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lunedì 9 maggio 2011


Comitato centrale 9 maggio 2011

Al termine dei lavori del Comitato centrale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione.
Il documento presentato da Maurizio Landini, segretario generale Fiom, è stato approvato con 106 voti a favore, quello presentato da Fausto Durante ha raccolto 29 voti a favore.
Si sono astenuti 15 componenti il Comitato centrale.

Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil esprime grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero generale del 6maggio, la straordinaria partecipazione nelle manifestazioni territoriali e il positivo rapporto instaurato con i giovani, i precari, gli studenti, i movimenti e le associazioni impegnate per il referendum del 12 e 13 giugno.
Tale risultato richiede alla Cgil di proseguire nella mobilitazione per riunificare le lotte sociali in corso.
Lo sciopero generale ha avuto la forza di rimettere al centro il lavoro, la democrazia, la lotta alla precarietà, il valore del Contratto nazionale e delle libertà sindacali messi in discussione dalla pratica degli accordi separati, dall'oltranzismo della Fiat, dalle concrete azioni della Confindustria e delle Associazioni imprenditoriali.
La riuscita dello sciopero generale rafforza la necessità di contrastare le politiche del Governo, al fine di produrre un reale cambiamento politico, sociale ed economico. La qualità del lavoro, la riforma fiscale, uno stato sociale davvero universale, una politica pubblica che coniughi sapere, innovazione, sostenibilità ambientale sono le fondamenta su cui costruire l'uscita dalla crisi per il nostro Paese.
Il Comitato centrale considera gravi le affermazioni fatte dalla Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alle assisi di Bergamo, perché quando si propone che le imprese possono scegliere di applicare in alternativa il Ccnl o un Contratto aziendale, quando si dichiara che dopo la sentenza Thyssen nessuno farà più investimenti in Italia, quando si sostiene il Governo per impedire in modo truffaldino che si svolgano i referendum del 12 e 13 giugno, tutto ciò prefigura un'idea autoritaria di uscita dalla crisi, accompagnata da una radicale modifica dei rapporti contrattuali e sociali a danno delle libertà individuali, sindacali, della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il rispetto delle leggi e dei Contratti nazionali sono per la Fiom la base su cui costruire un nuovo modello di relazioni e non, invece, un impedimento alla competitività.

Contratto 2008

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil considera un fatto di notevole importanza che i ricorsi presentati contro l'accordo separato del 2009, abbiano visto emettere decreti, da diversi tribunali del nostro Paese, che confermano la validità del Ccnl del 2008, condannano per comportamento antisindacale le imprese che non lo applicano e che vogliono fare discriminazioni sui trattamenti economici.
Questo primo risultato rafforza l'impegno a presentare in tempi previsti la piattaforma per rinnovare il Ccnl del 2008, riconquistando un vero Ccnl unitario sulla base delle linee e del percorso deciso nell'Assemblea nazionale delle delegati e dei delegati della Fiom-Cgil a Cervia. A tal fine è convocata una specifica riunione del Comitato centrale per il mese di maggio 2011.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale a Federmeccanica, Fim e Uilm per realizzare prioritariamente un'intesa sulla rappresentanza e la validazione democratica delle piattaforme e degli accordi nella nostra categoria, in alternativa alla pratica degli accordi separati.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil impegna tutte le proprie strutture a uno sforzo straordinario per realizzare tramite accordi aziendali e territoriali la conferma dell'applicazione del Ccnl del 2008, del resto già stipulati nelle aziende in numerosi territori, per migliaia di metalmeccanici.

