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lunedì 24 dicembre 2012

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA FIAT DAL COMITATO L'OTTO PER IL DICIOTTO


DEMOCRAZIA

Quanto accaduto il 14 Dicembre 2012 davanti ai cancelli della Fiat di Jesi ci spinge a prendere parola.
Per un'assemblea regolarmente convocata dalla CISL ben 4 auto della polizia davanti ai cancelli dello stabilimento, sono una cosa incredibile, mai accaduta nella nostra città, neanche sul finire degli anni “80 durante la vicenda SIMA. Vicenda che vide più volte occupata anche la ferrovia!

Prendiamo parola perchè riteniamo che tale vicenda avrebbe meritato una reazione ben diversa dagli organi rappresentativi della Città, sia dal Governo che dalla opposizione (ne esiste una?)

Ancora in questo Paese esistono una Costituzione ed uno Statuto dei lavoratori (Legge 300), che garantiscono l'esercizio democratico di tali diritti, anche se la Fiat nega questo diritto al Sindacato maggiormente rappresentativo:F.I.O.M., lo riconosce invece ai sindacati firmatari di contratti, tra questi la C.I.S.L.

A nostro avviso anche la presenza di un nazionale della CISL non giustificano tale dispendio di uomini e mezzi, non possiamo che pensare che tale venuta sia stata “strumentalizzata”da qualche solerte funzionario, per emergere, per mandare un messaggio a chi non si omologa al volere di Marchionne, a chi esercita in forma pacifica il suo diritto di critica e di voto (se gli viene consentito).

Si sperava forse in qualche gesto inconsulto per giustificare l'intervento? Magari così conquistandosi i “galloni” del castigamatti, di chi aveva “messo in riga” chi non vuole piegare la schiena ed accodarsi ai voleri del padrone?
La maturità dei lavoratori,delle lavoratrici, hanno mandato in fumo tali speranze e sappiatelo: Non sono soli!!

Nella nostra Città si respira un'aria che incomincia a generare malcontento e frustazione anche in settori impensabili, Jesi, difficilmente sarà ridotta ad un dormitorio!
Non tutto può essere affrontato come problema di ordine pubblico, la politica dovrebbe svolgere il suo ruolo di risolvere i problemi con interventi propositivi e con iniziative che affrontino le situazioni critiche sociali, chi vuole il consenso non può pensare di risolvere i problemi attraverso le telecamere,spiandoci o con l'intervento della polizia.

In questa città per quanto impaurita, per quanto livorosa, per quanto assediata da mille problemi ancora esistono la solidarietà e la capacità di usare la ragione! Dovrete farci i conti!

Comitato 8 x 18 -JESI cip.in proprio

mercoledì 19 dicembre 2012

SOTTO L'ALBERO...


Mezz’ora in più di lavoro per tutti e mezz’ora in più di guadagno per Fiat

La RSU della Fiom Cgil a seguito di una verifica fatta sulle buste paga ha fatto presente durante la scorsa assemblea alla RSA di stabilimento che rispetto alle 10 ore di assemblea retribuite previste dallo statuto dei lavoratori, mancano ancora 30 minuti. A tutt’oggi non è stata data ancora nessuna risposta ufficiale alle lavoratrici e ai lavoratori della fabbrica.

La Fiom Cgil ritiene questo l’atto finale di un anno in cui Fim Uilm e Unionquadri ce l’hanno fatte vedere di tutti i colori ....... non ultima l’azienda, che associa la democrazia sindacale dentro le assemblee a questioni di ordine pubblico. Vogliamo ricordare che nell’assemblea “militare” dello scorso venerdì, il funzionario nazionale della Fim ha fatto una relazione di 55 minuti sul primo e 45 minuti sul secondo turno (nonostante avesse raccontato una montagna di cazzate!): alla faccia dell’intolleranza delle lavoratrici e dei lavoratori di Jesi.

I delegati della Fiom colgono l’occasione per ringraziare e salutare tutti coloro che hanno difeso la democrazia dentro la fabbrica e la propria dignità di lavoratori. Rinnoviamo il nostro impegno anche per il futuro augurando buone feste a tutti.

Jesi, 20 Dicembre 2012
La RSU della Fiom Cgil

LETTERA ALLA FIAT CNH



Oggetto: comunicazione

Spett.le CNH Italia S.p.A.
Ufficio Personale Via Agnelli 1 
60035 Jesi


La presente viene inviata dalla scrivente O.S. a seguito dei fatti accaduti venerdì u.s. davanti ai cancelli del Vs. stabilimento. Infatti durante le assemblee retribuite della FIM CISL stazionavano ben 4 volanti della polizia davanti all’ingresso. 

