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venerdì 23 luglio 2010

Fiat: Fiom, successo sciopero dimostra nostre ragioni

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“Le adesioni allo sciopero di due ore, indetto per oggi dalla Fiom in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat, confermano il successo incontrato fra le lavoratrici e i lavoratori dalle mobilitazioni lanciate dalla nostra organizzazion”. Così in una nota Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, sullo stop di oggi contro i licenziamenti e per il premio di risultato. “Per parte nostra - prosegue Landini - ribadiamo le richieste di ritiro dei licenziamenti e di riapertura di un negoziato sul salario aziendale. Ribadiamo altresì la necessità che il gruppo Fiat si confronti con tutte le organizzazioni sindacali sul ruolo degli stabilimenti italiani e delle produzioni effettuate nel nostro paese”.
Gli avvenimenti degli ultimi giorni, conclude il dirigente delle tute blu Cgil, “confermano che il governo italiano è rimasto l’unico, in Europa, a non avere definito una propria politica industriale di sostegno al settore dell’auto e, più in generale, della mobilità. Politica che è invece assolutamente indispensabile per innovare i prodotti, per rafforzare le produzioni e per difendere tutti gli stabilimenti e, con essi, l’occupazione”.
L’adesione all'Iveco di Torino è stata di oltre l'80%: così riferisce la stessa Fiom dopo il corteo di circa mille lavoratori, alcuni dei quali con le mutande in testa, che hanno sfilato lungo corso Giulio Cesare fino all'imbocco dell'autostrada e della tangenziale.
Landini: "La verità è che un operaio serbo guadagna 400 euro al mese"

"La Fiat è in difficoltà sul mercato, soprattutto in Europa, i prodotti sono vecchi e poco competitivi e si cerca di creare una cortina fumogena dando la colpa ai sindacati e ai lavoratori". Lo afferma in un'intervista a L'Unità Maurizio Landini, segretario della Fiom Cgil, dopo l'annuncio dell'ad del Lingotto, Marchionne di portare da Mirafiori alla Serbia, la produzione della monovolume L0.
"La scelta della Serbia non è casuale - aggiunge Landini - quella era una fabbrica distrutta dai bombardamenti, ricostruita con soldi del governo, esente da tasse per 10 anni e l'azienda incassa un contributo di 10mila euro per ogni dipendente assunto. Un operaio guadagna 400 euro al mese. E' un'altra America per Marchionne".
Dunque il vero scopo della scelta aziendale, secondo il sindacalista, sarebbe quello di prendere i soldi pubblici, con cui finanziare gli investimenti senza rimetterci niente. Secondo Landini, si tratta di una logica applicata anche in Italia, dove Termini Imerese chiude "con nessuna opposizione, i dipendenti perdono tra i due e tre mesi di reddito con la cassa integrazione e in più Marchionne non paga il premio di risultato, mentre distribuisce il dividendo".
La testa della Fiat si sta spostando, secondo Landini, in America e "Pomigliano è stata una prova per soggiogare i lavoratori e i sindacati". 'Se Fabbrica Italia significa che i salari italiani devono competere con quelli polacchi, serbi e magari cinesi allora - conclude Landini - la partita è persa, perché ci sarà sempre chi guadagna un euro in meno di noi".

Marchionne low cost

L'amministratore delegato della Fiat ha gettato la maschera. Investira' in Serbia invece che a Mirafiori. Perche' li' la paga degli operai e' di trecento euro al mese con contratti a termine ed il governo finanzia per centinaia di milioni di euro l'investimento della Fiat. La nuova Chrysler-Fiat, la multinazionale americana che nasce dallo scorporo del gruppo, sara' un'azienda low cost. Un azienda che insegue i bassi salari ed i finanziamenti pubblici ovunque siano e che quindi non puo' certo investire davvero in Italia o nell' Europa piu' avanzata. Cosi' si annunciano decisioni che aprono la via alla chiusura di Mirafiori dopo Termini Imerese mentre pomigliano rimane appesa al filo del supersfruttamento. Che poi tutto questo venga giustificato dando la colpa al sabotaggio Fiom, fa solo ridere. Dimostra che Marchionne e' in fondo persona poco seria. (...)
Che puo' dire le sue sciocchezze solo perche' in Italia trova un regime politico informativo servile e compiacente. Che non basta pero' a convincere coloro che di finanza e impresa ne  sanno davvero. Ed infatti pare che le agenzie di rating si preparino a giudicare molto negativamente il valore reale dell'operazione Fiat. Loro a differenza della stampa e dei pricipali partiti italiani la favola delle colpe della  fiom non se la bevono e sanno che e' una copertura per mascherare lo stato reale della fiat.  Le ragioni dei licenziamenti politici, del taglio dei diritti e dei salari sono cosi' piu' chiare. La Fiat non sta facendo cosi' perche vuole investire, ma perche' se ne vuole andare. 

Giorgio Cremaschi