Vertenza Fiat

Il Comitato centrale Fiom-Cgil conferma le decisioni, i giudizi e gli orientamenti già espressi sulla gravità delle scelte e delle azioni che la Fiat sta perseguendo nel settore dell'auto nel nostro Paese.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil condivide la scelta compiuta dalla Segreteria nazionale di presentare presso il Tribunale di Torino un ricorso contro la Fiat, affinché sia accertata la violazione delle norme legislative in materia di trasferimento di impresa e del carattere antisindacale della Newco costituita a Pomigliano.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil ribadisce la contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. A Tal fine anche la Fiat in un ottica di responsabilità sociale deve fornire soluzioni industriali capaci di garantire continuità produttiva e difesa dei livelli occupazionali.
Il Governo e le Istituzioni coinvolte devono immediatamente convocare un tavolo per verificare le concrete fattibilità dei progetti presentati.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil, in tale contesto, condivide le scelte compiute in questa fase negli stabilimenti Fiat, da Melfi alla ex Bertone, in particolare nel caso di quest'ultima, le scelte compiute e condivise hanno permesso di sventare il doppio ricatto della Fiat, di evitare il licenziamento di quei 1.000 lavoratori, di svuotare di significato un finto referendum che non permette un libero pronunciamento delle lavoratrici e dei lavoratori,mantenendo aperta la vertenza generale di tutta la Fiom nei confronti della Fiat: la Fiom non firma e contrasterà tale accordo separato.
Del resto la vera novità dell'azione Fiat sta nel tentare di applicare stabilimento per stabilimento un accordo aziendale separato, senza la firma della Fiom, sostitutivo del Ccnl, in cui non esistono più le Rsu e si limita il diritto di sciopero.
Per queste ragioni il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la decisione del
Coordinamento Fiat di proseguire la vertenza Fiat a partire dagli stabilimenti meno colpiti dalla Cig, rivendicando e anticipando il confronto sulle scelte di politica industriale e di investimento.
E' inoltre necessario che la risposta all'attacco alle libertà e alle agibilità sindacali avviato dalla Fiat nei confronti delle delegate e dei delegati della Fiom diventi un'iniziativa di carattere generale, anche attraverso forme di sostegno di tutta la categoria.
Il contrasto alla strategia della Fiat e la riconquista di un vero e unitario Ccnl sono per la Fiom parti di un'unica azione contrattuale che richiede una forte unità di azione e solidarietà interna ad ogni livello e in questo spirito il Comitato centrale della Fiom assume la relazione e le conclusioni.
 
Lo sciopero è riuscito dappertutto, nonostante le difficoltà e l’attacco continuo ai diritti del lavoro e anche le debolezze nella sua preparazione. Lo sciopero ha mostrato una volontà di lotta che tocca milioni di persone. E’ un segnale importante e non scontato. Si vuole continuare, non ci si vuole arrendere, non si vuole accettare la politica economica disastrosa del governo e, assieme ad essa e corollario di essa, l’attacco ai diritti e alle libertà del lavoro condotto da Marchionne e dalla Confindustria. Chi ha scioperato, chi è sceso in piazza, lo ha fatto contro il governo, ma anche contro il padronato, senza particolari e sempre meno comprensibili distinzioni. Questo è il messaggio che viene da questa giornata. Bisogna continuare sia rispetto alle scelte del governo, sia contro l’attacco ai contratti e ai diritti. (...) Non è all’ordine del giorno un ritorno alla concertazione ma bisogna ricostruire il potere contrattuale e i diritti del mondo del lavoro, mentre si lotta per una diversa politica economica e sociale. Il governo ieri ha fatto capire che le responsabilità della crisi sono della Confindustria. La Confindustria domani dirà che le responsabilità sono del governo. La verità è che Confindustria e governo sono solidali entrambi nella responsabilità di aver affrontato la crisi economica con il taglio ai diritti sociali, con l’attacco al contratto nazionale e con gli accordi separati, con la ricerca del massimo guadagno mentre si taglia l’occupazione. Se la crisi si è aggravata è colpa loro e delle ricette che hanno utilizzato per affrontarla. Lo sciopero è anche un segnale chiaro che non si può tornare all’unità con Cisl e Uil fino a che queste organizzazioni non cambiano strada rispetto al governo e al padronato. Tutte e tutti coloro che hanno scioperato e sono scesi in piazza hanno mandato un messaggio chiaro: si va avanti contro il governo e la Confindustria anche senza Cisl e Uil.