Tale episodio è da noi ritenuto un atto intimidatorio ed offensivo nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici della CNH di Jesi ed inoltre, fatto ancor più grave, un atto lesivo del diritto democratico di riunirsi in assemblea e di discutere liberamente su temi di interesse sindacale e lavorativo. Un episodio del genere non trova alcun precedente nel nostro territorio e rappresenta un inutile atto di arroganza autoritaria.

Alla luce di ciò chiediamo una risposta ufficiale rispetto all’accaduto per conoscere i motivi che vi hanno indotto a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine durante un assemblea delle maestranze visto che non vi era alcun presupposto per richiedere la loro presenza.

In attesa di un Vs. gradito e sollecito riscontro porgiamo distinti saluti.

Ancona, 19 Dicembre 2012
Il segretario generale FIOM CGIL Ancona
Giuseppe Ciarrocchi

venerdì 14 dicembre 2012

COSE MAI VISTE!


Oggi alla CNH Italia di Jesi si è assistito all’ennesimo atto della Fiat di limitare la democrazia dei lavoratori, quasi un atto di regime. Infatti durante le 2 assemblee retribuite convocate dalla FIM CISL per illustrare lo stato di avanzamento della trattativa con Fiat per il rinnovo del CCSL, davanti ai cancelli dello stabilimento jesino stazionavano ben 4 auto della polizia.

Una cosa mai vista prima, mentre all’interno si dovrebbe tenere un assemblea retribuita che coinvolge tutte le maestranze del sito jesino e che rappresenta il massimo simbolo della democrazia nei posti di lavoro, in quanto permette di discutere liberamente su tematiche di interesse sindacale e del lavoro (diritto sancito dallo statuto dei lavoratori e anche dalla costituzione), qualcuno ha pensato di lanciare un messaggio “diverso” quasi a dire: “occhio a quello che dici durante l’assemblea che fuori ci sono i poliziotti”. Sicuramente un episodio a dir poco spiacevole al quale l’azienda dovrà rispondere in maniera ufficiale.

Non è mai successo in alcuna azienda del territorio una cosa così grave, tanto più che non ci sono in atto ne conflitti ne situazioni interne tali da poter configurare una situazione in cui sia necessario chiedere l’intervento delle forze pubbliche durante un assemblea.

Tale fatto comunque denota ancora di più lo stato di sbandamento della Fiat di fronte ad una situazione del paese in cui l’unico obiettivo e quello di ridurre i diritti e limitare il loro esercizio.

Jesi, 14 Dicembre 2012
                       p. la segreteria FIOM CGIL Ancona

giovedì 13 dicembre 2012

CHI RAPPRESENTANO QUESTI QUA?


Fim e Uilm vengono a spiegarci in assemblea lo stato della trattativa con la Fiat sul rinnovo del contratto aziendale. Una trattativa fnta e lontana dai luoghi di lavoro, dove ai lavoratori viene impedito di discutere la piattaforma come quello che è un loro diritto sacrosanto: votare gli accordi che li riguardano.

Oggi il piano Fabbrica Italia non esiste più. Non esistono più né i 20 miliardi di investimenti annunciati, né le fumose promesse di lavoro fatte dal nostro Amministratore delegato. Ciò che rimane sono la cassa integrazione nella gran parte del Gruppo e la svendita fatta dalla Fim e dalla Uilm dei nostri diritti in cambio di nulla.

L'estromissione dal contratto nazionale imposta ai lavoratori Fiat ha prodotto anche un altro grande risultato. L'incertezza del salario e degli aumenti uguali per tutti, sempre che non si consideri aumento contrattuale quei pochi soldi che ti arrivano se in cambio della presenza in fabbrica, rinunci ai diritti e alle tutele riconosciute dalla Legge.

Per fare questo hanno violato le più normali regole di democrazia all'interno delle fabbriche impedendo ai lavoratori e alle lavoratrici di poter eleggere liberamente i rappresentanti sindacali come di scegliersi il sindacato che vogliono. E questo, vale la pena di ricordarlo, col risultato che alla elezione farsa della RSA che hanno indetto lo scorso Aprile, non ha partecipato nemmeno il 50% di chi lavora in questa fabbrica. Questo nonostante le pressioni fatte ai lavoratori della stessa Direzione.

Che fine hanno fatto quindi i “salari tedeschi” e i 20 miliardi di investimenti? Dopo quanto è successo, sulla base di quale mandato dei lavoratori, Fim e Uilm vanno a discutere oggi con la Fiat? E soprattutto, è normale che i lavoratori non possono votare gli accordi che decidono della loro condizione di lavoro e di vita?

