FdS

giovedì 9 settembre 2010

COMUNICATO SINDACALE

Nell’incontro odierno avutosi tra la Direzione Aziendale e la RSU di FIM-FIOM-UILM sono emersi i seguenti argomenti.

Confermata la CIGO per il giorno 10 Settembre 2010; sarà impegnata per attività di produzione la sola linea Pianali del reparto Cabine; impegnati inoltre nei diversi reparti per attività diversificate circa 130 lavoratori.

In relazione alla tassazione agevolata del 10% sull’Orario del Notturno, l’Azienda ha comunicato che dal 2008 ha sempre regolarmente applicato quanto previsto dalla Risoluzione n. 83/E del 17-08-2010 emessa dall’ Agenzia delle Entrate, sia in relazione al compenso ordinario che alla maggiorazione per prestazioni di lavoro notturno.
Invitiamo i lavoratori al regolare riscontro sulla Busta Paga o sul CUD tramite il CAF-CGIL, come riportato da comunicato precedente.

Ci è stato inoltre detto che dal prossimo lunedì alcuni addetti dello stabilimento di Jesi presteranno la loro attività lavorativa per un periodo di tempo limitato (al momento fino al 31/12) presso lo stabilimento CNH di Lecce in regime di trasferta.

Il giorno 8 Ottobre si svolgerà una Convention di Plant sul WCM a cui parteciperanno circa 200 lavoratori dello stabilimento tra Capisquadra, Operatori, addetti e rappresentanze sindacali.

Infine, nella prossima settimana si svolgerà un incontro relativo alla Qualità dove saranno affrontate le problematiche emerse nella riorganizzazione avutasi nel reparto Delibera-Revisione-Collaudo; e’ confermata la data del 21 Ottobre per l’incontro all’Associazione Industriali Ancona tra FIAT CNH ITALIA e O.O.S.S. sui piani produttivi futuri.

Da parte nostra sono state sollevate alcune problematiche, che riteniamo opportuno affrontare prossimamente. Una su tutte, la scelta e la necessità da parte dell’Azienda di richiedere al lavoratore un sempre maggiore impegno sul montaggio e sul controllo del pezzo – ne è un esempio l’applicazione del numero di matricola dell’addetto alle postazioni del tratto di linea A2 officina 2 - .
Non possiamo però non mettere in evidenza come a ciò non si accompagni una adeguata valorizzazione delle risorse dello stabilimento, il nostro “saper fare”. Mobilità interna e crescita professionale, da legare ad una Formazione che sia VERA, non sono elementi di contrattazione da ormai troppo tempo. Negare o non vedere questa opportunità di crescita operaia, significa rinunciare alla crescita dello stabilimento domani. Lì, sta la vera sfida.



Jesi, 9 Settembre 2010 la RSU della FIOM-CGIL

mercoledì 8 settembre 2010

COMITATO CENTRALE FIOM

Federmeccanica ha scelto di avviare un confronto con Fim e Uilm per introdurre la derogabilità del Contratto nazionale, per procedure di sanzionabilità dei lavoratori delle Rsu e delle Organizzazioni sindacali, definire norme specifiche per il comparto dell’Auto che recepiscono i contenuti dell’intesa relativa allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Federmeccanica ha contemporaneamente annunciato che intende comunicare il recesso del Contratto del 20 gennaio 2008.
Il Comitato Centrale considera tale scelta un atto grave e irresponsabile che produce una pericolosa rottura democratica e punta a distruggere l’esistenza del Contratto nazionale che rimane la più importante conquista del movimento dei lavoratori e strumento di giustizia e coesione sociale.

Federmeccanica e Fiat, con il sostegno di Confindustria, hanno deciso con una sommatoria delle  loro posizioni di proseguire nella pratica degli incontri e delle intese separate con sindacati minoritari nella categoria, impedendo alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici di decidere sul loro Contratto.

Il Comitato Centrale considera sbagliata e inaccettabile, inoltre, l’idea regressiva della Federmeccanica e della Fiat secondo la quale le imprese italiane per investire e reggere la competizione internazionale hanno bisogno di cancellare il Contratto nazionale, la contrattazione della prestazione lavorativa e di mettere in discussione l’attuale sistema dei diritti. Questo non avviene in nessun altro paese europeo.

Il Comitato Centrale della Fiom considera non più rinviabile la definizione di una legge sulla rappresentanza, rappresentatività e democrazia che riconosca il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere con il loro voto sulla validazione delle piattaforme e degli accordi sindacali.

Il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di avanzare a Fim e Uilm la proposta di sospendere qualsiasi confronto con Federmeccanica per realizzare una consultazione
delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici che verifichi tramite voto referendario l’esistenza di un mandato ad avviare una trattativa sulle sanzioni e sulla derogabilità del Contratto nazionale.

Il Comitato Centrale della Fiom chiama tutta l’Organizzazione al massimo impegno per la riuscita della manifestazione nazionale indetta a Roma per il 16 ottobre 2010, decide in risposta alle scelte di Federmeccanica le seguenti iniziative di mobilitazione e d’informazione nel rapporto con i lavoratori:

• Un pacchetto di 4 ore di sciopero che le Rsu e le Fiom territoriali dovranno articolare per realizzare assemblee nei luoghi di lavoro ed iniziative esterne di carattere pubblico;

• Rivendicare in ogni singola impresa la conferma dell’applicazione del Ccnl del 20 gennaio 2008 fino alla sua naturale scadenza, e ove necessario, dare corso anche alle più opportune azioni giuridiche.

Il Comitato Centrale della Fiom conferma la scelta di presentare la Piattaforma per il rinnovo del Ccnl 20 gennaio 2008 nei tempi, nella forma e con le modalità che saranno discusse e decise dall’Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate che la Segreteria nazionale ha mandato di convocare non oltre il mese di gennaio 2011, prevedendo fin d’ora il più ampio coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tutto quanto sta succedendo (dalla legge Finanziaria, alle leggi sul lavoro, Fiat, precari scuola, blocco Rsu e Ccnl Pubblico impiego, deroghe al Ccnl) si configura come uno dei più gravi attacchi nella storia del nostro Paese ai diritti del lavoro e della Costituzione.

Il Comitato Centrale considera pertanto necessario che tutta la Cgil decida le forme più opportune di mobilitazione generale di tutti i lavoratori dipendenti e pensionati del nostro Paese.

Votazione per documenti contrapposti:
Dispositivo presentato dalla Segreteria nazionale 92 voti.
Dispositivo presentato da Fausto Durante 26 voti.
1 astenuto.