sabato 7 maggio 2011

ANCONA 6 MAGGIO SCIOPERO GENERALE








Sciopero generale, la Cgil scende in piazza

SCIOPERO GENERALE DEL 6 MAGGIO

“Siamo in presenza di un’emergenza democratica.” Lo ha detto Maurizio Landini, Segretario generale della Fiom-Cgil, che ha preso la parola a Reggio Emilia nel corso del comizio con cui si è conclusa la manifestazione provinciale ivi organizzata nell’ambito dello sciopero generale proclamato per oggi dalla Cgil.
“La riuscita dello sciopero generale e la straordinaria partecipazione che si è avuta in ognuna delle decine di piazze in cui si sono svolte oggi le nostre manifestazioni - ha proseguito Landini - ci chiedono di continuare questa battaglia per il lavoro, la democrazia, i diritti nel lavoro e il Contratto nazionale, oltreché per cambiare il Governo di questo Paese e contrastare le azioni confindustriali. Dobbiamo difendere la nostra Costituzione. Occorre rappresentare i giovani e combattere la precarietà. Per questo la Cgil deve offrire un terreno di riunificazione delle lotte e dei diritti nel lavoro.”
“Bisogna combattere - ha sottolineato Landini - la pratica degli accordi separati. Servono un’intesa e una legge sulla rappresentanza. La democrazia, cioè il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di votare in modo libero le piattaforme e gli accordi, è la condizione per ricostruire l’unità sindacale.”
“Il contrasto al progetto della Fiat, che vuole uscire dal Contratto nazionale, cancellando le libertà sindacali - ha detto ancora Landini - continua perché ha un valore generale. Non è accettabile e non è vero che per investire in Italia sia necessario cancellare diritti e contratti e non applicare le leggi. La vicenda Bertone indica un’intelligente capacità dei lavoratori di uscire dal ricatto e di tener aperta e sostenere, insieme alla Fiom e alla Cgil, la lotta per aprire una vera vertenza in Fiat.”
“Denunciamo infine l’assenza - ha concluso Landini - di una politica industriale degna di questo nome, in assenza della quale il nostro sistema produttivo arretra e si corre il rischio di cancellare definitivamente migliaia di imprese e di posti di lavoro.”

mercoledì 4 maggio 2011

Prove di vendita per la Industrial così Marchionne rafforzerà Chrysler

Fonte: SALVATORE TROPEA - la repubblica | 04 Maggio 2011

Contatti con Obama e banche. Gruppo Usa, rating ok e vendite +22% Parte delle risorse ricavate dalla cessione, verrebbero reinvestite da Exor
TORINO - Arrivare alla Chrysler anche attraverso Fiat Industrial. E´ la mossa che studia Sergio Marchionne su uno scacchiere sul quale sta giocando anche il governo americano, e con le agenzie di rating Moody´s e Standard & Poor´s che gli danno una mano. Se glielo si chiede, lui continua a dire che non ci pensa nemmeno. Ma ci pensa, eccome. Al punto da avere affidato di recente a un gruppo di banche l´incarico di trovare un acquirente per la società che raggruppa CNH e Iveco dopo lo spin off di inizio 2011. Per Fiat industrial c´è stata già nella seconda metà del 2010 qualche avance da parte di Daimler, mai smentita con decisione dagli interessati, ma si cercano anche altri possibili acquirenti. L´idea trasmessa dall´ad del Lingotto alle banche è che sarebbe bene si trattasse di un gruppo dell´eurozona per evitare critiche aggiuntive a quelle sul trasferimento di Fiat negli Usa. In questa operazione Marchionne avrebbe il sostegno della famiglia Agnelli e, soprattutto, di quella parte che, dopo l´operazione Gm, è convinta che egli sia il migliore dei «venditori» possibili e che, avendo come obiettivo quello di monetizzare, è pronta a incassare almeno una parte di quanto si potrà ricavare dalla cessione di Fiat industrial. E non sarà una cifra di poco conto, trattandosi di un gruppo diversificato (camion, trattori e macchine movimento terra) presente su gran parte dei mercati mondiali. E al quale, da quanto si sa, sarebbero interessati alcuni importanti fondi d´investimento. Tutto questo per fare che cosa e entro quando? Ecco la seconda mossa di Marchionne, che porta a un recente contatto tra lui e Barak Obama. Propiziato dai collaboratori più stretti del presidente americano, in questo contatto il numero uno di Fiat-Chrysler avrebbe promesso di impegnarsi a fare grande l´industria americana dell´auto in modo da aggiungere punti importanti alla rielezione di Obama. Del resto la rifinanziarizzazione del debito che Chrysler ha col governo Usa (in misura più limitata anche con quello canadese) consentirà a Marchionne di restituire in anticipo 7 miliardi e questo è un passo che, in tempi di elezione, conterà molto in un Paese che non ama l´idea di uno stato imprenditore soprattutto se lo è con i soldi dei contribuenti. Tale disponibilità avrebbe avuto una sostanziale contropartita, nel senso che Obama avrebbe detto al segretario del Tesoro, Tim Geithner di mettere a disposizione del ceo di Fiat e Chrysler ciò di cui ha bisogno. Questo «amore reciproco» ruota attorno all´industria dell´auto ed è finalizzato a risultati non lontani nel tempo: al massimo la seconda metà di quest´anno. Questo spiega anche perché ieri Moody´s ha assegnato la valutazione «b2» con outlook positivo a Chrysler (che ad aprile ha aumentato le vendite del 22%, record dal 2008, con un boom della 500: +76%) riferimento all´emissione di bond per rifinanziare il proprio debito e «ba2» al prestito di 3,5 e 1,5 miliardi di dollari. Mentre S&P ha assegnato un «b+» con outlook stabile, business «debole» e rischio «aggressivo» ma con prospettive di un 2012 ancora redditizio per la società sul mercato Usa. Due giudizi che, ieri, in America, Marchionne ha letto come il riconoscimento degli sforzi fatti per il risanamento e per il piano di restituzione dei prestiti da «una società che da tredici anni è assente dagli schermi radar della comunità finanziaria». Ma se Obama mira alla rielezione, qual è la contropartita di Marchionne? Chi lo conosce bene assicura che si accontenta di ritagliarsi il posto di «conducator» di questa operazione epocale, diventare un Lee Jacocca in versione XXI secolo. Possibilmente con un finale diverso. Insomma il grande capo di un impero che punta alla conquista dei mercati mondiali. Per quale strada? La risposta dovrebbe fornirla appunto la vendita di Fiat industrial, i cui proventi in parte potrebbero andare alla famiglia Agnelli perché li utilizzi, come ha confermato il presidente John Elkann, in investimenti tramite Exor in Cina, India Brasile. In parte potrebbero essere però destinati a Fiat-Chrysler dal momento che, anche dopo la fusione, il nuovo colosso avrà bisogno di risorse per sostenere il suo sviluppo futuro. Soldi che solo in parte potranno arrivare dalle vendite dei nuovi prodotti lanciati in questi mesi.