Coscienza vorrebbe che i sindacati resisi complici di quello che i fatti hanno dimostrato essere un vero e proprio disastro industriale e occupazionale, facessero un passo indietro e dicessero che alla Fiat si sono sbagliati. Quello che oggi invece accade è l'esatto opposto. Con altri due accordi separati a favore solo delle imprese, quello sui metalmeccanici e quello sulla Produttività, Cisl e Uilm mettono la parola fne al valore e l'effcacia del contratto nazionale. Salario, orari e tutele, tutto sarà contrattato in sede aziendale permettendo così quel ricatto lavoro-diritti che alla Fiat ha fatto tanta scuola.

Solo con la democrazia sindacale, solo se a decidere sono le lavoratrici e i lavoratori, si impediscono gli accordi separati e si difendono il lavoro e i diritti.

Jesi, 13 dicembre 2012 La RSU della Fiom Cgil

venerdì 7 dicembre 2012

Padova, 6 dicembre 2012  Maurizio Landini

Il contratto dei padroni

Fim, Uilm e Fismic hanno firmato un accordo per il rinnovo del Contratto dei metalmeccanici
che conviene solo alle imprese.
Dopo  tre  mesi  di  finta  trattativa,  escludendo  dal  negoziato  il  sindacato  maggiormente
rappresentativo  nella  categoria,  senza  coinvolgere  le  lavoratrici  e  i  lavoratori  e  senza
mandato degli stessi, la nuova intesa raccoglie solo i contenuti voluti dalla Federmeccanica e
rappresenta il primo frutto avvelenato dell’accordo separato sulla produttività non firmato
dalla Cgil.
Gli aumenti previsti – 130 euro lordi per il quinto livello, in tre rate, l'ultima nel 2015 – non
tutelano  il  potere  d’acquisto  dei  salari,  l’erogazione  e  le  quantità  dichiarate  non  sono
garantite nel triennio di vigenza contrattuale.
Ciò che è garantito, invece, è l’aumento secco dell’orario di lavoro, attraverso il raddoppio
dello straordinario obbligatorio e l’aumento delle ore di flessibilità.
Quest’accordo cancella il ruolo contrattuale delle Rsu in materia di orario e ne consegna alle
aziende  la  gestione  unilaterale,  perché  dalla  sua  entrata  in  vigore  per  le  stesse  sarà
sufficiente l’esame congiunto, da effettuare in tempi ristretti, per applicare nuove turnazioni.
Le aziende potranno pagare 3 Par all’anno, aumentando anche per questa via l‘orario di
lavoro.
Le lavoratrici e i lavoratori non avranno più la garanzia del pagamento dei primi tre giorni di
malattia,  così  come  vedranno  svanire  l’obbligo  dell’automatismo  nella  progressione  dei
passaggi di livello più bassi.
Fim, Uilm e Fismic pensano di liquidare il Contratto nazionale senza passare attraverso il voto
dei lavoratori, perché consapevoli di aver assecondato le posizioni di Federmeccanica su
aspetti decisivi della tutela delle condizioni di lavoro.
La Fiom considera questo accordo illegittimo, perché è l’esito di una trattativa che ha escluso
il sindacato maggiormente rappresentativo della categoria e perché manomette essenziali
diritti contrattuali. Perciò la Fiom intensificherà la propria iniziativa per conquistare un vero
contratto e invita i lavoratori e le lavoratrici a mobilitarsi per rivendicare il diritto a decidere
sul proprio contratto e sulle proprie condizioni di lavoro.
                                                                                         
                                                                                FIOM NAZIONALE
Roma, 5 dicembre 2012

mercoledì 5 dicembre 2012

SCIOPERO GENERALE DELLA FIOM

ANCONA

SCIOPERO GENERALE DELLA FIOM

PRESIDIO AI CANCELLI DALLE 3 DEL MATTINO

lunedì 3 dicembre 2012


La libertà operaia è la libertà di tutti
SCIOPERO GENERALE
di 8 ore
Mercoledì 5 Dicembre 2012
· Chiediamo il ripristino della democrazia e dei diritti sindacali dentro agli stabilimenti del gruppo Fiat e diciamo no a scelte aziendali che non dicono nulla ne' degli investimenti ne' del salario delle lavoratrici e dei lavoratori.
·  Contro gli accordi separati di cisl e uil, e per la difesa del valore e dell'efficacia del Contratto Nazionale, l'unico strumento in grado di impedire i ricatti e di garantire condizioni salariali e normative uguali per tutti.
· Per la cancellazione dell’art. 8, il ripristino dell’art. 18 e contro la riforma delle pensioni.
· Per il reddito e per misure come i contratti di solidarietà che difendono l'occupazione nelle fabbriche in crisi.
· Per un modello di sviluppo che non distrugga la salute e l'ambiente e che non scarichi la crisi sui lavoratori.
·Contro chi vuole distruggere la scuola pubblica e il futuro dei nostri giovani.
E’ ora di svegliarsi….
Scaldandoci con vin brulè, castagne e dolci appuntamento alle ore 3.30 davanti ai cancelli della Cnh per manifestare il nostro dissenso.

La R.S.U. Fiom-Cgil invita tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare al presidio ai cancelli della fabbrica dove alle ore 8.30 ci sarà il pullman che ci porterà alla manifestazione regionale in Ancona.

Ancona, ore 9.00 - porto, zona Mandracchio
Comizio con Roberta Turi, segretaria nazionale Fiom-Cgil

SI AUSPICA LA MASSIMA PARTECIPAZIONE DI TUTTE LE LAVORATRICI E DI TUTTI I LAVORATORI PER UN EVENTO COSI' IMPORTANTE 

Jesi, 4 Dicembre 2012                                              La RSU della FIOM CGIL

sabato 1 dicembre 2012

martedì 27 novembre 2012

POMIGLIANO NON ERA UNA ECCEZIONE


L'ennesimo Accordo separato sulla Produttività (la Cgil ha detto No) frmato dalla Cisl e dalla Uil conferma l'attacco fnale al contratto nazionale e l'estensione del modello Marchionne all'intero mondo del lavoro. Mediante l'utilizzo delle deroghe e del ricatto occupazionale sarà infatti possibile in sede aziendale elargire meno salario, aumentare a propria discrezione l'orario di lavoro, demansionare le qualifche e utilizzare la videosorveglianza. Tramonta così l'idea solidaristica del contratto nazionale dove tutti i lavoratori di una stessa categoria dovevano avere lo stesso salario e le stesse condizioni contrattuali. Così dicono si creeranno tanti posti di lavoro. La verità è che tutto questo serve solo a dividere i lavoratori e a renderli più deboli contrattualmente.

A smantellare i diritti sono oramai da anni sempre gli stessi. La Confndustria che segue la via tracciata da Marchionne, il governo Monti che toglie ai poveri per dare ai ricchi; e come sempre la Cisl e la Uil. Quelli del “pomigliano è un eccezione”, gli stessi che a forza di accordi separati hanno azzerato 40 anni di conquiste operaie, oltre ad essersi resi complici di un vero e proprio disegno autoritario, che esclude sistematicamente da ogni loro scelta coloro che dovrebbero rappresentare: le lavoratrici e i lavoratori.

È la stessa idea che porta Fim e Uilm proprio in questi giorni a discutere con Fiat del rinnovo contrattuale, senza che nessun lavoratore ne sappia nulla, senza aver ricevuto alcun mandato, e in modo tale da negare a chi lavora di votare gli accordi che li riguardano. L'unica cosa che sappiamo è che l' Azienda ha già dichiarato che non intende elargire un solo euro ai lavoratori. Privati del contratto nazionale e senza Premio di Risultato, ci chiediamo come nei prossimi anni possano aumentare le buste paga dei lavoratori della FIAT. Questa è la domanda che dovremmo tutti rivolgere alla nostra RSA aziendalista. Perchè fno ad oggi la svendita dei nostri diritti fatta dalla Fim e dalla Uilm, l'unica cosa che ha fatto aumentare in Fiat, è la Cassa Integrazione per i lavoratori e i dividendi per gli azionisti.

La Rsu della FIOM CGIL chiede alla RSA di stabilimento di indire assemblee retribuite in merito al CCSL FIAT e al Patto sulla Produttività che hanno da poco sottoscritto. Tra l'altro manca solo un mese alla fne dell'anno e i lavoratori non hanno nessuna intenzione di regalare alla Fiat le ore di Assemblea rimaste.

L'attacco al contratto nazionale prefgura così meno diritti e meno salario per tutti, il peggioramento delle condizioni di lavoro e la rappresaglia su chi non è d'accordo. Per questo la Fiom il giorno 5 Dicembre prossimo ha proclamato 8 ore di sciopero generale con manifestazioni a carattere regionale in tutto il Paese per difendere la democrazia, i diritti, il salario, l'occupazione e per chiedere un nuovo modello di sviluppo.