Fiat. La Conferenza stampa di Maurizio Landini sulla vertenza Fiat e sulla situazione generale in cui tale vertenza si inquadra

martedì 3 maggio 2011

LA MOSSA DEL CAVALLO DELLA FIOM di Loris Campetti

  • Non si tratta di un colpo di teatro ma di una mossa del cavallo, difficile quanto coraggiosa: le Rsu Fiom della Bertone hanno chiesto ai loro lavoratori di votare sì al referendum truffa di Sergio Marchionne. Più che un referendum, un odioso ricatto: o accettate il contratto di Pomigliano che cancella il contratto nazionale di lavoro oppure rinuncio a investire sulla Bertone e vado a produrre altrove, le alternative in Italia o nel mondo non mancano. Come a Pomigliano e Mirafiori? No, peggio, perché la Bertone è stata presa dalla Fiat dopo sei anni di cassa integrazione, in amministrazione controllata. Ciò significa che se Marchionne riconsegnasse ai commissari «liquidatori» l'azienda, come ha già fatto sapere, verrebbero tutti licenziati perché gli ammortizzatori sociali sono finiti. E licenziati dallo stato, per di più, con la Fiat che se la caverebbe con un'ammenda.
    Un «atto di legittima difesa», lo chiama Maurizio Landini al termine dell'affollatissima assemblea nella fabbrica di Grugliasco. «Marchionne ci aveva puntato la pistola alla tempia e noi abbiamo tolto il proiettile», ci dice ai cancelli un operaio della Fiom, come del resto i due terzi dei dipendenti che hanno in tasca la tessera del sindacato metalmeccanici Cgil. Dunque, Pino Viola, Rsu Bertone, ha aperto l'assemblea nel silenzio generale per chiedere ai suoi una scelta generosa, e al tempo stesso ha chiesto alla Fiom nazionale di non firmare quell'accordo che neanche è un accordo in cui si scambia il lavoro con i diritti. E ha aggiunto che dopo il voto i 10 delegati Fiom (su un totale di 15) rassegneranno le dimissioni e chiederanno che le Rsu vengano rielette.