Quel giorno nel primo mattino effettueremo un presidio ai cancelli della fabbrica a cui vi chiediamo di partecipare numerosi, così poi da andare tutti insieme alla manifestazione regionale ad Ancona dove uno dei nostri delegati interverrà dal palco.

p.s. Oltre a ringraziare gli oltre 400 lavoratori Fiat che hanno frmato ai cancelli per i referendum sul lavoro, invitiamo chi non lo avesse ancora fatto, a farlo nel prossimo banchetto che sistemeremo la prossima settimana prima dello sciopero.

Jesi, 27 Novembre 2012 La Rsu della Fiom Cgil

giovedì 22 novembre 2012

PRODUTTIVITA': UN IMBROGLIO REAZIONARIO


Giorgio Cremaschi
Il patto sulla produttività rappresenta un concentrato delle ideologie reazionarie e della programmata iniquità che è alla base della agenda Monti.
La tesi di fondo che l'ispira è un brutale imbroglio di classe.
La produttività italiana ha toccato il massimo negli anni 70, quando il potere dei lavoratori nelle imprese e nel mercato del lavoro era al massimo. Da allora è sempre declinata, fino a crollare quando il sistema economico è stato strangolato dai vincoli dell'euro e del liberismo europeo.
In tutti questi anni il salario ha solo perso posizioni, sia rispetto ai profitti sia nel confronto con gli altri paesi Ocse. Un operaio italiano in un anno lavora due mesi in più del suo equivalente tedesco, eppure la produttività della Germania è ai vertici.
Allora perché in Italia si fa un accordo che chiede a chi lavora ancora più orario in cambio di ancor meno salario? (...)
Per la stessa ragione per la quale Monti vanta oggi il più feroce sistema pensionistico europeo, la massima flessibilità del lavoro i più brutali tagli alla scuola pubblica e allo stato sociale, e allo stesso tempo proclama che questo è solo l'inizio e pretende che i suoi successori di centrosinistra continuino sulla stessa strada.
Perché c'é un metodo in questa follia. Se l'Italia deve sottostare ai drastici vincoli dei patti di stabilità europea, delle banche e della finanza, della moneta unica, dei governi conservatori, se il sistema delle imprese vuole incrementare i margini di profitto nonostante la crisi, allora è chiaro che l'unica leva che rimane , l'unica reale flessibilità è quella che viene dal supersfruttamento del lavoro.
Il patto sulla produttività estende ovunque il sistema Marchionne: i pochi che ancora lavorano devono accettare di farlo ai prezzi del mercato globale, altro che contratti e diritti.
Tutto questo non ha nulla a che fare con la difesa dell'occupazione ma solo con quella dei profitti. Anzi la disoccupazione di massa è indispensabile per costringere i lavoratori a piegarsi al supersfruttamento . La disoccupazione deve restare e crescere, altrimenti il modello non funziona.
A tale fine il governo mette a disposizione la riduzione delle tasse solo per il salario flessibile. Mentre alla maggioranza dei lavoratori viene calata la paga, una minoranza può mantenere il potere d'acquisto se lavora di più in una azienda che va bene, e solo questa minoranza avrà meno tasse sulla busta paga. Questo mentre non si trovano più i fondi per la cassa integrazione o per l'indennità di disoccupazione.
Questo non è solo un accordo sindacale è un progetto di selezione sociale. Ed è la vera risposta alla crisi di Monti e degli interessi di classe che rappresenta. Interessi che impongono una svalutazione sociale del lavoro sempre più brutale, visto che quella che dura da trent'anni non è stata sufficiente.
Questo modello sociale reazionario si appoggia su un sistema corporativo di caste e interessi burocratici organizzati. Tutto il sistema delle imprese, comprese naturalmente le cooperative e le piccole aziende strettamente legate a partito democratico, ha sottoscritto con entusiasmo il testo. Tra i sindacati, i firmatari sono tutti coloro che hanno già sottoscritto le stesse condizioni alla Fiat, ricevendone in cambio la facoltà di sopravvivere protetti dal padrone.
La Cgil finora non ha aderito all'accordo, ma annaspando in un mare di contraddizioni e incertezze.
Il patto sulla produttività è in pochi anni il terzo accordo interconfederale che devasta il contratto nazionale e tutto il potere di contrattazione del lavoro. Il primo nel gennaio 2009 non è stato sottoscritto dalla Cgil. Il secondo, in pura continuità con il precedente, il 28 giugno del 2011 è invece stato firmato dalla stessa Cgil, che anzi con la Fiom oggi ne rivendica la piena applicazione. Ora il patto sulla produttività scioglie ai danni dei lavoratori alcune formule ambigue dell'accordo precedente, demolendo definitivamente il contratto nazionale.
Ma firmare una volta sì e una no  non costruisce un'alternativa al cedimento, a maggior ragione poi quando i principali contratti nazionali  già dispensano un'orgia di flessibilità e solo nei metalmeccanici la contrattazione è separata.
Il no della Cgil è dunque di fronte al solito bivio ove da tempo si dividono tutte le posizioni critiche verso il liberismo. Si fa sul serio, oppure si testimonia il dissenso e poi ci si adatta alle nuove schiavitù ricercando il male minore?
Il bivio dei contratti è lo stesso della politica.
Il centrosinistra ha già deciso di far finta di superare Monti, mentre sottoscrive tutte gli impegni assunti dall'attuale governo. La Cgil seguirà la stessa strada, cedendo con adeguata fermezza alla cancellazione di ogni solidarietà contrattuale tra i lavoratori?
Se non si vuole seguire un copione già recitato tante volte, non basta non firmare l'accordo. Se non si è d'accordo con il patto sulla produttività, bisogna combatterlo, disobbedire alle sue regole, scontrarsi con chi invece le accetta.
O si sta, anche solo passivamente, con Monti, la sua politica , i suoi accordi, o si sta contro di essi e contro chi li sostiene, in mezzo ci sono solo impotenza e ipocrisia.