    Per un fatto, straordinario, di democrazia: «Gli operai ci avevano dato il mandato di difendere lavoro e diritti, noi non ci siamo riusciti, nessuna vera trattativa si è aperta - ci dice Pino ai cancelli - e dunque è giusto restituire la parola ai lavoratori, e non con un referendum truffa ma per una scelta democratica».
    Marchionne è pronto a liberarsi di ogni ostacolo, sindacato o fabbrica in Italia che non rispondano alle sue pretese. Gli investimenti li fa negli Stati uniti, è oltre Atlantico che vede e tenta di costruire il futuro della società Chrysler-Fiat. Basta fare un giro intorno a Mirafiori: alla porta 5, quella della palazzina centrale, sono stati sempre esposti due modelli Fiat, da qualche giorno invece ci sono due jeep Chrysler made in Usa. Il fatto è che Marchionne cerca di scaricare le sue scelte (di dismissione) sugli operai e sulla Fiom. Dello stesso parere è il segretario generale Landini, e questa convinzione lo rafforza nel sostegno alla decisione dei delegati Fiom della Bertone: «Non c'è una scelta per i lavoratori, qui alla Bertone, ma solo un diktat. Per questo noi sosteniamo la decisione di spuntare l'arma di Marchionne e, al tempo stesso, di non firmare nulla, anzi andremo avanti sul terreno giudiziario. La causa contro il contratto di Pomigliano sarà discussa il 18 giugno».
    Quando in assemblea, dopo Pino Viola, ha spiegato questa posizione, Landini ha raccolto gli applausi convinti di 400 lavoratori. Cosa che non è capitata ai dirigenti della Uilm e della Fim, spiazzati dalla decisione della Fiom. «La nostra è una comunità molto unita - raccontano gli operai ai cancelli - e non potevamo accettare di farci dividere dal padrone tra chi votava no per dignità e chi votava sì per disperazione». Durante l'assemblea, ai cancelli è arrivata la moglie di un operaio che aveva appena tentato il suicidio: «È entrato in depressione quando la Fiat ha detto che non avrebbe anticipato i soldi della cassa integrazione (poi finalmente il ministro ha firmato e il problema si è risolto, ma la Fiat non ha risparmiato ai suoi dipendenti neanche questa minaccia, ndr) ed è peggiorato quando intorno a lui le persone hanno cominciato a dirgli che doveva votare sì». L'operaio è ricoverato in prognosi riservata in ospedale.

    Come sussurra Luciano, un vecchio compagno della Cgil, «i tanti sì della Bertone dovranno pesare come un'enorme macigno nella coscienza di Marchionne e della Fiat».
    1070 dipendenti, operai e operaie specializzate in produzione automobilistica di alta qualità di cui quasi 300 in distacco in altre fabbriche, uniti nel difendere la loro azienda dalle mire liquidatorie e speculative del vecchio padrone per sei anni, vissuti a 800 euro al mese, tanto guadagnano anche ora questi cassintegrati. Eccola la Bertone che Marchionne vuole sterilizzare o vendere, dopo averla acquistata per 12 milioni dai commissari e averla capitalizzata per una cifra quattro volte superiore. Da Landini al delegato, dall'operaio all'operaia, ai cancelli dicono tutti la stessa cosa: «Questo non è un referendum ma un ultimatum. Non riconosciamo validità a un ultimatum ma non daremo alla Fiat l'alibi per scappare dall'Italia e metterci in mezzo alla strada». «Chi dice che la Fiom è spaccata in due non capisce o non vuol capire - aggiunge Pino - ma noi lo spiegheremo a tutti come stanno le cose. Dovevamo forse accettare di farci dividere dal padrone? Tutti noi pensiamo che il diritto di sciopero è sacro, e alla Fiom chiediamo di andare avanti con le cause e non firmare. Non è accettabile che sulle nostre spalle si scarichino responsabilità non nostre. Tra i delegati Fiom la scelta è stata all'unanimità, e i lavoratori stanno con noi».

    Qual è, chiedo a Landini, il significato politico della scelta alla Bertone? «Che non possiamo accettare i licenziamenti surrettizi, ma neanche una politica di falsi referendum in cui non c'è possibilità di scelta. La Fiom non cambia linea, né ce lo chiedono i delegati. Non ci stiamo a fare da alibi alla Fiat, non firmeremo e proseguiremo con i ricorsi alla magistratura in difesa del contratto, delle leggi, della Costituzione e dello Statuto». E voi, chiedo a due operai della Fiom che presidiano i cancelli mentre dentro si vota, cosa farete nell'urna? «Voterò sì perché ho fiducia nei miei delegati e nella Fiom, però dovrò bere molto per mandar giù il rospo», risponde uno dei due, l'altro acconsente. Qualcuno non ce la farà a votare sì, a fare la mossa del cavallo. È normale. Ma i sì vinceranno. Sì che invece non vanno giù a Vittorio Bellavita, segretario nazionale Fiom, che con Giorgio Cremaschi denuncia la scelta della Bertone. C'è anche qualche malumore più pesante, c'è chi parla, (straparla, secondo un delegato di questa fabbrica), di un «8 settembre» della Fiom. 
    Oggi si chiuderanno le urne, qualunque sia il risultato, Marchionne dovrebbe vergognarsi pensando a quell'operaio in prognosi riservata.

domenica 1 maggio 2011

VENERDI'

DELLA CGIL DI 8 ORE
MANIFESTAZIONE IN ANCONA

Contro il modello autoritario di Marchionne,
della Federmeccanica, della Confindustria
e del Governo


Per  il lavoro, i diritti, la legalità,
la democrazia, il contratto, per cambiare questo Paese


In  questi  mesi  sono  aumentati  in  tutti  i  settori  gli  accordi  separati:  nella  scuola,  
nel pubblico  impiego  e  nel  commercio.  Ormai  la  maggioranza  delle  lavoratrici  e  
dei lavoratori dipendenti italiani sono senza contratto nazionale o in presenza di accordi separati.
Governo  e  Confindustria  vogliono  cancellare  la  contrattazione  collettiva  e  il  sistema dei  diritti.  E  la  distruzione  del  contratto  nazionale  è  il  passaggio  fondamentale  di questa strategia.
Ma…  le  importanti  sentenze  dei  tribunali  di  Torino  e  Modena  che  sanciscono  la
validità e la vigenza del Contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008, sottoscritto
da  tutti  i  sindacati  e  approvato  con  il  referendum  da  parte  dei  lavoratori  e  delle
lavoratrici, costituiscono un importante successo della Fiom-Cgil contro il tentativo di
impedire l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale e cancellare la democrazia nei
luoghi di lavoro.

Dopo la straordinaria manifestazione del 16 ottobre a Roma e lo sciopero generale
dei  metalmeccanici  indetto  dalla  Fiom  il  28  gennaio,  è  giunto  il  momento  di  dare
continuità alle mobilitazioni.
Lo sciopero generale del 6 maggio, quindi, è lo strumento per unificare le lotte, per la
riconquista  del  contratto  nazionale,  per  battersi  contro  la  precarietà,  in  difesa  del
lavoro, dello Stato sociale, della Costituzione, dei diritti per tutti - nativi e migranti -,
per la scuola pubblica e per l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo che abbia
al centro il valore del lavoro e la dignità delle persone.

Lo sciopero generale deve essere una tappa
di un percorso di lotta piu' ampio che riguarda tutti
Questa sfida vogliamo e possiamo vincerla





Ex Bertone (Fiat). Landini: “La Fiom non firmerà il testo proposto per la ex Bertone per le stesse ragioni per cui non ha firmato i testi imposti dalla Fiat per Pomigliano e Mirafiori.

Il segretario generale della Fiom-Cgil Maurizio Landini, intervenuto all’assemblea della ex Bertone, azienda rilevata dalla Fiat da una procedura concorsuale tramite un accordo sindacale realizzato in sede ministeriale un anno e mezzo fa, ha espresso le seguenti valutazioni:
 
·         Le lavoratrici ed i lavoratori della Bertone sono oggi sottoposti dalla Fiat ad un doppio ricatto. La Fiat minaccia di non fare investimenti da un lato e dall’altro di riconsegnare la Bertone alla procedura concorsuale il che equivale al licenziamento collettivo dei 1.000 dipendenti.

·         La Fiom non firmerà il testo proposto per la ex Bertone per le stesse ragioni per cui non ha firmato i testi imposti dalla Fiat per Pomigliano e Mirafiori.

·         La Fiom ha presentato un ricorso nei confronti della Fiat che sarà discusso dal Tribunale di Torino il 18 giugno in relazione alla illegittimità e l’antisindacalità della costituzione delle Newco a Pomigliano e Mirafiori.

·         La Fiom considera strumentale e non accettabile il tentativo della Fiat di mettere in discussione diritti indisponibili e l’esistenza stessa del CCNL tramite un uso dello strumento referendario che non permette un pronunciamento libero delle lavoratrici e dei lavoratori e per queste ragioni non dà alcuna indicazione di voto.

Consideriamo un atto di legittima difesa, la scelta delle delegate e dei delegati Fiom della Rsu ex Bertone, che non condividendo i contenuti della proposta Fiat e chiedendo alla Fiom in ogni caso di non firmare tale testo, per evitare di scaricare sui lavoratori le conseguenze di un risultato negativo, hanno indicato ai dipendenti di esprimere un formale consenso.
Contemporaneamente i delegati e le delegate Fiom della Rsu hanno indicato la necessità di procedere nei prossimi giorni alla rielezione della stessa Rsu.

Fiom-Cgil nazionale
 
Roma, 2 maggio 2011