domenica 18 novembre 2012

RESISTERE


giovedì 15 novembre 2012

martedì 13 novembre 2012


“IN ITALIA E IN EUROPA CONTRO
MONTI E LA TROIKA
CONTRATTO DIRITTI DEMOCRAZIA
MAI DOMI RESISTENZA STORICA”

Nello sciopero di 4 ore proclamato dalla Cgil mercoledì prossimo la Fiom starà all'interno della manifestazione con le sue parole d'ordine (dietro un mega striscione che porterà le parole sopra) per esprimere il nostro No a politiche europee che utilizzano la crisi per smantellare i diritti dei lavoratori (art.18) e lo stato sociale (pensioni), e che scaricano tutti i costi della crisi sui più deboli per salvare invece finanza e banche. Quando dentro le fabbriche come allo stesso modo nella società, non sono più gli uomini e le donne a contare, ma gli spread e i profitti degli azionisti, significa che ad essere messa in discussione è la stessa democrazia oltre che la condizione di vita di milioni di persone.
L'altro elemento importante è che pur nelle differenze è stato possibile per la prima volta riunifcare in questa giornata di lotta importantissima le ragioni delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini di tutta Europa; di quella Europa che pensa che è ora di cambiare, e di mettere in campo un'alternativa a chi alle nostre vite preferisce i cambi delle Borse.
          
MERCOLEDI' 14 NOVEMBRE 2012
SCIOPERO DI 4 ORE

Alle ore 9.00 davanti allo stabilimento avremo un pullman che ci porterà alla manifestazione in Ancona. Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori del nostro stabilimento a partecipare numerosi.

Lo sciopero sarà nelle ultime 4 ore di ogni turno lavorativo ad eccezione del turno centrale che sciopererà dalle 9 alle 12.30 e dalle 15.45 alle 16.15 (per quelli che hanno la mensa alle ore 13, lo sciopero sarà dalle 9 alle 13)



Jesi, 13 Novembre 2012                  La Rsu della Fiom Cgil

martedì 6 novembre 2012

LA RETROMARCIA


COMUNICATO SINDACALE

A proposito delle scelte fatte dall’Azienda riguardo la gestione di un’officina,
notiamo che il Responsabile di produzione di quest’ultima manifesta poca
gratificazione verso le Maestranze e ha comportamenti da despota.

Secondo uno studio autorevole dell’Università di Stoccolma, tali comportamenti
portano ai Dipendenti ripercussioni sulla produttività, qualità e salute, soprattutto
se a comportarsi così è una persona non idonea a dirigere   il futuro del nostro
Stabilimento.

Affermiamo tutto ciò perché abbiamo la prova provata dei suoi comportamenti:

Alza la voce a sproposito o di proposito contro tutti, attribuisce ad un altro primo
livello le colpe dei suoi fallimenti, pur di fare i numeri affida macchine di piccola
revisione appaltandole a caro prezzo a ditte esterne.

Le macchine si mandano in grossa revisione solo quando hanno almeno quattro
ore di rilavorazione  e  ci  domandiamo  perché non si formino più persone
qualificate per le attività di recupero e l’assemblaggio lungo le Linee così che si
aumenti la qualità del prodotto finale.

La qualità, ovviamente si fa in Linea, se si spostano le persone delle linee alla
revisione non tenendo conto del loro fabbisogno si abbassa lo standard
qualitativo in modo irreversibile!!!

Infine ricordiamo a lui e ai suoi “compagni di merende” che le operazioni che
sono previste a ciclo non possono essere affidate alle ditte esterne… ci troviamo
con un’altra fabbrica all’interno dello Stabilimento!

Chiediamo a gran voce che questa persona si faccia da parte per il bene
dello Stabilimento, essendo responsabile del prodotto finale !!!

Jesi, 30/10/2012                                                                        la RSA Fim-Uilm

LA RETROMARCIA!
Questo comunicato è stato messo e tolto nel giro di poche ore dalla Fim e dalla Uilm. L’Azienda non avrebbe gradito quanto diceva ! Come sempre, siamo alle comiche ! E pensare, che per una volta avevano scritto qualcosa di sensato !

Jesi, 6 Novembre 2012                                     La Rsu della Fiom Cgil

lunedì 5 novembre 2012

FIRMA PER I REFERENDUM - BANCHETTI DAVANTI ALLA FABBRICA


7 e 8 Novembre davanti la fabbrica
Informiamo le lavoratrici e i lavoratori della Cnh Jesi che i delegati della FIOM- CGIL nei giorni di mercoledì e giovedì prossimi, saranno davanti ai cancelli per raccogliere le frme necessarie per i referendum abrogativi in merito all' articolo 8 del decreto legge 138/2011: quello che priva i lavoratori del contratto nazionale e attraverso il ricatto dà la possibilità alle imprese di poter derogare su tutto mangiando salario e diritti.
Il secondo quesito riguarda invece le modifche apportate all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 1970) che con quattro soldi permette alle Aziende di poter licenziare come meglio credono. Il governo Monti ha infatti cancellato la norma che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o senza giustifcato motivo, a fronte di una sentenza del giudice favorevole al lavoratore stesso.

Insomma i provvedimenti del governo Berlusconi come quello di Monti poi, cancellano 40 anni di conquiste e diritti fondamentali per le lavoratrici e i lavoratori italiani.

L'articolo 8 assieme alla manomissione dell'art.18 prefgura rapporti sociali e sindacali autoritari dentro e fuori i luoghi di lavoro, oltre a non aver nulla a che fare con il rilancio dell'economia italiana. Senza diritti e senza lavoro, quello che rimane è soltanto la vergognosa rappresaglia che la Fiat ha messo in campo questi giorni a Pomigliano, o il ricorso ai licenziamenti individuali senza giusta causa. Sono già decine infatti i casi di licenziamento fra Asti, Torino e Ancona.

La Fiom-Cgil pensa che la raccolta di firme in difesa del mondo del lavoro sia importante non solo per non accettare la cancellazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche per rilanciare il lavoro, con e per la democrazia, unifcando le forze per lo stesso scopo comune: IL LAVORO E I DIRITTI.

E’ per questo che la R.s.u Fiom-Cgil Cnh di Jesi sarà presente per la raccolta firme con banchetti di fronte ai cancelli Cnh di Jesi nei giorni:

7 e 8 novembre,dalle 11.30 alle 17.30
NON FAR MANCARE IL TUO APPOGGIO!

Jesi,06/11/2012                                          La RSU Fiom-Cgil Cnh

sabato 3 novembre 2012

IL VERO VOLTO DELLA FIAT


Fiat di Pomigliano, il ricatto di Marchionne. Petizione anti Fiom voluta dall’azienda

I lavoratori dello stabilimento campano raccontano la strategia dell'azienda per emarginare i 145 reintegrati. "Io, non iscritto al sindacato, sarei il lavoratore modello. Ma ora basta, è terrorismo psicologico"

Fiat di Pomigliano, il ricatto di Marchionne. Petizione anti Fiom voluta dall’azienda
Li incontriamo in una mattina resa tranquilla dal ponte dei morti. Pomigliano è in fibrillazione intorno al cimitero, c’è traffico, anche in città, ma meno del solito. L’auto della polizia locale incrociata in centro è lo specchio delle contraddizioni italiane: una bella Audi A3, 2000 Tdi, niente a che vedere con la produzione Fiat. Poco più avanti, nel deposito del Comune si infila anche una Smart, con tanto di insegna sulla fiancata. La Fiat non abita qui.

video di Andrea Postiglione
GLI OPERAI si siedono e cominciano a parlare. Parlano di getto: “Io dovrei essere l’operaio modello di Marchionne – spiega Filippo – nessun iscrizione al sindacato, ho sempre lavorato tranquillamente, ma con quello che succede ora non si può scherzare”. Quello “che succede” è la petizione circolata in fabbrica la scorsa settimana e con la quale gli operai si dicevano preoccupati per il fatto che le 145 assunzioni ordinate dal Tribunale per sanare la discriminazione contro la Fiom potessero minacciare chi il posto ce l’ha. Un’iniziativa vissuta come una nuova guerra tra poveri. “Il team leader, il capo squadra mi ha detto ‘Firma, fai presto che ho da fare’, senza nemmeno farmi leggere. Ho firmato. Ma quando ho chiesto spiegazioni mi ha detto che mi avrebbe potuto cancellare e mettermi nella lista di quelli là”. Quelli là sono gli altri,quelli che non sono solidali con l’azienda, gli amici della Fiom. Sergio è più esplicito: “Il motivo per cui siamo qua è che abbiamo visto uno schifo”. La petizione è stata “fatta dall’azienda ma presentata come ispirata dagli operai”. Sergio racconta: “Un sindacalista mi ha spiegato tutto. All’inizio della settimana il direttore ha convocato i sindacati dicendo che occorreva fare qualcosa sulla vicenda delle riassunzioni”. A quel punto, spiega, si sono attivati “i capi, i team leader e i sindacati, in particolare la Fim Cisl: giovedì e venerdì scorsi alle 6 di mattina c’erano già dei sindacalisti in fabbrica, di solito arrivano alle otto, e facevano girare la petizione”.
“A me – continua Sergio – è stato detto chiaramente: ti consiglio di firmarla perché se non la firmi ti mettono in mobilità forzata. Ma io la penna non l’ho presa in mano”. E non ha paura? “Certo che ho paura di finire tra i 19 da sacrificare. Ma io faccio il mio lavoro e voglio essere giudicato solo per quello. Pensavo saremmo stati in pochi a firmare , e invece siamo arrivati a 600”. L’azienda, sentita dal Fatto, afferma di “non voler rispondere a dichiarazioni anonime”. Su richiesta di un commento, però, è secca: niente a che vedere con la petizione. La Fim è più sfumata, invita a non strumentalizzare la vicenda, parla di 1900 firme arrivate presso la sede nazionale e invita a riflettere su iniziative del genere.
Nel racconto c’è anche il clima dentro la fabbrica dove la vita non è facile, soprattutto dopo i ritmi imposti dal piano Fabbrica Italia. Le pause, soprattutto, sono una bestia nera, tre da 10 minuti in otto ore di lavoro: “Non c’è il tempo di parlare con il collega vicino, di bere da una bottiglietta dietro alla postazione, se siamo raffreddati non c’è tempo di prendere un fazzoletto dalla tasca. Abbiamo un minuto per fare una macchina: un minuto per fare l’operazione e subito dietro spunta l’altra macchina”. L’azienda si è mangiata il tempo: “Prima avevamo 30-40 secondi per tirare il fiato tra una macchina e l’altra”. Ora non ci sono più. “Quando ho firmato il contratto, spiega Sergio, il direttore mi ha detto che sono state tolte le sedie e i tavolini perché, tanto, con il nuovo sistema di lavoro non c’è bisogno di sedervi”. “Mi ha colpito la scena – aggiunge Filippo – di vedere alcune donne andare in bagno con in mano cracker, panini e frutta, per non perdere tempo”.
Accanto agli operai della Fip ci sono anche quelli in cassa integrazione, ancora dipendenti di Fiat group automobiles (Fga). Sono 2276 e aspettano. Con poca fiducia. “Io vivo con 760-780 euro di assegno di cassa integrazione – spiega Andrea – e meno male che mia moglie lavora”. Però ora deve sospendere il mutuo da 700 euro e le bollette si accumulano sul tavolo. Lui ha sempre votato Ds e poi Pd, “ma ora non voterò, la politica deve schierarsi”. Ma Marchionne dice che ha evitato il massacro sociale, che rispondete? “Che quando arriviamo a luglio 2013 e finisce la Cassa integrazione – dice Giacomo, assunto dal 2001 ma fuori dalla fabbrica – noi andremo tutti in mezzo a una strada, in mobilità.
A Marchionne domando: può confermare che nel 2013 noi saremo felici e contenti andando a lavorare e non ci troviamo invece a casa?”.
da Il Fatto Quotidiano del 3 novembre